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UN NUOVO TEATRO Riapre il teatro della Toscana

IL PROGETTO

Teatro d’Arte, Teatro Pubblico, Teatro della Città, nella continua tensione ideale tra arte e società civile, tra attenzione rivolta all’uomo e riflessione sulla collettività: la Fondazione Teatro della Toscana riapre acquisendo appieno dopo la pandemia la consapevolezza dell’identità finora perseguita, cercata e voluta di Teatro della Città, delle Città in cui opera, di Casa degli artisti e di Casa dei sogni.

La Lingua Italiana, i Giovani, l’Europa, la Vecchia e Nuova drammaturgia, il Teatro civile e politico: dopo più di un anno di silenzio, il Teatro della Toscana si impegna a restituire al Teatro il suo ruolo di fattore attivo nella società, di motore della partecipazione critica agli eventi della società stessa. È questa una delle funzioni più alte e importanti del Teatro, che diviene testimone della storia e, attraverso la poesia, si assume un fondamentale impegno sociale.

Tutto questo con il costante sguardo alla nostra Storia, a chi in altri tempi, diversi, ma tanto simili agli attuali, ha avuto il coraggio di aprire nuove strade impensabili ai più, coloro che oggi sono i punti di riferimento imprescindibili per chi voglia davvero lavorare per consentire che un nuovo teatro si realizzi attraverso i giovani, con i giovani, per i giovani, solo a loro consegnando ogni possibile futuro.

I giovani attori delle scuole “Orazio Costa” e “L'Oltrarno” insieme a Marco Giorgetti, Direttore Generale della Fondazione (a sinistra), Tommaso Sacchi, Presidente e Stefano Accorsi, Direttore Artistico (al centro) e Raffaello Gaggio, responsabile de L'Oltrarno (a destra) - Foto Filippo Manzini
I Nuovi con Giancarlo Sepe - Foto Filippo Manzini
Il gruppo dei giovani del Workcenter. Al centro, dietro gli attori, Antonio Chelli, Vice presidente della Fondazione Teatro della Toscana; davanti, Stefano Accorsi tra Mario Biagini (a sinistra) e Thomas Richards (a destra) Direttori del Workcenter e Luca Dini, Direttore del CSRT - Foto Lorenzo Burlando
Stefano Accorsi, Direttore artistico del teatro della Toscana - Foto di Sebastiano Pessina - Courtesy Saverio Ferragina
Pierfrancesco Favino, Direttore de L'Oltrarno, Scuola di formazione del mestiere dell'attore - Foto Daniele Barraco

Tale impegno unisce tutti gli artisti protagonisti della rinascita: Stefano Accorsi, anche Direttore Artistico, Piero Maccarinelli, Charles Chemin, il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards, i diplomati del Corso per Attori ‘Orazio Costa’ e de L’Oltrarno di Pierfrancesco Favino, il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, con il costante mantenimento dei rapporti di partenariato con Parigi, Roma, Milano, Atene, Palermo, Los Angeles, Napoli, Trieste.

Da sinistra, Marco Giorgetti, Direttore Generale Fondazione Teatro della Toscana, Emmanuel Demarcy-Mota, Direttore del Théâtre de la Ville di Parigi e Tommaso Sacchi, Presidente Fondazione Teatro della Toscana - Foto Filippo Manzini

Sul piano internazionale, si confermano le linee d’azione che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni dell’attività della Fondazione: lo sviluppo di una rete di diplomazia culturale, grazie ai partenariati con Parigi, Atene, New York, Los Angeles e altri in via di definizione; la costante relazione operativa con i grandi centri di produzione internazionale; l’individuazione di un sistema di artisti di riferimento (a Bob Wilson, Israel Galván, Euripides Laskaridis, Dimitris Papaoiannou e Charles Chemin si aggiungerà nel corso del 2021 Irina Brook in un progetto con Teatro Stabile del Veneto e Teatro Biondo di Palermo); e soprattutto, la creazione di opportunità per i giovani, intesi come produttori e fruitori, in linea anche con i valori della Carta 18-XXI, ideata da Emmanuel Demarcy-Mota, Direttore del Théatre de la Ville di Parigi e sottoscritta dalla Fondazione.

In questa direzione va il “metodo” di scambi di esperienze tra artisti affermati e giovani performer in formazione, ideato nel 2019 anche grazie a Elisabetta Di Mambro, che ha portato dopo un percorso articolato di incontri alla creazione di interno/esterno, lo spettacolo diretto da Chemin con i diplomati della Corso per attori 'Orazio Costa'. Questo “metodo” sarà cardine del futuro rapporto con Palermo, con il coinvolgimento dei giovani della scuola del Teatro Biondo. Sempre in partnership col Théâtre de la Ville prosegue il progetto delle Consultazioni, poetiche e musicali, che tanto successo hanno avuto telefonicamente durante la pandemia, e che faranno una tappa straordinaria all’aperto il 12 giugno in un giardino di Firenze.

