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La danza macabra europea La propaganda antigermanica e antiaustriaca nelle cartoline di Alberto Martini

l'irredentismo italiano e L'orrore della Grande Guerra attraverso le illustrazioni allucinate di un grande artista italiano, oggi del tutto dimenticato: Alberto Giacomo Spiridione Martini.

Alberto Martini

Alberto Martini (Oderzo 1876 - Milano 1954) iniziò la sua carriera artistica seguendo le orme del padre e dei suoi parenti paterni, tutti disegnatori e decoratori, dimostrando ben presto le sue doti di geniale illustratore di libri.

Alberto Martini, Autoritratto

Due dei suoi lavori più noti sono le illustrazioni per il poema eroicomico "La secchia rapita" di Alessandro Tassoni (che, secondo la definizione dello stesso Martini, costituiscono "una sfilata di soldatacci mangiati dalla fame e pidocchiosi"), e quelle surreali e macabre per la "Divina Commedia".

"La secchia rapita" con illustrazioni di Martini (copertina)
Alberto Martini, Minosse (Inferno, Canto V)

Il capolavoro di Martini è però certamente "La danza macabra europea", realizzata tra il 1914 e il 1916, opera formata da 5 serie di cartoline propagandistiche antigermaniche, con didascalie sia in italiano che in francese.

Le cartoline veicolavano il punto di vista irredentista, di cui Martini era un acceso fautore, e furono distribuite ai soldati alleati in oltre cinque milioni di copie per incitarli a combattere il nemico, rappresentato come un mostro sanguinario artefice di orrendi crimini.

irredentismo = aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio straniero (terre irredente). L'irredentismo italiano aspirava soprattutto a strappare all'austria Trento e trieste.
Danza macabra = tema iconografico diffuso in tutta Europa fin dal basso medioevo, nel quale è rappresentata una danza fra uomini e scheletri che aveva il compito di ricordare all'umanità l’inevitabilità della morte. Una famosa danza macabra è rappresentata sulla fAcciata dell'oratorio dei disciplini di Clusone (BG)
Clusone (BG), Danza Macabra
Una danza Macabra in una illustrazione del 1493

Il Burattinaio e le marionette

La "Danza macabra europea" nelle cartoline di Martini

La protagonista assoluta della "Danza macabra europea" è la morte. Nella cartolina a fianco è rappresentata come un imponente scheletro-burattinaio che muove i fili delle marionette che mettono in scena la guerra.

Co-protagonisti di questa satira visionaria sono dunque il vecchio Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria, colui che tiene in pugno Trento e Trieste, terre mancanti per il compimento dell’Unità d’Italia, e il sanguinario Guglielmo II, imperatore della Germania, che ha fatto strazio del neutrale Belgio, invadendolo nel 1914, e vorrebbe impadronirsi anche della Francia.

"Macellai"

La cartolina raffigura la bottega di un macellaio in cui sono appesi dei corpi di bambini e una figura umana squartata con sopra la scritta “Belgio”, Stato, come abbiamo già ricordato, che aveva dovuto subire la violenta aggressione della Germania nonostante fosse neutrale.

A sinistra, il “macellaio” Guglielmo II, con il grembiule insanguinato dalle sue vittime. A destra è rappresentata una figura che si sporge dalla finestra, Francesco Giuseppe, “garzone di bottega” di Guglielmo, che sta buttando un cuore (l’irredentismo italiano) verso uno scheletro di cane famelico che sguazza in una pozza di sangue. Attorno al cuore si leggono i nomi delle città che rappresentavano il sogno degli irredentisti italiani: Trento, Trieste e Zara (Dalmazia).

La cartolina presenta dunque i capi degli imperi centrali come esseri sanguinari estranei a ogni sentimento umano. In essa inoltre si sottolineano i crimini di guerra commessi dalla Germania in Belgio e la crudele opposizione di Francesco Giuseppe all'irredentismo italiano, con l’intenzione di motivare i soldati italiani e francesi al combattimento.

"Ultimo Appello"

Ancora il tema irredentistico: una bella fanciulla (la città di Zara) incatenata ad un albero invoca l’aiuto dell’Italia, lanciando il suo "ultimo appello", mentre Francesco Giuseppe, sotto forma di spaventoso e scheletrico scorpione, la sorveglia.

La città di Zara, oggi in Croazia, dista 290 km da Trieste. Gli irredentisti italiani la rivendicavano, come abbiamo visto sopra, insieme alla regione circostante, la Dalmazia, e all'Istria.

