Crispi e il colonialismo italiano

Francesco Crispi

Ritratto fotografico di Francesco Crispi

La vita e la carriera politica precedente alla candidatura di Primo Ministro

Francesco Crispi nacque a Ribera (Agrigento) il 4 Ottobre 1818, dove qui trascorse tutta la sua infanzia e giovinezza e dove conobbe e sposò la sua prima moglie Rosa D'Angelo, dalla quale ebbe due figli.

Due giorni dopo il parto del secondo figlio, ella morì e poco tempo tempo dopo anche il figlio appena nato; nello stesso anno morì anche la figlia primogenita. Questa serie di eventi molto drammatici portarono Crispi ad allontanarsi da Ribera, trasferendosi a Palermo. Qui fondò un giornale "L'Oreteo" e conseguì la laurea di giurisprudenza.

Nel 1843 si trasferì a Napoli per esercitare la professione di avvocato ma cinque anni dopo, tornò a Palermo in occasione dei moti insurrezionali per l'indipendenza della Sicilia dai Borboni, a cui prese parte. La Sicilia riuscì a ottenere l'indipendenza e venne costituito il Parlamento siciliano di cui Crispi ne prese una carica. Tale governo provvisorio crollò il 15 Maggio 1849 con la restaurazione del regno dei Borboni. Crispi non ottenne l'amnistia e fu costretto all'esilio in Piemonte, luogo anch'esso da cui fuggì, quattro anni più tardi, poiché coinvolto nella cospirazione organizzata da Mazzini. Si stabilì prima a Malta, dove qui sposo Rosalia Montmasson, e poi a Parigi, da cui venne nuovamente espulso. Si rifugiò quindi a Londra accolto da Mazzini con l'obiettivo di continuare a battersi per un'Italia Unita; infatti, nel 1860, decise di partecipare alla Spedizione dei Mille di Garibaldi, assieme alla moglie.

Rosalia Montmasson, fra le prime patriote

Il 5 Maggio 1860 avvenne lo sbarco di Marsala in Sicilia e in poco tempo si liberò tutta la regione nella quale Garibaldi instaurò la propria dittatura, della quale Crispi divenne il Ministro degli Interni. Tale forma di governo cadde poco tempo dopo e la Sicilia fu ceduta al re e a Cavour. Nel 1861, si costituì l'Unità d'Italia.

Crispi prese parte al nuovo Parlamento italiano schierandosi inizialmente con la sinistra estrema e repubblicana, poi con la corrente monarchica.

Nel 1866 rifiuto di entrare a far parte del governo di Bettimo Ricasoli (il quale provò a instaurare un governo tendenzialmente tirannico dittatoriale) e nell'anno seguente cercò di fermate l'invasione garibaldina dello Stato Pontificio, inoltre provò a renare eventuali alleanze tra Italia e Francia, quest'ultima allora coinvolta nella guerra contro la Prussia. Nel 1873 appoggiò la candidatura di De Pretis come Presidente del Consiglio grazie al quale salirà al governo per la prima volta la Sinistra Storica, di cui divenne Presidente della Camera del nuovo governo. Tale carica permise Crispi di viaggiare per tutta l'Europa e conoscere Bismarck, Granville, Gladstone a loro grandi statisti di fine '800.

Nel Dicembre del 1877, venne eletto Presidente del Consiglio, il primo meridionale a diventarlo.

Il ministero di Crispi: politica Interna

Prima Fase: la "democrazia autoritaria" di Crispi (1887-1891)

Ispirandosi al modello bismarckiano, Crispi intendeva rafforzare lo Stato e aumentate i poteri del governo esecutivo poiché egli sosteneva che un forte Stato sia i grado di modernizzare il Paese e prevenire i conflitti sociali. A tal proposito aveva varato una nuova legge sull'ordinamento comunale e provinciale, così ampliando l'autonomia del governo e l'elettorato comunale, inoltre aveva introdotto l'elettività dei sindaci nei Comuni con un numero di abitanti superiori ai 10.000.

Nel 1889 veniva varato il nuovo codice penale che porta il nome del Mimistro della Giustizia Giuseppe Zanardelli. Il codice Zanardelli prevedeva l'abolizione della pena di morte, libertà di sciopero e associazione e conferiva maggiori poteri alla pubblica sicurezza la quale poteva emanare provvedimenti per limitare le libertà personali di coloro che avrebbe potuto essere un pericolo per la società.

Inoltre, emanò una legge sanitaria e laicizzò le Opere Pie, affermando il principio di intervento dello Stato a tutela dei più bisognosi.