Alcuni momenti dei workshop internazionali organizzati al Teatro della Pergola, 2020 - Foto Filippo Manzini

Questo anno drammatico che ci ha tenuti lontani non è passato invano. Non abbiamo smesso un solo giorno di lavorare per stare al passo con le sfide che l’emergenza del presente ci ha posto di fronte per essere e fare davvero Teatro. Il potere dell’immaginazione deve rimanere in vita per contribuire a costruire un futuro vivibile per il teatro, e quindi per la società.

Manifesto per un nuovo teatro

La chiusura dettata dall’emergenza è stata l’occasione di applicare appieno il metodo di lavoro e il modello produttivo dichiarati nel Manifesto per un nuovo teatro che è alla base del lavoro del Teatro della Toscana, tanto che gli spettacoli prodotti per la riapertura sono l’esito dell’incontro fra giovani attori e maestri, scene, costumi e apparati sono realizzati dal Laboratorio d’Arte e dal qualificatissimo staff di palco, con una dotazione economica delimitata, limitata e sempre uguale, in economia, con rigore, umiltà, integrità e sincerità, termini e principi probabilmente ‘fuori moda’, ma oggi sempre di più decisivi e fondamentali nel tempo che ci troviamo a vivere.

Le attività

La Fondazione è un teatro policentrico a livello geografico, tra il Teatro della Pergola di Firenze, il Teatro Era di Pontedera, il Teatro Studio 'Mila Pieralli' di Scandicci, e plurale a livello artistico e di proposta: non è il teatro di un regista, di un solo artista, in quanto modello di impresa che genera un processo di crescita gestionale e culturale, di valorizzazione e realizzazione degli individui.

La materia prima testuale è quella della nostra Lingua: Ludovico Ariosto in Giocando con Orlando – Assolo con Stefano Accorsi; Luigi Sturzo ne La Mafia, adattamento e regia di Piero Maccarinelli, con protagonisti i giovani del “vivaio” del Teatro della Toscana e dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma; Carlo Goldoni ne La donna volubile, regia di Marco Giorgetti, con le attrici e gli attori de l’Oltrarno; Carlo Lorenzini in Pinocchio, uno spettacolo di Pier Paolo Pacini, con i diplomati del Corso per Attori ‘Orazio Costa’; la finestra sull’Europa rappresentata da interno/esterno da Maurice Maeterlinck, regia di Charles Chemin, con i diplomati del Corso per Attori ‘Orazio Costa’; il Workcenter presenta Sin Fronteras (Senza Frontiere), Le Storie di Katie, E il popolo canta.

9 maggio ore 17 / TEATRO ERA Pontedera

10 maggio ore 18.45 / TEATRO DELLA PERGOLA Firenze

Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo, Fondazione Teatro della Toscana

Stefano Accorsi

GIOCANDO CON ORLANDO - ASSOLO

Tracce, memorie, letture da Orlando furioso di Ludovico Ariosto secondo Marco Baliani

scene Mimmo Paladino

impianto scenico Daniele Spisa

costumi Alessandro Lai

luci Luca Barbati

adattamento teatrale e regia Marco Baliani

capo macchinista Stefano Pommella

datore luci Alessandro Albertazzi

fonico Giulia Belardi

amministratore di compagnia Vittoriano Baratta

foto Noemi Ardesi - Courtesy Nuovo Teatro

“Dicono che a narrare storie il mondo diventi assai meno terribile, e per tal compito, in questi tempi amari dove a parlare sembra essere solo la realtà, ci siam messi all’opera, con passo volatile e leggero, ma per toccare sostanze alte e un sentire sincero. Trasferire l’Orlando furioso in una presenza teatrale è impresa degna di cavalieri erranti, anzi narranti. Stefano Accorsi veste i panni di un simile cavaliere e si cimenta con l’opera ariostesca cavalcando il tema oneroso dell’amore e delle sue declinazioni, amore perso sfortunato vincente doloroso sofferente sacrificale gioioso e di certo anche furioso. Monologando, narrando, digressionando, le rime ottave del grande poeta risuoneranno in sempre nuove sorprese, in voci all’ascolto inaspettate, in suoni all’orecchio stupiti”. Marco Baliani

Una versione speciale che nasce dalla fortunata esperienza teatrale che ha visto Stefano Accorsi e Marco Baliani confrontarsi in maniera appassionata e ironica, sui palcoscenici dei maggiori teatri italiani, con le parole immortali dell’Ariosto.

13 / 14 maggio ore 18.45 / TEATRO DELLA PERGOLA Firenze

Il 29 maggio ore 21.15 lo spettacolo è su Rai Cinque, regia televisiva di Marco Odetto.

