MICHELANGELO

Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese, presso Arezzo il 6 marzo 1475. Scultore, pittore, architetto e poeta si avviò agli studi sotto la guida dell'umanista Francesco da Urbino, dimostrando già una forte tendenza artistica. Dal 1489 inizia a studiare le antiche sculture e i cartoni moderni per imparare le tecniche scultoree sotto la guida di Bertoldo di Giovanni, allievo e collaboratore di Donatello.

PENSIERO ARTISTICO

Michelangelo riteneva che lo scopo dell'arte fosse "l'imitazione della natura". Strumento principale di conoscenza per i pittori, era la prospettiva. La natura, inoltre, occorreva per scegliere i particolari migliori, ma l'artista, attraverso la fantasia, doveva dar vita a bellezze superiori a quelle esistenti. C'è dunque un modello di bellezza che ogni artista concepisce. Per lui era il corpo umano, in quanto specchio della bellezza divina.

Divenuto più profondamente religioso, iniziò a ritenere secondaria la bellezza fisica rispetto a quella spirituale e di conseguenza mise il suo talento artistico a servizio della Chiesa.

Avvicinandosi alla fine della propria esistenza, l'artista si convince che la bellezza esteriore distolga addirittura l'uomo dalla spiritualità. Così teme che la sua arte possa averlo condotto verso la dannazione, meritandogli il castigo eterno.

IL DISEGNO

Alla base di ogni attività artistica, per Michelangelo c'è il disegno, che serve a rendere evidente e concreta l'idea che un'artista ha nella mente. Nei disegni giovanili egli ricorre essenzialmente della penna, con un tratteggio sottile ed incrociato. I disegni della maturità dimostrano invece il graduale abbandono del tratteggio, per appropriarsi di una tecnica più dolce e leggera: lo sfumato. Era prediletta la matita rossa, che si prestava meglio per il disegno dei corpi.

LE PRIME OPERE

Tra la fine del 1490 e i primi mesi del 1492, periodo del giardino e del soggiorno in casa Medici, risalgono essenzialmente due opere: la Madonna della Scala e la Battaglia dei centauri.

  • Nella Madonna della Scala l'artista riprese la tecnica dello stiacciato, creando un'immagine di tale monumentalità da far pensare alle steli classiche.
  • Nella Battaglia dei Centauri, Michelangelo si rifà ai sarcofagi romani, alle formelle dei pulpiti di Pisano, ed al contemporaneo rilievo bronzeo di Bertoldo di Giovanni. Nel rilievo, viene esaltato soprattutto il dinamico groviglio dei corpi nudi in lotta e annullato ogni riferimento spaziale.
LA PIETA'

Grazie all'intermediazione di Jacopo Galli, Michelangelo ricevette altre importanti commissioni in ambito ecclesiastico, tra cui la Madonna di Manchester, la tavola dipinta della Deposizione per Sant'Agostino, e, soprattutto, una Pietà in marmo per la chiesa di Santa Petronilla, oggi in San Pietro.

LA PIETA': Quest'ultima opera, consacrò Michelangelo nell'arte scultorea, ad appena ventidue anni. La Pietà fu importante nella sua esperienza artistica non solo perché fu il suo primo capolavoro, ma anche perché fu la prima opera da lui fatta in marmo di Carrara, che da questo momento divenne la materia primaria per la sua creatività.

La scultura rappresenta la Vergine Maria, che tiene fra le braccia il figlio ormai morto. Il livello di finitezza dell'opera è estremo, soprattutto nel modellato anatomico del corpo di Cristo, con effetti di levigatura e morbidezza degni della statuaria in cera. La bellezza della statua risiede forse proprio nel naturalismo straordinariamente virtuoso della scena, fuso con un'idealizzazione e una ricerca formale tipica del Rinascimento, e un notevole spessore psicologico e morale.

Il fatto che la Madonna fosse molto giovane suscitò delle critiche. Michelangelo, però sostenne che "La castità, la santità e l'incorruzione preservano la giovinezza". Inoltre non voleva rappresentare la scena con lo scopo di narrare un episodio (la morte di Cristo) ma era principalmente interessato all'aspetto simbolico: Maria è rappresentata giovane come quando concepì Cristo. È anche l'unica opera da lui firmata "Lo fece il fiorentino Michelangelo Buonarroti".

IL DAVID

Nel 1501 Michelangelo era già rientrato a Firenze, ed il suo ritorno coincise con l'avvio di una stagione di commissioni di grande prestigio.

Nel 1501 gli venne una colossale statua del David da collocare in uno dei contrafforti della cattedrale Fiorentina. Nonostante la difficoltà, Michelangelo iniziò a lavorare su quello che veniva chiamato "il Gigante" e completò l'opera in tre anni. L'artista affrontò il tema dell'eroe in maniera insolita rispetto all'iconografia tradizionale, rappresentandolo come un uomo giovane e nudo, dall'atteggiamento pacato ma pronto a una reazione.

Dell'altezza complessiva di 5,17 m è considerato, così come la Venere di Botticelli per canone di bellezza femminile, il David è l'oggetto artistico più bello mai creato dall'uomo.