Nel 1891, Crispi di dimise a causa della sua politica coloniale, infatti il governo decise di negare ogni tipo di finanziamento per le campagne in Etiopia e sostenne l'inutilità delle spedizioni e dello spreco di risorse.

II fase: il ritorno di Crispi (1893-1896)

Nel 1883, l'Italia visse un periodo di forte crisi a causa dello scandalo della Banca di Roma (emissione illegale di una quantità enorme di carta moneta) e alle rivolte dei Fasci siciliani. A differenza di Gioilitti, Crispi decise sin da subito di proclamare lo stato di assedio in Sicilia, facendo sciogliere i Fasci e condannandone i maggiori esponenti.

Nel Luglio 1894, Crispi decise di emanare le Leggi Anti-anarchiche con le quali sono state introdotte pesanti limitazioni sulle libertà di stampa, di associazione e di riunione e il Partito Socialista fu sciolto. Seguirono nuove riforme sanitarie, commerciali e di giustizia. Inoltre Crispi cercò di emanare leggi che ponessero dei limiti finanziari al regime fondiario; questo portò a forti contrasti con il Partito degli Agrari e dei proprietari terrieri, i maggiori sostenitori di Crispi, che, sommandosi alla Sconfitta di Adua, portarono Crispi a dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio.

Terminò così il ministero di Crispi .

L'inizio della politica coloniale italiana

Con l'apertura del Canale di Suez, cominciò una nuova era di comunicazione fra tutti i Paesi del mondo, i cui collegamenti divennero molteplici e immediati, e di missioni di esplorazione geografiche.

Questo momento si può definire anche come l'inizio del colonialismo italiano (1869), cominciato anche grazie all'acquisto della Baia di Assab da parte della compagnia navale genovese Rubattino, con l'aiuto dell'esploratore di Giuseppe Sapeto, per costruirvi un deposito di carbone per lo scalo delle navi (tutt'ora questa Baia ha la medesima funzione e rilevanza, infatti è un importante punto d'appoggio commerciale, oltre per la numerosità dei giacimenti petroliferi in quella zona, per l'azienda italiana Eni).

Tale acquisto si identifica, quindi, come la prima colonia italiana.

La Tunisia: il primo obiettivo del colonialismo italiano

L'Italia aspirò soprattutto alla colonizzazione della Tunisia, si per motivi storici (molte città costiere furono state fondate dai Normanni del Regno di Sicilia) sia per la posizione strategica, di fronte alla Sicilia.

Durante il Congresso di Berlino, venne accordato quindi che la Tunisia fosse obiettivo espansionistico dell'Italia; tuttavia, anche a causa dell'inettitudine del governo italiano nell'impedire le incursioni dei Crumiri e nel firmare immediatamente un accordo di protettorato con la Tunisia, la Francia decise di non rispettare gli accordi presi durante il Congresso, facendo firmare il protettorato francese da parte del Bey di Tunisi (1881).

Questa umiliazione e le aspre critiche dell'opinione pubblica italiana, furono le cause che portarono l'Italia a firmare la Triplice Allenza e a intraprendere una tenace politica coloniale nei confronti dell'Etiopia e del resto del Corno d'Africa.

Il colonialismo italiano rivolto al Corno d'Africa

Con la politica coloniale di Crispi rivolta verso la conquista dell'Etiopia, si aprì la fase del colonialismo italiano rivolto alla zona del Corno d'Africa che terminò con la caduta del regime fascista e la fine della Seconda Guerra Mondiale. Essa cominciò con l'acquisizione del porto di Assab in Eritrea nel 1882 sino al 1896, con la Sconfitta di Adua e la conseguente Pace di Addis Abeba.

Le ragioni che spinsero l'Italia a partecipare alla "corsa alla colonie"

Diverse e di differenti tipologie sono le cause e la ragioni secondo le quali l'Italia avrebbe potuto partecipare alla "corsa delle colonie" accodandosi alle altre potenze europee. Queste si possono riassumere nella celebre orazione di Crispi, l'allora Presidente del Consiglio, e successivamente rimarcate e rammentate nell'intervento del giurista Pasquale Mancini.

Crispi pronunciò:

<< Taluni hanno creduto che le colonie fossero un lusso: non hanno capito che sono una necessità per la madre patria, la quale se ne vale per il consumo dei suoi prodotti. Quando i mari ci saranno chiusi ed avremo bisogno dei marcati stranieri, dovremmo ricorrere alle armi per poterceli aprire. La prudenza di stato è di guardare a codesto avvenire: e i nostri ministri, non provvedendo in tempo, lasciano i nostri figli una sanguinosa eredità di guerre.