Prima nazionale

Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d’Amico, Fondazione Teatro della Toscana

con il patrocinio dell’Istituto Luigi Sturzo Roma

Lorenzo Guadalupi, Athos Leonardi, Iacopo Nestori, Luca Pedron, Sebastiano Spada, Filippo Lai, Diego Giangrasso, Adriano Exacoustos, Paride Cicirello, Francesco Grossi

LA MAFIA

Dramma in cinque atti

di Luigi Sturzo

riduzione e adattamento Piero Maccarinelli

scene Gianluca Amodio

costumi Laura Giannisi

musiche Antonio Di Pofi

luci Javier Delle Monache

uno spettacolo di Piero Maccarinelli

aiuto regia Danilo Capezzani

foto Tommaso Le Pera

Piero Maccarinelli con i giovani attori durante le prove - Foto Tommaso Le Pera

Febbraio 1900. A Caltagirone, al Teatro Silvio Pellico, si rappresenta La Mafia di Luigi Sturzo, dramma in cinque atti su un fenomeno criminale fiorente, che parla di Bene e di Male, ma che è anche storia vera. Una testimonianza dei legami già allora esistenti tra mafia e politica; legami ripetuti, complessi e forti al punto di condizionare le aule di giustizia. Al centro della messa in scena l’omicidio avvenuto nel 1893 del cavalier Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, ex sindaco di Palermo e deputato del Regno. Un delitto eccellente per cui la pubblica accusa aveva individuato come mandante l’on. Raffaele Palizzolo, una circostanza che causò enormi difficoltà e lungaggini allo svolgimento dei processi a carico di ideatori ed esecutori dell’omicidio. Una situazione intricata e melmosa da cui non a caso scaturirono sentenze contraddittorie: Palizzolo condannato in primo grado, venne assolto in appello dodici anni dopo, nel 1905. Sturzo aveva l’obiettivo di indirizzare le masse, in gran parte composte da persone che non sapevano leggere, con un messaggio semplice, basato su fatti reali. Allo scopo di rendere per loro possibile una scelta consapevole, di responsabilità. Oggi la potremmo definire “una scelta di campo per il bene comune e la giustizia sociale”. La battaglia di don Sturzo contro la mafia e la partitocrazia connessa alla corruzione, al clientelismo e all’abuso del denaro e del potere pubblico, fu avversata nel modo più classico attraverso un metodo sempre in voga: la congiura del silenzio, andata avanti anche nel dopoguerra e fino a oggi, sebbene una parte politica sia stata tragicamente decimata anche dal cancro della immoralità, della corruzione e dell’infiltrazione mafiosa. Piero Maccarinelli - Gaspare Sturzo

Foto di scena Tommaso Le Pera

15 / 16 maggio ore 18.45 (domenica ore 17.45) / TEATRO STUDIO MILA PIERALLI Scandicci

Teatro della Pergola in collaborazione con Groupe Karol Karol

INTERNO/ESTERNO

ideazione e regia Charles Chemin

collaborazione artistica Marcello Lumaca

collaborazione alla produzione Simona Fremder

ambiente sonoro Dario Felli

collaborazione lighting Orlando Bolognesi

coordinamento tecnico per il Teatro della Pergola Samuele Batistoni

costumi Elena Bianchini / Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola

sarta Eleonora Sgherri

vocal coaching Marco Toloni

messa in scena sviluppata con e interpretata da Ruggero Albisani, Maria Casamonti, Pietro Lancello, Annalisa Limardi, Giacomo Lorenzoni, Alberto Macherelli Bianchini, Costanza Maestripieri, Sofia Menci, Elena Meoni, Giovanna Chiara Pasini, Marco Santi, Federico Serafini, Emanuele Taddei

testi Interno di Maurice Maeterlinck (traduzione e adattamento Charles Chemin) e brani scritti dagli attori

coordinamento alla produzione Chiara Donà

Charles Chemin ha sviluppato una messa in scena con gli attori diplomati del Corso per attori “Orazio Costa” del Teatro della Pergola. Ha inseguito l'idea di creare un'opera su questi giovani artisti, scritta insieme a loro. L’atto unico Interno di Maeterlinck, incentrato sul tema degli esseri umani che affrontano il destino e le loro fantasie, stabilisce un ponte poetico con gli artisti, le cui parole personali e improvvisazioni fanno eco allo stato d'animo e ai sogni di un giovane che vive in una società in rapido cambiamento e giunge al termine dei propri studi in mezzo di una pandemia. Nella linea di discendenza del teatro-danza, questa composizione ibrida di immagine visiva, azione gestuale e testo crea un mondo sfuggente che ritrae i pensieri prospettici di una generazione giovane di artisti.

