Con quali occhi guardare il mondo? René Descartes

Perché esistiamo? Che ruolo abbiamo sulla Terra? Che rapporto ha l'uomo con la natura ? Sappiamo distinguere ciò che è vero da ciò che è falso?

Sono tutte domande che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è posto. Nonostante al giorno d'oggi l'uomo sembri sempre frenetico e superficiale, è inevitabile soffermarsi sopra queste questioni. Oltre Cinquecento anni fa, benché l'uomo era molto differente da oggi, René Descartes si pose queste domande e fece anche il tentativo di dare a queste domande delle risposte. Egli, con le sue riflessioni ed il suo pensiero alternativo della realtà, è riuscito a diffondere una visione razionalista che ha "aperto un nuovo mondo" all'uomo e alla sua esistenza dando inizio all'età moderna.

Descartes

Descartes nacque in Touraine, Francia il 31 marzo 1596. Egli venne educato dai gesuiti sino al 1612. Giudicò i suoi studi insufficienti per fornire un orientamento all'indagine e per questo si dedica alla ricerca dell'orientamento che continuerà per tutta la sua vita. Descartes aveva intuito l'esistenza di un qualcosa che portasse a una visione della realtà e, grazie a tre sogni rivelatori, riesce a sviluppare una prima idea sul metodo.

IL METODO

Discorso sul metodo

Per Cartesio occorre trovare un nuovo fondamento assoluto a tutto il sapere in grado di ridare certezza della conoscenza. Questo fondamento è trovato in un metodo di riflessione logica, una guida per l'orientamento dell'uomo nel mondo. Esso deve condurre ad una filosofia che serva all'uomo in campo teoretico e pratico, e che abbia come fine ultimo il vantaggio dell'uomo nel mondo potendo cosi divenire padrone e possessore della natura. Per definire il proprio metodo Cartesio si volge innanzitutto alla matematica: “Dovrebbe esistere una scienza generale che spieghi tutto quello che si può conoscere sull'ordine e sulla misura, considerate indipendentemente da ogni applicazione a un particolare soggetto [...] e invero questa scienza ha un nome proprio, consacrato da un lungo uso, vale a dire matematica." e ancora " Quelle lunghe catene di ragionamenti, semplici e facili, di cui i geometri si servono per giungere alle loro più difficili dimostrazioni, mi dettero motivo a supporre che tutte le cose di cui l'uomo può avere conoscenza si seguono nello stesso modo."

“Lo spirito umano, riflettendo su sé stesso, conosce di non essere altro che una cosa che pensa.”

Le scienze matematiche sono dunque già in possesso del metodo, ma secondo Cartesio è necessario giustificare le regole metodiche della matematica: si tratta di giustificare il metodo e la possibilità della sua applicazione universale, riportandolo al suo fondamento ultimo, cioè all'uomo come soggetto pensante e ragione. Il compito del filosofo in questo caso è quello di formulare delle regole del metodo.

Nella sua opera più importante "Discorso sul metodo" Descartes ci espone le quattro regole del metodo:

  • L'evidenza: credere come vero solamente qualcosa che ci si presenti cosi chiaramente da non poterlo mettere in dubbio.
  • Analisi: Dividere un problema in più parti possibili per poterlo esaminare meglio.
  • Sintesi: Condurre i pensieri ordinatamente, cominciando dai più semplici fino ad arrivare ai più difficili.
  • Enumerazione e revisione: fare enumerazioni e revisioni delle due regole precedenti cosi generali da non omettere nulla.

IL DUBBIO

“Se vuoi essere un vero cercatore della verità, è necessario che almeno una volta nella tua vita tu dubiti, per quanto possibile, di tutte le cose.”

Dunque Cartesio decide di darsi un metodo, il metodo dell'evidenza, con l'obiettivo di capire meglio cosa è l'evidenza o verità certa e di trovare tutte le certezze possibili. Secondo lui è possibile trovare un metodo che sia la guida sicura della ricerca in tutte le scienze, ma è necessario operare una critica radicale di tutto il sapere già dato. Secondo lui bisogna mettere in dubbio tutto ciò di cui si può dubitare finché non si trova una conoscenza di cui non si può dubitare, quest'ultima sarà il fondamento per la ricostruzione di tutte le altre conoscenze. In questo principio si troverà la giustificazione del metodo per questo parliamo di dubbio metodico. Dunque si deve dubitare di tutto. Quello di cui Cartesio dubita in primis sono le conoscenze sensibili. Il mondo sensibile infatti spesso ci inganna e quindi ci inganna tutte le volte. Nei sogni avvertiamo delle impressioni e proviamo sensazioni simili a quelle che si hanno nella veglia; è facile quindi confondere ciò che è vero da ciò che è falso. Ci sono però conoscenze che sono vere sia nel sonno che nella veglia: le conoscenze matematiche. Ma anche di queste Cartesio dubita poiché finché non arriviamo a conoscenza di qualcosa di certo che ci ha dato origine, si può sempre supporre che siamo stati creati da un "genio maligno" cioè da una potenza che ci fa credere che alcune cose sono certamente vere ma che in realtà sono false. Mettendo in dubbio le certezze matematiche il dubbio si estende a ogni cosa e diventa universale e quindi si parla di dubbio iperbolico.

