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Udine: dal castello alla città Il sito medievale

C'era una volta un castello...

Il diploma ottoniano del 983, che conferma alla chiesa d'Aquileia il possesso, in effetti già in essere, del castello di Vdene, oltre ad essere la prima testimonianza ufficiale della presenza di tale insediamento, è anche indizio della preesistenza del castello al documento imperiale.

L'antico castello aveva il tipico aspetto medievale, con un maschio e varie torri, ed era circondato da due gironi di mura merlate. Il girone inferiore doveva arrivare più o meno a comprendere la zona dove oggi è situata piazza della Libertà. Al di fuori delle mura, nel tempo si svilupparono numerosi borghi che, con l'estensione della città murata, furono via via compresi all'interno delle cinte murarie successive.

L'antico sigillo della città - conservato nella Biblioteca Civica del capoluogo friulano - in cui è illustrato quello che doveva essere l'aspetto del castello più antico (dal sito http://www.viaggioinfriuliveneziagiulia.it/wcms/index.php?udine-storia-xiii-secolo)
Piazza della Libertà con la bella Loggia ed il Tempietto di San Giovanni, eretti nel 1533. Sullo sfondo il castello cinquecentesco

Una leggenda affascinante ma solo una leggenda...

Il colle su cui sorge il castello ha un’altezza di 28 metri verso Piazza Libertà e di quasi 35 sul lato di Piazza Primo maggio. L'edificio che ora vediamo è cinquecentesco: progettato in un primo tempo da Giovanni Fontana, maestro del Palladio, fu poi modificato da Giovanni da Udine che disegnò la scalinata sul fronte. La vox populi voleva che il colle del castello fosse opera dei soldati di Attila. Il generale barbaro avrebbe ordinato ai suoi uomini di innalzare una collina riempiendo di terra gli elmi, in modo da poter controllare meglio i luoghi circostanti. Ma il colle ha origine naturale, probabilmente alluvionale, e i calcoli fatti per vedere se il volume della depressione dove ora sorge piazza Primo maggio fosse compatibile con quello del colle diedero ovviamente esito negativo. Una leggenda affascinante ma solo una leggenda.

Via Mercatovecchio, nel cuore del centro storico di Udine

Alle falde occidentali del colle, in quello spazio che oggi è occupato da Via Mercatovecchio, sorse il primo mercato di Udine (Forum Veterum). Ai mercanti ed artigiani venivano assegnate casette di dimensioni molto modeste che fungevano sia da abitazione che da bottega. Per la ristrettezza dello spazio interno, mercanti ed artigiani - quando il tempo lo permetteva - esponevano all'aperto le loro merci e portavano fuori dalle botteghe tavoli e sgabelli da lavoro. Gli artigiani dovevano essere per lo più calzolai, ombrellai, cappellai ma anche sarti, orefici e barbieri come testimoniano i toponimi delle vie sorte perpendicolarmente al Forum Vtini.

Piazza Giacomo Matteotti (dagli udinesi detta San Giacomo o piazza delle Erbe poiché sede del mercato per molti decenni), il mercato nuovo compreso nel secondo recinto

Le rogge: indispensabile riserva d'acqua ma anche strumento di potere

Le due rogge, canali che tuttora sono in parte visibili in città, furono probabilmente realizzate già nel XII secolo: infatti il primo documento che ne fa menzione è un diploma del Patriarca Wolrico del 1171 ed è quindi da ritenere che risalgano a data anteriore. La manutenzione di questi canali spettava agli uomini del Patriarca e furono indubbiamente importanti per la vita e lo sviluppo della città: vi portavano acqua potabile e procuravano forza motrice a macine e mulini. Costituivano, però, anche uno strumento di potere: i conti di Savorgnano esercitavano de facto, sin dagli inizi, la giurisdizione sulle rogge e ne mantennero il potere fino alla dominazione veneziana. Un assassino che saltasse dentro alla roggia era intoccabile sia per la giustizia cittadina che per quella della Serenissima. E se qualcuno cercava di estromettere i Savorgnano dal governo della città e di recuperare il controllo delle rogge, quelli ne guastavano le prese e a Udine l'acqua ritornava a scarseggiare se non a mancare del tutto.

