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La civiltà cretese Viaggio fra miti e misteri di una piccola isola del Mediterraneo

Abbiamo concluso da poco lo studio della civiltà egizia (raggiungibile per un ripasso attraverso i pulsanti qui sotto). Andiamo ora ad approfondire un altro popolo del passato, tanto interessante quanto misterioso: i cretesi.

Non conosciamo precisamente come la civiltà cretese sia nata, sappiamo che dal 2300 a.c. circa si sviluppò nell'isola di Creta, situata appena sotto la Grecia.

Creta rispetto al Mediterraneo orientale

I cretesi sono chiamati anche "minoici", nome derivato da "Minos", ossia il termine con cui la popolazione chiamava il suo re. Fu una civiltà estremamente attiva nel Mediterraneo, grazie alla sua posizione strategica che ne faceva un nodo essenziale nei traffici marittimi del territorio. Da qui e fin qui partivano e giungevano merci e prodotti di ogni genere e da ogni dove. Possiamo vederne qualche esempio dalla mappa.

Relazioni commerciali dei cretesi con le altre civiltà
Come vedremo fra poco, i cretesi costruirono grandi e importanti città. A Cnosso, una di queste, fu costruito un immenso palazzo (a sinistra) di cui oggi rimangono alcuni preziosi resti archeologici (sopra e da ingrandire). Più avanti lo vedremo nel dettaglio.

Economia e Relazioni

I minoici, abbiamo accennato, entrarono in contatto con numerose altre civiltà costruendo, piuttosto che rapporti bellici, fiorenti relazioni commerciali. Queste permisero ai cretesi di dominare, assieme ai Fenici, il territorio marino per diversi secoli, sino all'arrivo dei Micenei, popolo guerriero che conquistò l'isola nel 1450 a.c.

I cretesi, in un'isola prevalentemente montuosa e di dimensioni ridotte, non potevano di certo svilupparsi nel settore agricolo. Riuscirono, però, a coltivare le poche terre a disposizione con cereali e legumi, in quantità sufficienti per tutta la popolazione. Il clima mite del Mediterraneo fu una variabile positiva per lo sviluppo economico dell'isola. Questo infatti, non avendo né catastrofi naturali di rilevanza (come avviene invece nell'oceano) né condizioni ambientali estreme, favorì lo scambio di prodotti con tutto il territorio circostante. Venivano esportati oggetti in ceramica, in pietra ma, soprattutto, l'ulivo. Similmente agli Egizi, non esisteva una "moneta di scambio" bensì il baratto.

Ipotesi di nave minoica
Scena di vita quotidiana

Per quanto riguarda l'allevamento, i cretesi praticavano la pastorizia, dalla quale ottenevano latte, formaggi e lana per i tessuti. Al posto dello zucchero veniva utilizzato il miele. Gli asini erano il principale mezzo di trasporto per persone e merci all'interno dell'isola.

Le navi cretesi venivano costruite con il legname presente sull'isola. Di dimensioni modeste (rispetto a navi tradizionali ovviamente) non superavano i venti metri circa. Ai fianchi si trovavano i remi, dei "bastoni" necessari per muovere la nave; questi erano utilizzati manualmente da persone, mentre l'equipaggio era composto da dieci a trenta marinai.

Le rotte commerciali erano svariate, arrivando addirittura alla Spagna. Stretti erano i rapporti con l'Egitto, la Grecia e il Medio Oriente. Tanto era importante la flotta cretese che arrivò a fornire "servizi" per conto di altre nazioni, come il trasporto di merci da un popolo a un altro.

Una curiosità: i marinai portavano sempre con sé amuleti o immagini divine, con la speranza che queste portassero il favore degli dei per tutto il viaggio. L'occhio magico serviva a proteggere dai pericoli del mare.

Scrittura e Religione

Molti sono i misteri intorno alla scrittura di questa civiltà. Infatti i cretesi utilizzarono 3 tipi di linguaggi: il Geroglifico, il Lineare A e il Lineare B.

Questa foto rappresenta il "disco di Festo", una tavola d'argilla scritta fronte/retro nel quale si pensa sia scritta una qualche forma di preghiera o invocazione in Geroglifico. Gli studiosi non sono ancora riusciti a decifrare le informazioni presenti.

Probabilmente venne creata grazie alle strette relazioni con il popolo egizio.

La seconda scrittura, contemporanea al Geroglifico, fu la Lineare A. Anche in questo caso non sappiamo decifrare le informazioni presenti, rendendo quindi impossibile una qualsiasi traduzione. La causa della difficoltà di decifrazione è data dalla scarsa quantità di reperti a oggi rinvenuti.

