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Ostepatia e GDS

Tratto dalla rivista “L’Osteopata “ n° 5 Novembre / Dicembre 2010

Tutte le parti del corpo sono dipendenti le une dalle altre e sono i muscoli e le loro aponeurosi organizzati in catene a collegarle tra di loro. I muscoli sono inoltre i mezzi di espressione psico-corporea: le nostre tensioni, le nostre emozioni, i nostri sentimenti, i nostri modi di essere si esprimono attraverso il sistema muscolare che influenza le nostre posture e i nostri gesti. Quando tali tensioni o atteggiamenti si ripetono e sono prolungati nel tempo, un eccesso di tono muscolare insorge e si impadronisce progressivamente di muscoli ben specifici fino ad evidenziare sul corpo delle vere e proprie bande di tensione. Questo meccanismo determina allora in modo progressivo e concatenato, una serie di adattamenti articolari che sono definiti con il termine di “suite” articolari. Questo linguaggio segna il corpo e lo priva di libertà gestuali e di varietà d'espressione.

Il metodo GDS è un approccio sia preventivo sia terapeutico che si occupa dei rapporti tra la biomeccanica corporea e il comportamento. Insegnato ai professionisti della salute, offre loro, attraverso una sperimentazione personale, un metodo di osservazione, delle misure, dei test, delle analisi e delle interpretazioni rigorose, insieme a una vasta gamma di strumenti terapeutici. Tuttavia, sotto altra forma, il metodo può anche rivolgersi a chiunque desideri avere una maggiore conoscenza di se stesso per potersi occupare meglio della propria salute. Tramite delle esperienze innovative, il metodo propone una presa di coscienza comportamentale e corporea originale e adatta a tutti.

Il paziente deve cambiare l'immagine del suo corpo

Tutta questa parte di lavoro costituisce ciò che Godelieve Denys-Struyf chiamava “un approccio di

rifunzionalizzazione”. Tuttavia, questo non basta. Se il paziente non cambia l'immagine che ha del suo corpo e il modo di utilizzarlo, ricadrà di sicuro negli stessi schemi di disfunzione. Per evitare questo ostacolo, il metodo GDS propone un lavoro detto di ristrutturazione. La base di questo lavoro consiste nel fornire al paziente delle giuste immagini del suo corpo così da rinforzare la sua coscienza del corpo stesso.

Intervista a Philippe Campignion Responsabile della formazione GDS

“Circa un quinto di chi segue la formazione GDS è composto da osteopati”

Gli osteopati sono dei buoni allievi del metodo GDS?

Gli osteopati hanno un vantaggio sulla parte pratica perché hanno già la manualità. Di contro, le loro basi teoriche hanno bisogno di essere adattate, in virtù di un riferimenti che sono diversi. Le basi teoriche del metodo GDS sono complementari a quelle dell'osteopatia ma, nel metodo delle catene, noi mettiamo in primo piano l'espressione psico-corporea di cui i muscoli sono gli strumenti. Così, quando l'osteopata trova un blocco o una restrizione muscolare, può ricollocarli nel contesto più generale della postura e della gestualità dell'individuo. La nozione di “terreno” entra allora nella valutazione funzionale allo scopo di prevenire le recidive.

Come si integra il metodo GDS nella pratica dell'osteopata?

La natura dei gesti terapeutici insegnati tiene conto dei legami stretti tra pelle, muscoli, fasce e ossa. Prendiamo ad esempio il caso di un blocco del perone in basso e indietro, messo in evidenza da un test sia di posizione sia di mobilità articolare tra tibia e perone. Il terapeuta afferra con una mano il perone e con l'altra tiene ferma la tibia. In un primo momento, come in certe tecniche osteopatiche, il fisioterapista guida il perone nella lesione ma aggiungendo una trazione e una pressione inibitrice sul muscolo tibiale posteriore, spesso responsabile di questo tipo di lesione. Successivamente si va nel senso correttivo. In apparenza, non c'è molta differenza con un approccio osteopatico di correzione della lesione, tranne il ruolo che si accorda al muscolo nel concetto di blocco.

