Il duello tra Ruggiero e Rodomonte Orlando furioso

Chi é Rodomonte?

Viene introdotto, insieme alla corte d'Africa, nel secondo libro dell'Orlando innamorato. Essendo moro è al seguito del re d'Africa Agramante e con lui invade la Francia di Carlo Magno. Innamorato della bella Doralice, figlia del re di Granada Stordilano, si rivela, nonostante la sua bravura in armi quasi senza pari e il suo coraggio, un amante inesperto (questo contrasto non è un caso isolato, ma ricorrente, come per lo stesso Orlando). Per gelosia combatte prima con Ferraù e in seguito anche con Mandricardo figlio di Agricane. Doralice finisce col preferire quest'ultimo lasciando Rodomonte senza il coraggio di alzare neppure la fronte. Inizia così a maledire le donne. A questo punto (canto XXVIII) l'Ariosto ci pone innanzi una divertente novella misogina, raccontata al re di Sarza da un oste. Essa riguarda il fatto che, secondo l'oste, l'infedeltà è un carattere intrinseco femminile (il poeta si scusa scherzosamente più volte di questo fatto con le donne, anche nei Cinque Canti, giustificandosi dicendo che sono parole dell'oste e lui la pensa in modo diverso).

Successivamente Rodomonte volge le sue attenzioni alla casta Isabella, amata dall'ormai morto Zerbino. Per preservare la sua fedeltà all'amante, ella escogita un piano, per fare in modo che il pagano colposamente l'uccida, senza averne intenzione. Egli è tanto scosso dalla sua morte che (ricalcando un canto boiardesco) costruisce un sepolcro per lei e vi sta a guardia, fin quando Bradamante con la lancia magica dell'Argalia non lo sconfigge, costringendolo ad andarsene per un anno, un mese e un giorno e a liberare i suoi prigionieri avuti in queste giostre (tra cui Brandimarte e Oliviero).

Chi é Ruggiero?

Boiardo ci dice (introducendolo all'inizio del suo secondo libro) che egli è un giovane guerriero molto valoroso, discendente dalla stirpe di Ettore (di cui porta lo stemma, un'aquila bianca in campo azzurro) e dalla cui discendenza discenderanno gli Estensi, a cui il poema è indirizzato. Profetizza anche che morirà per mano di un traditore maganzese. Ruggiero, verrà rivelato poi nel Furioso, è fratello gemello di Marfisa e figlio di Ruggero II (secondo in ordine di lignaggio), già protagonista del poema Aspramonte. Ruggiero, innamorato della sorella di Rinaldo, Bradamante, le promette di convertirsi al Cristianesimo e di unirsi a Carlo Magno e di sposarla, ma per questo ci vorrà molto tempo, perché Ruggiero è ancora fedele al re d'Africa Agramante, nonostante il padre di quest'ultimo, Troiano, sia proprio colui che aveva ucciso in Aspramonte il padre di Ruggiero. Nonostante le complicazioni, anche dovute al fatto che Amone, il padre di Bradamante, fosse contrario al matrimonio preferendo Leone di Bisanzio, alla fine i due innamorati riescono a sposarsi e ad essere felici, una volta che Ruggero diventa cristiano.