NUOVE COMMISSIONI

Tra il 1503 e il 1504 realizzò un tondo dipinto per Agnolo Doni, rappresentante la Sacra Famiglia. I protagonisti sono proporzionati e dinamici, e sullo sfondo appare un gruppo di ignudi. I colori sono vivaci, squillanti e i corpi, trattati in maniera scultorea, ebbero un effetto folgorante sugli artisti contemporanei. Evidente è qui il distacco netto e totale dalla pittura leonardesca: per Michelangelo la migliore pittura è quella che maggiormente si avvicina alla scultura, cioè quella che possedeva il più elevato grado di plasticità possibile.

Tondo Doni

VOLTA DELLA CAPPELLA SISTINA

« Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un'idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere. »

Papa Giulio II decise di occupare l'artista con una nuova, prestigiosa impresa, la ridecorazione della volta della Cappella Sistina. La volta aveva bisogno di essere ridipinta. L'impresa si dimostrava di proporzioni colossali ed estremamente complessa, ma avrebbe dato a Michelangelo l'occasione di dimostrare la sua capacità di superare i limiti in un'arte, quale la pittura, che tutto sommato non sentiva sua. L'artista inffati preferiva la scultura alla pittura ed non aveva mai praticato la tecnica dell'affresco.

L'impresa della Sistina fu caratterizzata da intrighi e invidie ai danni di Michelangelo, che sono documentati da una lettera del carpentiere e capomastro fiorentino.

L'artista ottenne il permesso di poter ampliare il programma iconografico, raccontando la storia dell'umanità "ante legem", cioè prima che Dio inviasse le Tavole della Legge. Raffigurò episodi tratti dalla Genesi, disposti in ordine cronologico partendo dalla parete dell'altare: Separazione della luce dalle tenebre, Creazione degli astri e delle piante, Separazione della terra dalle acque, Creazione di Adamo, Creazione di Eva, Peccato originale e cacciata dal Paradiso Terrestre, Sacrificio di Noè, Diluvio Universale, Ebbrezza di Noè ecc..

Riuscì a completare l’opera in quattro anni di lavoro, anche a prezzo di imponenti sacrifici.

Il tema generale degli affreschi della volta è il mistero della Creazione di Dio, che raggiunge il culmine nella realizzazione dell'uomo a sua immagine e somiglianza.

LA CREAZIONE: furono necessarie 16 giornate d'affresco. Adamo, la cui figura venne studiata con cura, venne riportato sull'intonaco con la sola incisione diretta. La scena ricevette unanimi apprezzamenti fin dall'epoca della scopritura. I contemporanei dell'artista, vi leggevano la materializzazione di uno dei più alti ideali della cultura rinascimentale: la dignità umana, specchio "a immagine e somiglianza" di Dio.

  • Gli indici alzati delle braccia protese sono un'efficacissima metafora della scintilla vitale che passa dal Creatore alla creatura forgiata.
  • La figura del primo uomo presenta morbidi chiaroscuri, che attraverso tonalità brillanti, rendono un forte risalto scultoreo. Il suo volto, è quello di un adolescente, senza un'espressione definita, che si contrappone all'intenso ritratto di Dio Padre, maturo e carico d'energia.

La creazione di adamo

La volta è concepita come una vasta superficie sulla quale sono disegnate scene separate come se fossero tanti quadri appesi in orizzontale. L’impianto compositivo è ovviamente condizionato dall’architettura della volta. La forma architettonica già di per sé abbastanza complessa, viene ulteriormente arricchita da finte membrature architettoniche dipinte. Le scene hanno dimensioni differenti, alternandosi una grande e una piccola. Quelle piccole hanno ai due lati due medaglioni dipinti a finto bassorilievo con scene bibliche. Tra le scene sono poi inserite delle figure di "ignudi", che rappresentano il mondo classico prima dell’avvento del cristianesimo.

  • I colori usati da Michelangelo sono molto brillanti, funzionali soprattutto ad accentuare il più possibile il chiaroscuro e quindi la plasticità delle figure. Ne risulta un impasto cromatico inedito che, in seguito, ha profondamente influenzato molti pittori del periodo manierista.
  • Le immagini e le scene vanno intese più come elementi a sé che per il contributo che portano all’insieme. Michelangelo in questa opera si comporta secondo la mentalità tipica dello scultore: non crea scene ma figure.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Con il Giudizio si assistette al primo intervento distruttivo, che sacrificò la pala dell'Assunta di Perugino, le prime due storie quattrocentesche di Gesù e di Mosè e due lunette dipinte dallo stesso Michelangelo più di vent'anni prima.

Al centro dell'affresco vi è il Cristo giudice con vicino la Madonna che rivolge lo sguardo verso gli eletti. A differenza delle rappresentazioni tradizionale, tutto è caos e movimento, e nemmeno i santi sono esentati dal clima di inquietudine e attesa che coinvolge espressivamente i partecipanti.

