EDITORIALE

Di Michele Meduri

Caro lettore, quello che stai leggendo è il primo numero di un giornale nato dall’entusiasmo di un gruppo di giovani, ragazzi e ragazze, con una grande passione per la buona politica. Questo progetto è nato durante una cena tra amici. Ci interrogammo sul perché noi giovani non avevamo gli spazi giusti nella società, e perché la nostra voce fosse sostituita da un gruppo di giornalisti/politologi. Discutemmo parecchio per trovare una soluzione, finchè ci venne in mente di creare un giornalino/blog per fare informazione sana e genuina al tempo delle bufale sul web e sui social. Nel nostro piccolo ci impegniamo politicamente nella nostra città di Varese, ci diamo molto da fare nel volontariato e nel nostro gruppo giovanile scambiandoci opinioni, organizzando incontri, attività e spazi di approfondimento sull’attualità. Il giornalino è per metterci alla prova, per dimostrare quanto teniamo al nostro Paese e alla volontà di difendere l’informazione e la verità dei fatti. Vi auguriamo una buona lettura e speriamo in un vostro sincero sostegno.

EUROCONFUSIONE A 5 STELLE

di Michelangelo Moffa

Il 16 gennaio, nell'arco di poche ore, si è svolta una delle più spettacolari giravolte politiche che il nostro paese abbia mai conosciuto, e non siamo certo dei pivelli. Dopo aver ratificato online, con una votazione indetta praticamente senza preavviso, con quasi l'80% dei voti a favore sulla celebre piattaforma Rousseau; il Movimento ha confermato la propria volontà di entrare in Alde: Alleanza dei Liberali e Democratici per l'Europa, il gruppo più convintamente europeista dell'europarlamento. Le reazioni alla notizia da parte dell'opinione pubblica e degli stessi iscritti al M5s sono state di forte sbigottimento, la scelta è apparentemente incomprensibile. Il movimento fondato da Beppe Grillo ha infatti da sempre espresso opinioni di stampo euroscettico, i pentastellati sono da sempre critici nei confronti della moneta unica e del sistema politico europeo in generale: basta scorrere i post sulla bacheca di Di Battista detto Dibba, il passionale leader grillino amante delle motociclette, per rendersi conto dell'astio che provava nei confronti dei “burocrati di Bruxelles servi delle banche”.Eppure in poche ore l'odio si pareva essersi trasformato in acceso amore nei confronti della bandiera a dodici stelle, delle procedure di infrazione e del carismatico, seppur con appellativo impronunciabile, leader del gruppo Alde: Guy Verhofstadt.

Tuttavia è stato proprio il 53enne belga a troncare quest'improbabile liaison col comico genovese: non ci sono i presupposti per un accordo, questo matrimonio non s'adda fare, fine della storia. Il leader liberale ha dovuto fare marcia indietro travolto dalle veementi proteste dei membri di ALDE che mai avrebbero voluto un'alleanza con un soggetto politico che considerano diametralmente opposto rispetto a quelli che sono i loro valori. La risposta di Grillo rispecchia il probabile senso di scoramento e la sensazione di aver combinato un pasticcio che aleggiava fra i meandri digitali del blog-parlamento: “L'establishment ha fermato il nostro ingresso”...nell'establishment. A quanto pare il celebre detto “se non puoi batterli unisciti a loro” non ha potuto trovare applicazione pratica da parte dei paladini della direct democracy. Ecco, questo divertente episodio mette in luce quelli che sono i limiti di un movimento senza stabili ideali che si basa unicamente sui concetti di “onestà” e “democrazia diretta”,come il movimento 5 stelle. Alla votazione online per decretare l'ingresso in Alde hanno votato 40.000 persone, meno dello 0,5% degli elettori 5 stelle. E' Questa la tanto decantata democrazia diretta? E poi, che senso ha mettere ai voti della base(?) non il “cosa fare” (già di per sé opinabile) ma il “cosa essere”? Il Movimento 5 stelle si rivela un soggetto senza identità, in balìa del vento degli eventi e delle aleatorie scelte di una piccolissima percentuale dei suoi votanti, che, casualmente rispecchiano quasi sempre le idee (molto cangianti) del suo autoproclamatosi “megafono” Beppe Grillo. Diciamo che più di una democrazia diretta, quella dei pentastellati sembra una megafonocrazia.

