Giornate dello sport 1-4/03/2017

OLIMPIADI E PARALIMPIADI

I Giochi olimpici sono un evento sportivo quadriennale che prevede la competizione tra i migliori atleti del mondo in quasi tutte le discipline sportive praticate nei cinque continenti. Essi, pur essendo comunemente chiamati anche Olimpiadi.Il nome Giochi olimpici è stato scelto per ricordare gli antichi Giochi olimpici che si svolgevano nella Grecia antica presso la città di Olimpia, nei quali si confrontavano i migliori atleti greci.

Giochi paralimpici sono l'equivalente dei Giochi olimpici per atleti con disabilità fisiche. Pensati come Olimpiadi parallele, prendono il nome proprio dalla fusione del prefisso para con la parola Olimpiade e i suoi derivati. La prima edizione riconosciuta come tale si disputò nel 1960 in Italia

FRANCESCO BETTELLA

BIOGRAFIA

Francesco Bettella, classe 1989, si avvicina al Nuoto Paralimpico grazie al padre e al fisioterapista, che glielo consiglia come cura per la neuropatia genetica di cui soffre. Nuotare per Francesco vuol dire sentirsi libero così se ne innamora subito e nel 2004 si tessera nella società “Aspea Padova”. Inizia la sua carriera di nuotatore nelle categorie S2 – SB2 – SM2, i risultati a livello italiano non tardano ad arrivare e grazie alle sue prestazioni nel 2009 debutta con la Nazionale Italiana, allenata dal Ct Riccardo Vernole.

Partecipa agli Europei di Reykjavik 2009, in Islanda ed arriva in finale in tutte le competizioni in cui gareggia: si posiziona all’8° posto nei 50 mt stile libero e dorso, al 6° nei 100 mt stile libero e 7° nei 200 mt stile libero. Inizia così una scalata di grandi soddisfazioni e medaglie come quella che conquista ai Mondiali di Eindhoven 2010, nei Paesi Bassi: un bronzo nei 200 mt stile libero, seguito da un’8° posto e un 5° posto, rispettivamente nei 50 mt stile libero e dorso e una medaglia sfiorata nei 100 mt stile libero, dove Francesco si ferma al 4° posto.

Nel 2011 i successi continuano: agli Europei di Berlino, in Germania si posiziona al 6° e al 5° posto nei 50 mt e 100 mt stile libero e porta a casa un’altra medaglia di bronzo nei 200 mt stile libero, la sua gara preferita. A dicembre dello stesso anno Francesco Bettella partecipa al II Meeting Internazionale di Brescia e si conferma un campione: medaglia d’oro e Record Italiano nei 100 e nei 200 metri stile libero.

Arrivano così anche le Paralimpiadi di Londra 2012, in Gran Bretagna dove riesce ad arrivare in finale sia nei 100 mt che nei 200 mt stile libero, piazzandosi rispettivamente al 7° e al 5° posto. Nel 2013 partecipa ai Mondiali di Montréal, in Canada arrivando 8° nei 200 mt stile libero e pochi mesi dopo, al IV Meeting Internazionale di Brescia conquista la medaglia d’oro, firmando anche il Record Italiano, nei 100 mt dorso.

Una carriera sportiva di livello internazionale e continuo e costante miglioramento dei tempi in vasca, portano Francesco Bettella ad affermarsi sempre più nel movimento paralimpico: ai recenti Europei di Funchal 2016, in Portogallo conquista 3 medaglie d’argento con 3 Record Italiani Assoluti, nelle vasche per i 200 mt stile libero e i 50 e 100 mt dorso. Risultati che gli garantiscono la qualificazione alle Paralimpiadi di Rio 2016 dove ottiene importanti vittorie, prima fra tutte l’onore di vincere la prima medaglia italiana: un argento nei 100 m dorso S1 seguito poi da un altro argento nei 50 m dorso.

RIO 2016: FINALE 50 M DORSO- MEDAGLIA D'ARGENTO

RIO 2016: FINALE 100 M DORSO - MEDAGLIA D'ARGENTO

GIUSY VERSACE

Per tutti “Giusy”, nasce il 20 maggio 1977, a Reggio Calabria. Alfredo Versace, il papà di Giusy, è il cugino dei noti Gianni e Donatella, gli stilisti. Anche lei entra nel mondo della moda ma per non per la casa di famiglia. Grazie al suo lavoro gira il mondo ed è una ragazza indipendente. Una ragazza in carriera, a cui la vita sembra sorridere tanto. Ma, durante una delle sue trasferte di lavoro, Giusy Versace ha un terribile incidente automobilistico sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Pioggia forte, asfalto bagnato, l’auto sbanda e va a sbattere contro il guard rail. Giusy perde entrambe le gambe. Una terribile giornata quel 22 agosto del 2005, che inevitabilmente rimette in gioco tutta la sua vita.

