AVIGLIANO[PZ] nella memoria,1920.

Avigliano sorge a 800 m. sul livello del mare. I monti più importanti sono il monte Caruso (1239) e il monte Carmine (1228).

Avigliano nel medioevo: i primi reperti e documenti della presenza di Avigliano risalgono a quest’ epoca.

Cinquecento e Seicento: da quest’ anno passa sotto quello dei Doria. Nell ‘ 8 settembre 1694 si verificò un grave terremoto che spinse gli abitanti a erigere una cappella votiva alla MADONNA DEL CARMINE.

-Settecento e Ottocento: tra fine 700 e inizio 800 Mancusi (sacerdote a capo delle truppe) radunò 700 armati di Avigliano e si unì alle truppe del Sud fino al Napoli.

-Novecento: durante la prima guerra mondiale i soldati aviglianesi furono inviati a combattere sul Caruso. Nel 1926 venne inaugurata la piazza Emanuele Gianturco. Nel 1930 fu inaugurato un monumento ai caduti del Mezzogiorno.

21 settembre 1914: Mussolini firma con Filippo Turati e Camillo Prampolini un manifesto unitario che, sulle linee dell’Internazionale socialista, ribadisce il no alla guerra. Ciò non bastò a fermare l’Italia, che Il 24 maggio 1915 dichiarò guerra all’Austria entrando così nella Prima Guerra Mondiale.21 settembre 2014: Avigliano,dopo cento anni, ricorda i 4060 uomini che lasciarono i propri cari per difendere la Patria ... Molti tornarono, ma 342 non fecero più ritorno.Il cannone venne inaugurato nel 1930, ed è stato negli ultimi mesi oggetto di restauro e pulitura da parte di tanti volontari aviglianesi che insieme al Prof. Vincenzo Claps,gli hanno ridato il bianco splendore di un tempo.

villa comunale Avigliano, creata da Angelo Galasso

CHE L'ARDENTE GIOVINEZZA IMMOLARONO A UNA ITALIA PIU' GRANDE E PIU' NOBILE CON FRATERNA RICONOSCENZA.

EMANUELE GIANTURCO (Avigliano 1857-Napoli 1907) Nacque ad Avigliano (Potenza) il 20 marzo 1857 nel paese natale compì i primi studi, ma si trasferì nel 1871 a Napoli. S'iscrisse nel 1875 alla facoltà di Giurisprudenza di Napoli, iniziò così nel 1879 la sua carriera da avvocato. La sua teoria sostenne, non solo l'ammissibilità della successione fiduciaria sotto il profilo dell'obbligazione naturale, ma anche il diritto per l'erede segreto di rivendicare giudizialmente l'eredità nel caso di rivelazione spontanea dell'incarico fiduciario da parte dell'erede formale. La sua tesi non ebbe fortuna. Il lavoro sulle fiducie gli valse la libera docenza in diritto civile, ottenuta a Napoli nel 1882 grazie all'intervento personale di Giustino Fortunato. Sempre a Napoli fu autore di un volumetto di esercitazioni di casi pratici. Un primo tentativo fu compiuto dal Gianturco sulla strada del rinnovamento della manualistica italiana di diritto privato.Questa fu la pubblicazione,a Napoli nel 1885, della parte generale e di quella relativa al diritto della famiglia e delle istituzioni di diritto civile italiano. Si mostrò abile nel muoversi sullo scacchiere degli schieramenti parlamentari. Gianturco morì nel 1907.

IL PIATTO DEL BUON RICORDO.

la carchiola

La carchiola è una focaccina aviglianese, tipica degli anni di guerra. Ricetta semplice a base di acqua e farina di mais, senza aggiunta di lievito. Viene cotta in forno e solitamente accompagnata da verdure e minestre. E' tipica di chi, negli anni di guerra, si sfamava con poco e niente, anche se al giorno d'oggi viene mangiata e ricordata.Viene spesso ricordata come dimostra la storica sagra della carchiola di Filiano.

Storia: La Carchiola viene scoperta ad Avigliano nei giorni del devastante terremoto dell'8 settembre 1694 da una massaia, il che, per l'estrema esigenza di sfamare i figli e per la mancanza della coppa (oggetto utilizzato per cuocere l'impasto sotto la brace),rimasta sepolta sotto le macerie del pagliaio in cui abitavano nelle campagne di Avigliano, fa un disperato tentativo.Così prepara un impasto molto più sottile del solito, preparato con difficoltà su una pietra piana (detta la chiàccula), non avendo a disposizione la spianatoia, la mette a cuocere direttamente sulla brace e per renderla morbida la immerge nella minestra di verdure selvatiche che aveva cotto in una pignata (coccio di creta trovatosi occasionalmente fuori dal pagliaio perchè era servito per andare a riempire l'acqua).Da questa esigenza nasce La "Carchiola aviglianese" "fucàzza r 'cicc'sotta à la coppa ra p'zziend.

-"la mangiavamo ai tempi di guerra" (n' la magnarm ai tiemp r' uerr)

-"mangiavamo LA CARCHIOLA perchè non c'era nient'altro e per risparmiare" (n' magnarm LA CARCHIOLA pchè nun c'era niend e p' sparagnà)

-"si faceva con la farina di mais,mischiata a un pò d'acqua" (s' facia cu la farin r' mazzuoccl,mscata a' na stizza r' acqua)

-"si metteva sopra un piano rotondo e si faceva stare sul fuoco per poco tempo" (s' mttia sop nu pian rotond e s facia stà sop r' fuoc p' picca tiemp)

Festa dopo guerra: SAN VITO.

L'origine del corteo dei turchi c'è tutt'oggi.Questo gruppo di persone, in occasione della ricorrenza della loro terra d'origine, raffiguravano l'episodio della perdita della nave.Questa nave al cui centro era montato un castello, veniva portata in giro per le strade del paese.Secondo quanto emerge dai ricordi e dai racconti degli anziani del paese, la nave era seguita da molte persone.Alcune volte la nave era seguita anche dalla banda musicale.Questa tradizione si è ripetuta ogni anno; alla vigilia della festa di San Vito, la nave veniva preparata con cura dalla famiglia Sileo.La nave venne ripristinata nel 1995 con generale consenso e reale partecipazione della popolazione aviglianese. In Occasione del centesimo anniversario della proclamazione di San Vito la tradizionale parata veniva riproposta annualmente dall'Associazione Culturale e Ricreativa San Vito Martire.

PROVERBI AVIGLIANESI:

  • -Chi zappa vev acqua, chi pota vev mier.(non sempre il lavoro gratifica nella giusta misura)
  • -Stà nda la vendr r la vacca(indica lo stare bene)
  • -Quann’ lu riavl t’accarezza, l’anima t’adda fott’.(diffidate degli adulatori)
  • -P’ guardà la carn r’ gli’aut, la toia s’ la magn’n i cani.(chi s’impiccia dei fatti altrui perde di vista i fatti propri)

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