Ora, il tibiale posteriore si trova in una catena di tensione mio-fasciale che noi chiamiamo antero-laterale (catena AL) per via della sua localizzazione sul tronco. Si tratta di una catena di difesa i cui muscoli si attivano in un contesto psicologico ben preciso. Se io voglio che il mio trattamento duri nel tempo, devo tener conto di quello che causa questa reazione di difesa dell'organismo. Per evitare la recidiva, è obbligatorio riprogrammare un miglior utilizzo del corpo. Vale lo stesso per i blocchi vertebrali, che noi consideriamo come delle reazioni di difesa dell'organismo nei confronti di una distensione di un legamento divenuta cronica. Chi pratica il metodo GDS analizza l'attitudine e la gestualità del paziente al fine di stabilire un rapporto causa-effetto tra queste e la disfunzione articolare che ha portato uno stiramento del legamento, a sua volta responsabile del blocco. E’ qui che la nozione di catene interviene, perché sono esse che sono alla base del nostro atteggiamento e modificano il movimento delle nostre articolazioni.

Il metodo GDS permette infine di meglio comprendere certi problemi viscerali funzionali, non fosse altro che per gli stretti legami che il metodo ha con la Medicina Tradizionale Cinese. Questa visione rende ancora più evidente la nozione di globalità propria del pensiero osteopatico.

Quali sono le applicazioni nella sfera cranica?

A livello cranico ho, a partire da lavori personali, sviluppato una migliore comprensione dell'importanza delle catene tensive miofasciali sulle restrizioni di mobilità delle ossa del cranio. Questo non rimette in discussione le cause intracraniche di blocco ma deve essere preso in considerazione in numerosi casi. Alcune catene imprimono alle ossa del cranio un vincolo che le blocca nella posizione corrispondente all'inspirazione del movimento respiratorio cranico e frena quindi la loro mobilità nel verso dell'espirazione. Altra catene fanno il contrario e bloccano in posizione di espirazione, ostacolando la mobilità dell’inspirazione. Altre ancora possono disturbare la fisiologia delle ossa temporali, e così via. Questo lavoro sulle catene muscolari come complemento al lavoro sul cranio faciliterà il rilancio del concetto di Membrane di Tensione Reciproca

Qual'è la percentuale di osteopati che segue i vostri corsi di formazione?

Circa un quinto di chi segue la formazione GDS è composto da osteopati.

Facendo ritorno al loro studio, i terapeuti mettono tutti in pratica il metodo GDS?

Alcuni praticanti riprendono le loro abitudini ma molti ci segnalano un reale arricchimento nella loro pratica quotidiana. Per alcuni il nostro metodo, anche se non ha modificato il loro approccio terapeutico, li spinge ad ascoltare di più il loro paziente attraverso l'espressione del corpo.

Con questo approccio, si accorda uno spazio maggiore alla presa di coscienza delle ossa in modo da comprendere in se stessi anche la propria ossatura. Questo favorisce l'equilibrio delle tensioni muscolari e permette di “vestire” armoniosamente l’ossatura. Da questa collaborazione, resa più cosciente, tra ossa e muscolo può nascere un gesto coordinato. Il paziente ritrova allora un certo piacere nei movimenti del suo corpo tornato indolore.

Un metodo preventivo e numerose indicazioni

Nel campo della prevenzione, il metodo GDS mira a ottimizzare le possibilità del corpo attraverso una migliore gestione delle tensioni associate al comportamento e attraverso l’apprendimento dei giusti movimenti. Dato che il corpo e lo spirito sono inseparabili, le nostre difficoltà comportamentali ci imprigionano progressivamente in una “camicia di forza” di tensioni muscolari. Questa corazza muscolare reprime le nostre emozioni nel più profondo del nostro corpo e può ostacolare il lavoro dello psicanalista o dello psicoterapeuta. Liberando il paziente da questa corazza, il fisioterapista gli apre le porte per andare alla scoperta di se stesso.

A livello terapeutico, basandoci sulla nozione fondamentale di predisposizione, il metodo GDS risale all'origine di numerose patologie come l'artrosi, i dolori (lombalgie, sciatiche, cervicalgie etc.) e altre affezioni reumatologiche o ortopediche. I disturbi statici della colonna vertebrale, così come l'eccesso di lordosi o di cifosi, e la scoliosi sono degli ottimi indicatori, tanto più che l'approccio è globale e tiene conto di un gran numero di parametri che entrano in gioco in queste affezioni.

Nel trattamento delle patologie degli arti inferiori (artriti alle anche, dolori e problemi statici dei ginocchi e dei piedi) o superiori (periartriti scapolo-omerali, tendiniti del gomito, sindrome del tunnel carpale e altre), il metodo GDS propone delle soluzioni originali, efficaci e durature. L’accompagnamento perinatale e le patologie fisiche e comportamentali del bambino rientrano ugualmente nel campo di applicazione del metodo. Da qualche anno, è stato anche sviluppato un approccio destinato ai podologi. Il metodo permette infine di mettere in opera delle strategie di mantenimento per evitare le recidive e l’insorgere di nuove patologie.