Dopo un periodo difficile in cui Giusy inizia ad accettare e a convivere con la sua disabilità, approda al Centro di Riabilitazione dell’Inail di Budrio da infortunata sul lavoro e arrivano le protesi. Giusy Versace vuole ricominciare a vivere, non ci sta alla resa e le piace correre. Così, nel 2010, si procura le protesi in carbonio e si avvicina all’atletica leggera paralimpica: è la prima atleta italiana della storia a correre con amputazione bilaterale e la sua categoria è la T43.

Giusy Versace dopo solo tre mesi dall’arrivo delle sue protesi, allenandosi nei 60, 100 e 200 mt, è già ai blocchi di partenza dei suoi primi Campionati Italiani Paralimpici, ad Imola, nei 100 mt (sua specialità). In sei anni conquista ben 11 titoli italiani, detenendo diversi record nazionali, di cui tre ancora attuali: ai Campionati Italiani indoor Ancona 2013, attuale Record Italiano nei 60 mt con 9″67; ai Campionati Italiani Paralimpici Grosseto 2014, attuale Record Italiano nei 100 mt con 14″44; ai Campionati Regionali di Società FIDAL a Lodi 2015, attuale record Italiano nei 200 mt con 28″85.

Il 2016 inizia benissimo: arriva il tesseramento per le Fiamme Azzurre, il prestigioso Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria e all’IPC Grand Prix di Grosseto 2016 vince la sua prima vera gara nei 400 mt e conquista il record italiano con il tempo di 1:04.21, togliendolo a Federica Maspero che con 1:07.41 aveva conquistato il quarto posto ai Mondiali di Doha 2015. Soddisfazioni che aumentano ancor di più la voglia di Giusy Versace di allenarsi al meglio in vista delle possibili Paralimpiadi di Rio 2016.

ALEX ZANARDI

Alessandro Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Ex pilota automobilistico e maglia azzurra nell’handbyke paralimpico.Cresciuto a Castel Maggiore, Alex sviluppa fin da bambino la passione per i motori, nonostante l’opposizione della famiglia che in quegli stessi anni aveva perso la figlia maggiore Cristina in un incidente stradale.

Dopo una carriera di successo nel mondo delle auto da corsa, Zanardi perde entrambe le gambe in gara. Improvvisamente perde il controllo della vettura (pare per la presenza di acqua e olio sulla traiettoria di uscita) e, dopo un testacoda, viene investito ad alta velocità dall’avversario Alex Tagliani. L’impatto è violentissimo: la vettura di Tagliani colpisce perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda di Zanardi. Prontamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi appare subito in condizioni disperate: lo schianto ha provocato, di fatto, l’istantanea amputazione di entrambi gli arti inferiori, rischiando di farlo morire.

Dopo l’incidente del Lausitzring, Zanardi inizia a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e, ritiratosi dalle corse automobilistiche, intraprende una nuova carriera sportiva nel paraciclismo, dove attualmente corre in handbike nella categoria H4. È titolare di ben 8 titoli mondiali e alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha conquistato 2 medaglie d’oro e una d’argento nella staffetta a squadre miste. Al termine dell’evento, viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi e qualche settimana dopo, in virtù dei risultati conseguiti, è eletto “Atleta del mese” dal Comitato Paralimpico Internazionale.

Ai Mondiali di Nottwill 2015, in Svizzera, Alex Zanardi è salito sul primo gradino del podio in tutte le gare a cui ha partecipato, nella crono, nella prova in linea e nella staffetta.Il 2015 viene incorniciato il 18 dicembre quando nella serata di Gala dei Gazzetta Sports Awards viene consegnato ad Alex il Premio Legend.Anche il 2016 inizia alla grande per Alex Zanardi che, per la quinta volta in carriera, ha conquistato la Maratona di Roma, aggiudicandosi la gara nella categoria handbikes con il tempo record di 1:09’15”.Alle Paralimpiadi di Rio i suoi successi continuano: vince un oro nella crono H5, un argento nella gara su strada ed un altro oro nella staffetta H2-H5 con i compagni Podestà e Mazzone.

ALEX ZANARDI SCRIVE NEI SUOI LIBRI...

Sono Alex Zanardi, e se non avessi avuto l’incidente in cui ho perso le gambe ora non sarei così felice. Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.Quando ti capita di arrivare a casa da perdente devi cercare di trovare una nuova opportunità, per capire che ce la puoi fare. Avevo due possibilità: rinunciare o cercare di appassionarmi a un nuovo progetto. Ho scelto la seconda, perché nello sport avevo capito che la cosa più bella è lavorare al progetto più che raggiungerlo. Oggi sono una persona molto felice, talmente felice da dire che l’incidente è stata la cosa più bella che mi potesse capitare.