“Con questo gruppo di attori ci siamo incontrati mentre frequentavano il Corso per attori 'Orazio Costa' del Teatro della Pergola. Vennero al montaggio di Mary Said What She Said con Isabelle Huppert, dove lavoravo come co-regista di Bob Wilson. Sembravano sorpresi del fatto che avessi tante domande per loro quante loro per me. Interrogativi su quello che conoscevano e amavano in campo artistico, i loro punti di vista sull’estetica del teatro, il ruolo dell’attore in una regia, i sogni sul loro futuro e molte altre cose”. Charles Chemin

Le prove dello spettacolo di Charles Chemin - Foto Filippo Manzini

15 maggio ore 19.00 / TEATRO ERA Pontedera

Prima Nazionale

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Alonso Abarzúa, Javier Cárcel Hidalgo Saavedra, Gina Gutiérrez Villamizar, Guilherme Kirchheim, Lynda Mebtouche, Felipe Salazar Montoya, María Constanza Solarte

SIN FRONTERAS (SENZA FRONTIERE)

tratto da “Beben” di Guillermo Calderón

regia Thomas Richards

Sin Fronteras, adattato da Beben di Guillermo Calderón, si svolge subito dopo il terremoto del 2010 in Cile. Un gruppo di volontari aiuta le vittime del disastro. A scopo terapeutico, raccontano ai bambini colpiti dal disastro il tragico racconto Terremoto in Cile, scritto da Heinrich Von Kleist nel 1807, in cui una donna sfugge per un pelo all'esecuzione mentre un terremoto distrugge Santiago del Cile nel 1647. Nonostante la fuga, l'eroina della storia è infine sopraffatta dalla tragedia quando viene attaccata da una folla disperata e furiosa. Sin Fronteras apre una riflessione sulle crepe che si rivelano all’interno di una società dopo una catastrofe naturale, mettendo in evidenza la precarietà dell’equilibrio della vita quotidiana. Lo spettatore viene trasportato da un universo realistico a uno grottesco e comico, intimo e profondo, in cui i volontari riesaminano le loro motivazioni e azioni, scontrandosi coi propri conflitti interiori, resi evidenti dinanzi alle sofferenze improvvise e impreviste con cui ogni individuo può essere chiamato a confrontarsi.

Spettacolo in spagnolo con sottotitoli in italiano.

Sin fronteras - Foto Andrés Quintero e Javier Cubas Peris

16 maggio ore 16.00 / TEATRO ERA Pontedera

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Agnieszka Kazimierska

LE STORIE DI KATIE

regia Mario Biagini

“Le storie di Katie è un incontro sfaccettato con Katie – una ragazza le cui esperienze di vita e il cui fato sono incapsulate nel canto. Ma Katie (in polacco, Kasia) è anche il nome di una folla. È un nome usato tradizionalmente nei canti, nella poesia e nelle storie popolari polacche, come il nome di un’eroina. L’incontro con Katie è un incontro con le migliaia di donne le cui esperienze sono state escluse e zittite nelle storie eroiche scritte e raccontate dagli uomini. Incontrarle significa restituire loro le loro voci.” Dariusz Kosiński, Jagiellonian University, Kraków

Le storie di Katie è la storia di una donna e del suo innamorato, che dopo un fatto terribile è partito con la promessa di tornare, un giorno. Ed è la storia di un giardino, fitto di alberi di ciliegio. Tempi di attesa e tempi di divenire – tempi nuovi e selvaggi. Katie, accompagnata da una coppia di domestici stranieri, vive protetta dall’ombra dei ciliegi, testimoni silenziosi della sua vita e della Storia. Ogni giorno Katie riceve visitatori: ogni momento potrebbe essere quello del ritorno di colui che è partito in viaggio, e Katie si tiene pronta. Con le sue storie e i suoi silenzi, Katie ci parla del desiderio e dell’attesa, di ciò che non è mai stato detto. Il desiderio che Katie incarna ci invita a interrogarci sul luogo a cui apparteniamo, a porci domande sul ruolo della nostra coscienza, nel flusso assordante degli avvenimenti e nel turbine confuso dei desideri.

Spettacolo in inglese, sottotitolato in italiano. Con canti tradizionali polacchi.

