L'accordo di Parigi Giulia Piovesan

Il 4 novembre è una data storica per la lotta ai cambiamenti climatici: entra in vigore l'Accordo di Parigi.Il trattato che, per la prima volta unisce tutti gli stati del mondo nel comune impegno di ridurre le emissioni di gas serra e adottare una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici.
Il presupposto fondamentale: “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta”.
Ad oggi sono 94 i Paesi ad aver ratificato l’Accordo di Parigi, con Stati Uniti, Cina, India e Unione europea in testa. Un evento storico perché, per la prima volta, tutti gli stati che danno un contributo maggiore alla produzione di CO2 (il principale gas serra)
Cosa prevede
Aumento della temperatura entro i 2°. Alla conferenza sul clima che si è tenuta a Copenaghen nel 2009, i circa 200 paesi partecipanti decisero che l’obiettivo era di limitare l’aumento della temperatura globale rispetto ai valori dell’era preindustriale. L’accordo di Parigi stabilisce che questo rialzo va contenuto “ben al di sotto dei 2 gradi centigradi”, sforzandosi di fermarsi a +1,5°. Per centrare l’obiettivo, le emissioni devono cominciare a calare dal 2020.
Gli effetti
* Consenso globale. Quando l’accordo si era arenato, questa volta ha aderito tutto il mondo, compresi i quattro più grandi inquinatori: oltre all’Europa, anche la Cina, l’India e gli Stati Uniti si sono impegnati a tagliare le emissioni.
* Rimborsi ai paesi più esposti. L’accordo dà il via a un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie causate dai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili geograficamente, che spesso sono anche i più poveri.

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