Cartolina risalente al 1916. Secondo il "sogno" irredentista i nuovi confini italiani avrebbero dovuto comprendere l'Istria e la Dalmazia

Nel 1920, a guerra conclusa, Zara diventerà effettivamente una città italiana, fino al 1944, quando fu occupata dai partigiani di Tito e annessa alla Jugoslavia.

"Il terrore degli austriaci"

(Ma nessuno è innocente)

La cartolina raffigura uno scheletro-bersagliere italiano lanciato all'assalto. Lo scheletro addenta un coltello che gronda di sangue austriaco; in mano ha un osso-fucile sul quale è innestata una baionetta, anch'essa grondante di sangue nemico.

Martini, irredentista e interventista, vuole ovviamente la vittoria dell’Italia e la sconfitta degli imperi centrali ma raffigura anche i soldati italiani come scheletri, per quanto baldanzosi e determinati, perché sono tanto vittime che portatori di morte.

La visione della guerra di Martini è completamente diversa da quella dei futuristi, che la esaltano e la definiscono “sola igiene del mondo”. Martini la rappresenta invece come una farsa tragica, un massacro insensato, una spettrale danza macabra dove nessuno dei protagonisti è innocente.

La guerra secondo i futuristi

"L'uomo tedesco"

La "mostrificazione" del nemico

Il tedesco secondo la propaganda di guerra…: un essere flaccido, grottesco e ripugnante, con il ventre gonfio (che simboleggia l’ingordigia) e i piedi che poggiano su un cumulo di cadaveri. Dalle mani dell’essere, che grondano sangue, cade una bomba. Le sue spalle sono gravate da una specie di otre pieno di gas, l’arma micidiale che i tedeschi usarono per primi il 22 aprile 1915, quando fra Langemark e Bixschoote, nella zona di Ypres (Belgio), una grande nuvola di cloro si alzò dalle trincee tedesche e, trasportata dal vento favorevole, andò a seminare la morte nelle linee degli alleati.

Da allora quel gas è chiamato "iprite".

Soldati a Ypres

Il termine Kultur (vedi la scritta in basso a destra) indica la civiltà tedesca. Il messaggio di Martini è chiaro: la Kultur tedesca ha prodotto una montagna di morti.

"L'ultima danza macabra"

Fine del "teatrino"

Nell’ultima cartolina della serie, il teatrino della guerra giunge al suo epilogo: una devastante esplosione pone fine alla tragica farsa. Al centro della raffigurazione, un tizzone retto da un braccio scheletrico, che simboleggia le forze che si oppongono allo strapotere tedesco, appicca il fuoco da cui si genera una fragorosa esplosione che manda in frantumi lo scheletro di Guglielmo.

Sullo sfondo uno scheletro armato di fucile, che rappresenta Trieste, assiste alla scena con un atteggiamento che sembra ad un tempo di esultanza e di sgomento.

Maledetto Katzelmacher

Gli italiani "traditori" visti dagli austriaci

Mentre Alberto Martini rappresentava tedeschi e austriaci con una inventiva e una "cattiveria" che producono ancora oggi una forte impressione, gli austriaci rispondevano con una rappresentazione negativa degli italiani basata su stereotipi vecchi di secoli.

Stereotipo = idea preconcetta su determinati gruppi sociali, non basata sull'esperienza ma su "credenze" tramandate. Vedi ad esempio lo stereotipo sui genovesi, che sarebbero tutti avari, o quello sui meridionali, che sarebbero tutti sfaticati.

L’Italia, alleata della Germania e dell’Austria sino al 1914, neutrale tra il 1914 e il 1915 e alleata dell’Intesa dopo la firma del Patto di Londra, venne spesso accusata di essere una traditrice vendutasi al miglior offerente.

Nel 1915 il vignettista austriaco Arpad Schmidhammer diede vita ad un libello in cui gli italiani "traditori" venivano satireggiati. Nasceva così Maledetto Katzelmacher, un brigante basso e grassoccio, diventato bersagliere per poter derubare l’Austria di qualcosa: un personaggio meschino del quale non ci si poteva assolutamente fidare.

Il termine Katzelmacher è riconducibile ad un vocabolo dispregiativo (fabbricatore di pentole) con cui già dal Settecento in poi venivano chiamati i lavoratori italiani emigrati in area tedesca.

Maledetto Katzelmacher accanto a un soldato austriaco
Created By
vincenzo sciacca
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