L'Africa vi sfugge! E non tarderanno a prendersela le grandi potenze marittime [...], le colonie sono una necessità della vita moderna. Noi non possiamo rimanere inerti e far sì che le altre potenze occupino da sole tutte le parti del mondo inesplorate, altrimenti saremo colpevoli di un gran delitto verso la patria nostra; comportandosi da inerti chiuderemmo per sempre le vie alle mostre navi ed i mercati ai nostri prodotti... Noi cominciamo oggi, e mal si comincerebbe quando, al primo ostacolo, sfuggisse dai punti che abbiamo occupato! Siamo a Massaua e ci resteremo! Nell'Africa noi esercitiamo una missione di civiltà: questa missione appartiene all'Italia e non possiamo abbandonarla! >>

Queste ragioni dunque si dividono in:

1) Politiche

Successivamente alla conquista francese di Tunisi (che fu obiettivo coloniale italiano come concordato durante il Congresso di Vienna), percepita dall'Italia come un'umiliazione, la partecipazione alla corsa delle colonie avrebbe significato una rivalsa per la nazione italiana e un modo per affermare il proprio prestigio innanzi alle altre potenze europee. Pasquale Mancini scrisse << [...] il segreto del suo avvenire è riposto appunto nello sviluppo di questa fonte di dovizia e di potenza [...] >>

2) Economiche e sociali

L'acquisizione di colonie permetteva l'accesso di materie prime e manodopera a basso costo mediante lo sfruttamento delle risorse e delle popolazioni indigene locali, e a mercati in cui vendere la produzione in eccesso all'interno di territori comunque di dominazione italiana. Inoltre avrebbe aiutato l'esportazione delle società italiane all'estero senza affrontare il peso dei dazi doganali e avrebbe diretto l'ingente ondata di emigrazione meridionale verso territori esteri sottostanti alla bandiera nazionale, per cui di conseguenza alla legislazione e alla cultura italiana, invece di disperdersi nelle nazioni straniere. << [...] sarà più vantaggioso che questa emigrazione si disperda sulla faccia del globo; che vada a caso in lontane ed ignote regioni, dove l'aspetta il disinganno, e talora la morte; che non vi siano paesi le condizioni dei quali siano già bene conosciute, dove il suo lavoro possa essere con certa e propizia utilità esercitato, e dove sventoli la bandiera nazionale, che tuteli e protegga le industrie degli emigranti italiani, anziché essi siano costretti a mendicare sicurezza e protezione da governi stranieri? >> (Pasquale Mancini)

3) Ideologiche

Influenzati dai teorici positivi visti e dalla diffusione delle teorie dei darwinismo sociale, anche in Italia si era diffusa la co viziose che si dovesse "civilizzare" le culture indigene, in quanto "selvagge" e inferiori alla "razza bianca". Però, queste realtà sociali non sono "selvagge" come si sosteneva, bensì avevano in propria identità culturale e quindi erano vere e proprie civiltà, ma la differenza con quelle occidentali erano la minor complessità e la maggior lentezza nello svilupparsi poiché, a causa della vastità del territorio, non s'erano potute verificare quegli scontri e quelle relazioni tra diverse civiltà che avrebbero potuto portare a notevoli sviluppi sociali, come sosteneva Eraclito nel suo concetto di Polémos, ossia che << La guerra è signora di tutte le cose >> , ossia che i mutamenti accadono solo nel momento in cui due entità distinte si scontrino.

La politica coloniale di Depretis

Nel 1882, De Pretis acquistò dalla compagnia Rubattino la Baia di Assab inviò un primo contingente italiano a Massaua, sempre lungo il litorale eritreo, che la conquistò e da cui cominciò ad avanzare, acquisendo tutte le altre città della costa, sulla quale verrà formata l'Eritrea, "Polmone d'Italia". In breve tempo, l'Italia riuscì a conquistare anche Saati, dove venne edificata una fortezza, facendo destare così le preoccupasi del negus neghesti (re dei re) Giovanni IV sovrano d'Etiopia, il quale decise di intervenire attaccando il presidio italiano il 25 Gennaio 1887, con l'esercito del generale ras Alula. Il giorno seguente avvenne la Battaglia di Dogali, durante la quale la colonna italiana guidata da Tommasi Da Cristoforis fu massacrata. Tale perdita provocò un forte risentimento nazionalistico e una profonda rottura tra Italia ed Eritrea; inoltre si rafforzò l'appoggio da parte del governo italiano a Menelik II, allora ospite all'ambasciata, per premere su una sua eventuale salita al trono e per cercare di minare il negus neghesti Giovanni IV e il ras Alila.

