Scorsese si ispira al romanzo dello scrittore, poeta e filosofo greco Nikos Kazantzakis. Questo film tratta di un Cristo inedito, un Cristo uomo, un Cristo tormentato da dubbi e paure, dal piacere della carne alla quale resistere.

Non mi sorprende che l'autore del libro Kazantzakis sia stato perseguitato dalla chiesa ortodossa. La materia trattata è tagliente e destabilizzante. La vita di Cristo vista attraverso i suoi occhi, non attraverso le scritture ovvero le trasposizioni di altri uomini.

"Mio dio, fammi dio" partendo da questo desiderio del Cristo bambino e respirando ogni minuto che scorre crudo e inesorabile, scopriamo che Cristo si è guadagnato la sua divinità, con sudore e fatica. Non è nato privilegiato "figlio d'uomo", è nato uomo, ha lottato contro tutti i demòni che albergano nell'anima umana.

È un Cristo inedito e tormentato, molto più simile a quello che compare nei vangeli apocrifi. Ricordo la lettura in cui egli piange il Giuseppe morto, il suo padre terreno e da quelle letture, fino a questo film, non posso che pensare ancora a quanto sarebbe stato più vicino al cuore di tutti un Cristo uomo piuttosto che una divinità astratta.

Nikos Kazantzakis

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