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E vissero tutti... Explicit indimenticabili per lettori incontentabili

Ricorda, un buon finale dovrebbe:
Darti l’idea di essere “compiuto”: uno scrittore dovrebbe sentire di non aver niente altro da aggiungere e il lettore dovrebbe sentirsi completamente soddisfatto (attenzione, non significa necessariamente che l’autore gli abbia detto proprio tutto tutto su “come va a finire la storia”)
Dare al lettore qualcosa a cui pensare o qualcosa da fare: ai lettori piace dover riflettere su qualcosa, avere qualcosa da portare con sé per il futuro. Idealmente le tue idee dovrebbero sostare a lungo nelle loro menti dopo che avranno letto l’ultima frase.
Incontrare le aspettative del lettore: con l’inizio e la parte centrale del tuo pezzo, hai costruito alcune aspettative nelle menti dei tuoi lettori. Il finale deve mantenere le promesse di tutto ciò che è venuto prima.

Alcuni consigli

prima di cominciare:

Ricorda: i finali dei ragazzi di solito sono sempre troppo corti. Danno l’impressione di essere stati scritti in fretta e furia, giusto per finire. Prendetevi cura dei vostri explicit, lasciate il lettore con una sensazione di pienezza, di completezza.
Scrivi la conclusione prima di arrivarci. Mentre stai scrivendo la tua storia, puoi fermarti e provare ad immaginarti come potrebbe finire, come vorresti che si sentisse il lettore. Anche se sicuramente non sarà perfetto, avrai già qualcosa su cui lavorare quando arriverai al gran finale.
Il finale è l’ultima cosa che il tuo pubblico leggerà. Questo significa che hai una grande responsabilità, ma anche una grande opportunità: puoi usare il finale per comunicare qualcosa di davvero importante, con la consapevolezza che i lettori presteranno attenzione ad ogni tua parola. Ci sono solo due momenti in cui puoi essere sicuro di avere la completa attenzione del tuo pubblico: l’incipit e l’explicit.
Non dimenticare il fattore “e quindi?”. Devi meritare l’attenzione dei lettori. Loro devono sapere che è valsa la pena leggerti invece di fare qualsiasi altra cosa. Quindi hanno anche il sacrosanto diritto di chiederti: “E quindi? Cosa volevi dirmi con questo pezzo? Perché dovrebbe importarmi?” E questa è esattamente la domanda a cui il tuo explicit deve rispondere... più o meno esplicitamente!

concludiamo?

1. Termina con un consiglio
Se non riesci ad inghiottire e hai le placche in gola, significa che hai la tonsillite. Dovresti startene a letto, riposare e prendere gli antibiotici, che ti faranno guarire in fretta. Se stai pensando di andare a fare paracadutismo, ascolta il mio consiglio: toglitelo dalla testa.

Un finale di questo tipo funziona perché è molto “umano”: tutti noi siamo tentati dal dare consigli, anche se può essere irritante, e il lettore si sentirà più vicino a te se anche tu gliene darai.

2. Termina con grandi sentimenti
Questa mattina i miei capelli odorano ancora di affumicato. Adoro i falò del campeggio. Adoro i cori dell’ultima sera. Adoro gli abbracci, gli sguardi, i giuramenti di eterna amicizia con persone che magari poi sentirò una volta in un anno. Quando infine arriva il momento di andarsene, nessuno vuole essere il primo a partire. Abbiamo tutti le lacrime agli occhi, anche se i più orgogliosi le nascondono sotto il cappuccio. E già aspettiamo ansiosamente il prossimo camposcuola.

Terminare con grandi sentimenti (sia positivi che negativi) è sempre una buona idea, perché coinvolge i lettori nel profondo. Anche chi non è mai andato in campeggio riesce ad immedesimarsi nei sentimenti di questi ragazzi che si salutano al termine dell’esperienza.

3. Termina con qualcosa che vuoi che i tuoi lettori ricordino
Perciò ricordate: spesso impariamo più dai nostri nemici che dai nostri amici. Io da quella ragazza ho imparato a mettermi nei panni degli altri, a interrogarmi sugli effetti di ogni mia azione. Per questo la ringrazio, anche se non posso ancora perdonarla per quello che mi ha fatto.

Un finale di questo tipo funziona perché dà al lettore qualcosa di specifico su cui riflettere.

4. Termina con qualcosa che vuoi che i tuoi lettori facciano
Perciò alzati, indossa giacca e scarpe e vai a fare un salto nel patronato del tuo quartiere. Parla con i ragazzi che ci giocano a calcetto, con le volontarie del bar, con le mamme che guardano i figli salire e scendere dallo scivolo. Solo così potrai capire quanto questi luoghi siano importanti per chi desidera sentirsi parte di una comunità.

