Bassano del Grappa TORRE DELL'OROLOGIO

Alessia Pontarollo

Ogni luogo abitato, sia esso un piccolo paese o una grande città, si caratterizza anche per le sue costruzioni, per i suoi monumenti, che permettono di identificare e decifrare la trasformazione storica della località. Alcuni di questi elementi arrivano poi anche ad accentuare l’immagine stessa del paesaggio e finiscono per identificarsi con il luogo stesso.

Per le numerose città murate del veneto questi elementi sono, oltre le mura, le torri, costruzioni essenziali per la sopravvivenza e la protezione del luogo da attacchi esterni.

Anche la Torre Civica di Bassano del Grappa si connota come edificio simbolo, che permette di riconoscere questo luogo.

Essa è una presenza inalterata dell’immagine urbana della città, essendo una torre alta e ampia, simbolo della civitas bassanese.

La costruzione, chiamata anche la “Torre grande del Comune”, svetta al centro dell’impianto urbano, in piazza Garibaldi, con un’altezza di circa 43 metri, dopo la sopraelevazione del 1823, larga alla base 14 metri, con una scarpatura1 tronco-piramidale fatta in ciottoli, rivestita alla radice da lastre calcaree e lungo la canna da un parametro in mattoni.

Per questa sua imponenza, si è creduto che essa fosse stata eretta, nel 1228 o nel 1240, dai fratelli Alberico o il più conosciuto Ezzelino da Romano, personaggi illustri della storia bassanese, prendendo erroneamente anche il nome di Torre Ezzeliniana, ma in modo infondato.

Di epoca medievale, non si conosce la sua data di costruzione e il primo documento dove essa compare risale 1349, in occasione del ricollocamento di una campana comunale pesante circa 500 chilogrammi.

Prima di tale data, a causa di una documentazione lacunosa che non riporta mai notizia sull’anno o sul periodo della messa in opera, si procede per ipotesi. La torre non figura tra le emergenze architettoniche o le strutture attrezzate per la difesa realizzate entro il 1295.

È plausibile che la sua erezione sia avvenuta in parallelo oppure abbia preceduto o seguito l’allungamento delle mura nel secondo giro, avviato da circa il 1312 per dar protezione all’abitato, cresciuto all’esterno dell’antico borgo protetto dal primo giro di mura.

La prima ipotesi è che l’impianto sia stato, in origine, di valenza prevalentemente militare.

Non è ancora stato realizzato uno studio approfondito, ma colpiscono le notevoli misure di altezza, larghezza e spessore del corpo murario, la possente scarpatura tronco-piramidale di innesto per la canna e la mancanza di ogni decorazione.

Dalla cima, sul luogo ormai diventato il nuovo centro dell’area urbanizzata, si allargava e studiava la mira a tutto orizzonte e su ogni settore all’interno.

Padova, già entrata in conflitto con Verona, manteneva, all’epoca, il potere su Bassano ed è possibile che avesse il massimo interesse a disporre qui di un impianto che garantiva il dominio tattico, di osservazione e di tiro sulle mura disposte a perimetro e sulle zone adiacenti.

A questa interpretazione storicamente plausibile, che può trovare corrispondenza nelle qualità strutturali e materiali del manufatto, si oppone l’altra ipotesi, ugualmente valida, che assegna alla torre una funzione essenzialmente civile.

Da quando compare, nel 1349, essa risulta sempre intestata al Comune, che provvedeva in maniera autonoma ed esclusiva alla sua manutenzione e al pagamento dei suoi custodi.

Questi <<turresani>> o torrigiani, dapprima in numero discreto e poi ridotti a uno soltanto con la famiglia, non erano esperti di combattimento e non possedevano armi. Il loro compito era certamente quello di difesa, mediante la segnalazione dell’avvicinarsi a Bassano di forze nemiche o amiche, ma non erano capi di un presidio incaricato della protezione di un nucleo, come i capitani e i castellani disposti alle porte o ai castelli delle città.

I custodi facevano un po’ di tutto. Aggiustavano i piccoli elementi di legno e metallo all’interno, riscuotevano direttamente dai cittadini le quote di salario a loro spettanti, su mandato dell’amministrazione comunale, e diventavano becchini in caso di necessità, durante le frequenti epidemie di peste che colpivano la città.

