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La Costituzione italiana L'insieme di leggi "più bello del mondo"

Buongiorno! Il percorso sulla Costituzione italiana che andremo a vedere ha l'obiettivo di evidenziare l''importanza di questo documento silenziosamente presente nella nostra vita.

La nascita della nostra Costituzione

La Costituzione fu scritta decenni fa con lo scopo di distruggere quelle disuguaglianze che la II° Guerra Mondiale aveva portato con sé in tutto il mondo: discriminazioni di razza, di religione o di genere e tanto altro. Conoscerla significa rispettare se stessi e gli altri, oltre a vivere pienamente la nostra vita. Applicarla significa attuare i propri doveri ricevendo, al contempo, i relativi diritti, poiché non può esistere l'uno senza l'altro.

Un viaggio nel tempo: il contesto storico

Prima di avere un parlamento e un governo "repubblicano", in Italia regnava la monarchia, ossia una forma di gestione del potere incentrata su una persona (re o imperatore), il quale veniva scelto per discendenza e non per elezione popolare. Nel 1939 iniziò la II° Guerra Mondiale, un evento catastrofico che portò a migliaia di morti e milioni di feriti. In Italia regnava il re Vittorio Emanuele III e al governo risiedeva Benito Mussolini, il quale era riuscito ad accentrare i poteri del parlamento totalmente su di sé.

Il nostro paese entrò quindi in guerra a fianco della Germania e dei Nazisti. Dopo una lunga serie di eventi, morti e battaglie, nel 1943 Mussolini diede la dimissioni su richiesta del re e la popolazione iniziò la cosiddetta "Resistenza". Questa altro non fu che la lotta per ogni via, strada o città di coloro che rifiutarono il partito di Mussolini, quello fascista, e i nazisti (il partito al potere in Germania).

Il 25 aprile 1945 per l'Italia la guerra finì. Infatti, venne annunciata alla radio la liberazione di tutta la nazione dal regime fascista (e oggi il 25 aprile è festa nazionale).

Dopo la guerra iniziò la "Ricostruzione"

Purtroppo lo scenario che gli italiani avevano davanti era desolante: città distrutte, persone senza case, lavoro, famiglia... senza nulla. La guerra aveva cancellato molti dei beni e delle risorse che l'Italia possedeva, bisognava trovare qualcosa che permettesse a tutti gli italiani di "camminare" nella stessa direzione, con le stesse regole, con lo stesso rispetto, nella consapevolezza che tutti siamo uguali, indipendentemente dal genere, dalla razza o dal colore della pelle.

Testate giornalistiche sul Referendum e il quesito posto agli italiani

Fu così che si decise, prima di tutto, di chiedere alla popolazione se voler mantenere la monarchia o passare a una forma di governo repubblicana, ossia come quella che abbiamo noi oggi. Come poter raggiungere tutte le persone e permettere loro di esprimere liberamente il voto? Ecco il Referendum, una votazione diretta del popolo per questioni di interesse comune. In altre parole: chiedere a ogni "avente diritto" (persona che può votare) di esprimere il proprio parere su una domanda o affermazione.

Quel Referendum fu, però, speciale. Infatti per la prima volta andarono a votare le donne, i bambini sopra i 14 anni e gli anziani oltre i 75 anni. Come sappiamo bene, le donne non possedevano gli stessi diritti degli uomini, ma la nostra Costituzione ha reso inequivocabile l'uguaglianza esistente fra i due generi. Ne parleremo in modo più approfondito nei prossimi capitoli.

Il risultato fu a favore della Repubblica e l'Italia mutò radicalmente la sua forma di governo. Il re perse ogni suo potere, il quale andò in "mano" al Parlamento eletto dal popolo.