L'incontro con l'osteopatia, le linee di forza di Littlejohn

Durante i suoi studi di osteopatia a Maidstone, Godelieve Denys-Struyf descrive la sua analisi delle teorie biomeccaniche del dottor John Martin Littlejohn in un articolo intitolato “Vita anteriore della nostra PA AP” (catena muscolare centrale dell'asse verticale divisa in due gruppi a seconda dell’orientamento postero-anteriore e antero-posteriore). Teorie riprese ne “Le meccaniche della colonna vertebrale e del bacino”, il libro dell’osteopata DO John Wernham. Nella sua visione della meccanica del corpo umano, John Martin Littlejohn descrive un insieme di linee di forza, tra le quali alcune sono unite per formare dei poligoni di forze:

La linea di forza centrale. Nasce a livello dell'apofisi odontoide dell'asse, si dirige caudalmente, passa davanti a T4, attraversa i corpi di T12 e L3 e passa dal promontorio sacrale per finire tra i piedi, in corrispondenza della parte più alta del loro arco sagittale. Questa linea è descritta come il risultato dell’azione di tre linee oblique, una antero-posteriore e due postero-anteriori.

La linea di forza obliqua antero-posteriore. Nasce a livello del bordo anteriore del foro occipitale, passe per il tubercolo anteriore dell’atlante, poi davanti a T4, prosegue attraverso i corpi vertebrali di T11 e T12, attraverso le articolazioni inter-apofisarie di L4 e L5, infine traversa S1 per finire sulla punta del coccige.

Le linee di forza oblique postero-anteriori. Nascono a livello del bordo posteriore del foro occipitale, incrociano T2 e la seconda costa, passano davanti a T4, poi attraverso i corpi vertebrali di L2 e L3, livello a partire dal quale le due linee sono nettamente individualizzate per poi finire nell’acetabolo delle anche.

Le linee di forza parallele. Sono parallele in rapporto alla linea centrale. Una linea anteriore del corpo è descritta a partire dal mento fino alla sinfisi del pube, ma nella descrizione, è associata la nozione di tipologia anteriore o posteriore, con uno spostamento della linea.

La linea di forza obliqua antero-posteriore, associata alle due linee di forza oblique postero-anteriori, forma dei poligoni di forze. Questi si presentano come due piramidi a base triangolare, una con base sopra e l’altra con base sotto. Le due punte si riuniscono davanti al corpo di T4. Si tratta della zona chiave per la relazione tra le linee oblique.

Tutte queste linee, quando sono descritte come linee di gravità associate a dei centri di gravità, si rivelano di difficile approccio. E’ così che Godelieve Denys-Struyf le ha imparate durante i suoi studi di osteopatia. Questo insegnamento è stato per lei una rivelazione. Aveva appena trovato una convergenza con il proprio lavoro, attraverso queste nozioni di linee di forza organizzatrici della verticalità del corpo umano e molto vicini alla sua visione.

Ora, in quel periodo, all’inizio degli anni ’70, il muscolo aveva poca importanza nell’insegnamento dell’osteopatia, a vantaggio di una meccanica molto articolare. L’arrivo delle concezioni del dottor Fred Mitchell, osteopata DO, e il suo metodo isometrico dettero al muscolo un ruolo nuovo nello sviluppo osteopatico. René Quéguiner e Francis Peyralade, entrambi osteopati DO, cominciarono a insegnare queste concezioni. Il dottor Alain Abehsera, osteopata DO, porterà questo insegnamento dentro l’EEO.

Metodo GDS: la visione del Dott. André Ratio, osteopata DO, fondatore dei CSOF (centri di formazione?)di Parigi e Tolosa

Godelieve Denys-Struf, fu studente per 5 anni, dal 1971 al 1976, presso la Scuola Europea di Osteopatia (EEO). Arrivando all'EEO, convinta delle sue proprie idee, instaura “lo spirito delle catene”.

E' presto confrontata col modello di John Wernam che sostiene ed insegna, come reporter e custode,il messaggio di John Martin Littlejohn. Inizia quindi a sviluppare il suo proprio modello con la speranza di veder convergere i modelli, nel pieno rispetto del concetto di Andrew Taylor Still.

Nel suo approccio sulle catene muscolari, lei ripristina e rilancia le funzioni di dinamismo e ritmo del corpo che sono in fase di congelamento. Riarmonizza. Dopo aver fatto tesoro del concetto di Still, essa enuncia delle idee forza, chiavi della sua pratica: “L'Osteopatia stimola l'orologeria, il meccanismo dell'alternanza. Può farlo in caso di uno squilibrio posizionale irrisolto”. (?)