Però, loro normale compito primario, era quello di osservare dall’alto e annunciare. Di giorno e di notte essi scrutavano il possibile manifestarsi di un focolaio d’incendio, facilmente estendibile e pericolosissimo per un centro abitato costruito quasi interamente di legno nelle strutture e negli arredi.

Nel conseguirsi di fasi di luce e di oscurità, scandivano con le campane il tempo che regolava ciascun aspetto della vita comunitaria, il mercato, l’apertura e la chiusa delle botteghe, le assemblee, il tribunale e il coprifuoco al calare della notte. Battendo le ore avvertivano anche gli incaricati al turno di guardia nel borgo, sulle mura e alle porte e, con suoni diversi a martello o a stormo, chiamavano a raccolta gli abitanti in caso di tumulto, d’improvvisa calamità o minaccia d’assedio.

Dunque, la torre risulta, secondo l’altezza impiegata nella vedetta e nella comunicazione, sostanzialmente applicata alle funzioni comunali per quanto si può ricavare dalla documentazione: forse perciò costruita dal Comune intorno alla data sopra indicata.

Durante la dominazione veneziana su Bassano, dal 1404 al 1797, la costruzione subì modifiche e restauri di cui possediamo notizie imprecise, a causa delle lacune esistenti nella serie quattrocentesca degli atti del Consiglio di Bassano, adibito a deliberarne la spesa.

Nemmeno fra le periodiche riparazioni del corpo murario ordinate dal Comune vi è mai citata alcuna prescrizione di sopraelevazione della torre, neppure di quella più importante di tutte, del 1423, dove viene anche coperta da un tetto a quattro spioventi.

la Torre Grande dopo le modifiche del 1452

L’attuale porta della torre si colloca a sud, nel punto indicato nelle fonti fin dal XV secolo, a otto metri di altezza e vi si accede attraverso una scala lignea scoperta, i cui gradini, dal 1727, vengono in parte sostituiti da altri in pietra. Profilata in pietra e decorata con lo stemma di Bassano nel 1494, la porta è stata, nel 1625, provvista di un’apertura superiore per dare luce all’abitazione del custode.

La scalinata che conduce alla porta d'ingresso

Sopra la canna spicca, a titolo di onore e non di proprietà dell’immobile, un affresco rappresentante il leone, simbolo di Venezia, di cui però non si conosce la data di realizzazione.

Tuttavia si hanno notizie di un San Marco da rifare, a causa di una rottura, già nel 1625.

L’abitazione del custode e della sua famiglia all’interno della torre, alla base della canna, viene espressamente prevista in una delibera del Consiglio del 1491. Prima, gli incaricati non alloggiavano stabilmente nella torre e, in numero di tre, si alternavano nel turno, con il rischio che uno mancasse e le campane non fossero suonate, né esercitata la sorveglianza. Fu dunque deciso che soltanto uno stipendiato, aiutato dai suoi familiari, risiedesse giorno e notte nella torre. Vi è traccia di restauri anche di questa singola abitazione, la cui conformazione è a noi ancora poco chiara, ma regolarmente riscaldata e provvista, nel 1620, di un camino con nappa “alla francese”, posto nel muro interno a ovest.

Per non essere costretto a scendere e a salire da terra ripetutamente, chi aveva il compito di custode poteva gettare le immondizie su un cortiletto e, sempre dall’alto, lasciar cadere i rifiuti organici da un “necessario”, ovvero da un gabinetto sporgente su un poggiolo.

Nel corso dei secoli, gli interventi del Comune si limitarono solamente all’ordinaria manutenzione, soprattutto degli elementi lignei (scale interne, esterne, solai, gradinate) e alle riparazioni della campana.

In caso di rottura di quest’ultima, i commissari eletti dal Comune procuravano l’invio alla fonderia del pezzo frammentato, assistevano alla pesa del bronzo prima e dopo il lavoro, controllavano la qualità del suono e presiedevano alla ricollocazione sulla piattaforma all’apice della torre. Si ipotizza, dunque, che quest’ultima dovesse essere stata già coperta nel 1349, per sopportare il peso della rifusa campana.