Un gruppo di persone formò l'assemblea costituente con l'obiettivo di redigere la nuova Costituzione. Non fu un compito semplice, bisognava pensare a tutto, a tutti, a ogni caso o situazione. Bisognava proteggere i diritti delle persone, fortemente calpestati dalla guerra, ma, al contempo, serviva porre quei paletti indispensabili per non lasciare indietro nessuno e far sì che ognuno potesse vivere nel rispetto dell'altro: i doveri.

Ci volle più di un anno per arrivare al voto finale della neonata Costituzione. Fu un processo lungo e faticoso ma le persone, con il vivo ricordo degli orrori della guerra, avevano come solo obiettivo quello di ripartire, quello di superare la sofferenza degli anni precedenti e tornare sorridere, a stare insieme, giocare, lavorare, vivere. Finalmente nel 1948 la Costituzione diventò "legge" e, da quel giorno, divenne la guida per ogni decisione politica e sociale. Ancora oggi la Costituzione è in vigore, seppur modificata nel tempo per ovvi motivi storici (il tempo passa e la società cambia).

La Costituzione siamo noi

Sono più di settant'anni che la Costituzione continua a essere la sicura e silenziosa guida della nostra vita democratica, del nostro stare insieme, come persone e come popolo. Cerchiamo di guardare questo Documento così importante da tre prospettive.

La Costituzione è un punto di arrivo. Già, piuttosto facile da intuire leggendo il suo trascorso storico; ma è un "luogo" dove persone illuminate hanno discusso, lottato, litigato e parlato, per poi arrivare al Documento definitivo. Sancisce il potere dello Stato libero: libero dalla guerra, dalle ideologie dannose, dalle disuguaglianze.

È un punto di arrivo perché cancella anni oscuri di sofferenza sancendo l'inizio di qualcosa di nuovo, di qualcosa che non potrà che essere più bello.

La Costituzione è un punto di partenza. Lo abbiamo accennato poco fa: conclude un periodo storico per avviarne un altro. C'era una nuova storia da scrivere, ricca di sogni e progresso.

Non furono comunque anni semplici. Tutte le nuove esperienze necessitano di tempo ma le basi per un buon lavoro erano state poste. Non elencheremo le numerose riforme che hanno cambiato nel tempo l'Italia e gli italiani, ma sappiate che tutto nacque da lì, da quel punto di partenza.

La Costituzione è un punto di incontro. Questa fu scritta a seguito di una dittatura dove non si poteva pensare qualcosa di diverso poiché, nel migliore dei casi, sarebbe arrivato l'arresto. Non diamo quindi per scontato che, per scrivere la Costituzione, vennero ascoltate opinioni fra loro molto diverse, con però l'intento di costruire qualcosa insieme, di trovare un compromesso al rialzo e non al ribasso.

Tutte le rinunce che ognuno dovette fare non furono nemmeno lontanamente paragonabili ai vantaggi che ottenemmo nel tempo grazie alla Costituzione. L'obiettivo, volendo usare qualche parola più difficile, era di superare l'idea di uomo come singolo senza però confonderlo con la massa, di valorizzare l'individuo senza però assolutizzarlo, così da inserirlo in un concetto di insieme. Perché siamo in tanti, perché siamo un popolo.

Una complessa struttura di articoli

Conosciuti gli eventi storici che portarono alla creazione della Costituzione, possiamo ora immergerci in questo meraviglioso documento, cercando di capirne il senso, le motivazioni e, perché no, la poesia.

La Costituzione è composta da 139 articoli; ogni singolo articolo è una "parte" di un testo normativo (ossia di legge) spesso lungo e complesso. Un documento del genere doveva essere ben strutturato e per questo fu diviso in quattro sezioni: la prima è la più importante, infatti vengono elencati i Principi Fondamentali delle persone... di tutti noi; la seconda mette in chiaro i diritti e i doveri dei cittadini; la terza è composta "dall'ordinamento della Repubblica", ossia le regole che questa deve seguire proprio come noi cittadini; l'ultima sezione consiste nelle indicazioni finali, utili soprattutto nel periodo immediatamente successivo al superamento della monarchia (ma gli ultimi due articoli li vedremo nel particolare).

