Cosa significa?

Con il termine favela si indicano le baraccopoli brasiliane, costruite generalmente alla periferia delle maggiori città. Problemi comuni in questi quartieri sono il degrado, la criminalità diffusa e gravi problemi di igiene pubblica dovuti alla mancanza di idonei sistemi di fognatura e acqua potabile.

Favela di Rocinha

Sebbene le più famose fra esse siano localizzate nei sobborghi di Rio de Janeiro, vi sono favelas in tutte le principali città del paese. Rio ha oltre 600 favelas. La maggior parte delle favelas di Rio si trova nella zona nord e nella zona ovest della città.

La storia

L’utilizzo del nome per indicare le baraccopoli deriva da un fatto storico. La sanguinosa guerra di Canudos finì nel 1896. Alla fine della guerra, il governo brasiliano smise di pagare i soldati che l’avevano combattuta e non diede loro abitazioni in cui vivere. I reduci occuparono Morro da Providência, un terreno collinare libero nei pressi di Rio de Janeiro.

I soldati ribattezzarono questo terreno Morro da Favela, come il nome dell’accampamento principale durante la guerra di Canudos. Crearono così un vasto accampamento nei pressi dell’allora capitale del Brasile.

Da allora, il termine favela venne utilizzato per indicare vasti assemblamenti di pseudo abitazioni che si sviluppano in maniera caotica a ridosso delle grandi città. Con il tempo, le favelas divennero sempre più grandi, degradate e pericolose. La maggior parte delle favelas carioca crebbero negli anni settanta quando, in seguito al boom dell’edilizia, le persone più povere furono costrette a spostarsi verso le periferie.

Sul Morro da Providência (Morro da Favela) è nata la prima delle favelas di Rio De Janeiro, la Favela da Providência. La comunità si trova al centro di Rio de Janeiro ed è visibile arrivando dall’aeroporto o alla stazione degli autobus extraurbani di Rio de Janeiro. Sicuramente fa parte dell’immaginario collettivo di quanti vivono nelle favelas o si interessano a questo variegato universo urbano.

La sua origine risale al 1897, quando i militari di ritorno dalla campagna di Canudos fecero ritorno a Rio de Janeiro e costruirono le proprie case proprio in questa collinetta situata tra il Centro e il porto della città vicino ai quartieri Santo Cristo e Gamboa.

Come sono costruite?

Gli abitanti di una favela vivono con meno di 100 dollari al mese. Povertà e criminalità sono la realtà di tutti i giorni. Giorni scanditi dal traffico di droga e dalle guerre tra gang criminali. Le “case”, se così si possono chiamare, sono costruite con diversi materiali di scarto, dai mattoni alle lamiere di Eternit, alcuni recuperati dall’immondizia e dalle discariche a cielo aperto.

Criminali nelle favelas

La favela è un universo culturale che esula dagli schemi normali, in cui la ristrettezza degli spazi e la conseguente assenza di intimità creano un vero e proprio formicaio umano dove la vita viene regolata da mille codici a noi sconosciuti e dalla dura legge dettata dai narcotrafficanti. Case appiccicate l'una all'altra, vicoli stretti e maleodoranti, fasci enormi di cavi elettrici scoperti che affiancano le abitazioni, spazzatura ovunque. Le baracche sono costruite con fango e mattoni, spesso le abitazioni sono una sull'altra e ci vogliono pericolose scale a pioli per entrare. I bambini giocano scalzi per le strade sterrate o, in pochi casi, in asfalto; corrono e fanno volare i loro aquiloni colorati nel cosiddetto gioco della "pipa", mentre giovani armati fanno la guardia agli accessi della favela e altri girano con le dosi di droga pronti a fare affari.

E' difficile comprendere come si possa vivere in un metro quadrato dove c'è tutto: la camera, la cucina, il bagno. Vi abitano tre, quattro, cinque persone che è possibile vedere dall'esterno, dalla strada. Qualche rara camera è intonacata alla bell'e meglio, pochi mobili, un bagno virtuale e il televisore sempre acceso. Miseria, povertà, fame, delinquenza, speranza, sono sentimenti che qui si incrociano: viene da chiedersi se Dio è arrivato fin lì, se si sia dimenticato di questi angoli di mondo. Eppure non è raro vedere sorrisi sui volti degli abitanti a testimonianza che Dio c'è. Qui la fede è forte ed è forse l'unica cosa che riesce a dare speranza al popolo brasiliano.

Vivere nelle Favelas

Il Brasile è spesso rappresentato da spiagge che evocano vacanze speciali.Però oltre allo splendore di questo mito universalmente conosciuto c'è qualcosa di più grave: sono i molti abitanti delle grandi città brasiliane che ogni giorno sulle strade vedono violenza, soprusi e morte, coloro che vivono nelle favelas. Qui la violenza è ormai diventata un sistema di vita che ingoia gli abitanti e li condanna a respirare un clima terrificante: da una parte ci sono coloro che vivono nella continua paura di essere assaliti, dall'altra ci sono giovani che fanno della violenza il lato giusto della vita sbagliata.