Negus neghesti Giovanni IV

La politica coloniale di Crispi

Grazie anche all'appoggio di Austria e Germania, l'Italia riuscì a rioccupare Saati, così riacquisendo prestigio nazionale. Crispi, nominato Primo Ministro, la sua prima mossa in politica coloniale fu pattuire con il negus dello Scioa, Menelik II, in un accordo segreto per appoggiarlo affinché diventi negus neghesti d'Etiopia (o Abissinia) .

Il Trattato di Uccialli

Intanto, morì il negus neghesti Giovanni IV e Menelik II poté salire al potere. Il 2 Maggio 1889, il nuovo sovrano stipulò un trattato di amicizia e di scambi commerciali con l'Italia, il Trattato di Uccialli, il quale provocò non poche discordie.

Negus Menelik II

Con tale Trattato, il negus accettò la presenza degli italiani sul territorio etiope, in cambio di mediazione da parte dell'Italia con il resto dell'Europa. Sul trattato però ricaddero delle ambiguità riguardante la traduzione: in italiano, risultò essere l'accettazione da parte del negus del protettorato italiano. Questa fu la causa scatenante della Campagna d'Africa Orientale.

Intanto, nel 1890 venne costituita la Colonia Eritrea, della quale Crispi volle espandere i possedimenti, quindi chiese al governo i finanziamenti per una nuova spedizione che li furono negati per timore di un deficit finanziario. Questo portò alla caduta del governo Crispi e al suo posto, divenne Presidente del Consiglio Di Rudinì.

La Campagna d'Africa Orientale (1859-1896)

<< Sua Maestà il Re dei Re d’Etiopia consente di servirsi del Governo di Sua Maestà il Re d’Italia per tutte le trattazioni di affari che avesse con altre potenze o governi. >> Articolo 17 del Trattato di Uccialli, versione italiana

<< Sua Maestà il Re dei Re d'Etiopia può trattare tutti gli affari che desidera con altre potenze o governi mediante l'aiuto del Governo di Sua Maestà il Re d’Italia >> Articolo 17 del Tratto di Uccialli, versione in aramaico

Il conigliere svizzero del negus fece notare che l'articolo 17 del Trattato di Uccialli dispose l'Etiopia sotto il protettorato italiano: questo portò irrimediabilmente a forti dissidi tra Italia e Abissinia.

Siccome nella versione aramaica, l'Etiopia poté (ossia che è una decisione facoltativa) servirsi dell'intervento del governo italiano per la mediazioni con le altre potenze europee mentre in quella italiana glielo consentì (che ne ha l'obbligo). A questo il negus dichiarò prima di rispettare l'articolo 17 poi però fece firmare dall'ambasciatore italiano Antonelli una dichiarazione di promessa, nella quale si stabilì di << cancellare l'articolo 17 >>. Allora l'Italia accusò il Menelik II, il quale si difese affermando che lo Stato protettore avrebbe negato di lasciare immutato l'art. 17 ( << [Antonelli, l'ambasciatore] gli girava la testa >>). Menelik II decise di mostrarsi indipendente e di avvertire della sua incoronazione a tutte le altre nazioni europee, aprendo così la trattazione con altre nazioni europee. La Francia si fece subito avanti e offrì un' ingente quantità di armamenti all'Etiopia.

È il 1891 e l'Italia perse il proprio prestigio nazionale. Quattro anni dopo però, l'Italia mandò un contingente italiano sul Tigrè e nel Dicembre 1895, Menelik II inviò le proprie truppe per affrontare quelle italiane. Cominciò quindi la Campagna d'Africa Orientale.

Le truppe in contrasto furono però piuttosto impari: quelle abissine risultarono molto più tenaci (e sei od otto volte maggiori di quelle italiane) tant'è che il comandante Orieste Baratieri consigliò Crispi, rinominato Primo Ministro, di non attaccare, tuttavia Crispi, ritenendo le forze avversarie dei semplici "selvaggi" (opinione comune europea dell'epoca), ordinò al comandante Baratieri di attaccare comunque. Il 7 Dicembre 1859 avviene la Battaglia di Amba Alagi, in cui le truppe italiane vennero totalmente annientate: non vi fu alcun sopravvissuto.