UN VIAGGIO NEL MAROCCO

Di Nisrine Naouri

Il Marocco ( in arabo “Occidente”) è un paese dell’Africa settentrionale situato all’estremità più occidentale della regione del mondo arabo denominata Maghreb. Questo paese, con 3000 km di coste atlantiche, circa 500 km di coste mediterranei, due catene montuose e il deserto del Sahara, offre una varietà di paesaggi tale che, in un solo giorno, è possibile passare dal mare, alle montagne e arrivare fino al deserto. Oltre alla sua diversità fisica e climatica, il Marocco è ricco anche dal punto di vista culturale. In fatti, esso è un paese multietnico in cui arabi di origine esterna, berberi indigeni, sahrawi e discendenti di moriscos di Spagna vivono pacificamente. Queste etnie si suddividono poi in altri sottogruppi e presentano culture e dialetti molti diversi gli uni dagli altri sia parlati che scritti. Nonostante si ha la tendenza a conservare le proprie tradizioni, il popolo marocchino presenta una grande apertura verso le culture degli altri paesi, soprattutto nelle città. La lingua ufficiale del Marocco è l’arabo; mentre la lingua francese è molto diffusa nelle città, nelle imprese e studiata nelle scuole e università. Un’altra lingua altrettanto diffusa al nord del paese è lo spagnolo. Non tutti sanno che l’arabo è una lingua che viene insegnata a scuola e usata per le comunicazioni nel mondo arabo, ma non è la lingua parlata nelle case dove si parla i dialetti delle varie regioni e città marocchine. Tra le parole arabe comunemente usate ricordiamo: assalamu alaikum (“pace su di te/voi” il saluto dei musulmani a cui si risponde con wa alikum assalam), marhaba o ahlan (benvenuto), shukran (grazie) oppure baraka Allah fik (“che Allah ti benedica” una preghiera molto usata tra i musulmani specialmente come ringraziamento). Per quanto concerne la religione, la maggior parte della popolazione (che è di circa 34 milioni e di cui solo un po' più di 81 mila è cittadino straniero) è musulmana. Inoltre la comunità ebraica marocchina è la più numerosa di quelle dei paesi arabi. In aggiunta, sul territorio vive una minoranza cattolica e si trovano diverse chiese di grande valore storico e religioso come le Cattedrali di Casablanca e di Rabat. In Marocco il saluto tra i musulmani si ha con una stretta di mano e baci sulle guance partendo dalla guancia di destra e poi quella di sinistra. Questo tipo di saluto si ha solo tra persone dello stesso sesso, ossia tra donne oppure tra uomini e non tra uomini e donne. La caratteristica la più importante e che distingue il popolo marocchino è il senso dell’ospitalità. Questa è considerata non solo una tradizione ma un segno di fratellanza e di amicizia verso gli altri. È facile che un marocchino, povero o ricco non importa, inviti a casa sua un’altra persona a bere il tè, bevanda molto famosa del paese e presente in tutti i momenti della giornata e in tutte le occasioni. Per tradizione, l’ospitalità può durare fino a tre giorni consecutivi: tre giorni in cui si offre da mangiare e da dormire in casa senza chiedere niente in cambio. Naturalmente il tè non viene mai servito da solo ma sempre accompagnato da dolci e focacce tipiche del Marocco. In fatti, secondo le usanze marocchine, riempire il tavolo di cibo è un segno di benvenuto. Per preparare il tè occorrono pochi ingredienti: acqua bollente, zucchero, tè verde in foglie essiccate e foglie di menta fresca marocchina per dare maggiore sapore. Le quantità da usare variano a seconda della grandezza della teiera, tipo di tè e del proprio gusto. Innanzitutto bisogna mettere le foglie del tè nella teiera, versare un po' ' di acqua bollente e sciacquare. Riscaldata la teiera, aggiungere successivamente lo zucchero, riempire la teiera di acqua bollente e versare un bicchiere di tè in modo da lasciare un po' di spazio nella teiera. Mettere la teiera sul fuoco moderato e fare bollire il tè per qualche minuto. Dopo è necessario rimettere di nuovo il tè precedentemente versato nel bicchiere, rimescolare bene e riversare nuovamente un altro bicchiere di tè e quindi bollire un’altra volta il tè inserendo le foglie di menta nella teiera. Dopo la bollitura il tè è finalmente pronto.

