referendum costituzionale La riforma in sintesi

Domenica 4 dicembre i cittadini italiani sono chiamati alle urne per confermare o respingere la riforma della Costituzione italiana proposta dal governo.

La riforma introduce modifiche a

SENATO

Fine bicameralismo perfetto: la Camera dei deputati diventa l’unica assemblea legislativa e da sola potrà votare la fiducia al Governo. Al posto del Senato si avrà un nuovo organo: il Senato delle Autonomie. Sarà composto dai rappresentanti delle istituzioni territoriali, ossia consiglieri regionali e sindaci votati alle amministrative.

Riduzione dei parlamentari: il Senato delle Autonomie avrà 100 membri, invece di 315, che compongono l’attuale Senato. La funzione principale sarà il raccordo tra lo Stato centrale, le Regioni e i Comuni.

Il Senato delle Autonomie ha competenze legislative solo sui rapporti tra Stato, UE ed enti territoriali, su riforme e leggi costituzionali e sui referendum popolari. Il nuovo Senato può chiedere alla Camera di modificare le leggi ordinarie, ma l’assemblea di Montecitorio non è tenuta a dar seguito alla richiesta e può respingere le modifiche.

Nella nuova Carta costituzionale non figurerà più il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Il presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorreranno i 2/3 dei componenti, dal quarto invece si scende a 3/5. Dalla settima ai tre quinti dei votanti. I giudici della Corte costituzionale saranno eletti 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

TITOLO V

Competenze: lo Stato mantiene competenza esclusiva su materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale. Alle Regioni, oltre alle competenze proprie (come l’organizzazione sanitaria, il turismo o lo sviluppo economico locale), possono essere delegate altre competenze.

Scompare dalla Costituzione la parola Province, dopo la legge Delrio che aveva stabilito che non si dovevano più tenere le elezioni popolari provinciali.

DEMOCRAZIA DIRETTA

Il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo resta sempre del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, ma se i cittadini che propongono la consultazione sono 800mila, invece che 500mila, il quorum sarà ridotto: basterà che vada a votare il 50 per cento più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche, non il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

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Non resta che...

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Isaia Invernizzi
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