La pittura postimpressionista l'esordio dell'arte contemporanea

Felix Vallotton La spiaggia 1899

Il termine fu coniato nel 1910 da ROGER FRY in occasione della mostra londinese Manet and the Post – impressionists, che documentava la reazione all’impressionismo o le crisi al suo interno tra 1886 e 1905 e alludeva soprattutto al Paul Gauguin, Vincent Van Gogh, Emile Bernard e Georges Seurat; in seguito il campo del termine si è molto esteso, comprendendo gran parte delle espressioni artistiche in Francia e in Europa

Non designa quindi un vero e proprio movimento o una scuola unitaria, ma è stato attribuito in seguito ad artisti e gruppi anche diversi tra loro, che avevano in comune solo l’intento di superare il realismo impressionista, che puntava all’apparenza immediata delle cose, per seguire il suggerimento simbolista di rappresentare invece una realtà autonoma da quella naturale

L’arte viene vista ormai come il frutto non della percezione, ma di una operazione mentale i cui risultati possono essere otticamente incongruenti: si va oltre quindi alla rappresentazione spazio – luminosa di origine rinascimentale che aveva caratterizzato tutta la pittura moderna

Vincent Van Gogh Ulivi con le Alpilles sullo sfondo 1889

L'effetto della luce e del cielo mostra che negli alberi d'ulivo ci sono soggetti senza fine. Per quanto mi riguarda, cerco gli effetti contrastanti del fogliame, che variano con i toni del cielo. A volte, quando l'albero mette fuori fiori pallidi e grandi mosche blu, coleotteri di smeraldo e cicale ci volano su, tutto è immerso nell'azzurro puro. Poi, quando il fogliame diventa di bronzo e assume toni più maturi, il cielo è raggiante e striato di verde e arancione. E poi di nuovo, più avanti in autunno, le foglie prendono un tono di viola, qualcosa come il colore di un fico maturo, e questo effetto viola si manifesta più pienamente in contrasto con il grande sole bianco, nel suo alone pallido color limone. Talvolta, dopo la pioggia, ho visto tutto il cielo rosa e arancio, che da una sfumatura squisita di colore ai grigio-verdi argentei ....

Vincent van Gogh Lettera al fratello Theo 1889

Paul Cézanne Natura morta con amorino digesso 1895
Paul Cézanne Il ponte a Mancy 1879 Natura morta con mele e biscotti 1895 Maurice Denis Omaggio a Paul Cézanne 1900

IL SOGGETTO La pittura ha come scopo se stessa...Il pittore dipinge; una mela o un viso non sono che un pretesto per una combinazione di linee e di colori, niente di più.

VEDERE NON BASTA Un’intelligenza che organizza vigorosamente è la più preziosa collaboratrice della sensibilità per la realizzazione dell’opera d’arte...Nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambe devono aiutarsi tra loro.

I MODELLI Andate al Louvre. Ma dopo aver ammirato i grandi maestri che lì riposano, bisogna affrettarsi a uscire e vivificare in sé, a contatto con la natura, gli istinti e le sensazioni artistiche che abbiamo in noi.

IL METODO ..trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono...

L’ARTE È CREAZIONE Il caos non è più ordinato da Dio secondo le leggi della natura, ma da un artista secondo le esigenze della pittura.

Paul Cézanne Lettere

Arcaismo e orientalismo

Con la stanchezza nei confronti della tradizione figurativa postrinascimentale, le espressioni artistiche lontane nel tempo e nello spazio improvvisamente suscitarono ammirazione: erano interpretate come ingenue, precedenti o estranee al razionalismo figurativo europeo, adatte a veicolare in maniera diretta e suggestiva simboli e segni arcani, atmosfere sacrali

Paul Gauguin Il Cristo Giallo 1889
Crocifisso in legno dell'abazia di Tremalo a Pont-Aven in Bretagna Ceramica moche Paul Gauguin Natura morta 1890

Delle sculture africane si apprezzavano le forme semplificate e rudi, delle pitture indiane il decorativismo e la sensualità, delle stampe giapponesi (diffuse dopo l’apertura delle frontiere da parte del Giappone e l’Esposizione Universale di Londra del 1862) l’annullamento della profondità prospettica, lo spazio bidimensionale e rarefatto, l’ammiccante gestualità

Vincent Van Gogh Iris 1889
Hokusai Iris 1820 Illustrazione per il poema Sanji Hitoshi 1830 Vincent Van Gogh Papà Tanguy 1888 Giapponeseria 1887

La scuola di Pont-Aven

Era un gruppo di pittori capeggiati da Paul Gauguin e Emile Bernard, ai quali si unì occasionalmente anche Vincent van Gogh, che prendevano il nome da un borgo della Bretagna, dove si rifugiarono per evadere dal caos parigino alla ricerca di esperienze artistiche arcaiche, popolari e spontaneee

