L'artista romantico

Joseph Mallord William Turner 1799

La mentalità romantica propone una concezione dell'arte inedita, il cui concetto chiave è LA LIBERTA'

La tendenza all'individualismo tipicamente liberale e borghese porta all'esaltazione dell’Io, e della dimensione soggettiva: l'arte romantica vuole nascere dalla reazione soggettiva dell'artista davanti alla realtà, reazione diretta e sofferta, del tutto personale

Jean-Auguste-Dominique Ingres 1804

L’arte non scaturisce né dalla ragione né dalle conoscenze tecniche, è generata da qualcosa di indefinibile (genio, ispirazione…) e si rivolge alla medesima facoltà anche nel pubblico: grande valore viene attribuito alla maniera di vedere il mondo tipica di ogni singolo individuo, e vanno in crisi le teorie che vedono nel bello qualcosa di oggettivo e pretendono di guidare l’artista nella creazione e il pubblico nel giudizio

Théodore Géricault 1824

Occorre rifiutare di ogni forma di normativa e di imitazione: l’arte è una espressione libera e personale del sentimento e dell’immaginazione, che non deve essere limitata, il linguaggio artistico deve essere libero, gli schemi non servono, sono solo costrizioni

John Constable 1806

Anche il modo di concepire il lavoro dell’artista cambia profondamente e così la sua funzione nella società: gli artisti romantici collaborano alle iniziative borghesi, sia rivoluzionarie che conservatrici a seconda del contesto nazionale, ma nello stesso tempo cominciano fatalmente ad isolarsi

I principi romantici portavano l'artista all’insofferenza nei confronti delle convenzioni e a credersi una creatura eccezionale, tutta incentrata sulla sua capacità di creare, e finirono con l’incoraggiare atteggiamenti trasgressivi, anche perché la mentalità borghese si stava rivelando limitata e prosaica, legata ai valori del denaro, delle convenzioni sociali, del perbenismo

Oramai gli artisti non avevano più a che fare con élites ristrette e colte come l'aristocrazia e la borghesia rivoluzionaria, ma con un pubblico borghese più vasto, dalla cultura standardizzata e dalla mentalità conservatrice: il gusto comune era di livello sempre più basso e fatalmente gli artisti erano costretti o ad adattarsi, banalizzando il proprio lavoro fino a livelli inaccettabili, o a compiere le loro ricerche in polemica con quel gusto

Gustave Courbet Il disperato 1843
Ciascuno ammette che il genio è proprio l’opposto dello spirito di imitazione. Ora, poiché l’apprendere non è se non imitare, la più grande capacità di apprendere, in quanto tale, non può essere considerata come genio. Anche se qualcuno non solamente comprende ciò che già altri hanno pensato, ma da sé pensa o fantastica, anzi scopre alcunché nel campo dell’arte o della scienza, non è questa una ragione sufficiente per dare alla sua mente (spesso grande) il titolo di genio (in opposizione a colui che sapendo solo imparare ed imitare è detto pappagallo); giacché ciò che egli compie avrebbe potuto essere imparato e si trova sulla via naturale della ricerca e della riflessione secondo regole, e non è essenzialmente diverso da ciò che si può raggiungere con la diligenza e l’imitazione. Così tutto ciò che Newton ha esposto nella opera immortale sui Principii della filosofia naturale, benché a scoprirlo sia stata necessaria una grande mente, si può sempre imparare. Non si può invece imparare a poetare, per quanto siano completi i precetti dell’arte poetica e per quanto eccellenti ne siano i modelli.

Immanuel Kant Critica del Giudizio, 1790

Caspar David Friedrich 1810
Guardati dalla fredda erudizione e dal cavillare sacrilego, poiché uccidono il cuore, e quando il cuore e il sentimento sono morti negli uomini, l'arte non può dimorarvi. Conserva la tua sensibilità pura di fanciullo, segui incondizionatamente la voce della tua interiorità, giacché essa è il divino in noi e non può trarci in inganno. Considera sacro ogni puro moto del tuo animo; rispetta come sacra ogni ispirazione pia, giacché essa è arte in noi! Nell'ora dell'entusiasmo essa diviene forma visibile, e questa forma è il tuo quadro.

Caspar David Friedrich Scritti sull'arte

Eugene Delacroix 1834

[a proposito de I massacri di Scio]

.. Anche se riconosco di averci lavorato lucidamente, non amo affatto la pittura ragionevole. Mi accorgo che è necessario che il mio spirito inquieto si agiti, si scomponga e ricomponga in mille modi, prima di arrivare alla perfetta definizione di ogni cosa. Provo un antico fermento, un fondo oscuro da assecondare. Se non ne sono agitato come un serpente in mano a una pitonessa, sono freddo; occorre riconoscerlo e sottomettervisi, ed è una gran gioia. Tutto ciò che ho fatto di buono, è stato fatto così.

Dal Diario (7 maggio 1824) di Eugène Delacroix

John Ruskin 1865
All'inizio dell'azione didattica è possibile dire quello che si deve o non si deve fare. Si possono insegnare le leggi del colore e del chiaroscuro allo stesso modo in cui si insegnano le leggi dell'armonia. Ma nel momento in cui un uomo comincia a meritarsi il nome stesso di artista, questa eredità didattica è diventata in lui qualcosa di naturale e se, nel prosieguo del tempo, se ne vanta o pretende di lavorare secondo i suoi dettami, vuol dire che sta solo pagando un tributo e che non vi è in lui alcuna autentica arte, né alcun sentimento religioso. L'artista vero risponde all'ispirazione che è superiore a qualsiasi legge, o piuttosto lavora nella perfetta, sublime adesione a una legge suprema che non può essere resa con la riga e con la squadra. Nel gesto sapiente di un artista si condensano tanti di quei canoni, quali nemmeno un intero volume potrebbe contenere. La sua è una scienza impercettibile, derivata direttamente dal Creatore, incomunicabile e inimitabile. Leggi scritte o consuetudinarie non ci consentiranno mai, di per sé, di compiere grandi opere. Distribuendo e mescolando certe quantità di colore è possibile dipingere le pareti di una stanza in modo da renderla gradevole all'occhio, ma non c'è legge che ci permetta di diventare Tiziano. Dai dipinti esistenti l'uomo può trarre una serie di leggi e raccoglierle in un volume per poi farne oggetto di studio. Queste consentiranno una migliore conoscenza della pittura; ma non serviranno certamente per dipingere altri quadri, allo stesso modo in cui la scoperta delle leggi della botanica non fa crescere gli alberi.

John Ruskin Le pietre di Venezia, 1853

Jean-Baptiste-Camille Corot Autoritratto 1840
Il bello in arte è la verità bagnata dall’impressione che ci ha colpiti al cospetto della natura. Io sono colpito vedendo un luogo qualsiasi. Pur cercando l’imitazione coscienziosa, non perdo per un solo istante l’emozione che mi ha preso. Il reale è una parte dell’arte: il sentimento lo completa...Quello che noi proviamo è ben reale!

Jean-Baptiste-Camille Corot, lettera del 1858

Charles Baudelaire 1860
Pagina dell'edizione del 1861

Charles Baudelaire Les Fleurs du mal prima edizione 1857

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