L'Italia Illuminata I riflettori puntati sulla magnifica penIsola.

Letteratura, architettura e filosofia.

L'Illuminismo in Italia è un movimento culturale e filosofico iniziato nella seconda metà del secolo XVIII. In Italia i principali centri di diffusione dell'illuminismo furono Napoli e Milano: in entrambe le città gli intellettuali assunsero cariche pubbliche e collaborarono con le amministrazioni borboniche e asburgiche.

Napoli, in questo periodo capitale dell'omonimo Regno di Napoli, fu la città che meglio espletò il "secolo dei lumi"; infatti non solo assorbì semplicemente questa corrente integrandola, ma la generò in buona parte dando vita a nuove forme architettoniche, nuovi pensieri filosofici e ponendo le basi dell'economia e del diritto moderno.
Rilevanti furono le costruzioni di imponenti edifici pubblici, fra tutti il Real Albergo dei Poveri (detto anche Palazzo Fuga dal nome dell'architetto che lo ideò e realizzò nel 1751 su commissione del Re Carlo di Borbone).

Da ricordare anche la nascita della scuola economica di Antonio Genovesi, che portò diverse innovazioni nel campo dell'economia nazionale e non solo, seguito anche in Puglia dal letterato Ferrante de Gemmis Maddalena, che fondò una Accademia illuminista.

L'illuminismo lombardo invece mosse i suoi primi passi all'Accademia dei Trasformati, fondata nel 1743. Nell'accademia, caratterizzata da una componente in prevalenza aristocratica, si dibatteva delle nuove teorie illuministiche, tentando tuttavia di conciliarle con le tradizioni classiche.
Tra i componenti dell'Accademia dei Trasformati vi era anche Pietro Verri (1728-1797; filosofo, economista e scrittore italiano) che tuttavia se ne distaccò ben presto per dar vita assieme al fratello Alessandro all'Accademia dei Pugni nel 1761, il cui nome fu ispirato all'animosità con cui si discuteva. Collegato all'Accademia dei Pugni vi era era la rivista "Il Caffè" foglio culturale vicino alle teorie illuministiche di cui tanto si discuteva. Oltre ai fratelli Verri, tra i frequentanti dell'Accademia dei Pugni vi fu un altro dei più celebri illuministi italiani: Cesare Beccaria.
Cesare Beccaria, il filosofo della morale e della politica, pubblica la più celebre opera dell'illuminismo italiano: il trattato giuridico "Dei Delitti e delle Pene" pubblicato nel 1763, nel quale, rifacendosi alle teorie dei philosophes e ad alcune legislazioni recenti, egli propone con logica rigorosa l'abolizione della tortura e della pena di morte. L'opera fu ammirata anche da Voltaire e dagli Enciclopedisti ed ebbe molta influenza su sovrani come Caterina II di Russia, Maria Teresa d'Austria, ma soprattutto sul Granducato di Toscana, dove Pietro Leopoldo nel 1786 abolì la tortura e la pena di morte, seguito poi dal fratello Giuseppe II d'Austria.
“Parmi un assurdo che le leggi che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio.” -Cesare Beccaria.

Per svolgere un efficace azione persuasiva verso la maggior parte delle persone, occorreva una scrittura semplice e chiara, capace di esprimere i contenuti del testo. Tali cambiamenti furono più evidenti nel settore giornalistico, della divulgazione. L'aspetto più macroscopico fu il prevalere della prosa sulla poesia dovuto ad un pubblico istruito, ma non colto. Nell'ambito della prosa non letteraria ebbe una grande ripresa il saggio. Numerosi furono i saggi di carattere filosofico, economico e scientifico. Nel teatro invece la figura del protagonista si allontanava se,rose più da quella dell'eroe per avvicinarsi a quella di uomo comune.

L'Illuminismo portò nuovi stimoli anche nella poesia: un'importante poeta dalle idee illuministe fu Giuseppe Parini, altro grande esponente dell'illuminismo lombardo, che satireggiò la nobiltà e i suoi privilegi nel poema Il Giorno.

Te co’ miei carmi a i posteri Farò passar felice: /Di te parlar più secoli /S’udirà la pendice. /E sotto l’alte piante Vedransi a riverir /Le quete ossa compiante /I posteri venir.

(vv.97-104; "La Vita Rustica"; Parini)

Mentre nel teatro incoraggiò i commediografi e i drammaturghi verso idee nuove: è il caso di Carlo Goldini.

Goldoni nasce a Venezia nel 1707 (-1793) da una famiglia borghese. Segue fin da giovane la sua passione per il teatro fuggendo a quattordici anni dalla sua scuola per andare a Chioggia. Nonostante gli studi e l'impiego di carattere giuridico non abbandona la passione per il teatro, continua a frequentare attori ed a leggere e scrivere testi teatrali e finiti gli studio comincia a pensare al teatro come ad un'irrinunciabile vocazione.

Nasce la Commedia dell'arte: gli attori impersonano caratteri fissi che si identificano con una maschera e non recitano secondo un copione interamente scritto, ma la storia si basa su un canovaccio e i dialoghi si basano sull'improvvisazione degli attori. Goldoni scrive il "Momolo Cortesan" che è un canovaccio con una grossa novità.

"È purtroppo vero, chi vuol figurare nel mondo, conviene che faccia quello che fanno gli altri."

Alex Schiano di Zenise e Maria Tumolo

Made with Adobe Slate

Make your words and images move.

Get Slate

Report Abuse

If you feel that this video content violates the Adobe Terms of Use, you may report this content by filling out this quick form.

To report a Copyright Violation, please follow Section 17 in the Terms of Use.