La Costituzione prevede la sua stessa modifica. Questo è importante da sapere, poiché mostra una lungimiranza dei "padri costituenti" enorme, uno sguardo al futuro e alla consapevolezza che, col tempo, la società sarebbe certamente cambiata. Poteva quindi la Costituzione fermarsi al 1948?

Uno sguardo ai primi 12 articoli. I Principi Fondamentali.

Come potrete leggere cliccando sul pulsante qui di seguito, i primi 12 articoli costituiscono le basi indispensabili per il vivere bene comune. Vediamone qualcuno in modo rapido, ricordandoci di "calarli" nel contesto storico in cui sono stati scritti.

Art. 1 L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Colpisce l'immediatezza e la semplicità del messaggio. Non ci possono essere ambiguità, opinioni, discussioni: è così. Sappiamo chi e cosa in modo preciso. Usciamo dalla guerra e dalla monarchia e serviva mettere in chiaro questo semplice concetto deciso tramite il Referendum. Il potere, prima proveniente "dall'alto", ora parte dal "basso", dal popolo, dai cittadini. Le decisioni non sono più prese da pochi, ma da tutti, ognuno con il suo piccolo carico di responsabilità. Tutti siamo la Repubblica. Gli uomini, da quel momento, non devono più obbedire ad altri uomini, ma a leggi che sono l'espressione della volontà dei politici, ossia di coloro che sono eletti dal popolo stesso. Il richiamo al "lavoro" non è retorico, non è una parola "tanto per fare bella figura": è l'affermazione che il nostro sistema non sarà più basato su privilegi non meritati, ma unicamente dal lavoro di ognuno di noi, ossia dalla nostra partecipazione alla società.

Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo [...] e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economia e sociale.

Evidenziamo con molta attenzione le parole "diritti inviolabili". Bellissime. La Repubblica, il nostro Stato, con questa frase si impegna a rispettare dei diritti che non sono concessi da quest'ultima alla persona, perché presenti nella natura dell'uomo stesso. In altre parole: diritti come un'educazione, una casa, una libertà personale non vengono "dati" dallo Stato ma sono già in possesso dei cittadini in quanto persone, uomini e donne, che vivono in questo mondo. Non sono un regalo questi diritti, li possediamo già dal momento della nostra nascita. La meraviglia di queste poche righe, però, si può notar ancor di più nella capacità di rimanere aperte al futuro, agli eventi che avverranno, ai diritti che necessiteranno di voce (pensiamo ad esempio alla riservatezza in questo mondo digitale... nel 1948 non era neppure nei pensieri più fantasiosi!).

Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. [....]

Ecco uno dei principi più importanti per tutti noi: l'uguaglianza. Ricordiamo quanto scritto poco fa: qual è il contesto storico nel quale è stata scritta la Costituzione? Un paese sconfitto dalla guerra, da governi che avevano perseguitato persone solo perché malate, di una religione diversa o con una pelle non "rosa". Ecco allora che la Costituzione deve assolutamente inserire nei primi tre articoli il principio di uguaglianza. Tutti abbiamo il diritto di godere di pari opportunità, di avere le stesse occasioni a prescindere dal fatto di essere neri, bianchi, ebrei, arabi, polacchi o con pochi soldi in tasca. Il punto di partenza deve essere lo stesso e da lì ognuno potrà procedere al proprio passo, al meglio delle possibilità individuali. Ma tutti devono poter partire.

Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro. [...] Ogni cittadino ha il dovere di svolgere [...] un'attività [...] che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Quanto sia importante il "lavoro" lo possiamo comprendere dall'Art. 1. Qui viene evidenziato un aspetto in più: il lavoro, oltre a essere la base della nostra Repubblica, deve comportare la realizzazione di se stessi e della società. Attenzione, l'art. 4 non afferma che ognuno debba fare ciò che vuole, ma solo che ne possa avere la possibilità e che, una volta ottenuta un'occupazione, faccia del "bene", possa produrre felicità, successo, opportunità. Viene sottolineato, in parole diverse, un concetto già espresso in precedenza: il lavoro, essendo un'attività che produce del "bene" alla società, ci deve stimolare a fare la nostra parte, poiché ognuno di noi concorre alla "gioia" di tutti, non solo della nostra.

Art. 6 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. [...]

Viviamo in un paese che, per fortuna, non è in guerra e non perseguita persone "diverse" da quelle considerate "normali". Ma non diamo per scontato che sia dappertutto così. In molte Nazioni del mondo, le persone vengono arrestate, torturate, uccise perché non in linea con quanto deciso dal Potere locale. In altre parole, se lo Stato obbliga a credere in qualcosa o qualcuno, chi è al suo interno non può credere ad altro, che siano dei, persone o ideali. Ecco allora che gli articoli 6 e 8 acquistano un'importanza fondamentale nel nostro paese, impegnato nell'accoglienza e nel dialogo fra i "diversi".

Art. 9 La Repubblica [...] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Siamo o no considerati il "Bel Paese"? Ci sarà pur un motivo. L'articolo 9 rende chiara l'idea che l'Italia è composta, oltre che dalle persone, da tutto ciò che è presente al suo interno: dai paesaggi naturali a quelli antropici. Siamo una nazione antichissima e nel nostro territorio sono passate culture, civiltà, popoli che hanno reso unico e irripetibile il nostro territorio nel mondo. Il nostro patrimonio artistico e storico necessita di protezione, di cura, perché ciò che è abbandonato viene dimenticato... e si perde per sempre. "Star bene" significa anche guardarsi intorno e godere della natura, delle opere stupefacenti che millenni fa altri uomini (e donne) hanno costruito per tutti, e non per pochi eletti.

Art. 11 L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli. [...]

Approfondire l'art. 11 non dovrebbe essere neppure necessario. Viviamo nell'epoca di pace più lunga dell'ultimo secolo. L'Europa ha compreso, speriamo ancora per molto, che la pace porta molti più frutti della guerra e che quest'ultima deve essere unicamente l'ultima scelta politica fra i popoli. Uscivamo noi stessi dalla guerra nel 1948 e il vivo ricordo della sofferenza, dei morti e della distruzione è tutto scritto fra le righe di questo articolo.

Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano. [...]

La nostra bandiera possiede tre colori, e questo lo possiamo vedere tutti. Ma perché? Ecco già un quesito più interessante, meno ovvio, con un significato profondo e da conoscere. La nostra bandiera possiede tre strisce di colore diverso ma di uguale grandezza. Cosa possono significare? Basta rileggere con attenzione gli articoli precedenti: sovranità popolare, uguaglianza e libertà. Tre elementi, tre colori, uguali nella loro importanza ma unici nel significato. La bandiera esprime ciò che siamo, davanti a noi e davanti agli altri popoli, e ciò che vogliamo essere. La bandiera è un simbolo, una suggestione, un'emozione.

La Costituzione e la scuola

Spendiamo qualche parola sulla relazione Costituzione - Scuola. Anche il "nostro" mondo trova un posto ben specifico fra i 139 articoli e, proprio come tutti gli altri, sono chiari e precisi.

Perché si insegna? Principalmente per trasmettere un sapere, una conoscenza. Ma possiamo fermarci a questa affermazione? Proprio no. Insegnare non è solo istruire bensì educare, crescere, aprire il mondo a bambini/ragazzi che hanno il diritto/dovere di prendersi il posto che spetta loro. Insegnare significa permettere alle persone di costruire un pensiero critico e libero, anche diverso da quello del "maestro". Come scrisse un politico francese "meglio una testa ben fatta che una testa piena". Capiamo la differenza?

