Canto XXIII Sesta Cornice, i golosi.

Virgilio sollecita Dante a non indugiare e riprendere il cammino; durante il percorso i due poeti odono dei lamenti misti al canto di un salmo, sono le parole di un versetto del Miserere. Dante nota l'estrema magrezza dei volti e dei corpi delle anime.

"Signore, tu aprirai le mie labbra, e la mia bocca proclamerà la tua lode."

"Ne li occhi era ciascuna oscura e cava,/ pallida ne la faccia, e tanto scema/ che da l'ossa la pelle s'informava." (vv. 22-24, XXIII Purgatorio)

Un'anima punta gli occhi incavati su di lui e lo riconosce con un urlo di gioia, è Forese Donati, amico di Dante, cui il poeta rivolge tante domande.

"Mai non l'avrei riconosciuto al viso;/ ma ne la voce sua mi fu palese/ ciò che l'aspetto in sé avea conquiso." (vv.43-45, XXIII Purgatorio)

Forese risponde che l'odore dei frutti dell'albero e dell'acqua suscita fame e sete nelle anime che non possono soddisfare questo desiderio, purificandosi. Inoltre Forese risponde alla precedente domanda di Dante, affermando che si trova già lì poiché grazie alle preghiere della moglie Nella ha superato velocemente le altre cornici.

Dante conclude infine chiarendo i dubbi dell'amico riguardo la sua presenza da vivo nel mondo dei morti, di Virgilio che l'ha salvato e lo sta accompagnando fino a Beatrice e dell'anima che li segue.
"E quest'altro è quell'ombra/ per cuï scosse dianzi ogne pendice/ lo vostro regno, che da sé lo sgombra." (vv. 131-133, XXIII Purgatorio.)

-Alex Schiano di Zenise

-Mario Cristiano

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