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luce Domenica 4 aprile

La resurrezione di Gesù, è una luce potente e trasformante: non ferisce, non abbaglia, non acceca. È una luce gentile che parte come una piccola fiammella e si espande accendendo nuove fiammelle intorno a sé, ogni fiammella un cuore riacceso, finché tutta la notte risplende di fiammelle, e finalmente è giorno: Lui è vivo e noi con Lui, e noi in Lui. Alleluja!

No, la strada non si interrompe nel Getsemani e neppure ai piedi di un orrendo patibolo, ma nel buio più profondo del sabato, quando la notte sta per approssimarsi all'alba ma ancora non lo sospetta.

È allora che la luce deve essere esplosa nel sepolcro, potente come una reazione nucleare che non solo abbatte il masso sigillato della tomba, ma trasforma la materia in energia. Qui, però, la materia è stata trasformata in una materia nuova, trasfigurata anch’essa come le vesti sul Tabor.

Quella luce che nessun occhio ha potuto vedere direttamente (perché non avrebbe potuto sostenerne la vista? Perché le cose di Dio avvengono nel nascondimento?) penetra nelle nostre vite e ci restituisce la luce della speranza, della fiducia, di un cuore che non è più solo la nostra pompa vitale, ma è la sede del coraggio e di una vista che va oltre la superficie delle cose e ci permette di leggere nel cuore delle persone.

Anche questa è una luce potente e trasformante, ma non è un laser: non ferisce, non abbaglia, non acceca. È una luce gentile che parte come una piccola fiammella e si espande accendendo nuove fiammelle intorno a sé, ogni fiammella un cuore riacceso, finché tutta la notte risplende di fiammelle, e finalmente è giorno.

Lui è vivo e noi con Lui, e noi in Lui. Alleluja!

Dal Vangelo secondo Giovanni (20, 1-9)

Doveva risuscitare dai morti

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario - che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

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