Successivo a ulteriori piccoli scontri, nel primo Marzo 1896 le truppe abissine e italiane si scontrarono nella Battaglia di Adua. In poco tempo le truppe a origine abissine, tramite carica, poterono schiacciarel'intera artiglieria italiana. La brigata di Albertone, la prima a incontrare l'esercito nemico, fu immediatamente sconfitta e il comandante Albertone fu fatto prigioniero.

L'Italia venne sconfitta e terminò di conseguenza la Campagna D'Africa. L'etiopia riacquistò la propria indipendenza e firmò il Trattato di Addis Abeba con l'Italia, la quella riconobbe l'Etiopia come Stato indipendente e rinunciò alle sue mire espansionistiche, ritornando ai confini già accordati precedentemente con il Trattato di Uccialli. Crispi, il quale ebbe molto spinto la nazione verso questa impresa coloniale, si dimise dalla presidenza del Consiglio.

Questa risultò essere la più grande disfatta mai subita dai colonizzatori "bianchi" europei in Africa.

<< Signori, si dispongano con la loro gente e vediamo di finire [morire] bene >> (Ten. Col. Giuseppe Galliano, Adua, 1 Marzo 1896)

Le ragioni dell'insuccesso della politica coloniale italiana

- La politica espansionistica non fu appoggiata nemmeno dalla borghesia in quanto non furono previsti dei vantaggi in questa campagna

- La spedizione militare fu organizzata in maniera confusa e approssimativa

- Il colonialismo italiano fu caratterizzato da un'assoluta ignoranza del territorio e delle popolazioni, considerate barbare e incapaci militarmente.

- Come fa notare il critico storico Chris Proutky:,

<< Costoro [gli italiani] avevano carte geografiche inadeguate, armi antiquate, scarse ed inefficienti strumentazioni per le comunicazioni e scadenti scarponi inadatti per il terreno roccioso. I nuovi fucili Remington non erano stati assegnati perché Baratieri, costretto ad operare in regime di stretta economia di bilancio, volle esaurire le vecchie cartucce che non erano adatte ai Remington. Il morale era terribilmente basso perché i veterani erano ammalati ed i nuovi arrivati troppo inesperti per coltivare una qualche "spirito di corpo". Inoltre vi era una penuria di muli e di selle. >>

Schizzo del territorio che poi risulterà essere completamente errata

- Le cartine erano completamente sbagliate rispetto al reale territorio, rallentando quindi le truppe italiane.

In alto, schizzo di una cartina consegnata ai brigadieri, risultata essere completamente sbagliata, in basso cartina del reale territorio etiope. I segni indicano le possibili strategie di attacco.

<< Non si affidi alle carte, altrimenti non ritroverà più il suo raggiungimento. Creda a me che sono un vecchio ufficiale di carriera. Ho fatto tutta la Campagna d'Africa. Ad Adua abbiamo perduto, perché avevamo qualche carta. Perciò siamo andati a finire a ovest invece che a est. Qualcosa come se si attaccasse Venezia al posto di Verona. >> (dal libro di Emilio Lussu, Un anno sull'altopiano)

- L'esperienza coloniale non ha portato, come invece si era stato sperato, alla costituzione di un nuovo sentimento nazionalistico.

- Sul colonialismo italiano dominava una forte polemica interna, secondo la quale già all'interno dell'Italia ci fossero abbastanza colonie, ossia i territori del Mezzogiorno.

- All'Italia sono rimaste le terre più povere dell'Africa, lasciate fuori da ogni obiettivo di qualsiasi potenza europea.

La sconfitta di Adua secondo il giornale satirico francese "Le petite journal"

Altre colonie italiane

Cartina della Somalia

La prima colonia in Somalia fu stabilità tra il 1889 ed il 1890 inizialmente come protettorato e poi nel 1905 come colonia. Già nel 1885 fu stipulato un primo accordo tra il sultano di Zanzibar e l'Italia per ottenere il protettorato sulla Somalia, che nel 1892 si concretizzò. Il sud della Somalia venne quindi riconosciuta come Somalia italiana.

Tientsin, quarta municipalità della Cina

L'Italia ottenne una concessione territoriale nella città di Tientsin, quarta municipalità della Cina, dal 1901 essendo intervenuta contro i ribelli nella Rivolta dei Boxer, assieme alle altre potenze europee. La città divenne soprattutto sede diplomatica e commerciale per l'Oriente.

Fonti

- biografieonline.it

- slideshare.net

- Milleduemila 2 ( Valerio Castronovo, ed. Nuova Italia)

Created By
Viviana Rizzo
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