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Parole in trincea La 5cafm del gadda racconta la grande guerra

L'incertezza uccide

Durante la Prima Guerra Mondiale si scontrarono due fazioni in vari luoghi del mondo, soprattutto in Europa. La Triplice Alleanza era composta da Germania, Impero Ottomano e Impero austro-ungarico. La Triplice Intesa era formata, invece, da Francia, Gran Bretagna e Russia e aveva come alleati gli Stati Uniti. Nel frattempo, in Italia vi era il dibattito tra interventisti e neutralisti. Ebbero la meglio gli interventisti. L’Italia entrò quindi in guerra nel 1915, schierandosi con la Triplice Intesa. I soldati combatterono nelle trincee, fossi scavati nella terra. Il fronte italiano si trovava nel nord-est, sulle Alpi e sul Carso, al confine con l’Impero austro-ungarico.

Riguardo all'Italia, se avesse vinto la guerra avrebbe ottenuto il Trentino, l'Istria e la Dalmazia, ma a dir la verità, da un punto di vista culturale, questi territori non erano considerati davvero italiani.

Contrariamente a quello che si può pensare, all'inizio del conflitto i giovani erano abbastanza entusiasti per la guerra. Questo sentimento però non accomunava tutti.

La vita di trincea, infatti, era straziante. La paura della morte perseguitava i soldati in ogni momento della guerra. Spesso, alcuni uomini credevano di essere morti anche se non lo erano. Sapevano che, anche a guerra finita, le loro vite non sarebbero più state le stesse.

Le condizioni di vita nelle trincee erano disumane: non vi era alcun tipo di igiene, si dormiva in mezzo al fango e ai topi. Spesso le malattie erano più letali dei proiettili, soprattutto nei territori più impervi e ostili come le Dolomiti, dove freddo e neve regnavano incontrastati. Molti soldati, pur di non combattere in prima linea si rompevano arti o si infortunavano appositamente, così da essere assegnati ad altre funzioni o direttamente rispediti a casa.

soldati in trincea

Ora vi leggeremo una lettera trovata nelle trincee situate sulle Dolomiti, impervie e gelide alture situate nel Nord Italia. Fu scritta da un soldato austriaco in punto di morte, e descrive un episodio della guerra, durante il quale il lato umano dell'uomo è prevalso sul suo dovere di soldato.

Cara madre

Ricordi quei giorni felici?

Riecheggiano ancora nella mia mente le nostre risate, e i ricordi dei nostri ultimi momenti passati insieme mi illudono, facendomi dimenticare per pochi attimi il luogo in cui sono.

Trovo rifugio nei miei ricordi, così da non sentire il fischio dei proiettili che mi sfiorano, le nostre risate coprono le urla strazianti dei miei fratelli feriti, la tua memoria scalda il cuore mio proteggendomi dal gelido inferno che mi circonda.

Stiamo combattendo una guerra di pochi, una guerra che non ci appartiene.

Sottostiamo a ciò che ci viene imposto dai piani alti, mentre i generali si lustrano le medaglie, e i comandanti col sangue freddo come i rettili ci mandano a morire senza alcun rimpianto.

Siamo come delle pedine in una partita di scacchi, pronti a morire per volere di Carlo I, pronti a combattere in prima fila e sacrificarci a migliaia per volere di un singolo, per vincere una partita che non avremmo voluto giocare.

Io oggi ho commesso un errore che mi è costato caro, ho permesso al mio lato umano di prendere il sopravvento, ho guardato negli occhi quel ragazzo, lo ho pregato con lo sguardo di posare il fucile, ho cercato di fargli capire che non volevo ucciderlo, ma era sopraffatto dalla paura.

Mi ritrovai così a terra avvolto dal filo spinato che mi lacerava, il fango che mi soffocava e il mio sguardo fisso su quel cielo nero che sputava fuoco.

Non gliene faccio una colpa, in questa guerra si sa che chi non spara muore.

Ora giaccio qui, scrivendoti le mie ultime parole, steso a terra bagnato dal sangue mio e dei miei compagni, vedo i miei amici con la faccia in giù nel fango, vedo la disperazione di chi lotta per la sua vita, vedo solo questo.