Guardiamo l'origine delle due parole che abbiamo appena menzionato. Istruire ed educare. La prima viene dal latino "instruere" e significa costruire; la seconda da "educere" ossia condurre fuori. Nonostante la bellezza di entrambi i significati, la scuola "costituzionale" mira a "educere", a condurre fuori, verso la vita, i propri alunni.

Prima di entrare nello specifico dei tre articoli su cui rifletteremo, pensiamo a questo: andare a scuola, come abbiamo detto, significa porre le basi per la nostra vita futura. Oggi più di ieri non conosciamo quali saranno le nostre possibilità e opportunità nel mondo del lavoro, un mondo che cambia ormai in fretta, con sempre più imprevidibilità e, soprattutto, competenze (conoscenze) specifiche. Se non partiamo sin da subito col piede giusto, allenando la nostra mente a interessarsi, a scoprire, a indagare le novità, sarà molto più difficile lavorare e rimanere "al passo con i tempi".

Sappiamo bene che non saranno le date degli Egizi, gli strumenti dei cretesi o i prodotti tipici del Lazio a cambiarci la vita, ma lo farà il modo in cui ci dedicheremo allo studio, al metodo che impareremo e alla passione che sapremo costruire noi, assieme a tutti gli educatori (in primis la famiglia), su tutto ciò che andremo a conoscere. Un pensiero curioso e appassionato non nasce così, dall'oggi al domani, ma annaffiandolo e curandolo ogni giorno, proprio come una pianta appena nata dal seme.

Leggiamo e commentiamo ora i tre articoli che ci interessano.

Art. 30 È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli [...].

La Repubblica riconosce come la famiglia sia la prima "scuola" di vita. Viene sottolineato quasi con prepotenza che l'istruzione e l'educazione dei figli è un dovere/diritto. Non si scappa, è così. Addirittura se una famiglia non assolve a questo compito le conseguenze possono essere molto pesanti. In questo articolo si riconosce come l'insegnamento sia libero poiché inizia da qualcosa che non sia statale; libero perché le famiglie possono educare i propri figli secondo i valori più vicini alla loro vita, fermo restando il non danneggiare il pensiero e la vita degli altri.

Art. 33 L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento [...]

Ecco ancora "l'insegnamento libero". È importante menzionarlo nuovamente poiché, fino a pochi anni prima, non era così. A scuola si poteva studiare solo quello che era autorizzato, si potevano leggere solo libri in linea con chi al potere... insomma, di libero c'era ben poco. Ognuno di noi può sentirsi libero di "insegnare" ciò che ritiene giusto... ma facciamo attenzione. Nel film "Spider-man" viene detta una frase meravigliosa e spaventosa: "da grandi poteri derivano grandi responsabilità". Mettiamo questa frase vicino a "libertà di insegnamento". Insegnare significa porre le basi del futuro e, di conseguenza, è un potere enorme che necessita di grande responsabilità, sia di chi insegna, sia di chi apprende.

Art. 34 La scuola è aperta a tutti [...]

La Repubblica sottolinea come vuole essere agli occhi di tutti "uno Stato di cultura" oltre che di persone e bellezze paesaggistiche/storiche. Una scuola aperta a tutti significa che ognuno deve avere pari opportunità di crescere e determinarsi nel mondo, come dicevamo poco fa, di trovare il proprio posto nella società. Chiunque può frequentare la scuola, perché tutti uguali e con pari dignità. Non esistono più persone più importanti di altre, perché il valore personale non si acquisisce con un potere bensì con la cultura, che ci rende davvero liberi di esprimerci e godere pienamente della vita.

Anche questo piccolo percorso sulla Costituzione è arrivato al termine. Sono state scritte molte cose importanti e difficili ma, come sempre, potrete tornare tutte le volte che vorrete per discutere, riflettere, crescere assieme "all'insieme di leggi più bello del mondo".

Buon lavoro!

Created By
Valerio Chiolini
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