Katie's Tales - Foto Nikita Chuntomov e Falciola

16 maggio ore 19.00 / TEATRO ERA Pontedera

Anteprima

Fondazione Teatro della Toscana, Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Open Program / Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

E IL POPOLO CANTA

con Felicita Marcelli

testi poetici Pier Paolo Pasolini

con canti tradizionali italiani

regia Mario Biagini

“È stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi l’Italia distruggersi e sparire. Adesso, risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno ci accorgiamo che non c’è più niente da fare”. Pier Paolo Pasolini

E il popolo canta è un’investigazione in forma di recital su canti tradizionali del centro-sud d’Italia e della loro relazione con la poesia di Pier Paolo Pasolini. Ci riporta a un mondo che non esiste più, a un paesaggio musicale di tradizione orale che è ormai scomparso dalla cultura viva della gente, e per lo più dimenticato. Non solo un concerto, dunque, ma un tentativo di evocare quel mondo umano e sonoro, di farlo rivivere per alcuni istanti, come in un'immaginaria memoria. Intrecciandosi al canto, i versi di Pasolini, ancora ci interrogano sul retaggio dei cambiamenti epocali occorsi nell'Italia uscita dal secondo conflitto mondiale, del rapido sviluppo che in pochi anni ha portato alla scomparsa di quei “vari modi di essere uomini che l’Italia aveva prodotto in modo storicamente molto differenziato”.

I canti che compongono questo lavoro, in diversi dialetti del centro-sud, sono stati estratti da fonti d’archivio registrate tra gli anni ‘40 e ’60, frutto di ricerche in campo etnomusicologico effettuate in Italia e presso comunità di emigranti italiani negli Stati Uniti (da, tra gli altri, Colacicchi, Nataletti, Carpitella e Lomax).

Si ringrazia per la consulenza il Sig. Emiliano Migliorini, Direttore Scientifico del Museo della Civiltà Contadina Valle dell'Aniene. Testi poetici di Pier Paolo Pasolini tratti dalle raccolte, edite da Garzanti, Le ceneri di Gramsci e Poesia in forma di rosa.

Recital letterario.

E il popolo canta

19 / 23 maggio (mercoledì, giovedì, venerdì doppia recita ore 15.15 e 18.45 – sabato ore 18.45 – domenica ore 15.15) / TEATRO DELLA PERGOLA Firenze

Fondazione Teatro della Toscana, L'Oltrarno - Scuola di formazione del mestiere dell'attore

Lorenzo Antolini, Greta Bendinelli, Marco Bossi, Antonio Cocuzza, Jacopo Dragonetti, Arianna Maria Garcea, Giacomo Gava, Yeda Kim, Nadia Najim, Viola Picchi Marchi, Federico Poggetti, Francesco Providenti, Maria Giulia Toscano

LA DONNA VOLUBILE

di Carlo Goldoni

scene Carlo De Marino

direttrice di scena Federica Elisa Francolini

costumi e maschere Elena Bianchini

assistente costumi e maschere Eleonora Sgherri

sarte Silvia Anderson, Anna Catalina Rodriguez

costruzione, macchineria Duccio Bonechi, Sandro Lo Bue, Francesco Pangaro

luci Filippo Manzini

fonico Lorenzo Bernini

gioielli realizzati da Paolo Penko Bottega Orafa

voice training Susan Main

movement training Sinead O'Keeffe

regia Marco Giorgetti

aiuto regia Raffaello Gaggio

‘… Il teatro è come l’essere umano. L’uomo è sempre in movimento, in mutamento continuo. Il teatro che noi pretendiamo sia preciso e perfetto, non può e non deve essere perfetto perché l’uomo non è equilibrato, non è perfetto: è sempre alla ricerca di qualche cosa. È attaccato al passato e teso verso il futuro, non capisce bene il passato oppure lo capisce, rimane troppo legato al passato e non vede il futuro, oppure vede troppo il futuro e non vede il passato: l’essere umano si trova sempre in una posizione precaria. Il teatro è l’arte del precario, è l’arte della cosa che non resta, della cosa che si muove. Ecco perché il teatro è così grande: perché è il simbolo dell’uomo. Il Teatro è la nostra Vita, la vita di noi teatranti. Il Teatro, nel bene e nel male, è lo specchio del tempo, riassume le contraddizioni della comunità alla quale appartiene. Noi questo lo sentiamo, carnalmente, sera per sera. In una società infelice, brutale e soprattutto impietosa ed incapace di fraternità e di rispetto, noi siamo i più percossi nell’intimo. Ogni giorno, provando o recitando, dobbiamo superarci continuamente, vincere la nostra angoscia e talvolta anche le nostre indignazioni per compiere la nostra missione. Perché non è un mestiere il nostro, è una missione: far continuare, ineluttabilmente il Teatro, il nostro Teatro certo, ma soprattutto una parte del Grande Teatro del Mondo. Portare alta la fiamma della teatralità, raccontare piccole e grandi avventure degli uomini ad altri uomini.’