Duello tra Ruggiero e Rodomonte

Il duca Amone che non sapeva niente di Ruggiero ha promesso la mano di sua figlia a Leone, figlio dell'imperatore Costantino.Può il duca Amone mancare di parola?Ruggiero riesce a far rimandare di un anno ogni decisione con l'idea di cacciare Costantino e Leone dal trono d'Oriente.Nel frattempo era in corso la guerra tra Bulgari e Greci.Ruggiero in incognito combatté a favore dei Bulgari,e Leone vedendo in battaglia questo nemico così forte e valoroso, viene preso da un'ammirazione verso di lui.Il re Costantino però cattura Ruggiero che per fortuna viene liberato da Leone.Bradamante intanto convince Carlo Magno ad indire un torneo.La guerriera concederà la sua mano solo al cavaliere che riuscirà a resisterle dall'alba al tramonto.La fanciulla é convinta che sarà facile sconfiggere Leone in modo da riuscire a sposare Ruggiero, ella però non sa che Ruggiero ha stretto un accordo con Leone il quale, anziché presentarsi lui stesso all'incontro manderà un altro cavaliere travestito da principe Greco. Dunque Ruggiero per lealtà deve far in modo di perdere contro il suo avversario , in modo che Leone sposi Bradamante.Ma Marfisa che non comprende come mai il fratello non si faccia vivo, riesce a imporre ancora una prova: Siccome Ruggiero aveva chiesto la mano di Bradamante in precedenza, si attende il ritorno di Ruggiero perché Leone si batta con lui.Leone però rinuncerà a Bradamante, e Ruggiero, eletto Re di Bulgaria sarà scoperto come vincitore legittimo della mano di Bradamante. Alla fine del banchetto nuziale si presenterà davanti a Carlo Magno un cavaliere in nero di nome Rodomonte definito dall'autore come il più spavaldo , il più smondato, il più suscettibile ma anche il più sfortunato e patetico di tutti i personaggi dell'opera.

ENEIDE E ORLANDO FURIOSO A CONFRONTO

Come il duello fra Enea e Turno nell’Eneide, anche quello fra Ruggiero e Rodomonte conclude il poema dal punto di vista narrativo e soprattutto dal punto di vista del significato. Rodomonte fa irruzione alla corte di Carlo Magno nell’ultimo dei nove giorni di festeggiamenti per le nozze di Ruggiero e Bradamante (riemerge così nel finale il motivo encomiastico) e, dando prova di tutta la sua feroce arroganza, sfida a duello Ruggiero accusandolo di fellonia, cioè di tradimento nei confronti del proprio re e della propria fede (Ruggiero, cresciuto nella fede musulmana, ha abbandonato il re Agramante ed è passato dalla parte di Carlo Magno dopo avere scoperto le proprie origini cristiane). Ruggiero controbatte le accuse di Rodomonte, ne accetta la sfida e duella coraggiosamente con lui, dimostrando nelle parole e nei fatti di essere un perfetto cavaliere: autentico paladino dell’età carolingia, ma soprattutto modello ideale del cortigiano rinascimentale. Come Enea è prefigurazione di Augusto, così Ruggiero è prefigurazione degli Estensi; la vittoria della sua lealtà, della sua razionalità, della sua cortesia sulla slealtà, l’irrazionalità, la ferocia di Rodomonte è l’indiretta celebrazione della cultura, della civiltà, dell’esemplarità della corte ferrarese.

"Versi 885 : Aeneas instat contra telumque coruscat ingens arboreum, et saevo sic pectore fatur: 'quae nunc deinde mora est? aut quid iam, Turne, retractas? non cursu, saevis certandum est comminus armis. 890 :verte omnis tete in facies et contrahe quidquid sive animis sive arte vales; opta ardua pennis astra sequi clausumque cava te condere terra.' ille caput quassans: 'non me tua fervida terrent dicta, ferox; di me terrent et Iuppiter hostis."
"Enea incombe davanti evibra un dardo gigantesco di legno, e così con furiosa ira parla: "Adesso che indugio è dunque questo? O perché già, Turno, ti ritiri? Bisogna duellare non con la corsa, ma con le armi. 890 Cambiati in tutte le facce eraccogli quanto vali sia con il coraggio che con l'astuzia; decidi di inseguire col volo le alte stelle e nasconderdi chiuso nella cava terra." Egli scuotendo il capo:" Non mi atterriscono le tue furiose parole, feroce; mi atterriscono gli dei e Giove nemico."
-105 : Poi che fu a Carlo et a Ruggiero a fronte, con alta voce et orgoglioso grido:Son (disse) il re di Sarza, Rodomonte, che te, Ruggiero, alla battaglia sfido; e qui ti vo’, prima che ’l sol tramonte, provar ch’al tuo signor sei stato infido; e che non merti, che sei traditore, fra questi cavallieri alcuno onore

Quando si trovò di fronte a Carlo e Ruggiero, a gran voce e con un grido pieno di superbia disse: – Sono Rodomonte, il re di Sarza, che sfido te, Ruggiero, a duello; e, prima che il sole tramonti, ti voglio qui dimostrare che sei stato infedele al tuo si- gnore; e che, poiché sei un traditore, non meriti alcun onore fra questi cavalieri.