Mai ho visto in questo fosso il desiderio di conquista, mai ho provato la sete di potere né l’odio per il nemico.

Tra urla strazianti e scoppi assordanti ti scrivo da questo logoro rifugio, aspettando di essere preso per mano dalla morte e di trascorrere i miei ultimi minuti di vita insieme ai ricordi dei vostri volti sorriden…

Sempre in quei luoghi di massacro, fu trovata quest’altra lettera anonima, strappata a metà, che sembra raccontare lo stesso avvenimento, ma da un’altra prospettiva...

Ho visto questo ragazzo austriaco, terrorizzato quanto me.

“Non aver pietà, per Dio, non adesso, premi quel grilletto, questa è una guerra!"

Gli ho sparato. Ho premuto il grilletto in preda alla paura. Non ho neppure avuto il tempo di accorgermene che sono stato scaraventato a terra dal contraccolpo del mio fucile…

Avevo ucciso un uomo. Perché diamine non mi ha sparato!? Perché è partito solo il mio colpo!? Come potrà mamma guardarmi ancora negli occhi dopo questo?

Come può un pezzo di terra valere così tanto!? Bastarda la trincea, maledetta guerra, se esiste una giustizia non è certo questa. Sono nato uomo e ho ucciso da soldato, ma il paradiso non fa distinzione. Sono diventato tutto ciò che ho sempre odiato.

Un assassino a sangue freddo, una marionetta senza fili di un sistema guerrafondaio. Ma io ho un cuore, non sono un fantoccio. Anche il ragazzo che ho ucciso lo aveva. Qualcuno piangerà la sua morte, maledicendo per sempre il suo carnefice. Qui fra le alte vette immacolate , non bastano il freddo e le bombe a far perire i soldati.

Quassù, i sensi di colpa e la paura sono i nostri peggiori nemici.

Io sto solo proteggendo il mio paese…

Queste erano solo due delle migliaia di lettere che sono state ritrovate che descrivevano gli orrori della guerra. La nostra generazione ha avuto la fortuna di non vivere sulla sua pelle nulla di simile, nessuno di noi riuscirà mai a capire a fondo cosa questi giovani e inesperti soldati provassero durante quei momenti.

Se ognuno di noi riuscisse a immedesimarsi, anche solo in parte, in uno di questi soldati che hanno combattuto in prima linea nelle trincee, probabilmente non esisterebbero leader politici che inneggiano alla guerra, e se esistessero, non avrebbero sicuramente il seguito che hanno al giorno d'oggi. Chiediamo quindi a tutti voi di spendere cinque minuti del vostro tempo per leggere delle vere lettere, scritte da veri soldati.

Grazie.

Ascoltate anche la nostra colonna sonora!

Opera di fantasia di Elisa Reverberi e Nicola Paini

Il Progresso: la nuova forza

Nuove armi

Gli anni della Prima Guerra Mondiale vedono la più rapida accelerazione del progresso tecnologico della storia.

All'inizio della guerra nessuno intuisce ancora che i i fragili aeroplani, utilizzati esclusivamente per l'osservazione aerea, sarebbero diventati mezzi veloci e fortemente armati in grado di fornire appoggio tattico alle forze di terra. Nel 1918 i soldati indossano elmetti d'acciaio, sono dotati di maschere antigas, combattono muniti di una vasta gamma di armi e possono contare sul supporto di carri armati e di forze aeree, cose del tutto impensabili solo quattro anni prima. Ancora, i soldati anglo-francesi nel 1918 hanno compiuto le loro più sensazionali avanzate dietro a un'ondata di carri armati.

Anno 1914: lo scontro della Marna

È la sera del 5 settembre dell'anno 1914, quando le truppe tedesche accerchiano l'esercito francese: si sono fermate a circa 40 chilometri da Parigi con l'intento di invadere la capitale.

Un aereo di ricognizione francese, vedendo le truppe tedesche avanzare, avvertì il comando guadagnando tempo per pianificare un contrattacco.

Il mattino del 6 settembre 1914, il comandante in capo designato dell'esercito francese in caso di guerra, Joseph Joffre, ha emesso il seguente comunicato destinato a tutti i soldati al suo comando.