Le licenze iconografiche, come i santi senza aureola, gli angeli apteri e il Cristo giovane e senza barba, possono essere allusioni al fatto che davanti al giudizio ogni singolo uomo è uguale. Questo fatto, unito alla nudità e alla posa sconveniente di alcune figure (santa Caterina d'Alessandria prona con alle spalle san Biagio), scatenarono contro l'affresco i severi giudizi di buona parte della curia. Dopo la morte dell'artista, si arrivò al punto di provvedere al rivestimento dei nudi e alla modifica delle parti più sconvenienti.

È stato un collaboratore ed amico di Michelangelo, soprannominato il Braghettone a mettere le mutande ai santi, anche se non è stato l'unico. La censura è continuata anche nei secoli successivi.

STILE: Dallo stile appare una visione grandiosa dell'umanità, un'idea di "uomo-eroe" che grandeggia anche nel peccato. Michelangelo si richiama quindi al concetto dell'uomo proprio del Rinascimento. L'artista non cerca più la bellezza ideale, ma il tragico destino dell'uomo. I salvati, attoniti e disorientati, volano verso l'alto, mentre i dannati precipitano verso il basso.

  • I corpi sono tozzi e pesanti.
  • Ci sono poco più di 400 figure con altezze che variano dai 2,50 m per i personaggi delle zone superiori, fino ai 1,55 per quelli delle zone inferiori.

L'affresco è il riflesso del tormento dell'anima di Michelangelo, privo della certezza della salvezza.

Michelangelo era solito realizzare prima dell’opera numerosi bozzetti e modelli in creta. Alcune opere sono rimaste incomplete e si parla, perciò, di tecnica del non-finito: l’opera rimane un semplice abbozzo, testimonianza dell’insoddisfazione degli artisti o un semplice frammento di un’idea.

PRESUNTA OMOSESSUALITA': Diversi storici hanno affrontato il tema della presunta omosessualità di Michelangelo. Il tema del nudo maschile in movimento è comunque centrale in tutta l'opera michelangiolesca, tanto che è celebre la sua attitudine a rappresentare anche le donne coi tratti spiccatamente mascolini. Anche nel Giudizio Universale sono presenti figure quasi non consone al tempo (il alto a destra, dietro San Pietro). La teoria è suggestiva, ma il giudizio è attribuito ad abbracci e baci di saluto ed unione.

PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO

Nel 1539 Michelangelo è incaricato di realizzare il piedistallo di Marco Aurelio e di trasformare la piazza del Campidoglio. Tenendo conto delle preesistenze vennero mantenuti e trasformati i due edifici esistenti, dando alla piazza una forma trapezoidale. I lavori furono compiuti molto dopo la morte del maestro, mentre la pavimentazione della piazza fu realizzata solo ai primi del Novecento, utilizzando una stampa che riporta quello che doveva essere il progetto complessivo previsto da Michelangelo.

BASILICA DI SAN PIETRO

Per quanto riguarda la Basilica Vaticana, la storia del progetto michelangiolesco è ricostruibile da una serie di documenti di cantiere, lettere, disegni, affreschi e testimonianze dei contemporanei, ma diverse informazioni sono in contrasto tra loro. Infatti, Michelangelo non redasse mai un progetto definitivo per la basilica, preferendo procedere per parti. In ogni caso, subito dopo la morte dell'artista furono pubblicate diverse stampe nel tentativo di restituire una visione complessiva del disegno originario.

Pietà Bandini e Pietà Rondanini

Negli ultimi anni della sua vita Michelangelo si era dedicato alla scultura solo occasionalmente e per scopi quasi esclusivamente personali. Era desiderio dell'artista completare una Pietà da collocare sulla sua sepoltura. Provò a scolpire, verso il 1550, una Pietà detta "Bandini". Già dall'inizio incontrò notevoli difficoltà. il blocco usato era pieno di impurezze ed estremamente duro. Tentando di variare la posizione delle gambe di Cristo, una venatura nel marmo ne provocò la rottura, suscitando una grande frustrazione nell'artista, tanto che la prese a martellate, rompendola in più punti.

Tempo dopo, dal 1554 circa, Michelangelo elaborò una nuova versione, la Pietà Rondanini, rimettendo in discussione l'intera statua. A questa Pietà lavorò fino a pochi giorni prima di morire.

La serie delle Pietà senili di Michelangelo fu avviata in un periodo di grande sconforto dell'artista, dopo la scomparsa dell'amica Vittoria Colonna nel 1547, quando ormai settantenne inizia a fare progetti per la propria sepoltura.

Alcuni hanno collegato la maggior parte degli incompiuti a periodi di forte tormento interiore, unito a una costante insoddisfazione, che avrebbe potuto causare l'interruzione prematura dei lavori. Altri si sono soffermati su motivi tecnici, legati alla particolare tecnica scultorea dell'artista basata sul "levare" e quasi sempre affidata all'ispirazione del momento, sempre soggetta a variazioni.

Pietà Bandini e Pietà Rondanini

morì a Roma il 18 febbraio 1564 quasi a 89 anni.

MARTA PEPE IV D L

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Marta Pepe
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