-106: Ben che tua fellonia si vegga aperta,perché essendo cristian non pòi negarla; pur per farla apparere anco piú certa, in questo campo vengoti a provarla: e se persona2 hai qui che faccia offerta di combatter per te, voglio accettarla. Se non basta una, e quattro e sei n’accetto; e a tutte manterrò quel ch’io t’ho detto

Sebbene la tua viltà si manifesti apertamente, perché, essendo [diventato] cri- stiano, non puoi negarla, tuttavia vengo in questo campo a dimostrarla, per farla ap- parire ancora più certa: e se hai qualcuno che si offra di combattere al tuo posto, vo- glio accettarlo. Se non ne basta uno, ne ac- cetto anche quattro e sei; e con tutti manterrò a quello che ti ho detto.

Ottava 137 : alla vista de l’elmo gli appresenta la punta del pugnal ch’avea già tratto; e che si renda, minacciando, tenta, e di lasciarlo vivo gli fa patto. Ma quel, che di morir manco paventa, che di mostrar viltade a un minimo atto, si torce e scuote, e per por lui di sotto mette ogni suo vigor, né gli fa motto.

[Ruggiero] gli presenta davanti agli occhi la punta del pugnale che aveva già sguainato; e, minacciandolo, tenta di farlo arrendere e gli promette di risparmiargli la vita. Ma quello, che ha meno paura di morire che di mostrare viltà [anche] con un gesto da nulla, si contorce e si dimena, usa tutta la sua forza per atterrare l’avversario e non gli risponde.

Ottava 138: Come mastin sotto il feroce alano che fissi i denti ne la gola gli abbia, molto s’affanna e si dibatte invano con occhi ardenti e con spumose labbia, e non può uscire al predator di mano, che vince di vigor, non già di rabbia: cosí falla al pagano ogni pensiero d’uscir di sotto al vincitor Ruggiero

Come un mastino sotto un feroce alano che gli abbia conficcato i denti nella gola, si affanna molto e si dibatte inutilmente con gli occhi ardenti [d’ira] e con la bocca schiumosa, e non può sfuggire al suo predatore, che vince per la forza non per la rabbia; così fallisce per il pagano ogni proposito di divincolarsi dal vincitore Ruggiero.

Ottava 139: Pur si torce e dibatte sí, che viene ad espedirsi col braccio migliore; e con la destra man che ’l pugnal tiene, che trasse anch’egli in quel contrasto fuore, tenta ferir Ruggier sotto le rene: ma il giovene s’accorse de l’errore in che potea cader, per differire di far quel empio Saracin morire.

Tuttavia si contorce e si dibatte tanto che riesce a liberarsi con il braccio destro; e con la mano destra che tiene il pugnale che anch’egli aveva sguainato in quella lotta, tenta di ferire Ruggiero al fianco; ma il giovane s’accorse dell’errore in cui poteva cadere per aver indugiato a uccidere quel malvagio saraceno.

Ottava 140: E due e tre volte ne l’orribil fronte, il braccio, il ferro del pugnale a Rodomonte tutto nascose, e si levò d’impaccio. Alle squalide ripe d’Acheronte,sciolta dal corpo piú freddo che giaccio, bestemmiando fuggí l’alma sdegnosa, che fu sí altiera al mondo e sí orgogliosa

E [Ruggiero], alzando il più possibile il braccio, conficcò completamente la lama del pugnale due e tre volte nella spaventosa fronte di Rodomonte e si liberò dall’impedimento. L’anima superba, che fu così altera in vita e così orgogliosa, fuggì bestemmiando verso le squallide rive dell’Acheronte, [dopo essersi] liberata dal corpo più freddo del ghiaccio.

A cura di Panariello Gaia e gleb D'Orazio

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