La Torre Civica fu anche chiamata “Torre grande delle ore”, per secoli non lette sul quadrante ma annunciate dai rintocchi. Forse, la prima offerta, non accettata, di installare un orologio, mantenendo comunque la funzione delle campane, risale al 1626, ma l’effettivo acquisto di quest’ultimo, per la somma di trenta ducati, risale al 1664.

Sicuro è, invece, che nel 1750 fu trasferita sulla torre grande la vecchia macchina dell’orologio della loggia di Piazza Libertà, che era stata sostituita con quella di Bartolomeo Ferraccina nel 1747.

Lo stesso artista provvedeva al suo ammodernamento nel 1773, ma il meccanismo doveva apparire così usurato e obsoleto che finalmente, nel 1799, anche la torre accolse un orologio del tutto nuovo – forse quello ancora oggi in opera – venduto al Comune da Francesco Tessarolo per la notevole somma di 600 ducati.

Il meccanismo è formato da 130 pezzi, con un peso di 350 kg ed è costruito con verghe di ferro forgiate a mano e a maglio. Altre parti sono realizzate in bronzo, mentre si nota nelle ruote più piccole la presenza di finiture di tornio. L’asta del pendolo non è costruita in metallo, ma in legno al fine di impedire che le variazioni di temperatura stagionali agissero sul metallo, modificandone le dimensioni, con conseguente irregolarità nella misurazione del tempo.

Nel 1823 Giuseppe Gaidon progettò l’innalzamento della torre fino all’altezza odierna e la sostituzione del tetto a spioventi con una nuova copertura a terrazza merlata, decorata da mensole e archetti, a imitazione di quelli della chiesa di San Francesco, che si erge di fronte, sulla stessa piazza; le aperture vennero ridotte da quattro a tre, ad arco acuto.

Il restauro della Torre, 1823

Il progetto venne attuato con le variazioni suggerite da Leopoldo Cicognara, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che suggerì di eliminare la cornicetta tra le mensole e di abbassare le sbarre di protezione in modo che la merlatura risultasse a coda di rondine. Infine venne anche rinnovata la cella campanaria.

Nel 2002 è stato eseguito un ulteriore restauro da parte dell’architetto Luigi Lunardon, visto il precario stato di conservazione causato da una lunga inattività e dalla frequentazione dei colombi. Occorsero molti mesi di lavoro, di pulizia in ogni sua parte, con trattamenti antitarlo.

Dopo il primo restauro, la torre aveva perso quasi del tutto la sua originaria funzione ed era diventata un monumento.

Oggi la torre ospita un’esposizione permanente che, attraverso una serie di immagini, modellini, documenti e mappe, illustra le fasi della formazione storica-urbanistica-artistica della città lungo l’arco di tempo, che parte dalla Bassano romana e si conclude con i giorni nostri.

1° piano : La Torre Civica

2° piano : La genesi e il decollo di Bassano fino al XIV secolo

3° piano : Lo slancio economico e culturale nei secoli XV e XVI

4° piano : Bassano e il Brenta

5° piano : la trasformazione del centro storico nell’800. (In questa sala troviamo anche l’antico orologio con tutti i suoi meccanismi.)

6° piano : la Bassano di oggi

Dal 6° piano mediante una stretta scala in mattoni si sale al piano del “Campanon”, ovvero la grande campana della torre, attualmente utilizzata in rare e particolari occasioni.

Da qui, attraverso una stretta scala a chiocciola, si arriva alla terrazza merlata panoramica e si ripete il gesto degli antichi “turresani”: guardare e distinguere tutto l’orizzonte.

THE TORRE CIVICA

The Torre Civica is a monument in Piazza Garibaldi, a square in Bassano del Grappa, a city near Vicenza.

The tower is 43 meters high, after the elevation of 1823, 14 meters wide at the base, built in bricks, compares in a document for the first time in 1349, because of a replacement of a municipal belt, heavy about 500 kilograms.

But before this date we don’t have any writing that confirm the date of construction of the tower and so we have two hypothesis.

The first says that, in origin, the monument was built only for a military function. In fact it is very high and wide, with a typical form of the military structures.

