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PALAZZO MORONI La città che cambia volto

Palazzo Moroni è un edificio barocco di Bergamo Alta, costruito in posizione panoramica nella prima metà del Seicento. Per comprendere la storia e il significato di Palazzo Moroni occorre considerare lo stravolgimento urbanistico determinato dall’edificazione delle imponenti Mura Venete alla fine del Cinquecento che mutò radicalmente il volto e le funzioni della città.

Furono abbattuti oltre 250 edifici tra i quali oltre 20 chiese, comprese l’antica cattedrale della città. La nuova opera militare, lunga oltre 6 chilometri e dotata di 4 porte, segnò la trasformazione di Bergamo in città chiusa, fortificata, nettamente separata in due nuclei, intramuros, ed extramuros. La rete di percorsi, vie, viottoli, scalette che connetteva le diverse zone della città fu distrutta e venne a crearsi uno stacco netto tra la città alta, centro del potere, e “il borgo”, sede delle attività artigianali e commerciali. Prendeva corpo in quegli anni la città veneta, fatta di palazzi nobili, affacciati sulle Mura come fossero sul Canal Grande.

In questo quadro va inquadrata la “riqualificazione” urbana che coinvolse via Porta Dipinta, l’abbattimento di botteghe, magazzini e umili residenze addossate al colle per far luogo alla costruzione di Palazzo Moroni per iniziativa del “proto-industriale” serico Antonio Moroni da Albino in Val Seriana.

L’intenzione di esibire uno status sociale superiore, l’esigenza di disporre di una “facciata” adeguata alla ricchezza accumulata grazie all’industria della seta, è la motivazione che porta i Moroni all’edificazione di un proprio palazzo di famiglia in città.
Facciata di Palazzo Moroni

Oltre ogni vincolo costruttivo

Per ovviare alla mancanza di planarità, l’edificio sorse su livelli sovrapposti. Inoltre, non essendoci i volumi per uno scalone monumentale a emiciclo, si rimediò con uno scalone ortogonale. Ma nonostante tutti questi vincoli, si riuscì a ottenere al piano nobile una spettacolare enfilade di stanze in fuga prospettica affacciate sulla via.

FORMALMENTE BAROCCO, L’EDIFICIO È GENETICAMENTE PRAGMATICO: SORGE DALLA FORZA DI VOLONTÀ, DALLA LUCIDA FOLLIA DEL CARATTERE BERGAMASCO, CHE DIETRO OGNI IMPEDIMENTO TROVA LA POSSIBILITÀ DI SUPERARLO.
Costruito nell’arco di trent’anni, tra il 1633 e il 1666, il palazzo è riccamente decorato e dotato di un grande parco che domina la zona della Fara e costituisce la più grande area verde di Bergamo Alta.

Il grande salone d’onore è affrescato con le storie delle Gerusalemme Liberata, ad opera di Gian Giacomo Barbelli. Nel corso dei secoli Palazzo Moroni è stato sempre abitato dai conti Moroni, gli arredi e le decorazioni sono nella gran parte settecenteschi e ottocenteschi, rispecchiando il gusto delle diverse epoche.

Una famiglia di origine leggendaria

Secondo la leggenda, i Moroni lombardi prendono nome dal “morone”, ovvero il ramoscello di gelso che compare nello stemma gentilizio, che un crociato di ritorno dalla Terra Santa introdusse in Lombardia attorno al 1150.

Tra i Moroni di Milano, si ricorda Girolamo Moroni, che fu Cancelliere del Ducato di Milano sotto gli Sforza e fu ritratto da Leonardo Da Vinci.

I Moroni di Albino hanno come capostipite Peccino Moroni (n. 1390) da cui discendono gli architetti e ingegneri Bertolasio (n. 1436), costruttore della cupola di S. Maria Maggiore a Bergamo, e i lui figli Leonardo, Venturino e Peccino, che a Bergamo costruirono rispettivamente il Castello di San Vigilio, la Chiesa di Santa Grata in Colonnette e i Palazzo Brembati e Martinengo-Colleoni.

Nel 1522 nasce Giovanni Battista Moroni, il grande maestro dei “ritratti in azione”: nel 1817, tre secoli dopo la loro realizzazione, entreranno a far parte della collezione del Palazzo il celeberrimo “Cavaliere in rosa” e il ritratto di “Isotta Brembati”.