LA SPINTA GENTILE

Di Martina Tallarita

Di recente, per esigenze di studio, mi sono ritrovata a riflettere sulle politiche di paternalismo da parte dello Stato. Cass Sunstein (che, se interessasse, ha pure un account Twitter) è un sostenitore dei cosiddetti nudge, le spinte gentili. Si tratta di forme di paternalismo debole e dei mezzi, volte a far raggiungere alle persone i loro fini in maniera efficiente e senza costi alti. L'idea di un paternalismo dei mezzi è spesso esemplificata con l'idea del GPS, che permette di raggiungere la propria destinazione comodamente e non per tentativi ed errori. I nudge sono accettati anche dalla maggior parte dei liberali e libertari, in quanto non coercitivi e facilmente reversibili.

Mi pongo però un quesito che riguarda soprattutto quelle forme di influenza non immediatamente tangibili, come i messaggi subliminali. Un paternalismo che evita la consapevolezza di chi è coinvolto, può mai essere giustificato?

Cass Sunstein arriva a farlo in nome del benessere del cittadino, con una sorta di giustificazione teleologica.

Credo che una conclusione di questo tipo possa portare ad almeno una contraddizione: la giustificazione potrebbe essere estesa anche alle forme di paternalismo forte e dei fini, sempre in nome del benessere dei cittadini, a cui però Sunstein si dice contrario.

Mi rivolgo a chi legge: siete favorevoli a forme di paternalismo da parte dello stato? Vorrei avviare un piccolo dibattito che potrebbe proseguire nei numeri successivi del nostro giornale, senza fretta.

LO SCIOPERO VIRTUALE

Di Silvia Salina

Dal 2008 ristagna in Parlamento il disegno di legge n. 1170 che prevede l’introduzione nel nostro Ordinamento di una forma di sciopero per i servizi pubblici essenziali alternativa a quella tradizionale.

In cosa consiste lo sciopero virtuale? Perché non c’è la volontà politica di portare avanti questa iniziativa?

Cerchiamo di capirci qualcosa in più.

Cosa sono i servizi pubblici essenziali?

Sono quei servizi volti a garantire il godimento dei diritti della persona, sia che siano erogati dal pubblico che dal privato. Per intenderci quelli volti alla tutela della vita, della salute e della sicurezza, della libertà di circolazione, dell’assistenza e della previdenza sociale, dell’istruzione e della libertà di comunicazione.

Perché i lavoratori scioperano e cosa comporta il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali?

Il diritto di sciopero, in linea generale, è quel diritto che spetta a tutti i lavoratori, finalizzato al perseguimento di un interesse collettivo, che riguardi, direttamente o indirettamente, il rapporto di lavoro.

Per ciò che concerne i servizi pubblici essenziali, è necessario sottolineare come questa forma di sciopero sia anomala, in quanto lede in modo poco significativo la controparte datoriale, ma reca un grosso danno nei confronti di soggetti terzi estranei al conflitto: gli utenti che si avvalgono di tali servizi.