Una delle due rogge che scorrono nel centro storico di Udine (sito: http://www.lafinestradistefania.it/2011/11/la-roggia-di-udine-la-roie-di-udin/ )

La costruzione della seconda cerchia muraria e un nuovo mercato

Il primo recinto murario riuscì a contenere lo sviluppo dell'insediamento udinese dal 983 al 1250 circa. Il mercato però sorgeva all'esterno, protetto solo da un fossato. Per una miglior difesa si diede perciò l'avvio ai lavori di costruzione del secondo recinto che venne ultimato sotto Raimondo della Torre, probabilmente nel 1274, racchiudendo un'area di circa otto ettari in cui sorse anche un nuovo mercato. Fondato dal patriarca Bertoldo di Andechs, consisteva in uno spiazzo di forma quadrata dove si svolgevano più o meno le medesime attività commerciali del Mercatovecchio. L’aspetto attuale della piazza, intitolata a Giacomo Matteotti ma chiamata dagli udinesi San Giacomo dalla chiesa sorta nel 1378, si deve all’intervento dei Patriarchi della Repubblica di Venezia che presero a modello le piazze venete a forma quadrata, con portici bassi e con eleganti botteghe.

Il particolare di un palazzo di via Cavour con la targa che ricorda l'antico toponimo (sito: http://mapio.net/pic/p-49480755/)

Intanto fuori dalle mura, nelle zone nord-occidentale e sud-orientale, si andavano sviluppando sempre più alcuni borghi: di Gemona, del Fieno, di Aquileia, di Cividale. Si trattava generalmente di insediamenti rurali popolati da contadini e allevatori, vista anche l’estensione di campi e pascoli intorno alla città murata. Tali villaggi erano formati prevalentemente da capanne ricoperte di paglia e i campi erano coltivati a miglio, frumento e saggina e si allevavano soprattutto armenti e cavalli. I prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, oltre a soddisfare il fabbisogno della modesta popolazione dei borghi, venivano trasportati in città e comperati dai mercanti.

La torre di porta Manin o San Bartolomeo faceva parte del terzo recinto (dal sito: http://udinevicina.it/it/percorsi/percorsi-geografici/borgo-pracchiuso/porta-manin-torre-di-san-bartolomeo/)

La popolazione cresce e la città si sviluppa

Alla fine del XIII secolo, il Patriarca Raimondo, resosi conto dell’impossibilità di lasciare senza difesa i nuclei abitativi sorti all'esterno della seconda cerchia, provvide a far costruire il terzo recinto murario, ultimato nel 1299, che racchiudeva tanto la parte a sud-est quanto quella a nord-ovest del colle, costituita dal Borgo di Gemona, più tardi chiamato di S. Cristoforo dopo la costruzione, avvenuta nel 1358, della chiesa dedicata a questo Santo (ricostruita nel XVI secolo nella piazza omonima). Il transito attraverso questa cerchia muraria era consentito da sei porte; l'unica torre a rimanere in piedi è quella di San Bartolomeo, all’estremità del borgo omonimo (cioè all’inizio di Via Manin) anche se non conserva quasi più nulla di medioevale a causa delle numerose trasformazioni subite.

La torre di Santa Maria in via Zanon, oggi inglobata nell'area di Palazzo Torriani, sede della Confindustria udinese (sito: http://udinevicina.it/it/percorsi/percorsi-geografici/borgo-pracchiuso/rogge-e-giardini/torre-santa-maria/)

Verso la fine del XIII secolo l'incremento ulteriore della popolazione impose la costruzione di un'altra cerchia di mura. Il Patriarca Raimondo, già nel 1295, diede ordine di costruire la quarta cinta muraria per contenere quattro borghi rimasti fuori e che si erano notevolmente ingranditi a ridosso delle mura: Poscolle, Grazzano, Superiore e Cascanan. La costruzione di questa cerchia sarà, però, ultimata sotto Pagano della Torre (1318-1332), presumibilmente verso il 1319, e provocherà l’espansione urbana verso sud-ovest rispetto al Castello. Il quarto recinto si apriva in cinque porte: quella di S. Maria (o dei Torriani), costruita nel 1376 all’angolo tra le attuali vie Zanon e Torriani, è l'unica ancora esistente, incorporata nel giardino del Palazzo Torriani; di Poscolle, di Grazzano, di S. Spirito, attigua alla chiesa omonima, era detta anche dai gorgs, poiché si trovava in prossimità del terzo recinto dove scorrevano i gorghi, ristagni artificiali d’acqua preziosi per l’approvvigionamento idrico e per la difesa della città.