La Lineare A era formata da ideogrammi e segni.

La Lineare B fu un linguaggio successivo ai precedenti, inventato dopo la conquista dei Micenei (il popolo guerriero che decretò la fine di quello minoico). Utilizzava sempre ideogrammi e segni, ma gli studiosi sono riusciti a decifrare questa terza scrittura.

I cretesi erano politeisti e adoravano molte divinità femminili, come la dea Madre, protettrice della terra e della vita. Veneravano inoltre gli elementi naturali, come alberi e animali, per i quali portavano grande rispetto. Un gioco sacro caratteristico era la tauromachia, ossia l'abilità che un giovane doveva dimostrare aggrappandosi alle corna del toro e scavalcandolo con un salto.

Divinità, giochi e cerimonie religiose.

Le cerimonie religiose si svolgevano all'aperto, intorno a degli altari, con danze, giochi e acrobazie. Non avvenivano quindi nei templi come in molti altri popoli contemporanei. Credevano in una vita oltre la morte, nella quale i defunti godevano di una felicità eterna.

Un cortile nel quale avvenivano le cerimonie sacre.

Il mito: Teseo e il Minotauro

Il palazzo di Cnosso, che vedremo fra poco, era così grande e imponente da essere considerato un labirinto. Forse questo ispirò uno dei miti più famosi che conosciamo, quello di Teseo e il Minotauro. Nel testo che segue, potete trovare una delle tante versioni di questa storia (tutte più o meno simili ma differenti in alcuni dettagli o fatti).

Statua di Teseo che sconfigge il Minotauro di Antonio Canova

"C’era una volta, sull’isola di Creta, un re, Minosse, che aveva tentato di ingannare il dio Poseidone. La divinità, infuriata, aveva deciso di punirlo in modo terribile: aveva fatto innamorare la moglie del re, Pasifae, di un gigantesco toro bianco e dai due era nato un figlio mostruoso. Questa creatura, il cui nome era Minotauro, camminava su due zampe, ma aveva le gambe e le braccia coperte di pelo, la coda e, quel che è peggio, una gigantesca testa da toro. Inoltre, questo mostro, si nutriva esclusivamente di carne umana.

Il re Minosse, a causa del suo carattere violento e del suo aspetto raccapricciante, non poté certo tenerlo con lui al palazzo: fu costretto a nasconderlo in un labirinto sotterraneo, il labirinto di Cnosso, costruito in modo che il Minotauro non riuscisse a fuggire. Il Minotauro era ormai cresciuto quando uno dei suoi fratellastri, l’eroe Androgeo, fu ucciso dagli ateniesi. Il ragazzo, infatti, era partito da Creta e aveva raggiunto Atene in occasione dei giochi olimpici ma, siccome aveva vinto in quasi tutte le discipline, era stato assassinato dagli altri atleti, invidiosi di lui.

Minosse, per vendicarsi della morte del figlio, costrinse gli abitanti di Atene (che, nel frattempo, era stata sconfitta in guerra da Creta e quindi costretta ad obbedire ai suoi ordini) a sacrificare ogni anno sette ragazzi e sette ragazze, che sarebbero stati divorati dal Minotauro. Teseo, il figlio del vecchio re di Atene, Egeo, chiese al padre di prendere il posto di uno dei ragazzi: non poteva sopportare l’idea che i suoi amici morissero divorati dal Minotauro; lo avrebbe affrontato in battaglia.

Una volta giunto a Creta, Teseo ebbe modo di conoscere Arianna, la figlia di Minosse e sorellastra del Minotauro; la ragazza si innamorò di lui, sin dal primo sguardo. Così, il giorno seguente, prima che entrasse nel labirinto, gli consegnò un gomitolo (il famoso “filo d’Arianna”), che Teseo srotolò lungo la strada del labirinto. Il giovane eroe aveva nascosto sotto le sue vesti la sua spada, corta e affilatissima.

Non appena raggiunse il Minotauro, lo affrontò in un duello all’ultimo sangue. Il mostro era forte, ma Teseo riuscì ad avere la meglio: con un fendente preciso, staccò la testa del mostro, che cadde a terra morto. Teseo riuscì a trovare la via d’uscita dal labirinto grazie al filo d’Arianna: lo seguì in direzione opposta a quella in cui lo aveva srotolato e così, in pochi minuti si mise in salvo. Riuscì a salvare anche gli altri ragazzi e le ragazze che erano entrati con lui nel labirinto.

