Le abitazioni romane Alessandro De Florio

La Domus Romana

La Domus Romana,è formata da un solo cortile aperto (atrium) su cui si aprivano le stanze e da un giardinetto (hortus), circondato da porticati (peristylium).

La Domus Romana era di pianta rettangolare, solidamente costruita su un solo piano con mattoni o calcestruzzo, e si differiva dalle odierne case moderne per l'orientamento che era verso l'interno anziche' verso l'esterno. In pratica era racchiusa su se stessa come un'ostrica, come un piccolo fortino: senza finestre, se non piccole e rare, e poste sempre in alto, e senza balconi.

Ciò significava che gli ambienti prendevano aria e luce dalle aperture del soffitto in corrispondenza dei due principali e spaziali ambienti interni dell'atrium e del peristylium, che costituivano i centri delle due parti in cui la casa era divisa, rappresentando così la classica abitazione delle popolazioni meridionali e mediterranee, che invitava alla vita all'aperto.

Le domus romane erano grandi e spaziose areate ed igieniche, fornite di bagni e latrine, dotate di acqua corrente, calda e fredda, riscaldate d'inverno da un riscaldamento centrale (gli ipocausti, complessi dispositivi che facevano passare correnti d'aria calda sotto i pavimenti), vetri colorati e decorazioni con mosaici, affreschi variopinti e statue, erano abitazioni volte a soddisfare i bisogni dei loro inquilini, abbinandovi bellezza ed estetica.

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Il numero e l'ampiezza degli ambienti e dei giardini, l'arredamento e la decorazione delle stanze variavano a seconda dell'età (repubblicana, imperiale, etc...) e della ricchezza del proprietario. Comunque i vari ambienti erano tutti disposti intorno a due aree centrali aperte da cui ricevevano aria e luce.

«Bene! Finalmente posso cominciare a vivere come un essere umano!» -Nerone
La Domus Aurea ("Casa d'oro" in latino, proprio perché in essa si utilizzò molto di questo prezioso metallo) era la villa urbana costruita dall'imperatore romano Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C. La distruzione di buona parte del centro urbano permise al princeps di espropriare un'area complessiva di circa 80 ettari e costruirvi un palazzo che si estendeva dal Palatino all'Esquilino.
Domus Aurea Mappa
La Insula Romana

La Insula Romana (o Insulae), che significa letteralmente isola romana , è un esempio di casa popolare, dove viveva la grande massa della popolazione romana.

Le insulae erano sorte nel IV sec. a.C., in contrasto con le splendide domus romane, dall'esigenza di offrire alloggio, entro il ristretto territorio dell'Urbe, ad una popolazione in continuo aumento.

Le Insulae sfruttavano infatti, come gli attuali condomini, lo spazio in altezza arrivando a raggiungere nel periodo imperiale, il sesto piano (e oltre), come la famosa Insula Felicles che si elevava su Roma come un grattacielo.

Le insulae divennero presto il tipo di abitazione più diffuso a Roma. Questi palazzi a più piani, alti oltre venti metri, erano divenuti così numerosi che Cicerone definiva Roma una città sospesa per aria.

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La costruzione delle insulae divenne presto un'attivita' lucrosa. Gli imprenditori edili (peraltro gli unici a cui era consentito il traffico su ruote anche di giorno), per guadagnare di più, costruivano edifici i più alti possibili, dai muri sottili e con materiali scadenti. Basti pensare che le insulae avevano muri maestri di spessore non superiore ai 45 cm (valore minimo previsto dalla legge) ed una superficie alla base di circa 300 mq, che, per gli sviluppi in altezza dell'edificio, erano del tutto insufficienti per assicurare la necessaria stabilità al palazzo (ne sarebbero stati necessari almeno 800 mq). I proprietari poi, impararono altrettanto presto a suddividere i già angusti alloggi in celle ancor più esigue, vere tane, per accogliervi inquilini ancor più poveri: più appartamenti si ottenevano e più affitti si riscuotevano. Ogni insula arrivava a contenere così anche fino a 200 persone. Sovraffollamento, eccessiva sopraelevazione e materiali scadenti, fecero delle insulae abitazioni poco sicure, continuamente preda di incendi e di crolli, tanto da spingere l'imperatore Augusto a dover proibire ai privati di elevare queste costruzioni sopra i 60 piedi (circa 20 metri).