«Nel momento in cui si inizia una battaglia dalla quale dipende la salvezza della Francia, tutti gli sforzi devono essere tesi ad assalire e respingere il nemico. Un reparto che non possa più avanzare dovrà, a qualunque costo, conservare il terreno conquistato e farsi uccidere sul posto anziché indietreggiare. Nelle circostanze attuali nessuna debolezza può essere accettata.»

Il messaggio ha avuto il suo effetto e nel frattempo Joffre non la perso di vista la situazione.

I tedeschi hanno posizionato il loro schieramento proprio all'altezza del campo trincerato di Parigi: è giunto il momento di contrattaccare. È una questione di vita o di morte che corre sulle capacità di movimento che hanno i due schieramenti. Ed è in questo clima di fervore patriottico francese che nella giornata del 7 settembre si è verificato il famoso episodio dei «taxi della Marna».

Il taxi della Marna

Circa 1.200 taxi principalmente di modello Renault AG e AG-1 sono radunati all'Hôtel des Invalides e caricano nel sobborgo parigino di Livrysur-Seine ciascuno quattro o cinque soldati. Il patriottico impegno dei tassisti parigini diventa la rappresentazione simbolica più famosa della battaglia della Marna.

Le operazioni dei Tedeschi

A fine giornata dellʼ8 settembre è giunto il momento di prendere atto che l'esercito tedesco sta diventando sempre più pericoloso rallentandone l'avanzata che ne rappresenta una prima sconfitta. Nel momento decisivo della battaglia della Marna, l'esercito tedesco si è trovato in inferiorità numerica di fronte al nemico, potendo mettere in campo solo 44 divisioni di fanteria e 7 di cavalleria con 750.000 soldati.

Dal punto di vista tecnico e tattico l'alto comando tedesco sembra aver compreso l'importanza della potenza di fuoco e la rivoluzione in corso nell'arte della guerra; il soldato tedesco è armato con il fucile a retrocarica a cinque colpi Mauser 98 da 7,92 mm. Ogni reggimento di fanteria dispone di una compagnia di mitragliatrici equipaggiata con l'affidabile e potente MG 08. I reggimenti di artiglieria campale divisionale e di corpo d'armata sono dotati di cannoni da 7,7 cm e obici pesanti da 10,5 cm e 15 cm in grado di assicurare un potente supporto di fuoco; le truppe sono addestrate ad avanzare con rapide manovre e con il sostegno delle mitragliatrici che venivano considerate fondamentali non solo in difesa ma anche in attacco.

All'inizio della Grande Guerra l'artiglieria da campo riscuote grande fiducia, di solito nella gamma da 75 a 85 mm. Sulla Marna il cannone ha un grande successo, sia come sostegno agli attacchi della fanteria sia nel bloccare l'avanzata tedesca sparando scariche di Shrapnel (un tipo di proiettile cavo, riempito di sfere di piombo o di acciaio, inventato dal britannico Henry Shrapnel nel 1784); non ha però una potenza né una traiettoria tale da renderlo efficace contro le trincee.

La rete di trincee rende necessari cannoni più pesanti e obici, ossia cannoni dalla canna corta, che sparano bombe più grandi con traiettoria alta. All'inizio della guerra i grandi obici erano considerati pezzi da assedio, mentre per obiettivi come le stazioni ferroviarie o i ponti si usavano cannoni più leggeri. Nella guerra di trincea gli obici sono usati anche in campo aperto, situati in cavità o nelle retrovie. Una volta posizionati sono difficili da spostare: lʼobice da 9,2 pollici pesa 15 tonnellate e per smontarlo occorrono 36 ore. Si ritiene che lʼuso prolungato di questi cannoni costituisce un contributo decisivo al successo della fanteria, perché satura (riempie di fumo, polvere, esplosioni) il sistema difensivo nemico: ciò ritenuto più importante dellʼeffetto sorpresa.

Tra i cannoni usati nei primi anni del conflitto è noto lʼM42 tedesco, soprannominato “dicke Bertha” (la “grande Bertha”, dal nome della figlia maggiore del costruttore). È un cannone molto potente: lʼonda dʼurto provocata da un suo sparo può infrangere i vetri delle case nel raggio di 3 chilometri.