“Quel che ci appare nel sogno richiama alcune immagini dipinte, che non hanno potuto essere rappresentate se non ad immagine delle cose vere e reali.”

"Io sono, io esisto: questo è certo.... io non sono, dunque se non una cosa che pensa, e cioè uno spirito un intelletto o una ragione."

-Descartes

Cartesio pensa che le cose pensate possono non essere reali; ma certamente sono reali il pensare e il sentire ossia che io certamente esisto come spirito, intelletto o ragione. Le cose percepite posso non essere vere ma è impossibile che io non esisto poiché avverto le cose. Attraverso questa certezza originaria "Penso, dunque sono" Cartesio fonda ogni altra conoscenza. Il fondamento delle conoscenze è dunque la conoscenza di saper pensare e quindi esistere. "Ego cogito, ego esisto."

Le cose che vediamo sono vere?
National Geographic

Con il fondamento della conoscenza si è certi di esistere, siamo oggetti pensanti che hanno idee ( idea intesa come ogni oggetto o contenuto del pensiero). Ogni idea è certamente contenuta nello spirito poiché fa parte di noi. Con questa certezza però sorge a Cartesio un importante dubbio: sono le idee contenute dentro di me realtà effettive fuori di me? Il cielo, la terra, le stelle sono percepite dai sensi ma non si possono definire queste idee certezze poiché, come è stato detto in precedenza, non si ha la certezza che esista Dio quindi è possibile l'esistenza di un "genio maligno" che fa credere che tutto quello che si ha intorno è reale ma che in realtà è falso. Per avere la certezza che le idee dell'uomo si riflettono anche nella natura vivente secondo Descartes è necessario spiegare l'esistenza di un Dio, un Dio buono che non inganna l'uomo. Per Cartesio Dio costituisce il fondamento e la garanzia sia della verità di ciò che l'uomo conosce, sia dell'esistenza del mondo esterno.

L'esistenza di Dio

Cartesio elabora le sue prove dell'esistenza di Dio con un procedimento a priori, cioè partendo dal cogito, più precisamente dalle idee. Secondo lui tutte le idee che si possiedono non contengono nulla di talmente perfetto che non può essere prodotto dall'uomo stesso. Ma questo concetto non vale per l'idea di Dio. Dal momento che l'uomo è una creatura finita e imperfetta non è possibile che l'idea di Dio ossia di una creatura infinita e perfetta venga dalla nostra stessa mente. La causa dell'idea d'infinito viene per forza da qualcosa di esterno. Un'idea deve sempre avere tanta realtà quanta ne possiede l'idea stessa. Perciò la causa dell'idea di una sostanza infinita e perfetta dovrà essere una sostanza infinita esistente poiché la mente umana non può produrre la rappresentazione dell'infinito. Quest'idea di una perfetta esistenza deriva quindi da Dio. Inoltre secondo Cartesio se l'uomo è in grado di riconoscere di essere imperfetto è perché è cosciente dell'esistenza di un essere superiore a se stesso cioè Dio. Con le prove dell'esistenza di Dio allora Descartes dice:

Essendo Dio sovranamente buono e la fonte di ogni verità, poiché è Lui che ci ha creati è certo che la potenza o facoltà che ci ha data per distinguere il vero dal falso non sbaglia, quando ne usiamo bene e quando ci mostra con evidenza che una cosa è vera.

Dio cioè ci dà la capacità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.

IL DUALISMO CARTESIANO

Cartesio dice che le cose che si vedono del mondo sensibile sono cose false poiché il senso inganna. Però si ha l'idea di cose corporee, di cose che esistono fuori dell'uomo e, quest'idea, essendo evidente, non può essere ingannevole: dunque esistono delle cose corporee che l'uomo ha. Secondo Descartes i corpi non possiedono tutte le proprietà che l'uomo percepisce e per questo li distingue in proprietà oggettive (grandezza, figura, movimento ecc..) e proprietà soggettive (colore, odore, suono ecc..). Il filosofo dunque ammette, accanto alla sostanza pesante che costituisce l'io, una sostanza corporea. Secondo un dualismo ontologico divide la realtà in due zone eterogenee:

  • La sostanza pesante, che è incorporea, inestesa e libera
  • La sostanza estesa, che è corporea, spaziale e meccanicamente determinata.

