L'isola di Alcinaa VI

Il capitolo VI con Ruggiero e l'ippogrifo che lasciano l'Europa, passando per le colonne d'Ercole ed atterrano infine su un'isola meraviglio, senza pari al mondo: L'isola di alcuna

Vv. 18 "Quello ippogrifo, grande e strano augello, lo porta via con tal prestezza d’ale, che lasceria di lungo tratto quello celer ministro del fulmineo strale. Non va per l’aria altro animal sì snello, che di velocità gli fosse uguale: credo ch’a pena il tuono e la saetta venga in terra dal ciel con maggior fretta"
Vv. 20-21" 20 Non vide né ‘l più bel né ‘l più giocondo da tutta l’aria ove le penne stese; né se tutto cercato avesse il mondo, vedria di questo il più gentil paese, ove, dopo un girarsi di gran tondo, con Ruggier seco il grande augel discese: culte pianure e delicati colli, chiare acque, ombrose ripe e prati molli.
Vaghi boschetti di soavi allori, di palme e d’amenissime mortelle, cedri ed aranci ch’avean frutti e fiori contesti in varie forme e tutte belle, facean riparo ai fervidi calori de’ giorni estivi con lor spesse ombrelle; e tra quei rami con sicuri voli cantanto se ne gìano i rosignuoli.
Tra le purpuree rose e i bianchi gigli, che tiepida aura freschi ognora serba, sicuri si vedean lepri e conigli, e cervi con la fronte alta e superba, senza temer ch’alcun gli uccida o pigli, pascano o stiansi rominando l’erba; saltano i daini e i capri isnelli e destri, che sono in copia in quei luoghi campestri."
Ruggiero scende da cavallo alato e lo lega ad un mirto, così che non possa alzarsi in cielo. Mentre il cavaliere, liberatosi dalle armi, si sta rinfrescando, l’ippogrifo viene spaventato da una ombra e per scappare sradica il mirto. La pianta inizia improvvisamente a parlare e chiede di essere liberata dal cavallo, così da non dover subire un’altra pena oltre a quella che le è stata già inflitta. Ruggiero corre a liberarla e le chiede subito chi essa sia. Si tratta del bel Astolfo, paladino francese, cugino di Orlando e Rinaldo e futuro erede al trono d’Inghilterra.

Astolfo: paladino e figlio d'Ottone re di Inghilterra, anche esso impavido protagonista di stravaganti avventure, affiancato constantemente dal suo cavallo senza peso ippogrifo

V. 33 "Il nome mio fu Astolfo; e paladino era di Francia, assai temuto in guerra: d’Orlando e di Rinaldo era cugino, la cui fama alcun termine non serra; e si spettava a me tutto il domìno, dopo il mio padre Oton, de l’Inghilterra. Leggiadro e bel fui sì, che di me accesi più d’una donna: e al fin me solo offesi."
Liberato da Orlando dalla prigione di Monodante, aveva un giorno raggiunto la spiaggia sede del castello di Alcina, sorella di Morgana. La maga era in quel momento impegnata a pescare; senza reti e senza ami, grazie ad un incantesimo, faceva venire a sé tutti i pesci che desiderava, tra i quali anche una balena, tanto grande che Astolfo, Rinaldo e gli altri credono sia un’isola.
Vv. 35, 38 "E come la via nostra e il duro e fello destin ci trasse, uscimmo una matina sopra la bella spiaggia, ove un castello siede sul mar, de la possente Alcina. Trovammo lei ch’uscita era di quello, e stava sola in ripa alla marina; e senza rete e senza amo traea tutti li pesci al lito, che volea.
Alcina i pesci uscir facea de l’ acque con semplici parole e puri incanti. Con la fata Morgana Alcina nacque, io non so dir s’a un parto o dopo o inanti. Guardommi Alcina; e subito le piacque l’aspetto mio, come mostrò ai sembianti: e pensò con astuzia e con ingegno tormi ai compagni; e riuscì il disegno.
Alcina ardeva d’amore per Astolfo ed il cavaliere ricambiava il sentimento, essendo lei molto bella e tanto premurosa nei suoi riguardi. Un giorno però rivolge improvvisamente il proprio cuore altrove, caccia Astolfo e lui scopre che nella sua stessa situazione ci sono altri mille amanti, trasformati infine in alberi, animali, fonte.. per evitare che vadano in giro per il mondo a raccontare le abitudini della maga.
V.50 Conobbi tardi il suo mobil ingegno, usato amare e disamare a un punto. Non era stato oltre a duo mesi in regno, ch’un novo amante al loco mio fu assunto. Da sé cacciommi la fata con sdegno, e da la grazia sua m’ebbe disgiunto: e seppi poi, che tratti a simil porto avea mill’altri amanti, e tutti a torto

Astolfo avverte quindi Ruggiero del pericolo che potrebbe correre.