Le operazioni dei Francesi

Il soldato francese è armato con il moderno fucile Lebel da 8 mm con caricatore tubolare da otto colpi e con la mitragliatrice Saint-Étienne. Tuttavia i comandanti mostrano dubbi sulla reale importanza di questa arma, che è considerata troppo pesante e soprattutto eccessiva consumatrice di munizioni. Dal punto di vista dell'armamento, il punto di forza dell'esercito francese è costituito dall'eccellente artiglieria campale che è dotata del micidiale cannone da 75 mm, che è stato realizzato negli anni novanta dell'Ottocento ed è considerato molto superiore ai cannoni campali tedeschi. Questo cannone, che richiede un equipaggio di nove persone e un tiro da sei cavalli per trasportarlo insieme all'avantreno, è in grado, grazie alla sua precisione, al suo tiro teso, alla sua gittata, alla sua mobilità e soprattutto alla sua impressionante cadenza di tiro fino a 20-30 colpi al minuto, di appoggiare gli attacchi di fanteria e di dominare il campo di battaglia.

Le operazioni degli Inglesi

La fanteria britannica, equipaggiata con la moderna uniforme color cachi, entra in campo armata dell'ottimo fucile Lee-Enfield a dieci colpi e della robusta mitragliatrice Vickers. Invece, l'artiglieria dispone dell'eccellente cannone campale a tiro rapido da 18 libbre e inoltre è ben fornita di obici da 4,5 pollici e di cannoni pesanti da 60 libbre.

E alla fine...

La battaglia della Marna, che nessuno aveva previsto e che si conclude con la sconfitta dello schieramento tedesco ad opera dei francesi e degli inglesi, sancisce il fallimento dei piani approntati dai generali e segna l'inizio dei quattro lunghi anni di guerra di trincea sul fronte occidentale.

In questi anni le scoperte scientifiche in campi come la fisica e la chimica portano a delle invenzioni che danno un impulso fondamentale alle nostre società. Parallelamente, alcune di queste innovazioni vengono applicate anche nel campo militare: il potenziale distruttivo e l'efficacia di queste armi aumentano per la scarsa attenzione, da parte di quasi tutti gli eserciti, nel creare delle "difese" adatte a queste novità e nel cambiare le tattiche militari, ormai obsolete e legate più alle guerre del passato.

In questo conflitto i soldati dell'Intesa e degli Imperi centrali, si trovano gli uni di fronte agli altri, seppelliti, tra atroci sofferenze, nelle trincee, immersi nel fango e devastati dal freddo, dallʼumidità, dalle malattie e dal fuoco delle mitragliatrici. Tra le opposte trincee, dove i soldati attendono lo scontro, si estende la terra di nessuno protetta da filo spinato e campi minati, i cui assurdi assalti frontali, volti alla conquista delle posizioni avversarie, sono la causa scatenante di spaventose carneficine contro le postazioni nemiche, finendo inevitabilmente, falciati dal fuoco delle mitragliatrici. La conquista di pochi metri di terreno viene, dunque, pagata con paurose perdite e con bagni di sangue assolutamente folli.

di Marco Palumbo, Giulia Gambetta e Sabrina Tomasello

Gli uomini vanno al fronte, e le donne?

La Prima guerra mondiale (1914-1918, 1915-1918 per l’Italia) è stata la guerra con più morti e considerata più “mondiale” della seconda perché ha visto partecipare numerose colonie al fianco della madrepatria.

Ma è importante anche perché ha visto un inedito ruolo attivo nella società delle donne. Questa guerra è stata un punto di svolta nella società dell’epoca. Le donne hanno iniziato a lavorare nelle fabbriche di armamenti, a prendere il posto degli impiegati sui mezzi pubblici, e ad essere attive nello svolgimento di attività precedentemente riservate agli uomini. Ci sono state anche donne implicate nella guerra sui vari fronti.

Di seguito abbiamo scelto alcune figure femminili significative durante questo conflitto e una testimonianza sulla loro esperienza.

