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compaiono una luce accesa e un comignolo che fuma in mezzo al nulla. Paolo rumiz - Passo della cantoniera 1007

Ma il cielo si oscura, governo ladro. Dopo una gola franosa fra dirupi, facciamo in tempo a vedere un fronte di nubi nero-inchiostro arrivare a tutta velocità da Occidente. Il vento spazza le praterie verde elettrico, scuote la più grande foresta di cerri d'Italia, e il Sasso Simone pare uno scoglio in un vortice di tempeste. Tuona, la temperatura è scesa di quindici gradi, piove sottile, poi a dirotto sui ruderi e i dirupi, e il canalone diventa uno scivolo di fango.

[...] Mettiamo in moto alla cieca, con il culo su un sedile fradicio, col parabrezza appannato e il tergicristallo anni Cinquanta che fa quello che può, un giro cigolante ogni quattro, cinque secondi. Il passeggero è sotto una cascatella, gli tocca asciugare il pavimento con la spugna di dotazione.

La spugna, ecco a cosa serviva quella dannata spugna sotto il sedile di destra. Telefono al proprietario dell'auto. [...]. "Se avessi impermeabilizzato le fessure - gracchia al telefono il Righi Roberto mentre ormai mi piove nelle mutande - l'auto avrebbe perduto la cosa fondamentale: l'odore. Non sarebbe più la Topolino".

Per nulla riconfortati dalla scoperta viaggiamo alla cieca in boschi totalmente deserti. Siamo il ritratto della disperazione, Franco guida in mutande, io mi avvolgo in un telo. Entrambi ridiamo perché il cielo aiuta i cuorcontenti. Ecco che al Passo della Cantoniera, quota 1007, compaiono ecco una luce accesa e un comignolo che fuma in mezzo al nulla. Oltre il muro d'acqua leggo a malapena: "Locanda Capinera". Il posto è perfetto, il nome pure, ma il diluvio è tale che riesco a guardare fuori per far manovra e parcheggiare solo aprendo la portiera. Dentro è pieno di ciclisti: un plotone di belgi alle prese con le tagliatelle al ragù e posseduti da un'insana allegria. Ci accolgono con tremende pacche sulle spalle, mentre dai tavoli si alzano cori per l'arrivo dello spezzatino, e un tipo alla ispettore Clouzot con la maglietta del "Crédit Mutuel" solleva di peso il cuoco appena uscito dalla cucina.

In una bolgia surriscaldata di tagliatelle , asciugamani, zaini, pompe di bicicletta e culio transalpini restiamo in mutande con gli occhiali appannati dallo sbalzo di temperatura a tentare di cambiarci davanti alla barista al bancone, unico spazio vuoto disponibile. I Belgi hanno trovato dei viaggiatori più pazzi di loro, sono tutti alla finestra a guardare Nerina nel diluvio. Noi divoriamo le tagliatelle con una fame da camionisti, fuori fa sempre più freddo, il vento squassa gli alberi, raffiche di pioggia mitragliano le vetrate della Locanda Capinera e noi si va di grappa con i belgi festanti, come con un'orda di lanzichenecchi papalini.

Non resta che tornare alla base. Fa niente se la Topo è diventata un bezzo anfibio. Dentro più niente di asciutto. Nemmeno i documenti. Nemmeno le carte geografiche. In albergo a Pennabilli cerchiamo di recuperare con l'asciugacapelli almeno il libretto di circolazione, e in breve la stanza si riempie di fogli appesi con le mollette.

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Created By
Michele Mazzieri
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Credits:

Created with images by GeoSearch Italia - "Colori autunnali"

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