Questo è un grande modo per chiudere un pezzo. Alla gente di solito non piace sentirsi dire cosa deve fare, ma se quello che hai da dire è davvero importante per te, allora questo potrebbe essere il finale che fa al caso tuo: riesce a trasmettere l’urgenza che provi mentre scrivi, il bisogno che hai di comunicare davvero la tua idea.

5. Termina pensando al futuro
Ecco perché credo che non smetterò mai di suonare la chitarra e anzi cercherò di migliorarmi sempre. Aver trovato una cosa che mi appassiona così tanto è una fortuna, so che crescendo cambierò molto del mio modo di pensare, ma la musica mi accompagnerà in ogni cambiamento, di questo sono sicuro.

Tutti noi pensiamo al futuro, che lo vogliamo o no: è una cosa naturale. Ecco perché anche i finali che guardano al futuro suonano naturali e normali, e danno un ‘idea di completezza anche se in realtà sono finali “aperti”.

Un esempio famoso:

“Aveva ancora il corpo di … tra le braccia. Lo posò dolcemente. «E lo faremo», disse. Voltò le spalle. Dietro di loro c’erano dolore, morte e terrore; davanti dubbio, pericolo e misteri insondabili. Ma non erano soli. Così Lyra e il suo daimon voltarono le spalle al mondo in cui erano nati, e guardarono verso il sole e camminarono nel cielo” (La bussola d’oro, Philip Pullman)
6. Termina con qualcosa che hai imparato
Ed è così che ho imparato, molto dolorosamente, che le vere amiche sono davvero poche, e che di sicuro non basta che qualcuno metta un “like” a una tua foto su Instagram per considerarlo amico. Farò sicuramente tesoro di questa esperienza, e la racconterò alle persone che mi stanno a cuore, per aiutarle a non fare il mio stesso errore.

L’explicit con morale è un grande classico, e proprio per questo è bene non abusarne: a lungo andare potrebbe risultare noioso (oppure fate come Matteo e… buttatela sul ridere!)

Cos’ho imparato? Beh, aspetta un attimo… ah giusto! La prossima volta mi farò legare dal lato giusto della motoslitta... cos’altro se no? (Matteo P.)
7. Termina con la tua idea principale (e magari con le sue implicazioni)
A volte quindi tutto quello che vorrei è un po’ di fiducia. Anche se sono un adolescente. Anzi: soprattutto perché sono un adolescente. Solo così potrò mettermi finalmente alla prova, capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa fa per me e cosa no. Solo così potrò crescere.

Questo tipo di conclusione “conclude” veramente un buon pezzo, lo fa sembrare compiuto. È fondamentale che il lettore non debba chiedersi: “E quindi?” al temine della lettura (prova a leggere solo la prima frase: non manca qualcosa?)

8. Termina raccontando l’effetto di quello che hai scritto su te o gli altri.
Il fatto di aver avuto un padre così innamorato della cultura mi ha portata a dare un grande valore all’istruzione, a cercare di dare sempre il massimo, come se il mio studio dovesse valere per due. E se oggi sono un’insegnante lo devo a lui, al luccichio che gli vedevo negli occhi quando, passeggiando nei nostri boschi, mi recitava versi di Dante, Leopardi, o Montale; fedeli compagni di viaggio oggi come allora.

Anche questa conclusione porta un pochino più in là la riflessione, cercando di rispondere all’ipotetica domanda “E quindi?” Si tratta di un tipo di finale molto profondo, perché parla dei cambiamenti che avvengono nelle persone, quindi si adatta bene a conseguenze permanenti e significative.

9. Termina con una domanda.
Gli uomini riusciranno mai a rendersi conto che stanno distruggendo il pianeta che è anche la loro unica casa? Di quante altre prove abbiamo bisogno prima che riusciamo a prendere seriamente il riscaldamento globale?

Come per gli incipit, anche per gli explicit vale il fatto che porre domande ai lettori li coinvolge, li obbliga a pensare a una risposta.

10. Termina menzionando un possibile sequel
Bastiano spalancò la porta, così che il grappolo di campanellini di ottone cominciò a tintinnare furiosamente, e corse verso quel volto raggiante. Il signor Coriandoli richiuse quietamente la porta e rimase a guardare quei due che si allontanavano. «Bastiano Baldassarre Bucci», borbottò, «se non mi sbaglio, tu sei di quelli che mostreranno ancora a molti la strada per Fantàsia, affinché ne ritornino con l'Acqua della Vita!» Il signor Coriandoli non si sbagliava. Ma questa è un'altra storia, e si dovrà raccontare un'altra volta. (Michael Ende, La storia infinita)

Lasciate il lettore con un po’ di curiosità, con una promessa: vi rende complici. Potrebbe anche essere irritante, ma di sicuro non lo lascerà indifferente!