Edith Cavell

Edith Cavell è stata un’infermiera britannica, nota per il suo gesto durante la Prima Guerra Mondiale. Essa ha offerto il suo aiuto in Belgio a soldati britannici, ma anche ai tedeschi. Il punto di svolta nella sua vita fu l’aiuto offerto a circa duecento soldati alleati a scappare dal Paese. Venendone a conoscenza, i tedeschi la giustiziarono il 12 ottobre.

Una sua risposta al giudice da cui fu interrogata ci fa comprendere quello che realmente provavano le persone che offrivano aiuto. Venendole chiesto perché avesse offerto aiuto a dei britannici, considerati ingrati, questo è quello che si dissero.

Cavell: “No, gli inglesi non sono ingrati.”

Giudice: “Come lo sa che non lo sono?”

Cavell: “Perché alcuni mi hanno scritto dall’Inghilterra per ringraziarmi.”

Di seguito è riportata l’ultima lettera che ella scrisse alla madre prima di essere arrestata.

In Italia, una crocerossina famosa è stata Margherita Kaiser Parodi. Essa è stata l’unica donna ad essere sepolta nel Sacrario militare di Redipuglia. Esiste anche una canzone a lei dedicata:

Maria Bochkareva

Le donne sono state in alcuni casi anche militari, ad esempio Maria Bochkareva in Russia.

Di seguito abbiamo scritto una parte di un'intervista che può aver avuto luogo.

Com’è stata l’esperienza al fronte?

All’inizio molto dura, non venivo riconosciuta come un normale soldato essendo donna, ma grazie alla mia determinazione e al mio carattere forte sono riuscita ad adattarmi bene e a farmi accettare.

Com’è nato il progetto del “1° Battaglione russo femminile della morte”?

Dopo l’abdicazione dello Zar Nicola II nel 1917, il primo ministro Aleksandr Fedorovic Kerenskij mi diede l’incarico di creare un’unità di combattimento femminile, la prima nel suo genere, detta appunto “1° Battaglione russo femminile della morte”. Inizialmente circa duemila donne espressero la volontà di arruolarsi, ma alla fine solo trecento resistettero alla severissima disciplina alla quale venivano sottoposte.

Che impatto ebbe il Battaglione femminile con la guerra?

Nel giugno del 1917 fummo coinvolte in una battaglia in Bielorussia e noi dimostrammo parecchia competenza, ma purtroppo l’esercito russo in quel momento era in gravi difficoltà a causa di diserzioni sempre più frequenti e dei fenomeni di fraternizzazione con il nemico. Inoltre, la nostra unità, essendo femminile, attirava numerose ostilità da parte delle truppe maschili e alla fine fummo congedate.

Successivamente Lei si trasferì negli Stati Uniti.

Sì, andai a San Francisco, New York e Washington, grazie a Florence Harriman, una militante femminista che crebbe subito in me e nella mia storia. Fu anche grazie a lei che riuscii ad incontrare il Presidente Wilson e a chiedere il suo aiuto per la creazione di un esercito popolare russo per la guerra contro la Germania. Lui accolse la mia idea calorosamente e mi promise che avrebbe fatto il possibile.

Cosa rappresenta per Lei “Jashka - Una donna combattente nella prima guerra mondiale”?

“Jashka” rappresenta per me un senso di liberazione e di sfogo, ma anche, spero, un’opportunità per chi lo leggerà. In questo libro ho voluto raccontare la mia vita e tutto ciò che è rimasto nella mia memoria di donna e combattente, dunque le sofferenze, le vittorie e le sconfitte, ma anche le soddisfazioni che ho vissuto.

Un suo messaggio per le donne del futuro?

Non abbiate mai paura di seguire i vostri sogni, anche se vi diranno che non riuscirete a realizzarli. Credete sempre in voi stesse. Penso che le donne siano il motore della società e che un cambiamento potrebbe partire da loro. Inoltre, non smettete mai di essere solidali tra di voi. La solidarietà femminile è un valore sempre attuale.

Non solo sul campo di battaglia...

Le insegnanti hanno avuto un ruolo fondamentale durante la Prima Guerra Mondiale e non solo. Il seguente è un estratto di un’intervista immaginaria a Angela Parisi, insegnante realmente esistita, della scuola elementare del comune Brindisi.