The second is that the tower has been built or has come to be a construction essentially civil.

From 1349 it has always belonged to the town hall of Bassano that provides for its maintenance and for the payment of its custodies, reduced at one that, from 1491, lived in the tower with the family.

It’s possible that its construction happened contemporary or same years before or after the widening of the walls in the second round, started in 1312, to give protection to the city.

During the Venetian domination on Bassano, from 1404 to 1797, the tower had modifications and restorations, of which we don’t have a lot of information, except for some inaccurate news, because of the gaps in the fifteen century’s series of the “Atti del Consiglio comunale” that had to deliberate the costs for the interventions. Also the most important modification, an elevation of the tower done in 1423, isn’t written in a document.

The door is at south, in the point that the writings report from the XV century, at eight meters of high and it’s accessible from an open stairway.

Decorated in stone and with the coat-of-arms of Bassano, the door has been provided with an higher opening in 1625 to illuminate the house of the guardian and connected to the ground with a wooden stairway, whose steps, from 1727, has been progressively replaced with another made of stone. Above the tower trunk, there is a fresco that represents a lion, the symbol of Venice: isn’t clear the date when it has been painted, for the honor and not for the property of the monument.

During the centuries, the interventions of the town hall were limited to the ordinary maintenance, mostly of the wooden elements and of the reparations of the bell.

The tower was called also “Torre delle ore”, for ages not read on the clock face but announced by the guardians.

Only in 1664 is spoken about the purchase for 30 ducats of a clock for the tower. It’s sure, instead, that in 1750 the old cock machine of the Loggia of Piazza Libertà has been placed on the monument. But the mechanism was broken and old so, in 1799, the tower has got a new clock, sold to the town hall by Francesco Tessarolo, for the considerable sum of 600 ducats.

The clock is composed by 130 pieces and weight 350 kilograms. The mechanism is built with iron rods forged by hand and by wicked. The other parts are in bronze and the pendulum of the clock isn’t in metal, but in wood, to prevent that the variations of the temperatures changed the metal’s form, modifying the dimensions with the consequence irregularity in the measurement of the time.

In 1823, Giuseppe Gaidon planned the raising of the tower till today’s height and the substitution of the sloping roof with a new top embattled terrace, decorated with shelves and arches, and the openings were reduced from four to three pointed arch.

After this renovation, the tower had already lost its original function and had become a monument.

Principali Fonti documentali:

- Bassano del Grappa: il restauro della Torre Civica, Vicenza, Terra Ferma, 2002

(GIAMBERTO PETOELLO, La Torre di Piazza: macchina da guerra o luogo di vedetta civile?, pp. 9-13;

MARIO GUDERZO, Rappresentare lo stesso luogo: la Torre Civica, pp. 15-19; LUIGI LUNARDON, L’intervento di restauro, pp. 21-22)

- Risalendo la città (esposizione permanente nella Torre Civica), a cura di RENATA DEL SAL e GIAMBERTO PETORELLO, Cremona, Persico Europe, 2003

(I piano – La Torre Civica, pp. 8-10; MARIA TERESA LACHIN, II piano: La genesi e il decollo di Bassano fino al XIV secolo, pp. 11-15; III piano: Lo slancio economico e culturale nel secoli XV e XVI, pp. 16-22; IV piano: Bassano e il Brenta, pp. 23-28; GIANLUCA PAN, V piano: La trasformazione del centro storico nell’800, pp. 29-41; ANTONIO PADINO, L’orologio della Torre, p. 42; IV piano: la Bassano di oggi, pp. 43-45)

- ANTONIO PADINO, L’orologio della Torre Civica, in Risalendo la città, Comune di Bassano del Grappa, 2003

- Bassano del Grappa, Il restauro della torre civica, vari autori, 2002,

- PAOLO NOSADINI, L’orologio della Torre, 2012

- OTTONE BRENTARI, Storia di Bassano e del suo territorio, Bassano, 1884, pp. 113, 290

Ringrazio in modo particolare il dott. Paolo Nosadini per il prezioso aiuto fornitomi nella ricerca di documenti e fonti riguardanti la Torre e l’orologio.

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