Nel 1606 nasce l’industriale della seta Antonio Moroni cui si deve, a partire dal 1633, la costruzione di Palazzo Moroni. E a richiamare la genealogia dei Moroni, il grande salone d’onore è istoriato da Gian Giacomo Barbelli, già autore degli affreschi di Palazzo Terzi, con il grande ciclo pittorico della Gerusalemme Liberata, con le avventure dei crociati in Terrasanta, luoghi d’origine dei gelsi da cui la coltivazione dei bachi da seta.

Altri rappresentanti di spicco della famiglia furono Antonio Moroni, che nel 1783 ottenne dal Duca di Sassonia il titolo nobiliare e fu autore del “Ragionamento storico intorno alla città di Bergamo” dato alle stampe del 1791, e il conte Pietro Moroni, imprenditore e uomo di lettere.

Nel 2009 muore l’ultimo conte, Antonio Moroni, cui si deve l’apertura al pubblico e la costituzione della Fondazione di Palazzo Moroni.

Un viaggio nella storia dell’arte

Oltre ai grandi affreschi del Barbelli, Palazzo Moroni può vantare una raccolta d’arte che comprende opere del Bonomini, e del Tallone, senza dimenticare i capolavori del Moroni.

Visitando le sale di Palazzo Moroni, si vive l’esperienza di un viaggio nella storia dell’arte, e del gusto dall’epoca barocca al neo-classico fino allo stile pompeiano.

Dal grande Salone d’onore della Gerusalemme Liberata, prende avvio una galleria di stanze che già dal nome dichiarano le suggestioni mitologiche e i riferimenti cromatici ed esotici cui sono ispirati gli arredi, le decorazioni e le tappezzerie: la Sala d’Ercole, la Sala dell’Età dell’Oro, la Sala dei Giganti; quindi la Sala Gialla, la Sala Rosa e infine la Sala Turca e la Sala Cinese.

Sul lato a monte dell’edificio, si apre il grande parco che si sviluppa lungo le pendici del colle di S. Eufemia, tra la Fara e la Rocca, offrendo al visitatore l’esperienza “incantata” di entrare fisicamente in quel paesaggio ideale, arcardico, bucolico evocato dalle “misteriose pitture di Palazzo Moroni”, secondo la definizione di padre Donato Calvi, il teologo-letterato agostiniano fondatore dell’Accademia degli Eccitati, che le ispirò all’autore e le descrisse nell’omonima pubblicazione.

Guia Ajolfi. La voce che illumina

Se nel corso degli anni le stanze di Palazzo Moroni hanno potuto rivivere nel loro autentico splendore è perché fin da quando il conte Antonio Moroni ha aperto il Palazzo ai primi visitatori c’è sempre stata la voce di Guia Ajolfi a illuminare ogni passo, ogni ambiente, ogni nicchia con la magia del racconto: non una semplice guida, ma un’interprete, un demiurgo capace di condurre persone di ogni tipo, bambini, famiglie, curiosi, cultori, italiani e stranieri in un mondo d’altri tempi, vivo, reale, facendo sentire lo spirito, il carattere, la temperie di principi, contesse, cavalieri, cortigiane, artisti e porporati che nel corso dei secoli hanno vissuto e segnato queste stanze. In seguito, la presenza, la gestualità e il carisma di Guia Ajolfi hanno permesso a innumerevoli visitatori di incontrare il genius loci non solo di Palazzo Moroni, ma di tutte le residenze nobiliari che sono state aperte al pubblico dapprima grazie al Tour delle Dimore Storiche e dal 2010 nell’ambito del progetto DimoreDesign.

Conosciutissima in città, figlia di un noto scultore, di formazione cosmopolita e di cultura vastissima, Guia Ajolfi nel corso degli anni oltre ad accompagnare i visitatori ha ricoperto l’incarico di conservatore della Fondazione di Palazzo Moroni. Una figura chiave per la valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico di Bergamo Alta.

I "DESIGNERS FOR BERGAMO" DI PALAZZO MORONI

CTRLZAK
ALESSANDRO GUERRIERO
MARC SADLER

Hanno partecipato a DimoreDesign a Palazzo Moroni:

  • 2015 Luigi Serafini con l'installazione ""Ritorno in via Porta Dipinta 12, 28 anni dopo"
  • 2018 Daniela Puppa con l'installazione "Tracce"

Grazie a Palazzo Moroni | Testi a cura di Leone Belotti | Fotografie: Ph. di Palazzo Moroni © Palazzo Moroni