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La tragica storia di Liliana Segre E del Binario 21

Liliana Segre

Liliana Segre è una donna di ormai 88 anni che si porta dietro una vita piena di sofferenza e dolore, questo perché ha passato gli anni dell'adolescenza sotto le persecuzioni nazifasciste e nei campi di concentramento nazisti, riuscendo per fortuna a sopravvivere.

Liliana Segre oggi

La sua vita

Liliana Segre nacque a Milano il 10 settembre 1930 da una famiglia ebrea. Viveva insieme al suo amato papà Alberto Segre a ai nonni paterni; perse la mamma Lucia Foligno all'età di un anno e quindi non ebbe l'opportunità di passare del tempo con lei.

Liliana Segre racconta che suo padre era un uomo meraviglioso, che le faceva sia da madre che da padre e le diceva sempre che da grande sarebbe diventata una donna bella e felice.

Lucia Foligno e la piccola Liliana Segre
Alberto e Liliana Segre
La piccola Liliana

In seguito alle leggi razziali volute da Mussolini, nel 1938 venne espulsa da scuola e non poté più frequentarla. Con l'aumento delle persecuzioni contro gli ebrei provò a nascondersi da amici di famiglia con documenti falsi e cercò anche di scappare con il padre in Svizzera.

All'età di 13 anni venne però fermata dalle autorità e il giorno seguente venne arrestata. Passò molto tempo in carcere, a Varese, a Como e a Milano.

Liliana Segre ha raccontato la sua drammatica esperienza in un racconto, pubblicato nel volume Memoranda. Strumenti per la giornata della memoria, a cura di D. Novara, edizioni La Meridiana, Molfetta, 2003.

Otto anni e, all'improvviso, mi dissero che non potevo più andare a scuola. Era l’estate del 1938, avrei dovuto iniziare la terza elementare. In casa non sentivo mai parlare di feste ebraiche, di questioni religiose o di appartenenze particolari, fu, quindi, per me, molto più difficile, anche per questo, rendermi conto che mentre io mi sentivo così uguale alle altre bambine, venivo da quel momento considerata una diversa. Ed è stato allora, quando il mio papà cercò di spiegarmi che non potevo più andare a scuola per quelle leggi razziali fasciste, che io ho strappato il cordone della mia infanzia. Mi ricordo tutto di quell'istante.

Verso il campo di concentramento...

Il 30 gennaio 1944 Liliana Segre venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano verso il terribile campo di concentramento di Auschwitz. Arrivata a destinazione, venne separata dal padre che non rivide più perché non riuscì a sopravvivere.

Stazione centrale di Milano
Campo di concentramento di Auschwitz

Liliana Segre era "la Matricola 75190 di Auschwitz", numero che, al suo arrivo in Lager, le venne tatuato sul braccio.

Liliana Segre fu obbligata ad un duro lavoro forzato e riuscì fortunatamente a sopravvivere nonostante il continuo e pesante sforzo, la scarsa igiene, il cibo insufficiente e ripugnante.

Subito dopo la liberazione dal campo

Dopo la liberazione dal campo di sterminio, conobbe il cattolico Alfredo Belli Paci, con cui si sposò ed ebbe 3 figli: Alberto, Federica e Luciano.

Liliana Segre e suo marito

Senatrice a vita

Il 19 gennaio 2018, 80esimo anniversario delle leggi razziali fasciste, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha nominato Liliana Segre senatrice a vita.

Liliana Segre e Sergio Mattarella

La motivazione della nomina: "Per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo sociale; per essere testimone e sopravvissuta alla Shoah".

Durante una discussione in Senato tenutasi il 5 giugno 2018 Liliana Segre ha dichiarato di volersi opporre a qualunque legge discriminatoria contro i popoli nomadi.

Una vita in quattro immagini

Binario 21, Milano

È un binario su cui passò il treno che portava al campo di concentramento di Auschwitz i prigionieri ebrei, tra cui Liliana Segre e suo padre.

I prigionieri venivano portati ai vagoni con dei camion e al buio venivano spinti dentro.

Per salire in superficie, i vagoni venivano innalzati da un macchinario (chiamato traslatore) e infine collegati agli altri.

Traslatore o elevatore

Il Binario 21 è situato sotto la stazione centrale di Milano. È un luogo sotterraneo, cupo e spettrale...

I vagoni del treno
L'interno dei vagoni in cui gli ebrei erano ammucchiati

Il Binario 21 è diventato Memoriale della Shoah, ovvero un luogo che ci invita a riflettere sui terribili fatti accaduti in passato, rendendo omaggio a tutti i poveri cittadini ebrei portati via dalle proprie case, picchiati, maltrattati e mandati alla morte.

Il giornalista Ferruccio de Bortoli è il presidente del Memoriale dalla Shoah.

La Stazione di Milano, da dove partivano i treni diretti ad Auschwitz
Il Memoriale della Shoah, oggi

Ad accogliere i visitatori nel Memoriale della Shoah c’è una grande scritta:

INDIFFERENZA.

La parola rappresenta il sentimento che ha accompagnato e favorito la persecuzione e lo sterminio degli ebrei: l’indifferenza della gente nei confronti di ciò che stava accadendo.

Il muro dei Nomi

Lungo il Muro dei Nomi si trova una grande installazione in cui sono scritti i nomi delle 774 persone che vennero deportate e maltrattate.

In bianco i nomi delle vittime morte (752) e in giallo quello dei pochissimi sopravvissuti (22). Tutti i nomi vengono messi in evidenza a rotazione.

Le targhe a pavimento

Tra dicembre del 1943 e gennaio del 1945 partirono dal Binario 21 della stazione di Milano 23 convogli. I deportati furono principalmente ebrei, prigionieri politici, partigiani e lavoratori. Gli ebrei furono principalmente portati ad Auschwitz, dove vennero sterminati; i deportati politici finirono soprattutto Mauthausen.

Milano - Mauthausen Milano - Auschwitz
Altre targhe a pavimento in ricordo degli ebrei morti nei campi di concentramento

Intervista a Liliana Segre:

Chiara Fusini 3^A

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