Durante la Grande Guerra la propaganda in favore dell’entrata dell’Italia è stata forte a livello nazionale. Lei ne ha visto gli effetti sulla scuola? Ha avuto determinati programmi da seguire?

Si, la propaganda si è sentita in misura molto elevata a livello scolastico. Per quanto riguarda i programmi, sono stati completamente sconvolti. In italiano, ad esempio, leggevamo insieme periodici e giornali contenenti notizie su vittorie dell’Italia e degli Alleati, mentre in geografia analizzavamo le terre irredente e il perché il Belpaese avrebbe dovuto riprenderle dagli Austriaci. Questi cambiamenti si sono sentiti a livello nazionale.

Che cosa ne pensa di questa strategia?

Chi stabilì i nuovi programmi studenteschi svolse un lavoro minuzioso e con un obiettivo specifico in mente. Quale metodo migliore per fare propaganda che attraverso i bambini?

Secondo lei, è stata una mossa corretta?

Parlare di cosa è corretto e cosa non è difficile attualmente. Oggigiorno siamo abituati a vedere il bene e il male completamente distinti, ma durante la Guerra non fu così. Per poter sopravvivere si doveva ascoltare il regime. Ci sono state mie colleghe dissidenti, ma non hanno risolto nulla. Secondo me, partecipare in quella guerra non ci ha fatto bene, ma è stata una decisione dello Stato che non avremmo potuto cambiare. Resistere non ci avrebbe aiutato. Neanche andarcene sarebbe stato intelligente in quanto avevamo bisogno di un modo per guadagnarci il pane quotidiano. I nostri comportamenti devono essere guardati in prospettiva.

Si ricorda di qualche propaganda scolastica in particolare?

Mi è rimasto impresso il dettato che i bambini hanno dovuto fare per poter superare l’esame. Raccontava dell’aiuto offerto dai fanciulli italiani ai soldati in guerra, del vero valore dei soldati. Mi ricordo che molti ragazzini avrebbero voluto partecipare alla guerra in quel momento, ma non sapevano esattamente cosa volessero. Alcuni hanno perso padri, nonni, fratelli, nella guerra, ma pensavano fosse una cosa buona… . Da qui possiamo dedurre che l’impatto dell’educazione è estremamente elevato sui bambini, specialmente quella che ricevono da piccoli.

Che cosa vorrebbe trasmettere ai genitori?

Non lasciate mai l'educazione dei vostri figli completamente in mano agli insegnanti. Essi fanno la loro parte, ma molte volte, quando manca l’educazione familiare, quella scolastica non serve. State particolarmente attenti anche a quello che i vostri piccoli dicono. Forse potete porre rimedio a piccoli problemi prima che crescano.

di Federica Amoretti e Simona Ardelean

Infine...

Il viaggio nel passato di 4 ragazze e una Panda!

Siamo ragazze ad un passo dalla maturità e per capire meglio ciò che studiamo tra i banchi di scuola abbiamo deciso di affrontare un viaggio alla scoperta dei luoghi della Grande Guerra.

Spesso pensiamo che la storia sia molto lontana dalla nostra quotidianità e non le prestiamo troppo importanza, in realtà ci riguarda da vicino ed è importante ricordare chi ne ha preso parte. Pensiamo che sia necessario dare il giusto peso ai soldati, che hanno vissuto una realtà diversa, in condizioni inadeguate e disumane, al contrario di noi che viviamo in un'epoca fatta di agevolazioni e benessere. Ancora oggi si ripetono tragedie simili, solo che sono lontane da noi e non le vediamo come un pericolo ma abbiamo il dovere di mantenere vivo il ricordo.

Il viaggio...

In un pomeriggio abbiamo progettato l'itinerario: alloggio, mezzo, mappe e soprattutto prenotato i vari ingressi nei luoghi scelti per il ricordo. Le nostre valli sono le protagoniste della prima parte del viaggio: il percorso è iniziato con la commemorazione di questi luoghi, Parma e provincia. Qui abbiamo scoperto il valore delle nostre origini. Il nostro viaggio è proseguito a Roma, la città eterna piena di storia, successivamente ci siamo recati nei luoghi dove si sono svolte le vicende: Trentino, Francia e Germania; la nostra ultima tappa è stata Londra, nei giorni in cui si celebra il Remembrance Day.

