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Kintsugi riparare le ferite e i traumi con l'oro

Rompendosi, la ceramica prende nuova vita attraverso le linee di frattura all’oggetto, che diventa ancora più pregiato.

Grazie alle sue cicatrici.

L’arte di abbracciare il danno, di non vergognarsi delle ferite, è la delicata lezione simbolica suggerita dall’antica arte giapponese del kintsugi.

Il progetto Kintsugi - finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il fondo dell'otto per mille dell'IRPEF devoluto dai cittadini alla diretta gestione statale per l’anno 2016 - nasce per riabilitare, garantire protezione e avviare verso percorsi di inclusione sostenibile le persone bisognose di protezione, sopravvissute a tortura e traumi estremi, con particolare attenzione ai traumi da viaggio.

Per i nostri utenti la rottura è rappresentata dagli esiti traumatici della violenza e della tortura dai quali, attraverso il lavoro di assistenza e cura, cerchiamo di far nascere una nuova integrità della persona, trasformando il dolore in qualcosa di nuovo.

Un viaggio all'interno del laboratorio di riabilitazione attraverso la musica

Il primo giorno che iniziai la didattica di questo insolito laboratorio ritmico, ebbi l'impressione di iniziare un viaggio insolito. Probabilmente l'idea dell'itinere mi era stata trasmessa inconsapevolmente dagli sguardi di quelle persone.

L'idea che ebbi fu che fra i tanti laboratori di percussioni che ero stato chiamato a guidare, questo sarebbe rimasto nei miei pensieri. Con il trascorrere dei giorni imparai nomi e fonemi mai ascoltati prima e realizzai che mi trovavo in viaggio anch'io insieme ai miei amici del tamburo.

Il formatore

Il laboratorio ha coinvolto un gruppo di 10 beneficiari con sessioni di 4 ore a settimana. Sono state previste delle borse-lavoro legate alla frequenza per sviluppare possibilità di autonomia.

La scelta di questa attività è nata dall’idea che un laboratorio musicale offre ampie possibilità di espressione, comunicazione, interazione, condivisione e crescita.

Un laboratorio musicale di percussioni è accessibile a tutti, indipendentemente dal grado di conoscenza e preparazione musicale, invita all’ascolto di se’ e dell’altro, è esercizio fisico, aiuta a rilasciare tensioni.

Offre concrete possibilità di realizzare percorsi individuali e d'insieme per sfruttare pienamente gli aspetti formativi, educativi, di crescita e di realizzazione dell'individuo attraverso i canali del linguaggio e della creazione.

Ci siamo concentrati sull’idea di un’orchestra più che di singoli individui che si avvicinavano alla musica, perché sottolinea ed esalta la qualità dialogica intrinseca nella musica.

Quando si suona insieme si esercitano due attività fondamentali: esprimersi e ascoltare gli altri musicisti.

Due competenze particolarmente rilevanti da sviluppare in persone che, a causa dell’esperienza di violenza subita, faticano a comunicare ed esprimere ciò che è difficile o indicibile con le parole.

Ben presto mi trovai in una situazione spesso ricorrente nella docenza; le nozioni viaggiano in modalità bidirezionale. E così vidi come quelle persone con una innata consapevolezza ritmica integravano le mie conoscenze con le loro esperienze dirette. Ritmi appresi nei loro villaggi di origine, magari già da una tenera età.

Ben presto quegli incontri divennero un piacevole ritrovarsi intorno ai tamburi e talvolta c'era un o spazio per ascoltare i loro racconti e le loro testimonianze, a volte non facili ne alla narrazione ne all'ascolto. Ancora oggi magari sono un po' sbiaditi i ritmi che abbiamo creato insieme, ma non i loro sorrisi, che puntualmente apparivano quando i tamburi suonavano il canto della loro anima.

Il formatore

In un’orchestra gli strumenti sono diversi e ognuno suona seguendo il proprio spartito ma alla fine la musica nasce solo quando gli strumenti si accordano sullo stesso tempo, quando i musicisti si affidano agli altri in un rapporto di fiducia.

L’orchestra sviluppa la capacità di lavorare insieme, di sintonizzarsi l’uno sul tempo dell’altro senza bisogno di parole né spiegazioni. E’ proprio dal sentire uno stesso tempo musicale che si crea.

Nel progetto Kintsugi abbiamo assistito 116 donne e 143 uomini, attraverso interventi coordinati di assistenza medica e psicologica, legale, sociale e l’attivazione di questo laboratorio di riabilitazione attraverso la musica.

62 richiedenti asilo, 126 rifugiati, 37 protetti sussidiari, 27 protetti umanitari e casi speciali e 7 in ricongiungimento familiare hanno avuto il nostro sostegno.

I nostri utenti vengono da 43 Paesi, tra i primi Nigeria, Somalia, Eritrea, Congo, Iran.

Per alcuni rifugiati questo laboratorio è stato particolarmente importante.

Hanno partecipato al gruppo due sorelle, arrivate in ricongiungimento familiare in momenti diversi della loro vita, e che, subito dopo l’arrivo si sono ritrovate dopo diversi anni a condividere un’esperienza di ri-conoscenza, condivisione e riavvicinamento affettivo.

Per tre rifugiati il laboratorio è servito per colmare l’ansia legata all’attesa, il vuoto spazio-temporale e relazionale creato dalla fine di un tirocinio formativo, conclusosi a Ottobre e che si è trasformato a metà Gennaio in un effettivo rapporto di lavoro contrattualizzato.

Una donna è riuscita a creare le condizioni per sperimentare l’autonomia dal marito, attraverso uno spazio protetto che la rendesse più sicura di sé e le allargasse gli orizzonti relazionali.

E’ proprio dal sentire uno stesso tempo musicale che si crea un’atmosfera, una trama affettiva.

Il laboratorio di musica è stato realizzato insieme all’Associazione Controchiave.

Dopo una prima fase di apprendimento, i beneficiari del laboratorio hanno iniziato degli incontri di esercitazioni di gruppo con l’orchestra “Fanfaroma”.

Le foto sono state realizzate da Valentino Laghi.

Questo progetto è finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri con il fondo dell'otto per mille dell'IRPEF devoluto dai cittadini alla diretta gestione statale per l’anno 2016

Il laboratorio di riabilitazione con la musica è stato cofinanziato da

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