Paul Gauguin Autoritratto 1889 Emile Bernard Autoritratto 1897

Nel 1889 esposero a Parigi al Café des Arts con il nome di Groupe impressioniste et synthétiste: con syntétisme intedevano la tendenza a semplificare le forme e gli elementi figurativi, abolendo i particolari per dare l’idea dell’icona, del simbolo che richiama più che rappresentare : la composizione si esprime attraverso pochi schemi essenziali, come nelle culture antiche

Pascal Dagna-Bouveret Donne bretoni 1887 Emile Bernard Donne bretoni 1888 Vincent Van Gogh Donne bretoni 1888 Paul Gauguin Danza di quattro donne bretoni 1888

Altro loro principio era il cloisonnisme (dalle oreficerie barbariche), la tendenza a costruire forme bidimensionali (à – plat), delimitate da un contorno netto e semplice, trattate come superfici contigue intarsiate, con colori vivaci, irreali

Emile Bernard Madeleine al Bois d'Amour 1888
Vetrata dal Notre Dame de Chartres XIII secolo Angelo reliquiario dall'abazia di Grandmont 1120 - 1140

Rivalutavano i temi religiosi, anche se di una religiosità arcaica, ispirata a quella medievale: si esprimeva così l’insofferenza nei confronti del progresso scientifico e tecnologico, della vita alienante delle città.

Maurice Denis Le Muse 1899
Paul Sérusier Il talismano 1888 Edouard Vuillard L'abito a fiori 1891 Félix Vallotton La pigrizia 1896

Fu al rientro delle vacanze estive del 1888 che il nome di Gauguin ci venne rivelato da Sérusier di ritorno da Pont-Aven, che ci esibì, non senza mistero, un coperchio di scatola per sigari su cui si distinguevano un paesaggio informe a forza d’essere formulato per sintesi, in viola, vermiglione, verde veronese ed altri colori puri, così come escono dal tubetto, quasi senza essere mescolati al bianco .... Come vedete quell’albero (aveva detto Gauguin al Bois d’Amour) è decisamente verde. Allora usate il verde, il più bel verde della vostra tavolozza. Quell’ombra è blu? Allora non temete di dipingerla nel blu più assoluto possibile. Così ci fu presentato per la prima volta, sotto una forma paradossale, indimenticabile, il fertile concetto della superficie piatta ricoperta di colori accostati con un certo ordine. Così venimmo a sapere che ogni opera d’arte era una trasposizione, una caricatura, l’equivalente appassionato di una sensazione ricevuta.

Maurice Denis, Occidente, 1903

Il divisionismo

Il termine neoimpressionismo fu usato da FÉLIX FENÉON sulla rivista l’Art moderne, pubblicata a Bruxelles nel 1886, per definire la nuova versione della pittura impressionista lanciata da Georgers Seurat nel nuovo spazio espositivo della Société des Artistes Indépendents nel 1884 e nell’ultima mostra degli impressionisti tenutasi a Parigi nel 1886: Seurat preferirà invece il termine cromo - luminarismo

Georges Seurat Le modelle 1888
Paul Signac Ritratto di Félix Fenéon 1890 Il cerchio di Chevrel

Seurat portava alle estreme conseguenze l’impostazione positivista e scientifica applicando le teorie ottiche,

- della divisione dei colori assoluti: l’accostamento metodico e quasi meccanico a piccoli punti (da cui il termine pointillisme) di colori puri separati (da cui il termine divisionismo) che l’occhio poi provvede a fondere, ottiene l’effetto di evitare le scorie della sovrapposizione e di lasciare ai colori la massima luminosità

- del contrasto simultaneo: tinte accostate proiettano l’una sull’altra uno spettro del proprio colore complementare, influenzandosi a vicenda

- dell’irradiazione: nel contatto tra due superfici colorate, la più luminosa tende ad esserlo di più lungo i contorni, dove la più scura tende a inscurirsi ulteriormente

Georges Seurat Sera a Honfleur 1886 Album di Schizzi Disegno di interno teatrale

Cézanne aveva avvertito la perdita dell’ordine e dell’equilibrio e che la preoccupazione di riafferrare l’istante fuggitivo aveva travagliato gli impressionisti inducendoli a trascurare le forme solide e durevoli della natura. Van Gogh aveva sentito che, affidandosi alle impressioni visive ed esplorando solo le qualità ottiche della luce e del colore, l’arte correva il pericolo di smarrire l’intensità e la passione che sole rendono l’artista capace di esprimere il suo sentire e di comunicarlo ai suoi simili. Gauguin infine era assolutamente insoddisfatto della vita e dell’arte così come le aveva trovate e, agognando a qualcosa di più semplice e immediato, sperò di trovarlo tra i primitivi. Ciò che chiamiamo arte moderna nacque da queste insoddisfazioni, e le varie soluzioni verso le quali avevano volto i loro sforzi i tre pittori divennero gli ideali di tre movimenti. La soluzione di Cézanne portò al cubismo, nato in Francia; quella di Van Gogh all’espressionismo, che trovò più vasta accoglienza in Germania; e quella di Gauguin alle varie forme di primitivismo ...

Ernst H. Gombrich Arte e illusione 1959

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