Abbiamo preparato un itinerario per permettere anche a voi di vivere questa esperienza!

Itinerario del viaggio

Tappe del viaggio

Roma: visita all'Altare della Patria e alla tomba del Milite ignoto

Rovereto: Museo Storico Italiano della Guerra

Redipuglia: cimitero degli Invitti, prima necropoli militare della 3° Armata del Regio Militare

Sagrado: Museo Storico del Monte San Michele

Meaux, Francia: Museum of the Great War in Meaux

Londra: la città nei giorni del ricordo, Remembrance day e Remembrance Sunday. Cerimonia al Cenotafio di Whitehall

Nuova Zelanda: Poppy Day Appeal

Il Milite Ignoto

Il Milite ignoto è un soldato sconosciuto deceduto durante la Grande Guerra e rappresenta tutti i caduti per la patria italiana. Con una legge del 1921 il Parlamento italiano decise di erigere il monumento in ricordo dei caduti al Vittoriano a Roma.

Il viaggio del Milite ignoto

Una commissione prima selezionò undici corpi senza segni di riconoscimento, rimasti senza nome e trovati nei luoghi in cui si era combattuto. La scelta fu fatta da Maria Bergamas, di Gradisca d’Isonzo, madre di un volontario irredentista, che disertò l’esercito austroungarico per unirsi a quello italiano. Morì in combattimento senza che il suo corpo fosse mai ritrovato. Il trasferimento della salma a Roma avvenne con un treno che procedeva di notte a passo d’uomo, cosicché la gente potesse renderle onore. Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato a Roma.

Ancora oggi il 4 novembre di ogni anno, il Presidente della Repubblica si reca all’altare della patria per onorare il Milite ignoto. Inoltre, è possibile vedere il film Gloria, apoteosi del soldato ignoto che riguarda l'intera vicenda del Milite Ignoto italiano.

L'Altare della Patria

In questo periodo di pandemia è possibile visitare virtualmente l'Altare della Patria con la nuova App.

Musei dedicati alla Grande Guerra

MUSEO STORICO ITALIANO DELLA GRANDE GUERRA

Il Museo Storico Italiano della Guerra, situato nel castello di Rovereto, fu ideato nel nel 1919 da un gruppo di cittadini roveretani per ricordare il conflitto da poco concluso, che aveva riunito il Trentino all'Italia e venne inaugurato da Vittorio Emanuele III nel 1921. Nelle vetrine è esposta una ricca raccolta di oggetti e fotografie, materiali relativi alla guerra di trincea, volantini, manifesti e testimonianze dell’esperienza di combattenti e civili.

MUSEO ALL'APERTO SUL CARSO

Il Monte San Michele, nella parte settentrionale del Carso isontino a pochi chilometri da Gorizia, propone un suggestivo itinerario tra storia e natura. Grazie ad una serie di percorsi facili e adatti a tutti, si possono scoprire diverse strutture e i monumenti costruiti sulle pendici e sulle quattro cime di questo rilievo carsico risalenti alla Prima Guerra Mondiale.

MUSEUM OF THE GREAT WAR IN MEUX

Inaugurato l'11 Novembre 2011, il Museo della Grande Guerra del Pays de Meax permette di comprendere le origini e la storia della Grande Guerra, dal 1870 fino al dopoguerra. Ogni anno fino al 2018, il Museo della Grande Guerra ha partecipato alla commemorazione del Centenario di questo conflitto, presentando mostre internazionali temporanee, integrate da un ricco e variegato programma di eventi culturali. Attraverso le tecniche digitali più moderne che illustrano gli enormi cambiamenti sociali e gli sconvolgimenti che ha causato.

Remembrance Day

Il Remembrance Day è il giorno in cui si celebra la fine della Prima Guerra Mondiale e se ne ricordano i caduti.

Aderiscono a questo giorno del ricordo tutti i paesi del Commonwealth e alcuni paesi europei.

L'11 novembre le ostilità sul fronte occidentale della Grande Guerra cessarono.

