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L'uomo più veloce del mondo 23 ottobre 1934: l'impresa di francesco agello

di Vincenzo Grienti

Erano le 14:56 del 23 ottobre 1934 quando i meccanici fecero scivolare il Macchi Castoldi MC.72 sulle acque del lago di Desenzano, a pochi metri dagli hangar che custodivano aerei e idrovolanti del Reparto Alta Velocità. Il maresciallo stava per laurearsi come "l'uomo più veloce del mondo", un primato assoluto di velocità per idrovolanti su circuito di tre chilometri a bordo di quella che è stata definita da esperti e appassionati "una Ferrari del cielo", oggi custodita al Museo Storico dell'Aeronautica Militare. Non furono poco le difficoltà sa superare per stabilire quel record 85 anni fa. Per gli ingegneri, i meccanici e gli avieri della Regia Aeronautica, le difficoltà da superare prima di tutto a terra non furono poco. Infatti mettere a punto quel bolide dell'aria che Agello doveva pilotare richiese grande professionalità e impegno. Poi arrivò il grande giorno e Francesco Agello (nella foto dell'Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare) raggiunse l'Olimpo aeronautico. Una storia iniziata molti anni prima in occasione della Coppa "Schneider", una competizione aviatoria per idrovolanti istituita nel 1911 che coinvolgeva il mondo aeronautico anche sotto il profilo di valutazione del progresso tecnologico in campo motoristico e nell'aviazione civile. Tuttavia, ben presto, diventò una gara di pura velocità su circuito triangolare. Una storia raccontata attraverso il documentario "Coppa Schneider - Norfolk 1926" tratto dalla raccolta video “Ali Dimenticate” realizzata dal Centro Produzione Audiovisivi dell'Aeronautica Militare.

Il fondatore di questa gara fu Jacques Schneider, un finanziere appassionato di aerei e mongolfiere, ed offriva un premio di 1.000 sterline al vincitore. Il nome ufficiale della competizione, in francese, era "Coupe d'Aviation Maritime Jacques Schneider". La prima edizione si tenne a Monaco nel 1913 con la vittoria di Maurice Prevost, un francese. Poi nel 1914 fu la volta di un inglese, Howard Pixton, prima di lasciare spazio alle armi e alla guerra con lo scoppio del Primo conflitto mondiale. La corsa degli idrovolanti riprese nel 1920 e l'Italia si aggiudicò l'ambito trofeo con Luigi Bologna a bordo di un Savoia S12bis a Venezia. Nel 1921 il trionfo fu ancora tricolore con Giovanni De Briganti con il Macchi M. 7bis. Poi arrivò lo stradominio inglese ma soprattutto Usa con David Rittenhouse e James Doolittle (nella foto sotto)

Jimmy Doolittle e il suo Curtiss vincitore nel 1925

Fu però il 1926 l'anno della svolta, quando gli italiani "fuoricasa" volarono negli Stati Uniti per andare a riprendersi il trofeo dell'alta velocità dell'aria. Il velivolo usato fu il Macchi M.39. Il 12 e 13 novembre la vittoria tornò in mani italiane grazie alla prestazione, con una velocità media di 394 km/h. Il Macchi era una vera e propria Ferrari dell'acqua e con le sue grandi caratteristiche aerodinamiche divenne il capostipite di tutta una serie di idrocorsa (anche inglesi) che ne avrebbero ripreso le caratteristiche. Fu l'ultima vittoria italiana. La competizione durò fino al 1931. Poi le luci dei riflettori si spensero e la Coppa Schneider dopo tre vittorie consecutive degli inglesi il 13 settembre finì definitivamente in Gran Bretagna. Oggi la mitica coppa è conservata, insieme all'aereo vincitore, un Supermarine S. 6B al "Museo della Scienza" di Londra.

Nella foto Arturo Ferrarin a bordo del Macchi M.39

Tuttavia l'Italia proseguì nelle sperimentazioni e da lì a qualche anno il record stabilito dagli inglesi venne abbondantemente superato dal maresciallo Francesco Agello, nato a Casalpusterlengo il 27 dicembre del 1902. Un uomo di sport che in gioventù era stato impegnato a livello agonistico nella ginnastica, nel nuoto, nelle competizioni in bicicletta e nel calcio. A queste inclinazioni sportive aggiungeva anche la passione per la motocicletta e per la velocità. Così nel 1924 si impegnò e conseguì l'ambitissimo brevetto di pilota. Quattro anni dopo fece domanda per entrare nella neo costituita "Scuola Alta Velocità di Desenzano" sulle rive del Garda.

Da poco si era disputata l'edizione della "Coppa Schneider" disputata a Venezia nel 1927. Gli assi Arturo Ferrarin e Mario De Bernardi, purtroppo, si erano dovuti ritirare a causa di improvvisi guasti meccanici. Il comando della scuola era affidato al Colonnello pilota Mario Bernasconi. Così il 15 maggio 1928 Francesco Agello fece il suo ingresso all'idroscalo di Desenzano, sicuramente attratto dallo spirito temerario, ma anche attirato dalla dura, inesorabile selezione attraverso la quale dovevano passare molti piloti prima di giungere all'ambito traguardo di vedersi appuntare l'ambitissima "V" di colore rosso sopra l'aquila d'oro, come segno distintivo di un reparto di elite impiegato per l'alta velocità. L'addestramento di Agello e degli altri piloti fu molto duro: si trattava di percorrere per sette volte un circuito di 50 km a forma di triangolo acutangolo, con due virate di quasi 180°.

"L'attività della Scuola - così come scriveva il Colonnello Bernasconi - unita al progresso dell'idrovolante e del motore, che sono totalmente italiani in ogni loro particolare, ha permesso di ottenere tali risultati. Gli uomini, forgiati nei diuturni faticosi e pericolosi voli, si sono abilitati a portare apparecchi di così elevata velocità il cui peso, di tre tonnellate, è distribuito su pochi metri quadrati d'ala caricati, ciascuno, con più di 200 chilogrammi. Essi effettuano partenze dall'acqua a velocità di flottaggio di 250 km/ora per ritoccarla anche a più di 300 km orari, compiono virate sviluppanti enormi forze centrifughe, dominano motori di circa 3.000 C.V. di potenza".

Fu l'impegno, lo spirito di abnegazione, il coraggio e la voglia di portare alto il nome dell'Italia nello sport e nel mondo dell'aviazione che il 23 ottobre 1934 Agello conquistò il primato di velocità. Il volo non durò più di 15 minuti, il tempo necessario per compiere i quattro passaggi regolamentari alla media di 709,209 km orari. Il primato precedente, stabilito il 10 aprile 1933, era di 682,078 km orari. I documenti relativi alla prova furono inviati dall'Aero Club d'Italia, alla Federazione Aeronautica Internazionale per l'omologazione. Così Francesco Agello entrò nella storia e il giorno dopo tutte le prime pagine dei giornali parlarono di lui e dell'impresa sul Garda, così come racconta il documentario "Ali dimenticate" del Centro Audiovisivo dell'Aeronautica Militare disponibile sul canale YouTube del Ministero della Difesa.

Un'impresa che valse al pilota di Casalpusterlengo la Medaglia d'Oro al Valore Aeronautico con la seguente motivazione: "Pilota d'Alta Velocità di eccezionale valore ed ardire, dopo aver concorso con difficili e pericolosi voli sperimentali alla messa a punto del più veloce idrovolante del mondo, conquistava per due volte il record mondiale di velocità assoluta". Per i suoi meriti aeronautici Agello fu inoltre promosso "ufficiale" con il grado di Sottotenente.