"In queste parole di Giorgio Strehler sta tutto il senso di una scelta e di un lavoro che ci porta finalmente a ritrovare il nostro pubblico, a rinnovare il grande rito vivente del Teatro potendo finalmente esprimere appieno la nostra vocazione di Teatro della Lingua Italiana, tutto orientato ai Giovani e all’Europa, che lavora fuori da ogni logica produttiva canonica secondo un modello di costante e totale scambio fra giovani e maestri. Una Compagnia di giovani attori, magnificamente formati alla Scuola dell’Oltrarno diretta da Pierfrancesco Favino, grazie alla qualità del lavoro dei suoi insegnanti, come Susan Main (vicedirettrice e responsabile sezione voce) e Sinead O'Keeffe (responsabile sezione movimento). Uno staff di giovani tecnici, artisti, organizzatori, che non hanno mai smesso di lavorare con dedizione per arrivare al momento della riapertura. Un grande autore italiano, Carlo Goldoni, che non è solo il più grande di sempre, ma è anche colui che ha voluto e avviato la Riforma del Teatro, che ha combattuto per far nascere un ‘Nuovo Teatro’ in un momento in cui un mondo finiva, proprio come adesso accade a noi e al nostro tempo, e non si sapeva, come oggi noi non sappiamo, come sarebbe stato il dopo: il dopo-crisi, il dopo-pandemia, il dopo-tutto… Dall’unione di questi semplici elementi nasce la nostra Donna Volubile, testo mai realizzato dopo la prima rappresentazione di 270 anni fa nel 1751, forse perché ritenuto troppo effimero o leggero, una commedia fatta di niente eppure di tutto, come la vita, un'eternità in un attimo, con al centro il tema della Donna, della sua consapevolezza di crescita in una società dissoluta e spietata, e con uno studio irresistibile di caratteri umani, viventi, flessibili che non hanno niente dell'immobilità e del convenzionalismo delle maschere o dei tipi della Commedia dell'Arte". Marco Giorgetti

La donna volubile - Foto Erica Trinchera

1 / 6 giugno ore 18.45 – domenica ore 15.15 / TEATRO DELLA PERGOLA Firenze

8 giugno ore 19.00 / TEATRO ERA Pontedera

Fondazione Teatro della Toscana

Ruggero Albisani, Maria Casamonti, Pietro Lancello, Annalisa Limardi, Giacomo Lorenzoni, Alberto Macherelli Bianchini, Costanza Maestripieri, Sofia Menci, Elena Meoni, Giovanna Chiara Pasini, Marco Santi, Federico Serafini, Emanuele Taddei

PINOCCHIO

da Carlo Lorenzini

scene Carlo De Marino

direttrice di scena Federica Elisa Francolini

costumi e maschere Elena Bianchini

assistente costumi e maschere Eleonora Sgherri

sarta Valentina Gualandri

costruzione, macchineria Duccio Bonechi, Sandro Lo Bue, Francesco Pangaro

luci Samuele Batistoni

fonico Lorenzo Bernini

uno spettacolo di Pier Paolo Pacini

assistente alla regia Alessandra Niccolini

Pinocchio è un eroe universale, una metafora dell'uomo. È il nostro lato oscuro e meraviglioso. È un sogno e un'illusione che nasce da un mondo fiabesco dove una Fata è in apparenza capace di soddisfare i sogni di un burattino; ma la verità è un’altra. Per chi si ferma alla prima lettura, la favola ha tutti i connotati tipici del lieto fine, ma a chi indaga più a fondo, non può sfuggire una realtà diversa, quella che Pier Paolo Pacini nel suo Pinocchio da Carlo Lorenzini con le attrici e gli attori del Corso per attori ‘Orazio Costa’ mostra tra meraviglia e incubo: la vicenda di Pinocchio non è felice (e questa realtà ci colpisce come un boomerang), perché egli viene tradito da chi lo spinge al cambiamento, tradito fino alle estreme conseguenze, perché il burattino Pinocchio alla fine della storia non c’è più. La sua non è una trasformazione, non diventa un bambino, ma la concretizzazione/nascita del bambino prevede la scomparsa, la fine, la morte del burattino. Lo spettacolo nasce da un percorso di approfondimento e studio iniziato a fine 2020. Il lavoro ha portato da un Pinocchio burattino che ci diverte, a un Pinocchio bambino che ci fa riflettere, che ci guarda e ci chiede il perché delle promesse non mantenute, delle nostre negligenze e della nostra indifferenza verso i bisogni dell'infanzia. Un Pinocchio, questo, che affronta il significato apparente del libro e lo ribalta: da storia edificante per bambini a fiaba dark per adulti. La storia che Pacini racconta sfugge quindi a un finale “accomodante”, insistendo con grande forza di sintesi su un ricco ventaglio di stili e di “maniere” stranianti – compreso il ricorso all’uso del teatro di figura – testimonianza di un lungo processo di lettura e di assimilazione. La grandezza di questo testo è nella sua intrinseca capacità di far riflettere su un tema che non è solo quello dell’infanzia, ma che riguarda più in generale l’essere umano: tutti lottiamo come burattini per il nostro posto nel mondo.