(1918 alle ore 11:00)

La prima commemorazione si tenne nel 1919 a Londra con 2 minuti di silenzio. Re Giorgio V decise che da quel giorno in poi all'undicesima ora dell'undicesimo giorno dell'undicesimo mese dell'anno di sarebbero dovute sospendere tutte le attività per rimanere in silenzio.

Sebbene la ricorrenza cada l'11 novembre, la commemorazione ufficiale è fissata la seconda domenica dello stesso mese con il nome di Remembrance Sunday. In questo giorno l'evento principale è la cerimonia che si tiene a Londra presso il Cenotafio di Whitehall, alla quale partecipano i membri della Famiglia Reale, i rappresentanti del Governo, della Chiesa, delle Forze Armate e di altre organizzazioni.

Il simbolo di questa giornata è il papavero. Questa usanza deriva dalla poesia Nei campi di Fiandra, dell'ufficiale medico canadese John McCrae. Il fiore non è stato scelto con casualità ma per il ruolo nella Grande Guerra. Nei campi dove si combatteva sbocciavano proprio questi fiori. Inoltre il colore del fiore ricorda il sangue dei caduti nelle battaglie.

Oggi è diffusa la vendita di papaveri artificiali, grazie a Madame Guérin. La donna francese che ha diffuso questa usanza. Dal 1921 vengono venduti per beneficenza dalla British Legion (Associazione dei veterani di guerra britannici) nel Regno Unito. Questo giorno prende il nome di Poppy Day.

Con 85 anni di storia, il Poppy Day Appeal è uno dei più antichi appelli a livello nazionale condotti da un'organizzazione di assistenza volontaria in Nuova Zelanda, RSA.

A differenza del Regno Unito la RSA non ha tenuto il suo appello inaugurale sul papavero l'11 novembre ma ha scelto il giorno prima dell'ANZAC Day (commemorazione dei caduti australiani e neozelandesi).

Il motivo è una di quelle stranezze della storia: la nave che trasportava i papaveri dalla Francia nel 1922 arrivò in Nuova Zelanda troppo tardi perché lo schema fosse adeguatamente pubblicizzato prima del Giorno dell'Armistizio, costringendo così l'Associazione a posticipare la sua campagna di papavero al giorno prima dell'ANZAC Day. La decisione stabilì comunque una precedenza storica in base alla quale il "Poppy Day" divenne per sempre associato all'ANZAC Day in Nuova Zelanda, distinguendolo così dal resto del mondo dove è in gran parte associato al Giorno dell'Armistizio.

La Commemorazione del Centenario della Prima Guerra Mondiale

La Prima Guerra Mondiale è un evento che ha cambiato la storia dell’Europa e che ne ha segnato il destino, uno dei più grandi conflitti mai visti che coinvolse quasi tutti i continenti, gran parte delle nazioni e degli abitanti. Nell’estate del 2014 sono trascorsi esattamente 100 anni dallo scoppio della Grande Guerra.

L’Italia entrò in guerra il 24 maggio del 1915, a quei tempi era un Paese povero e impreparato che si ritrovò a dover difendere il proprio territorio in trincea. Uno dei momenti più difficili per l’Italia da ricordare fu la disfatta di Caporetto nel 1917, una delle più grandi sconfitte subite. In seguito alla firma degli armistizi e alle trattative di pace, si potevano contare decine di migliaia di vittime e i sopravvissuti si dovettero adattare a questo nuovo Mondo fortemente instabile.

Il Presidente Sergio Mattarella ha preso parte a diversi appuntamenti per rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra:

  • Deposizione della corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto presso l’Altare della Patria a Roma
  • Sacrario militare di Redipuglia (monumento simbolo e luogo di commemorazione per tutti i soldati caduti)
  • Manifestazione commemorativa in Piazza dell’Unità d’Italia a Trieste

di Arianna Turni, Virginia Olivieri, Francesca Busi e Corina Negru

Grazie per l'attenzione!

Created By
Elisa Sicuri 5Cafm Gadda
Appreciate

Credits:

Creato con immagini di aitoff - "poppy cross remembrance" • jarmoluk - "old letters letters handwritten" • Arcaion - "the military infantry the army" • DariuszSankowski - "journey adventure photo"