In cosa consiste lo sciopero virtuale?

Lo sciopero virtuale è stato ideato per eliminare il disagio degli utenti, in quanto durante le ore di astensione collettiva dal lavoro, i lavoratori forniscono lo stesso le prestazioni lavorative, ma sorge in capo al datore di lavoro l’obbligo di versare su un fondo (gestito dalle organizzazioni sindacali che indicono lo sciopero) il doppio della cifra della retribuzione che spetterebbe ai lavoratori durante le ore di sciopero e il valore del fatturato conseguito nelle stesse. Quindi si ha un duplice vantaggio: da un lato si crea una forte pressione economica nei confronti della parte datoriale (quindi una maggiore possibilità di poter conseguire gli obbiettivi prefissati con la proclamazione dello sciopero) e dall’altro l’utenza non viene in alcun modo danneggiata.

Allora perché si è restii ad approvare una simile forma di sciopero?

Le resistenze nei confronti di questa forma di sciopero provengono sia dagli erogatori dei servizi che dai sindacati. I primi si oppongono perché ritengono che l’onere economico sarebbe troppo gravoso per le loro casse. I secondi per una motivazione più sottile: lo scopo dell’interruzione dei servizi serve per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle rivendicazioni dei lavoratori. Se invece questa non si accorgesse neanche dell’esistenza dello sciopero, in primis non verrebbe a conoscenza dei disagi e delle pretese sollevate dai lavoratori e in secundo l’organizzazione sindacale perderebbe visibilità e conseguentemente si percepirebbe di meno la sua importanza; ciò farebbe diminuire il numero degli iscritti, il che comporterebbe una minor forza nei confronti sia delle istituzioni, sia dei datori di lavoro.

Le GRANDI MIGRAZIONI della STORIA IV-V sec.\XXI sec.

Di Michele Meduri e Michelangelo Moffa

Negli ultimi tempi, a seguito della grande crisi migratoria che sta colpendo l'Occidente, e in particolare il nostro paese, molti opinionisti stanno tentando un paragone fra i nostri tempi e le migrazioni che portarono alla fine dell'Impero Romano d'Occidente nel V secolo. Ma è davvero così?

Andando ad analizzare i due contesti, possiamo cogliere innanzi tutto delle differenze: le popolazioni che giunsero all'interno dei confini Imperiali nel Vsecolo erano armate, i Germani erano un popolo di stirpe guerriera in cui ogni uomo e donna erano addestrati a combattere. I migranti che invece giungono in questi tempi sullle nostre coste sono persone che spendono tutti i loro averi per partire, facendo un lungo viaggio senza cibo e acqua; le famiglie non sono organizzate in Clan come nel caso dei Barbari e non si spostano assieme a un Re e alle sue clientele. Inoltre, prima delle grandi migrazioni del IV secolo, le popolazioni germaniche compivano frequenti incursioni e saccheggi, vere e proprie operazioni di guerriglia sulle zone di confine, oggi invece i profughi non sono dei briganti in cerca di bottino ma di salvezza. Dunque le popolazioni che giungono in europa sono politicamente frammentate a differenza dei popoli nordici che si mossero interamente all'interno dell'impero guidati dai loro leader e da un sistema e aventi una organizzazione bellica che oggi non c'è più. Ai nostri giorni i migranti devono pagare un vettore (gli scafisti) per muoversi a differenza dei Germani che attraversavano autonomamente i confini. Un altro punto divergente fondamentale è l'organizzazione dello stato moderno che è molto più strutturata di quella tardo imperiale romana. Casi come quello che portò alla crisi che generò il Sacco di Roma nel 410d.c sono oggi totalmente impossibili da verificarsi.