«Guarda la massa torreggiante di quella dimora, dove, un piano sopra l'altro, si arriva al decimo.» -Giovenale
L’Insula dell’Ara Coeli rappresenta un raro esempio di casa d’affitto di epoca imperiale; il termine insula indicava in origine la singola casa circondata da uno spazio libero; alla fine della repubblica, il termine indicava la casa d’affitto, mentre la domus era la casa di proprietà, con atrio e peristilio. L’esigenza di alloggi per la popolazione in continuo aumento di Roma e la carenza di terreni edificabili indussero a costruire edifici con sviluppo in altezza. L’edificio fu scoperto durante i lavori del 1926 per l’isolamento del Campidoglio e si conservano quattro piani ed i resti di altri due; purtroppo non è attualmente visibile l’intera facciata perché pianterreno e primo piano sono a circa 9 metri sotto l’attuale piano stradale.
Posizione ”Insula dell'Ara Coeli“
LA villa romana

Le ville romane erano sia le fattorie destinate alla sola produzione agricola, denominate rusticae, sia le lussuose residenze pensate per il riposo ed il tempo libero, le cosiddette ville d'otium. Tra questi due estremi vi erano naturalmente soluzioni intermedie: esistevano infatti sia ville produttive adeguatamente attrezzate anche per il soggiorno temporaneo sia ville di lusso comprendenti settori ideati per colture talvolta a carattere fortemente specializzato. Con il progressivo diffondersi presso le classi dirigenti italico-romane di raffinate abitudini di vita di origine greco-orientale si sviluppò inoltre, già a partire dal II secolo a.C., la consuetudine di edificare nell'ambito stesso delle città o nelle loro immediate vicinanze prestigiose ville: queste ultime dette urbanae, erano per lo più circondate da vasti giardini e godevano di una privilegiata posizione panoramica.

Le ville romane sono divise in 2 categorie:

  1. Nella villa rustica vi erano due corti (cortes), una interna, l'altra esterna, e in ciascuna una vasca (piscina); la vasca della corte interna serviva per abbeverare gli animali, l'altra, per alcune operazioni agricole come macerar cuoio, lupini, ect... Attorno alla prima delle due corti sorgevano le costruzioni in muratura e formavano, tutte insieme, la villa rustica in senso più ristretto: cioè, la parte della fattoria dove abitavano i servi. Ne era il centro una spaziosa cucina (culina): giacché nella fattoria la cucina non è, come in città, la stanza in cui i cuochi attendono alla loro arte, ma luogo di riunoine e di lavoro. Vicino alla cucina, in modo da poter usufruire del suo calore, erano le stanze da bagno per i servi, la cantina, le stalle dei buoi (bulina) e dei cavalli (equilia); se vi era posto, anche il pollaio, ciò per la credenza che il fumo fosse salutare al pollame. Lontani dalla cucina e possibilmente rivolti verso nord erano, invece, quegli ambienti che, per la loro destinazione, richiedevano un luogo asciutto, come i granai (granaria), i seccatoi (horrea), le stanze in cui veniva conservata la frutta (oporothecae). I magazzini più esposti al pericolo dell'incendio potevano anche costituire un edificio (villa fructuaria) completamente separato dalla villa rustica. Adiacente alla villa rustica vi era l'aia; lì vicino sorgevano alcuni capannoni, come la rimessa dei carri agricoli (plaustra) o il nubiliarum, un luogo in cui riporre provvisoriamente il grano in caso di improvviso acquazzone. È incerto dove abitassero i servi: sappiamo, però, che vi erano le stanze da letto (cellae familiares), l'ergastulum, una specie di prigione in cui gli schiavi che scontavano una mancanza attendevano ai lavori più duri, e il valetudinarium per gli schiavi ammalati.
  2. La villa urbana veniva costruita in un luogo da cui si godesse ampiamente la vista della campagna o del mare; costruzione di puro lusso, non avendo come la fattoria uno scopo pratico né una funzione necessaria , questa villa nella complicazione e nella ricchezza dei suoi ambienti rispecchiava i gusti e attestava i mezzi di chi l'aveva edificata. Vi erano delle ville alle quali non era annessa una tenuta, ma sorgevano in limitate aree di terreno, in mezzo a boschetti, parchi e giardini; queste ville, che nei testi sono indicate anche col nome di praetoria, nell'età imperiale divennero numerosissime; se ne vedono i ruderi in Italia, in Francia, in Svizzera, nella Germania sud-occidentale, in Inghilterra, nell' Africa settentrionale. Lo spirito pratico dei Romani, buoni apprezzatori delle comodità della vita, fece giungere la villa romana dovunque erano penetrate le loro armi e la loro civiltà; ville grandi e comode, ben aereate d'estate, ben riscaldate d'inverno. Queste ville presentavano i tipi più diversi. Gli scrittori antichi rilevano come caratteristica della villa urbana che in essa dal vestibolo si entra direttamente in un peristilio, e non, come nelle case di città, nell'atrio.
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Le parti più importanti della villa erano le seguenti: Triclini: ve n'erano per l'estate e per l'inverno, per grandi e piccoli ricevimenti; da grandi finestre lo sguardo dei commensali spaziava sul paesaggio circostante. Cubicula: non solo quelli destinati al sonno della notte, ma anche i cubicula diurna, per riposare durante il giorno o studiare; davanti al cubiculum poteva esservi un'anticamera. Stanze da studio: come la bibliotheca o la zotheca con quest'ultimo nome si intendeva un cubiculum adatto a salottino. Bagno: costruito come le grandi thermae pubbliche, ne aveva tutti gli ambienti essenziali: apodyterium, caldarium, tepidarium, frigidarium, cioè: spogliatoio, stanza per il bagno caldo, stanza d'aspetto e stanza per il bagno freddo; e inoltre la piscina per nuotare all'aperto e un area per far la ginnastica dopo il bagno (gymnasium sphaeristerium). Porticati: sorgevano un po' dappertutto, sostenuti da lunghe file di colonne, servivano per passeggiare al coperto se il tempo era cattivo (ambulationes) o, più larghi e lunghi, potevano essere percorsi a cavallo o in lettiga (gestationes).

Villa settefinestre (RUSTICA)
La villa Settefinestre è ubicata nelle vicinanze di Cosa, una Colonia romana fondata nel 273 a.C., raggiungibile da Roma percorrendo la Via Aurelia. Cosa andò in crisi a seguito delle guerre civili e finì con lo spopolarsi. Il luogo venne poi utilizzato per la costruzione di un gruppo di ville la cui gestione era affidata al lavoro degli schiavi a differenza dei grandi latifondi del sud Italia. La villa di Settefinestre è diversa dalla villa con peristilio descritta da Plinio, dalle ville di Ercolano, con i loro splendidi mosaici e dipinti, e dalle ville imperiali della baia di Napoli.
Villa ADRIANA (URBANA)
La villa Adriana fu voluta dall'imperatore Adriano come sua residenza a partire dal 117 d.C, la villa fu realizzata sulla base di un edificio preesistente di proprietà della moglie Vibia Sabina, che ne costituì il primo nucleo. Costruita nelle vicinanze della capitale sui Monti Tiburtini, a circa 28 km da Roma, era raggiungibile sia per mezzo della via Tiburtina che della via Prenestina, oppure navigando il fiume Aniene. L'area scelta era ricca di acque e vi passavano quattro degli antichi acquedotti che servivano Roma (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia). Nei suoi pressi esiste tuttora la sorgente di acqua sulfurea delle Acque Albule (gli odienri Bagni di Tivoli), conosciuta e molto apprezzata dall'imperatore.
Villa Adriana Mappa
SitografIa

IMMAGINI

DEFINIZIONI LATINE

CITAZIONI E PARAGRAFI

INFORMAZIONI GENERALI

Bibliografia

PARAGRAFI E INFO GENERALI

”L'architettura Romana" di Roberto Marta (libro digitale)“

”Ville dell'agroromano di Marina De Franceschini“

”L'Architettura del mondo romano“ di Morachiello Paolo e Fontana Vincenzo

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