La difficoltà d'interpretazione delle linee meccaniche risulta di nostro imbarazzo ad utilizzarle, sopratutto sotto la forma come esse ci sono state presentate da John Martin Littlejohn. In effetti, non vengono presentate come linee immobili bensì suscettibili a seguire il corpo nei suoi movimenti per partecipare e mantenere il suo equilibrio.

Noi non intendiamo alterare il messaggio che hanno trasmesso e che ci trasmettono ancora le linee di forza.

Al contrario, noi desideriamo, 40 anni dopo aver incrociato/attraversato (?) linee e catene, suggerire una proposta della quale lo scopo è quello di riabilitare le linee a coloro i quali, come noi, ne erano stati perplessi.

Vogliamo proporre una lettura che renda prima di tutto più vivace e plausibile queste linee di forza tali come le avrebbe potute immaginare John Martin Littlejohn.

Le linee meccaniche erano già muscolari, ma all'epoca, agli inizi degli anni 70, per un buon numero di osteopati, il concetto di muscolo era in caduto in disuso e la meccanica articolare al cuore della pratica.

Anche il ruolo di L3 viene riabilitato dalla sottigliezza delle catene anti-gravità, quelle che vanno dal basso verso l'alto. L3 allora occupa una posizione centrale del piano lombare dal quale essa domina membra inferiori e bacino.

Godelieve Denys-Struyf ricorda che le sue catene anti-gravità si servono di L3 per generare l'equilibrio del tronco e degli arti inferiori ma contro le forze che si oppongono alla gravità. Lei ha saputo riconoscere e coniugare le pratiche (i percorsi) kinesiterapiche, ortopediche, di postura e infine sopratutto quelle osteopatiche.

Le linee di forza di Littlejohn, delle linee antigravità?

Godelieve Denys-Struyf stabilì dei paralleli tra le considerazioni di Fred Mitchell sul ruolo del muscolo e le linee di forza di Littlejohn. L’idea forte di Godelieve Denys-Struyf è di guardare le linee di forza di Littlejohn non come delle linee di gravità ma al contrario come delle linee di antigravità, derivanti dalle forze muscolari e rappresentanti il modo in cui il corpo verticalizzato si organizza per rispondere agli obblighi della gravità. L3, che era considerato il centro di gravità, diviene allora il centro di antigravità, centro d’adattamento e di aggiustamento.

Le linee parallele associate a una nozione di tipologia anteriore e posteriore sono in relazione con le catene muscolari AM (antero-mediana) e PM (postero-mediana). La linea antero-posteriore è in relazione con la catena PA (postero-anteriore), catena di piccoli muscoli che unifica la colonna vertebrale e favorisce il compattamento delle articolazioni vertebrali. Le linee postero-anteriori sono in relazione con la catena AP (antero-posteriore). La biforcazione all’altezza della colonna lombare lascia indovinare la linea di forza degli psoas. Attenzione che le denominazioni tra le linee e le catene sono invertite.

Nel modello di John Martin Littlejohn, PA per andare dal dietro al davanti va dall’alto verso il basso. Nel modello di Godelieve Denys-Struyf, questa stessa linea è AP, e va dal basso verso l’alto per andare dal davanti verso il dietro. I due approcci mettono in evidenza la complementarietà delle due strutture nell’organizzazione dell’asse centrale. La statica e la dinamica, le forze ascendenti e discendenti si completano.

Essere complementari per l’osteopatia

La linea detta di gravità, descritta in “Le meccaniche della colonna vertebrale e del bacino”, diventa linea antigravità, risultante di forza muscolari. Queste qui sono esattamente le catene AP e PA, forze che hanno in maniera molto precisa degli effetti che agiscono sulla colonna vertebrale, nel senso dell’estensione assiale.

A proposito di relazioni tra le catene e l’osteopatia, Godelieve Denys-Struyf diceva: “Pur essendo un metodo dalla visione ortopedica che bisogna differenziare bene dall’osteopatia, le catene muscolari sono tuttavia un metodo che può essere complementare all’osteopatia, e viceversa. Niente e nessuno sono sufficienti da soli. Dobbiamo vivere in un mondo dove gli opposti non si combattono più, dove essi scoprono la loro complementarietà; a quel punto, le loro individualità divengono capaci di associarsi.”

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Traduzione:Fabio Colonnello
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