Nel mare ci sono i coccodrilli Carlino Mathias, 1ºT, 4/05/2017

La descrizione

Questo libro è stato scritto da Fabio geda, e tratto da una storia vera; un viaggio durato 8 anni, un viaggio tra paesi, paesaggi, e sofferenze: questa e stata la sua vita, ma adesso è cambiata.

La trama

Questo libro parla del viaggio di Enaiatollah che inizia perché la sua famiglia è perseguitata dai talebani perché il padre è rimasto vittima di un incidente, che ha portato alla perdita del carico del camion che stava guidando. La mamma di Enaiatollah, per proteggerlo, decide di portarlo in Pakistan, a Quetta, dove lo abbandona. Prima di andarsene, fa promettere al figlio tre cose: non rubare, non usare le armi e non usare droghe.

Enaiatollah trova lavoro al mercato come venditore ambulante. Qui fa amicizia con un gruppo di ragazzini hazara, in particolar modo con Sufi, con il quale decide di partire per l'Iran, perché la vita in Pakistan non è facile per la gente della loro Tribú. Enaiatollah e Sufi si affidano a un trafficante di clandestini e partono per l'Iran con altre persone. Viaggiano su un furgone tutti ammassati. Durante il viaggio, sul furgone un uomo tenta di buttarlo giù: ma lui verrà salvato da un signore che, in seguito, lo curerà all'arrivo in Iran, dove cade in una malattia grave.

In Iran Enaiatollah e Sufi vanno a lavorare in un cantiere edile e usano lo stipendio dei primi mesi per rimborsare i trafficanti. Nonostante il lavoro sia faticoso, Enaiatollah si trova bene perché fa amicizia con gli altri operai, tutti clandestini, e si sente parte di una grande famiglia. Un po di tempo dopo Sufi lascia il cantiere per andare a lavorare in una cava di pietre, in un'altra città dell'Iran. Dopo qualche mese la polizia fa un'irruzione al cantiere edile: Enaiatollah, essendo un immigrato clandestino, viene rimpatriato. Il ragazzo riesce a tornare in Iran per poi subire un altro tentativo di rimpatrio. In queste occasioni viene derubato e maltrattato dalla polizia di confine, subendo anche attacchi con armi da fuoco. In quel momento decide di lasciare l'Iran e trasferirsi in Turchia.

Il viaggio a piedi per attraversare le montagne tra Iran e Turchia dura circa un mese. I clandestini si muovono di notte, per evitare di essere visti dalla polizia; il freddo e le terribili condizioni del viaggio causano parecchi morti. Passato il confine, i clandestini vengono caricati su un camion e portati a Istanbul. Il viaggio dura tre giorni e all'arrivo i migranti non riescono più a muoversi, essendo stati per troppo tempo fermi nella stessa posizione accovacciata.

Enaiatollah rimane per un breve periodo a Istanbul, poi alcuni ragazzini afghani come lui gli propongono di partire per la Grecia in gommone. Non avendo mai visto il mare in vita loro, i ragazzi sono terrorizzati all'idea di doverlo attraversare. Hussein Alì uno dei ragazzi, in particolare, teme che nel mare ci siano i coccodrilli.

Anche questo viaggio si rivela drammatico perché uno degli amici di Enaiatollah, LiaQat, muore annegato. Dopo varie avventure, grazie all'aiuto di una signora che lo soccorre e gli paga il viaggio in traghetto, Enaiatollah riesce ad arrivare ad Atene. Qui lavora alla costruzione del villaggio olimpico e si trova bene finché i Giochi Olimpici non iniziano. A quel punto decide di partire di nuovo e si nasconde in un traghetto di cui non conosce la destinazione. Scopre di essere arrivato in Italia, precisamente a Venezia. Dopo numerosi spostamenti, raggiunge un suo amico afghano a Torino, Payam, che gli fa conoscere un'assistente sociale. Sarà proprio questa donna, Danila, ad adottarlo.

In Italia Enaiatollah inizia a studiare per imparare l'italiano e riesce ad ottenere il permesso di soggiorno, che la commissione inizialmente voleva negargli. Il libro si conclude con la telefonata di Enaiatollah alla madre, nella quale i due non riescono a parlarsi a causa della forte emozione, non essendosi sentiti e visti per otto anni.

Il commento

Il titolo " nel mare ci sono i coccodrilli" secondo me è una metafora che Distingue il mare alla vita e i coccodrilli a tutte quelle cose e persone che hanno cercatodi fermare enaiatollah. Inoltre Mi ha colpito come questo ragazzino ha lottato per la sua libertà ecome sia riuscito a conquistarla, perché solo lottando possiamo riuscire ad avverare i nostri sogni.

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