LA FISICA E LA GEOMETRIA CARTESIANA

La fisica cartesiana con il meccanicismo cartesiano incise profondamente la mentalità scientifica dell'epoca. Meccanicismo sta per determinismo cioè che per Cartesio non esiste la spontaneità della natura o una sua intrinseca casualità, bensì tutti i fenomeni avvengono secondo il principio di oggettiva necessità casuale. La necessità oggettiva sfocia inevitabilmente nella necessità logico-matematica: assunta un'ipotesi, l'andamento di un fenomeno può essere dedotto matematicamente da quella. Il procedimento deduttivo generava l'illusione che l'evidenza soggettiva delle argomentazioni fosse una garanzia, scansando così la conferma sperimentale. Cartesio anch'egli trascinato da questa illusione opera nella fisica e nella metafisica.

Assi cartesiani

Dal mondo della nostra esperienza possiamo assumere come oggettive quelle proprietà che siano suscettibili di una trattazione geometrica, tutto il resto è puramente soggettivo. La Geometria è la più importante delle tre opere del Discorso sul metodo e segna l'atto di nascita della geometria analitica. Per Cartesio è possibile fondere la geometria degli antichi con l'algebra dei moderni: egli riordina sistematicamente la simbologia algebrica in un linguaggio autonomo, tale da riprodurre dentro di sé la geometria che si mostra come strumento di chiarificazione intuitiva dei procedimenti algebrici. L'operazione richiede di un'unita di misura e di due linee fondamentali: gli assi cartesiani.

LA FILOSOFIA PRATICA

“Conquista te stesso, non il mondo.”

Prima di iniziare l'analisi metafisica Cartesio aveva stabilito tre regole principali di morale provvisoria. La morale provvisoria è quella morale che si utilizza quando la ragione mette in dubbio tutte le cose.

  1. La prima regola provvisoria prescriveva di obbedire alle leggi e ai costumi del paese, seguendo quindi la tradizione. Con questa regola il filosofo rinunciava alla proprio critica al dominio della morale.
  2. La seconda regola prescriveva di essere il più fermi possibile nell'azione e di seguire con costanza anche l'opinione più dubbiosa. Ovviamente essa perde il carattere provvisorio con l'intervento della ragione.
  3. La terza regola prescriveva di cercare di vincere piuttosto se stessi che la fortuna . Questa regola rimase il punto di riferimento per la morale di Cartesio. Esprime lo spirito cartesianesimo, il quale esige che l'uomo si lasci condurre unicamente dalla propria ragione, delineando l'ideale stesso della morale cartesiana: la saggezza.

Egli distingue nell’anima azioni e affezioni: le azioni dipendono dalla volontà, le affezioni sono involontarie e formate da percezioni, sentimenti ed emozioni causate dagli spiriti vitali (forze meccaniche che agiscono sul corpo). L’anima è forte se riesce a vincere le emozioni e ad arrestare i moti del corpo, invece è debole se si lascia dominare da esse.Le emozioni enfatizzano il bene ed il male e spingono l’uomo ad andare verso uno o l’altro. Qui l’uomo si deve saper orientare facendo tesoro delle proprie esperienze e della ragione, in modo da evitare gli eccessi. La saggezza consiste appunto in questo dominio sulle emozioni, e nasce estendendo il dominio del pensiero chiaro e distinto e separandolo dai moti del sangue e degli spiriti vitali. La morale di Cartesio è importante per questo progressivo dominio della ragione.

IL RAZIONALISMO CARTESIANO

La ragione è l'unica cosa che ci rende uomini.

Nel Discorso sul metodo egli definisce la ragione come il potere di giudicare rettamente distinguendo il vero dal falso . Essa é sinonimo di intelletto , di lume naturale. La ragione non é quindi una capacità conoscitiva specifica, ma in generale é la capacità che ogni uomo possiede per natura e in modo spontaneo di attingere certe conoscenze. Il razionalismo di Cartesio presuppone infatti il carattere intuitivo della conoscenza contrapposto al razionalismo di tipo aristotelico. Tanto il Discorso quanto le Meditazioni sono scritti in forma autobiografica e si traducono di fatto in un resoconto del colloquio dell' autore con la propria ragione (a differenza dei dialoghi platonici , che tendono a lasciare aperta la questione e a volte non arrivano a nessuna conclusione). La ragione cartesiana rappresenta una facoltà specificamente umana che trova in Dio soltanto il garante della propria validità . Dall' unità della ragione consegue immediatamente l' unità del sapere : é questa la grande intuizione di Cartesio. Le diverse scienze allora non sono condizionate dalla specificità dei singoli contenuti perché si basano su principi che la ragione ritrova in se stessa. La ragione riflette dunque sulle scienze la propria unità.

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