Un aspetto fondamentale dei nostri giorni, che influisce pesantemente anche sul fenomeno dell'immigrazione ed era assente nei primi secoli dopo Cristo sono i mezzi di comunicazione sviluppati a livello globale. Oggi grazie alla tecnologia, allo sviluppo della televisione e di Internet, sappiamo tutto di ogni angolo della Terra, di ogni popolo, cultura e nazione. Ai tempi dei romani, nonostante i numerosi scambi commerciali, e i trattati etnografici di alcuni studiosi, come Tacito, le informazioni circa ciò che esisteva aldilà dei loro confini erano molto scarse, soprattutto per quelle popolazioni che venivano addirittura da fuori l'Europa come gli Unni. Questa non conoscenza reciproca dei popoli e l'arroganza della civiltà greco-romana sulle popolazioni straniere portava spesso a ostilità dovute proprio alla paura e a un senso di superiorità eccessivo da parte dei romani.

Una similtudine che possiamo trovare fra i migranti di allora e quelli di oggi è che molti dei popoli barbarici che si mossero in massa all'interno dell'impero fuggivano dalla guerra come i nostri profughi. Infatti ricordiamo l'esempio dei Goti che nel 378 d.c a causa della pressione Unna sui loro territori chiesero asilo all'Imperatore Valente. I goti furono tuttavia trattati malissimo dalle autorità imperiali, che specularono sulla loro sofferenza scambiando addirittura i loro figli con del cibo. Questa situazione portò alla ribellione dei Goti e alla successiva sconfitta dei romani presso Adrianopoli. Questi movimenti migratori avrebbero potuto giovare all'impero, che era in balìa di una forte crisi economica e demografica, ed i goti potevano essere integrati con successo per ripopolare i campi abbandonati e fornire nuova manodopera. Tuttavia una cattiva gestione dell'immigrazione ha portato a una situazione drammatica e l'impero non si è mai più ripreso. Un argomento portato spesso da molti politici che sostengono l'ideologia del “muro” è l'esempio del Limes (il confine Romano sul Reno e il Danubio) come modello di separazione fra popoli diversi coronata da successo; essi sostengono che i Romani posero un muro invalicabile fra loro e i Germani e che i due popoli erano insindacabilmente separti. In realtà non fù così: gli scambi di natura economica, politica e militare tra i due mondi furono assai intensi. I romani reclutavano infatti moltissimi soldati, schiavi, studiosi fra le fila dei germani e fornivano a essi tecnologia e beni di lusso, specialmente alle classi aristocratiche, i principi Germani inoltre, si recavano spesso a Roma per istruirsi. Inoltre molte tribù germaniche a est del reno erano clienti di Roma, ossia delle entità politiche formalmente indipendenti ma di fatto assoggettate ai Romani. Nei momenti di pace quindi, il Limes era un confine aperto a influenze culturali da ambedue le parti. Nell'Impero Romano vivevano tantissime popolazioni, grazie alla buona politica e alle istituzioni romane i cittadini e i “pellegrini” vivevano in pace,e il diritto romano garantiva giustizia in tutto l'impero. Il fatto che popolazioni straniere fossero riuscite a distruggere l'impero fu dovuto ad una crisi interna del sistema politico romano, corrotto e burocratico. Per risolvere l'attuale crisi migratoria basterebbe convogliare i nostri sforzi politici per una Europa forte e influette in tutto il mediterraneo. Solo così porteremo modelli politici efficenti e democratici anche in quei territori in cui non sono presente. Ricordiamo ad esempio Napoleone che in tempi di guerra non portò solo l'esercito, ma scienziati e studiosi. Costoro in Egitto costruirono una biblioteca, che stimolò particolarmente gli egiziani, portando il Sultano a conoscere e a modernizzare le proprie istituzioni per fronteggiare la forte crisi interna delle popolazioni Arabe divise in guerre interne. I muri non portono a nulla, ma a continui attriti e conflitti fra popolazioni diverse; per fronteggiare migrazioni epocali come quella che stiamo affrontando servono solidi modelli politici,e soprattutto culturali.

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