Le maestranze del Laboratorio d'Arte della Pergola mentre costruiscono gli elementi scenici per Pinocchio - Foto Filippo Manzini

Il 12 giugno, nell’ambito di una giornata internazionale all’aperto promossa dal Théâtre de la Ville di Parigi, saranno riprese in un giardino di Firenze ancora da identificare le Consultazioni Poetiche e Musicali, con i componenti italiani della Grande Troupe de l'Imaginaire, la compagine che riunisce i “consultanti” di vari paesi d’Europa e del mondo uniti in questo progetto di sollievo attraverso la poesia che tanto ha avuto successo durante la pandemia.

Tutto questo è una storia che si riavvia adesso per realizzarsi appieno nella stagione 2021/2022, la cui apertura è affidata a Giancarlo Sepe con lo spettacolo The Dubliners per una scelta di senso profonda se letta non nel voler ‘ricominciare da dove ci eravamo interrotti’, ma nella visione del rapporto con un Maestro che fa della contaminazione dei generi e della costante ricerca autentica il suo modo di essere Teatro. In questa chiave la sua idea di una Facoltà della Ricerca Teatrale che si espleta, nel quadro di una collaborazione tra la Fondazione e il Teatro La Comunità di Roma, fin da ottobre nella Officina Americana di cui è online, con un forte valore simbolico, l’avviso pubblico di selezione.

The Dubliners - Foto Filippo Manzini

Si inaugura anche un processo produttivo che va dal teatro al mezzo multimediale e digitale, con protagonisti, accanto ai nostri giovani, artisti di riferimento della scena nazionale come Elio Germano in Così è (o mi pare) Pirandello in VR, riscrittura per realtà virtuale da Luigi Pirandello. È questo l’inizio di un cammino ideativo comune, fortemente voluto dal Direttore Artistico Stefano Accorsi.

Elio Germano

Paradiso 33, un altro spettacolo in coproduzione con Fondazione Teatro della Toscana e divulgativo senza che niente sia spiegato di Elio Germano, Teho Teardo, Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Dante Alighieri, nel 33esimo canto del Paradiso, si trova nell'impaccio dell'essere umano che prova a descrivere l'immenso, l'indicibile, prova a raccontare l'irraccontabile. Questo scarto rispetto alla “somma meraviglia” sarà messo in scena creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità. Elio Germano e Teho Teardo sono la voce e la musica per dire la bellezza e avvicinarsi al mistero, mostrando quello che non si potrà mai descrivere logicamente. Il 33esimo canto verrà attraversato parola per parola, accompagnato dalla musica dal vivo con strumenti di tutte le epoche e giochi sonori. Ogni parola del testo è accompagnata a sua volta dalle immagini e dagli effetti speciali di Simone Ferrari e Lulu Helbæk. Grazie alla loro esperienza, accadrà qualcosa di magico e meraviglioso, qualcosa di inspiegabile, fatto di riflessi e di luci, trascendendo qualsiasi concetto di teatro, concerto o rappresentazione dantesca.

Backstage del docu-film al Teatro della Pergola - Foto Lorenzo Burlando

Sempre riguardo all’attività digitale e multimediale, si evidenzia il docu-film sulla storia del Teatro della Pergola con Accorsi e i giovani attori de l’Oltrarno, soggetto di Filippo Gentili, coreografie di Anna Redi, regia di Giorgio Testi, in coproduzione con Sky Arte.

Il CSRT di Pontedera è impegnato nel progetto Ai confini delle arti: persone corpi immagini natura e tecnologie che intende riattraversare il passato con azioni e attività diverse ma intimamente collegate tra loro: offrire immagini del passato allo sguardo d’artista dell’oggi, ponendo l’accento sull’energia delle origini e senza alcuna volontà documentaristica: si tratta della produzione dell’opera video di Rä di Martino Fuori dai teatri, le cui riprese sono previste a fine maggio con gli attori Lino Musella e Anna Bellato e la cui prima assoluta è programmata allo Schermo dell’arte Film Festival di Firenze a novembre; permettere alle giovani generazioni di conoscere e analizzare gli spettacoli del passato recente con il progetto in corso dalla fine di gennaio, Scritture sulla scena, in collaborazione con il Dipartimento di Forme e Civiltà del Sapere dell’Università di Pisa, quest’anno è stato ed è possibile grazie alla disponibilità dei materiali di documentazione video dell’archivio, facendo emergere la necessità di avere elenchi (se non cataloghi) dei materiali audiovisivi disponibili per renderli effettivamente fruibili, mettere a disposizione del presente e del futuro frammenti di una storia teatrale contemporanea (l’Archivio di Pontedera), sviluppando un progetto che rende necessarie operazioni fondamentali a misurarne la consistenza, il valore storico e tutte le potenzialità di interazione viva per studenti e ricercatori, ma anche in sinergia con tutte le attività della Fondazione Teatro della Toscana, come parte di un progetto di valorizzazione e promozione culturale articolato e complesso.