La torre di porta Aquileia apparteneva al quinto recinto murario. Attualmente delimita il centro storico della città.

Una popolazione ancora in crescita

I borghi sorti attorno alla città continuavano a svilupparsi tanto che all’inizio del Patriarcato di Bertrando di S. Genesio (1334-1350) s’incominciò a costruire una nuova cinta muraria. I lavori vennero però più volte interrotti e ripresi a causa di guerre e calamità: la quinta cerchia fu così ultimata soltanto nel 1440. Il suo perimetro era di 7119 metri, racchiudeva un’area di circa 184 ettari e riuscì a contenere lo sviluppo urbano fino al 1800.

Porta Villalta (in prossimità del Centro Studi), situata a difesa di un’importante entrata della città dagli eserciti che avessero voluto conquistarla. Anch'essa faceva parte del quinto recinto.

Un grande giardino per una Fiera ancora cara agli udinesi

Seguendo il percorso del quinto recinto, ad est del castello, più esattamente sotto il colle, si estende il Giardino Grande (odierna piazza Primo maggio). Questo era originariamente occupato dal “Lago del Patriarca” che con il tempo si prosciugò quasi completamente. Ne rimane traccia nella fontana collocata al centro del giardino. Il Zardin Grant (la cui inconfondibile forma elittica si deve ad un progetto del 1808) aveva cominciato ad ospitare dal 1486 la Fiera di Santa Caterina d’Alessandria (vissuta tra la fine del II secolo e il 312). La fiera ebbe origine il 25 novembre 1380 per intercessione del Patriarca Marquardo di Randeck (1365-1380): fino a quel momento essa si era tenuta sui prati in riva al torrente Cormor, intorno all’antica chiesetta dedicata alla santa. Dal 23 al 27 novembre, giorni in cui aveva luogo la fiera, tutta l’attività commerciale di Udine si concentrava nella piazza. Le uniche botteghe che potevano restare aperte erano le librerie, le calzolerie e quelle dove si vendeva la frutta. Le merci esposte alla fiera erano esenti dal dazio, però i mercanti avevano l’obbligo di fermarsi fino all’ora della chiusura. La trasgressione era punita con l’applicazione di multe severissime.

La fiera di Santa Caterina oggi. Sullo sfondo, il campanile della chiesa di S. Maria in castello, una delle più antiche in città. Sulla sommità si nota l'angelo "metereologo": gli udinesi si affidano a lui per le previsioni del tempo. (sito: http://www.friuliveneziagiuliainfesta.it/approfondimento/10001/fiera-di-santa-caterina.html)

Udine è una città popolosa ma l'ultima cerchia di mura è troppo ampia

Per quanto riguarda la popolazione di Udine nel XV secolo, si presume che essa fosse più che raddoppiata dalla fine del ‘200, contando più o meno 15.000 unità nel 1483 (stima fatta da Marin Snudo, cronista e storiografo della Repubblica di Venezia). Ma agli inizi del XVI secolo ci fu un decremento demografico provocato dalla peste e dal terremoto e si può affermare che, fino al XVIII secolo, la popolazione oscillasse tra i 12.000 e i 15.000 abitanti. Certo è che il maggior aumento della popolazione si ebbe sotto il governo dei Patriarchi, soprattutto dopo lo spostamento della loro sede da Cividale a Udine. Dal 1420, anno in cui la città cadde sotto il dominio veneto, il numero degli abitanti s’accrebbe di poco, contraddicendo quindi le previsioni di un incremento che aveva spinto il Comune a provvedere alla costruzione di una quinta cerchia così vasta da essere in grado di contenere l’espansione del capoluogo friulano fino al XIX secolo.

Created By
Marisa Moles
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