I bambini, nascono e crescono in uno stile di vita dove gli spari sono il terrore e i banditi il modello. Il dominio assoluto del narcotraffico nelle favelas conquista inevitabilmente anche l'universo immaginario dei piccoli che vedono ogni giorno intorno a loro le persone coinvolte nel narcotraffico vendere i pacchetti di droga, girare con le armi in spalla.

Bambini che si lavano nelle favelas

Questi bambini subiscono passivamente la violenza della vista di persone morte e coperte di sangue. E ripetono nel gioco tutto quello che vedono e sentono.

Le condizioni di vita nelle favelas sono estremamente precarie. Manca tutto nella vita di queste persone. Le loro "case" sono costituite da baracche piccole, calde e sporche, spesso costruite ai margini di fiumi o laghi, con inevitabili rischi di inondazioni e crolli. Moltissime persone emigrano da piccole città dell'entroterra, dove generalmente lavorano nei campi, coltivando e badando agli animali; essi lasciano tutto e vanno verso le grandi città alla ricerca di lavoro e con la speranza di trovare migliori condizioni di vita.

I motivi di questi spostamenti sono sostanzialmente due. Il primo motivo è l'assenza di una politica agraria seria con un'adeguata riforma. Gli agricoltori non sono appoggiati da un governo totalmente disinteressato. L'altro motivo è la siccità, fenomeno molto comune nel nord-est del Brasile.

La gente che si sposta dall'entroterra verso le grandi città cerca lavoro, cibo e protezione.Quando arrivano nelle città, questi poveracci invadono nuovi terreni e vi costruiscono le proprie baracche. Spesso alcuni di quelli che già abitano nelle favelas si procurano nuovi spazi in nuove occupazioni e vendono le proprie baracche ai nuovi arrivati guadagnando un po' di denaro. Ci sono gruppi di persone nelle favelas che sono praticamente dei veri e propri nomadi.

Le autorità governative guardano con assoluta indifferenza il sorgere delle favelas, sia perché non sanno come impedire l'insediamento di queste persone, sia per mancanza di volontà politica nell'affrontare il problema alle radici.

La società reagisce con due sentimenti che non aiutano di certo: paura e disprezzo. Nelle grandi città, alle agenzie turistiche è proibito passare con i turisti nelle vicinanze delle favelas.

Polizia nelle favelas

Le favelas di Rio e il turismo

Le favelas sono state un luogo ad accesso vietato per decine di anni, erano semplicemente un luogo troppo pericoloso per chiunque desiderava avventurarsi. Le favelas di Rio sono però parte integrante della cultura della città.

In particolare in alcune favelas di Rio sono attivi programmi di turismo comunitario, che permettono al turista di conoscere da vicino la realtà degli abitanti e di prendere visione dei progetti sociali in corso. Oggi è possibile partecipare ai cosiddetti favela tour, veri e propri tour turistici offerti agli stranieri negli hotel, ostelli e agenzie dove con un pulmino si viene portati in giro per una favela con alcune soste per scattare le foto e fare degli acquisti.

Roçinha è la favela più grande di Rio e la più estesa di tutta l’America Latina. Con una popolazione pari a circa 150.000 abitanti, dispone delle migliori e più sviluppate infrastrutture rispetto alla maggior parte delle altre favelas.

Rocinha

Sarà bene affidarsi ai centri per il progetto di turismo sostenibile che danno l’occasione di osservare da vicino le scuole locali e le istituzioni intente a svolgere un duro lavoro per migliorare le vite e l’autostima dei membri della comunità.

Il panorama qui ti consente inoltre di osservare il contrasto tra la grande baraccopoli e gli edifici lussuosi disposti lungo la costa.

Le favelas e le olimpiadi di Rio

A una settimana dalle Olimpiadi 2016 sono stati 60 i poliziotti uccisi in favela, ma la carneficina non si limita alle forze dell'ordine visto che ogni giorno a Rio i morti ammazzati sono circa 15. Numeri che gelano il sangue anche se analizziamo tutto il Brasile, dove lo scorso anno gli omicidi sono stati 60 mila, la polizia ha ucciso una media di sei persone al giorno e la violenza è triplicata.

A Rio si muore per i proiettili vaganti come successo a Maria, tre anni, freddata mentre giocava in strada la scorsa primavera.

È la droga ad avere fatto delle favelas di Rio un inferno, con oltre 4 milioni di esseri umani costretti a viverci dentro addirittura senza fognature.

Bambino in una favela

"Molti s'ammalano di sifilide, tubercolosi, Aids, tifo e lebbra" spiega padre Gianpietro Carrara, un sacerdote in odore di santità per l'opera missionaria che svolge in quest'inferno. "Tutte malattie che colpiscono chi per un pezzo di crack è disposto anche a uccidere la madre". Questa è la Rio che i 300 mila turisti che hanno assistito ai Giochi non hanno visto, una città dove negli ultimi mesi sono spariti tutti i "meninos de rua" da Copacabana anche se, ci consigliano,"è meglio non chiedersi che fine abbiano fatto"

Realizzato da: Caputo Alessandra Pia, D'Amore Alessia, Fucito Rossella, Letizia Marcello, Letizia Nicola, Matania Alessandro.

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