Astolfo indica a Ruggiero la via per raggiungere il regno di Logistilla senza passare da quello di Alcina. Lo avverte però che la maga malvagia ha messo a guardia del sentiero un gruppo di suoi guerrieri dall’aspetto mostruoso.

Raggiunge poco dopo la fortezza di Alcina e si dirige poi verso il monte in cima al quale si trovava il regno di Logistilla. Il suo cammino viene però interrotto dai guerrieri dei quali gli aveva parlato Astolfo: esseri metà animale e metà uomo, metà uomo e metà donna, a cavallo di animali di ogni genere e con ogni tipo di arma in pugno.

Ruggiero sguaina la spada e si lancia tra di loro, ma sono troppi, è accerchiato e fa molta fatica ad avere la meglio.

Vv.60-62"Come fu presso alle sì ricche mura, che ‘l mondo altre non ha de la lor sorte, lasciò la strada che per la pianura ampla e diritta andava alle gran porte; ed a man destra, a quella più sicura, ch’al monte già, piegossi il guerrier forte: ma tosto ritrovò l’iniqua frotta, dal cui furor gli fu turbata e rotta.
Non fu veduta mai più strana torma, più monstruosi volti e peggio fatti: alcun’ dal collo in giù d’uomini han forma, col viso altri di simie, altri di gatti; stampano alcun con piè caprigni l’orma; alcuni son centauri agili ed atti; son gioveni impudenti e vecchi stolti, chi nudi e chi di strane pelli involti.
Chi senza freno in s’un destrier galoppa, chi lento va con l’asino o col bue, altri salisce ad un centauro in groppa, struzzoli molti han sotto, aquile e grue; ponsi altri a bocca il corno, altri la coppa; chi femina è, chi maschio, e chi amendue; chi porta uncino e chi scala di corda, chi pal di ferro e chi una lima sorda."
Escono intanto dalle mura dorate della città di Alcina due bellissime donne in groppa a due unicorni. Le donne lo invitano ad entrare nella fortezza e lui non può fare altro che acconsentire. All’interno della fortezza è tutta un festa amorosa, tanto che si può ritenere essere il posto dove sia nato Amore.
Vv.72-73" Su per la soglia e fuor per le colonne corron scherzando lascive donzelle, che, se i rispetti debiti alle donne servasser più, sarian forse più belle. Tutte vestite eran di verdi gonne, e coronate di frondi novelle. Queste, con molte offerte e con buon viso, Ruggier fecero entrar nel paradiso: che si può ben così nomar quel loco, ove mi credo che nascesse Amore. Non vi si sta se non in danza e in giuoco, e tutte in festa vi si spendon l’ore: pensier canuto né molto né poco si può quivi albergare in alcun core: non entra quivi disagio né inopia, ma vi sta ognor col corno pien la Copia.
A Ruggiero viene dato un cavallo sul quale poter salire, mentre l’ippogrifo viene consegnato ad un giovane che lo segue a piedi. Le due donne chiedono aiuto al cavaliere per sconfiggere il gigante Erifile, che sta a guardia di un ponte ed impedisce il suo attraversamento. Ruggiero dice loro di essere completamente al loro servizio, qualunque sia il loro desiderio.
Vv.80-81 " Ruggier rispose: – Non ch’una battaglia, ma per voi sarò pronto a farne cento: di mia persona, in tutto quel che vaglia, fatene voi secondo il vostro intento; che la cagion ch’io vesto piastra e maglia, non è per guadagnar terre né argento, ma sol per farne beneficio altrui, tanto più a belle donne come vui. – Le donne molte grazie riferiro degne d’un cavallier, come quell’era: e così ragionando ne veniro dove videro il ponte e la riviera; e di smeraldo ornata e di zaffiro su l’arme d’or, vider la donna altiera. Ma dir ne l’altro canto differisco, come Ruggier con lei si pose a risco."

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