Statua romana di Arianna addormentata

All’uscita, lo aspettava Arianna, che volle fuggire insieme a lui. Teseo la fece salire sulla sua nave e salpò, diretto ad Atene. Sulla via del ritorno, però, si fermò a riposare, insieme ad Arianna e ai suoi compagni, sull’isola di Nasso. Lì, Teseo aspettò che Arianna si addormentasse, poi la abbandonò sull’isola deserta e spiegò le vele verso casa.

A dire il vero, nessuno sa perché l’abbia abbandonata: forse aveva ricevuto qualche messaggio in sogno da qualche divinità mentre dormiva o, forse, si trattò semplicemente di una dimenticanza. Del resto, Teseo era molto smemorato: prima di partire per Creta, infatti, suo padre Egeo gli aveva detto di issare delle vele bianche se fosse riuscito a sconfiggere il mostro. Teseo, tutto contento per aver ucciso il Minotauro, se ne dimenticò e rientrò al porto di Atene con le vele nere. Egeo, pensando che il suo amato figlio fosse morto, si buttò in mare dalla torre del suo palazzo e morì. Da quel momento il mare prese il nome di quel triste re.

I centri abitati

I cretesi sono oggi "famosi" per alcune loro città. Infatti passarono alla storia per la cura, l'ampiezza e la maestosità dei loro centri abitati, un'eccellenza del tempo. Similmente ad altre civiltà, ognuna di esse era governata da un Re, ma questi non comandava tutta l'isola bensì solo il territorio circostante.

Tali città possedevano una caratteristica peculiare: infatti venivano costruite attorno al palazzo reale, abitato dal Re e dalla sua corte, ma qualsiasi attività, pratica, festa o quant'altro avveniva dentro il palazzo stesso, piuttosto che nei dintorni. Gli storici hanno coniato il termine "città - palazzo" proprio in virtù di questa caratteritica.

I principali centri abitati dei monoici (puntini rossi)

Resta comunque controversa la storia delle città cretesi. Gli studiosi non possiedono, ancora oggi, dati sufficienti per poter creare una datazione, una successione di avvenimenti perlomeno sufficiente. Sappiamo delle grandi città come luoghi di aggregazione, ma numerosi sono i resti di centri più piccoli, sparsi nell'isola, e che probabilmente offrirono ai cretesi importanti scali e appoggi soprattutto commerciali.

Il palazzo di Cnosso

Discorso a parte deve essere fatto per l'opera forse più maestosa dei cretesi: il palazzo di Cnosso, situato nell'omonima città.

Varie angolazioni e vedute del palazzo di Cnosso

Le foto sopra presentate non mostrano, purtroppo, la maestosità di questo palazzo all'apice della sua importanza. Infatti, di questa immensa struttura, non rimangono che pochi resti, inestimabili certo, ma insufficienti per rendersi conto a prima vista di quanto possa esser vissuto al suo interno.

Possedeva diversi piani con centinaia di stanze (probabilmente da qui nacque il mito del Minotauro e del labirinto). Ai piani superiori si trovava la sala del trono con le tutte le stanze reali e, vicino ad esse, decine di altre camere per cerimonie ed eventi. Il fatto che la sala del trono fosse circondata da locali adibiti per la "festa" può significare la vicinanza esistente fra il popolo e il sovrano. La struttura in generale era composta da blocchi di pietra e mattoni, ma il tutto era arricchito con magnifici affreschi raffiguranti personaggi, piante, animali o più semplicemente attività quotidiane come la tauromachia.

Al centro di tutto il palazzo era presente il cortile, anch'esso enorme, nel quale, come abbiamo detto, si svolgevano cerimonie religiose, sportive, ecc. I piani inferiori erano dedicati all'artigianato: botteghe e magazzini erano il cuore pulsante delle attività grazie a prodotti meravigliosi e preziosi. Qui veniva inoltre lavorato sia lo scarso prodotto agricolo come cereali, uva o olive, sia l'abbondante raccolta ittica lasciata a essiccare.

I cretesi, oltre a essere abili marinai e commercianti, possedevano ottime competenze idrauliche. Come avverrà ancor di più con i romani, in questi secoli l'uomo comincia gestire l'acqua non solo per l'agricoltura ma, soprattutto, per un uso personale. La risorsa idrica del palazzo proveniva infatti da una fonte lontana 10 km, trasportata tramite un acquedotto, con numerosi condotti di scarico e bacini raccolta di acqua piovana.

Abbiamo quindi finito il nostro percorso sui cretesi. Spero che questo sito sia stato utile e che possa essere un punto di riferimento per il vostro studio.

Buon lavoro!

Created By
Valerio Chiolini
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