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Una Solitudine Universale.

"Senso di solitudine"
"Ignotos mihi cum voces trecentos, Quare non veniam vocatus ad te, Miraris quererisque litigasque.Solus ceno, Fabulle, non libenter."
"Tu prima inviti trecento persone a me sconosciute, poi ti meravigli del perchè io non venga anche se invitato da te, e ne fai una questione. Caro Fabullo, non mi piace cenare da solo."
La solitudine dei numeri primi

"[...] In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. [...] Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l'aveva mai detto." ("La Solitudine dei numeri primi", capitolo 21)

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La solitudine dell'elettrone (nell'atomo di idrogeno)
"Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino."
Il monologo dell'urna (la solitudine di elettra)

"Οΐμοι τάλαινα της εμες παλαι τροφης/ ανωφελήτου, τήν εγώ θάμ'αμφί σοί/ πόνω γλυκει παρέσχον. ουτε γάρ ποτε/ μητρός σύ γ'ησθα μαλλον η καμου φίλος,/ ουθ'οι κατ'οικον ησαν αλλ'εγώ τροφός,/ εγώ δ'αδελφή σοί προσηυδώμεν αεί./ νυν δ'εκλέλοιπε ταυτ'εν ημέρα μια/ θανοντι σύν σοί. παντα γάρ συναρπάσας,/ θύελλ'οπως, βέβηκας. οίχεται πατήρα°/ τέθνηκ'εγώ σοί° φρουδος αυτός ει θανών°/ γελωσι δ'εχθροί° μαίνεται δ'υφ'ηδονης/ μήτηρ αμήτωρ." (Elettra, Sofocle, 1143-1154)

"Ah, che stanchezza! Quanto farti da madre, in quei giorni. Tutto nel nulla. E dedicarti me stessa, ora per ora, caro tormento. Non appartenevi a lei, alla madre, no. Tu eri mio. Ti curavo io, nessun altro, in casa. E me volevi, vociando: -la mia sorella- ad ogni istante. Ora tutto ciò è tramontato. Bastò quel giorno, quando tu crollasti. Sparito, eternamente. E dietro te il deserto, come raffica di vento. Così s'allontana il padre, e io ne muoio. Colpa tua. Tu sprofondi, morto. Chi odio ride. Frenetica gode la madre matrigna."

L'addio di 'ntoni

"-Addio, ripetè 'Ntoni. Vedi che avevo ragione d'andarmene! Qui non posso starci. Addio, perdonatemi tutti. E se ne andò colla sua sporta sotto il braccio; poi quando fu lontano, in mezzo alla piazza scura e deserta, che tutti gli usci erano chiusi, si fermò ad ascoltare se chiudessero la porta della casa del nespolo, mentre il cane gli abbaiava dietro, e gli diceva col suo abbaiare che era solo in mezzo al paese. Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, perchè il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce il sole." (I Malavoglia, Verga, capitolo XV)

"La solitudine dell'uomo folle"

“Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini!" [...] "Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare?" [...] "Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione?"

"Monster's loneliness"

"Believe me, Frankenstein: I was benevolent; my soul glowed with love and humanity: but am I not alone, miserably alone? You, my creator, abhor me; what hope can I gather from your fellow-creatures, who owe me nothing? they spurn and hate me. If the multitude of mankind knew of my existence, they would do as you do, and arm themselves for my destruction. Shall I not then hate them who abhor me? I will keep no terms with my enemies. I am miserable, and they shall share my wretchedness. Oh, praise the eternal justice of man! Yet I ask you not to spare me: listen to me; and then, if you can, and if you will, destroy the work of your; hands."

La solitudine dell'uomo tra le due guerre

"Ma nel cuore

nessuna croce manca

È il mio cuore

il paese più straziato"

(Ungaretti, San Martino del Carso)

"Tutto per nulla, dunque?

[...]

tutto arso e succhiato

da un polline che stride come il fuoco

e ha punte di sinibbio ...Oh la piagata

primavera è pur festa se raggela

in morte questa morte!"

(Montale, La primavera hitleriana)

Alex Schiano di Zenise

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