Credo di essere l’unico pilota al mondo che ha perso entrambe le gambe in un incidente, visto che nel campo dell’automobilismo sportivo o resti vittima oppure ne esci illeso, e qui gli esempi non mancano. Tecnicamente, dunque, era estremamente improbabile che finisse così. Ma la vita non è solo tecnica e le cose possono accadere. È voler dire di acquistare un biglietto della lotteria e poi licenziarsi dal proprio posto di lavoro convinto di vincere! È come il grande marinaio che non sa domare il mare in tempesta. Ma proprio quando il mare fa la voce grossa lui sta paciarotto ormeggiato dentro il porto, perché ha controllato prima le previsioni del tempo, mentre è un problema per chi trovandosi davanti a una bella giornata di sole si ritrova poi nel pieno di una tempesta marina. Il pilota consapevole, è colui che dentro una galleria autostradale può e sa anticipare il rischio. Andai poco dopo l’incidente al centro riabilitativo e trovai che le corsie erano zeppe di persone accidentate che avevano perso gli arti in incidenti domestici, stradali o sul lavoro. Per cui rispondo: io non me la sono andata a cercare, visto che lì dentro ero l’unico pilota automobilistico. Se poi nel momento in cui ti accade l’imprevisto e sei ancora qui a raccontarlo, devi anche avere la capacità di chiederti: cosa mi è rimasto? Cosa posso fare con quello che ho? Così nel momento in cui valuti che puoi ancora fare delle cose che ti piacciono, la vita torna in modo naturale a essere eccitante al pari di prima o quasi.

La vita è sempre legata alla capacità nostra di farci le domande giuste, le risposte che il progresso ci ha dato sono giuste, ma soltanto noi possiamo decidere dove vogliamo andare. La vita cambia in base alla nostra capacità di dare le giuste risposte alle nostre domande. Credo che il senso più profondo della vita sia quello di farsi domande, di rapportarci con gli altri utilizzando l’esempio che gli altri ci possono dare. Poi dobbiamo essere in grado di riorganizzare tutti questi ingredienti e cercare la nostra strada.

Se mentre stai facendo fatica non provi anche gioia, significa che stai seguendo più la tua ambizione che la tua passione. La passione è troppo soggettiva per essere raccontata facilmente. Importante, secondo me, è il modo in cui si riconosce una passione, invece. Se un ragazzino guarda un calciatore per quel che guadagna e per quel che ha, segue un’ambizione. Se realmente vuole arrivare a quel punto perché ama dare calci a un pallone, allora, sì, quella è passione. Nel mio caso, la salita è già lì. Non devo aspettarmi di vedere un panorama meraviglioso una volta arrivato in cima. Può essere un ottimo pretesto per cercare un’altra salita da affrontare ma non serve. Capirla a vent’anni, questa cosa, non sarebbe male.

Alla fine lo sport, tutto lo sport, è questo. Guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Ancora di più se sei di fronte a uno che è partito senza gambe, braccia, vista o con un handicap mentale. Ti fa capire che quello che conta è il desiderio: se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì. E magari diventi anche campione, l’entusiasmo è una spinta forte.

– Mi viene in mente quello che dice: mi ritiro col titolo mondiale in tasca per non rovinare la mia immagine! Se tu sei diventato campione del mondo, non puoi averlo fatto solo per mera ambizione. Per sola ambizione non ci arrivi! Lo fai perché vivi una sconfinata passione. Uno sportivo è un uomo che può anche avere l’ambizione, un aspetto narcisistico, ma soprattutto ciò che ti guida è la passione. Essere arrivato primo e privarsi della cosa che ami fare soltanto perché vuoi lasciare un buon ricordo negli altri, credo sia la cosa più stupida del mondo. Il piacere della vittoria è solo un valore aggiunto nella vita.

– La disabilità è una barriera ma di carattere psicologico, ci si immagina di dover affrontare la vita in modo impossibile. Se accetti e invece ti chiedi: come posso fare? le alternative esistono. Io lo posso testimoniare. La vita che conduco ora non ha niente in meno di quella di un tempo. Il messaggio è che è necessario raccontare che un modo può essere trovato e lo possono fare tutti.

– A voi auguro di trasformare tutte le cose che sarete destinati a vivere in opportunità. Molti di voi magari in certe difficoltà della vita vedranno solo le difficoltà, ma spero che troviate invece in quelle difficoltà la spinta per andare avanti.

ALTRI CAMPIONI: ROBERTO BAGGIO

PASSIONE- GIOIA- CORAGGIO- SUCCESSO- SACRIFICIO

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