Lucia Calamaro - Foto Guido Mencari

Si inserisce in questo quadro la partenza della Scuola di drammaturgia Scritture diretta da Lucia Calamaro e promossa da Fondazione Teatro della Toscana, Riccione Teatro, Teatro Stabile di Bolzano, Sardegna Teatro, Teatro Bellini di Napoli. Scritture, al plurale: questo è il nome della nuova scuola, a sottolineare l’importanza del lavoro drammaturgico, di qualsiasi natura, nel processo teatrale. Aperta a 15 partecipanti selezionati tramite concorso fra 257 candidature presentate, la scuola sarà itinerante, con appuntamenti in tutte le sedi dei partner (Bolzano, Napoli, Toscana, Sardegna e Riccione) dal 24 maggio al 21 novembre.

Sul tema della formazione, si segnalano le attività del Centro di Avviamento all’Espressione suddivise in varie tipologie di corsi aperti a tutti effettuati sia al Teatro della Pergola che esternamente presso Quartieri, Centri culturali e Scuole, in collaborazione con associazioni e strutture pubbliche e private. L’interazione tra sistema culturale e cittadinanza trova attuazione, oltre ai progetti del CAE, in quelli sull’Area Metropolitana in collaborazione con Venti Lucenti (Teatro Urbano) e in quelli con il Teatro delle Donne per un progetto di residenza al Teatro Studio di Scandicci.

Dal 12 maggio fino alla pausa estiva riapre il Centro Studi del Teatro della Pergola. Accesso solo su prenotazione (tramite e-mail centrostudi@teatrodellatoscana.it) nei giorni di martedì (14.30 - 17.30), mercoledì (10 - 13.30 e 14.30 - 17.30) e giovedì (10 - 13.30).

Dal 20 maggio al 6 giugno ripartono inoltre le visite guidate al Teatro della Pergola A testa alta. Ogni giovedì, venerdì, sabato e domenica alle ore 11, biglietto 5 euro, acquisto in prevendita (biglietteria e online) almeno il giorno precedente.

Foto Lorenzo Burlando

BIGLIETTI TEATRO DELLA PERGOLA

Acquisto biglietti online su www.teatrodellapergola.com

Biglietteria: Via della Pergola 12, Firenze - tel. 055.0763333. Aperta dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 17.30, il sabato dalle 10.30 alle 14, domenica riposo. (Nelle giornate di spettacolo la biglietteria aprirà un’ora prima dell’inizio).

Intero € 15,00 - Ridotto € 10,00 (under 30, over 60, soci Unicoop [mercoledì e giovedì, max 2 biglietti ridotti a tessera], abbonati).

CALL CENTER 055.0763333

È attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10.30 alle 17.30, e il sabato dalle 10.30 alle 14.00 per qualsiasi tipo di informazione.

BIGLIETTI TEATRO STUDIO

Acquisto biglietti online su www.teatrostudioscandicci.it

Via G. Donizetti 58, Scandicci (Firenze)

Intero € 12,00 - Ridotto € 8,00 (Under 30 - Over 60 - Abbonati)

Info biglietti Teatro della Pergola e Teatro Studio sul sito www.teatrodellatoscana.it o alle mail biglietteria@teatrodellapergola.com pubblico@teatrodellapergola.com

CALL CENTER 055.0763333

È attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10.30 alle 17.30, e il sabato dalle 10.30 alle 14.00 per qualsiasi tipo di informazione.

BIGLIETTI TEATRO ERA

Acquisto biglietti online su www.teatroera.it

Biglietteria: dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Nelle domeniche di spettacolo dalle ore 15.00 alle ore 19.00

Parco Jerzy Grotowski - Via Indipendenza, s.n.c., Pontedera (Pisa) - tel. 0587.213988

Info biglietti Teatro Era ai numeri 0587.55720 / 0587.57034 o alla mail teatroera@teatrodellatoscana.it

Giocando con Orlando e Pinocchio

Intero € 15,00Ridotto € 10,00 (under 30, soci Unicoop [max 2 biglietti ridotti a tessera], abbonati)

Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

Intero € 12,00Ridotto € 8,00 (under 30, Unicoop [max 2 biglietti ridotti a tessera], abbonati

CALL CENTER 0587.55720 / 0587.57034

È attivo dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18, per qualsiasi tipo di informazione.

I biglietti sono in vendita anche presso il Circuito Regionale Box Office

Si ringrazia per il sostegno

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Teatro della Toscana .
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