11. Termina con una valutazione riflessiva
Una cosa è certa: quando vengono al mondo, i bambini non sono corredati da libretto di istruzioni. Non esistono corsi per neomamme che ti spieghino come convivere con tuo figlio… questo individuo così nuovo, così determinato ad affermare la sua volontà, che solo saltuariamente decide di farla coincidere con la tua. Difficile? Come no! Faticoso? Certo! Estenuante? Oltre ogni previsione! Se sono felice di essere mamma? “Felice” è una parola troppo piccola per contenere questa gioia.

Ogni tanto è giusto, e sano, fermarsi a fare una valutazione, trarre delle conclusioni su esperienze che stiamo vivendo o che abbiamo vissuto. Ai nostri lettori piace leggere questo tipo di finale perché dà un senso di completezza e di profondità, gli pare di conoscere meglio il personaggio, o lo scrittore.

12. Termina con una speranza o un sogno
Se a questo punto mi chiedeste qual è il mio più grande desiderio, vi risponderei che spero di poter continuare a giocare a calcio e di riuscire a fare ancora molte parate come quella, negli anni a venire. Perché è lì che mi sento davvero utile e bravo a fare qualcosa: tra quei pali, davanti a quella rete, nella strana attesa di una palla tanto desiderata quanto temuta.

Da esseri umani non possiamo non identificarci con i sogni e le speranze di altri esseri umani. Ecco perché i finali di questo tipo ci piacciono: ci fanno sentire vicini al protagonista, perché tutti noi abbiamo un sogno, o più di uno.

13. Termina con un tributo
Il bosco di Navarre rimarrà un luogo speciale per me. Non dimenticherò mai le camminate notturne che io e i miei amici facevamo al sabato sera per raggiungere il paese vicino, prima che il più vecchio di noi prendesse la patente: la neve, il buio, gli scivoloni sul ghiaccio e le risate. Per me la giovinezza è una fredda notte stellata.

Questo è un buon finale quando stai scrivendo di un luogo o di una persona cui desideri rendere onore.

14. Termina con quello con cui hai iniziato (Finale “omelette”)
INCIPIT:
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino”. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!» Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: «Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino! » O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace. […]
EXPLICIT:
Ora siete marito e moglie, Lettore e Lettrice. Un grande letto matrimoniale accoglie le vostre letture parallele. Ludmilla chiude il suo libro, spegne la sua luce, abbandona il capo sul guanciale, dice: - Spegni anche tu. Non sei stanco di leggere? E tu: - Ancora un momento. Sto per finire “Se una notte d'inverno un viaggiatore” di Italo Calvino.
(Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore)

Signore e signori: Italo Calvino. Non è geniale? Leggere è un po’ come viaggiare: l’autore ti prende all’inizio del racconto e ti accompagna attraverso tutta la storia, fino alla fine. Con un po’ di fortuna ti sarai goduto il viaggetto e forse ti piacerà il luogo dove sei arrivato. Ma non sarebbe bello che l’autore ti riaccompagnasse a casa, al luogo da dove sei partito? È esattamente quello che fa un finale “omelette”: avvolge la storia su se stessa per riaccompagnarti a casa.

E come NON finire? (Alcuni finali sono peggiori di altri, e bisognerebbe evitarli come la peste)
1) Il finale “Fine”. Questo non è un finale, è solo l’annuncio di un finale. Funziona solo con i bambini molto piccoli (forse), ma i lettori maturi si sentono presi in giro da una conclusione del genere.
2) Il finale “Spero che la mia storia vi sia piaciuta”. Se mi è piaciuta la storia, cambierò idea di fronte a un finale così moscio (e insicuro), se invece non mi è piaciuta non cambierò certo idea solo perché lo scrittore lo spera!
3) Il finale “Vi ridico quello che vi ho già detto”. Se l’hai già scritto, non riscriverlo! I lettori non vogliono essere trattati da idioti: se non hanno capito qualcosa andranno a rileggerlo. Senza contare che ripetere cose già dette, anche se con altre parole, dà l’impressione che tu voglia “allungare la minestra”.
4) Il finale “Era tutto un sogno”: "Il mostro era lì, ai piedi del mio letto, io stavo per urlare quando… mi svegliai di soprassalto. Per fortuna era tutto un sogno!" Il finale-sogno è una grande tentazione, soprattutto quando non sappiamo come finire un lungo racconto. Purtroppo però è un finale noioso e completamente privo di fantasia. Il lettore penserà sicuramente: “Ah, solo un sogno. Tutto qui?”.

Lavoro realizzato partendo da materiale messo a disposizione da Steve Peha (www.ttms.org)

Created By
Loretta De Martin
Appreciate

Credits:

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