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LA MORTE DI STALIN Destalinizzazione

Stalin (1924-1953):

Stalin

Stalin fu un dittatore comunista, artefice della nascita di una delle più grandi potenze mondiali: l'Unione Sovietica. I suoi ideali erano : creare uno stato socialista in cui la proprietà privata veniva abolita, la produzione industriale era all'altezza delle potenze occidentali e dove veniva applicato un processo di collettivizzazione forzata delle campagne . L'approccio che venne messo in atto da Stalin per il raggiungimento dei suoi obbiettivi implicava l'uso massiccio della forza per controllare le masse attraverso il terrore.

Nel 1952 pubblicò il trattato chiamato "Problemi economici del socialismo dell'URSS" nel quale riprendeva gli ideali marxisti, sostenendo che a causa del capitalismo si sarebbe giunti ad un inevitabile guerra tra socialisti e capitalisti con la distruzione di questi ultimi. In seguito però modificò la sua idea non ritenendo più necessario l'intervento dei paesi socialisti per arrivare alla distruzione del capitalismo. Nello stesso anno dichiarò terminata l'epoca di edificazione del socialismo e perciò diede inizio a quello che tuttora viene chiamato comunismo.

il 5 marzo 1953 Stalin morì. Tutte le grandi potenze mondiali espressero un profondo cordoglio per motivi di insicurezza dovuta all'instabilità del futuro dell'URSS e questo creava un timore internazionale.

La dittatura di Stalin rappresentava l'unica dittatura uscita vittoriosa dalla seconda guerra mondiale e perciò Stalin rappresentava il simbolo del più diffuso e vasto internazionalismo politico mai apparso al mondo .

Dopo Stalin, in un primo momento, sembrò che dovesse cambiare nell'Unione sovietica il metodo stesso di direzione; cioè non più attribuita ad un solo uomo ma ad un "collegiale" che però fu di breve durata a causa della presa del potere di Chruscev ,segretario generale del partito che diventò il dirigente più influente dell'URSS .

Nel febbraio del 1956 si riunì per la prima volta dopo la morte di Stalin il XX congresso del partito comunista in cui Chruscev ,nello stupore generale e in un discorso che non venne pubblicato , pronunciò una dura critica contro Stalin al quale attribuiva tutti gli errori del passato ,criticando in primo luogo il suo abuso di potere attraverso l'uso della violenza . Questo processo venne chiamato destalinizzazione.

Nonostante ciò la società sovietica non subì nessun processo di democratizzazione ; finirono però gli aspetti più duri della repressione e iniziò una revisione dei processi voluti da Stalin, ma sul piano istituzionale non cambiò niente.

Nel 1961 al XXII PCUS Chruscev cercò di dare un nuovo impulso alla destalinizzazione e le sue denunce non restarono più segrete, cercò perciò di compiere una rottura con il passato: rimosse la salma di Stalin dal mausoleo sulla piazza rossa e cambiò il nome della città di Stalingrado in quello di Volgograd .

I primi effetti della morte di Stalin nei paesi dell'Est si videro in Cecoslovacchia, a Pilsen, dove il 1 giugno 1953 vi fu uno sciopero degli operai. Quello di Pilsen fu però solo un debole segnale rispetto agli accadimenti delle due settimane successive a Berlino. Nel 1953 a Berlino le fughe vero l'Occidente si erano intensificate : passarono dalle 160mila nel 1951 alle 120mila nei soli primi quattro mesi nel 1953. Il 16 giugno a Berlino Est gli operai fecero una violenta manifestazione contro il governo in cui chiedevano un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e libere elezioni; come provvedimento a ciò i sovietici condannarono i manifestanti definendoli controrivoluzionari. Il 17 giugno la situazione si aggravò, lo sciopero diventò generale e i manifestanti cominciarono ad attaccare apertamente il regime comunista e come risposta vi fu un contro attacco sovietico che si verificò con l'uso della forza e perciò l'intervento delle truppe. La fine della rivolta venne stabilita dalla proclamazione della legge marziale in cui veniva dato un severo giudizio sul partito comunista tedesco il quale veniva accusato di "incapacità di parlare alla gente" e "completa ignoranza degli uomini delle masse" ma nonostante tutto i suoi dirigenti rimasero al loro posto. Sokolwsky, comandante delle truppe sovietiche in Germania, definì le manifestazioni di Lipsia, Dresda e di altre grandi città tedesche avvenute il 17 giugno, un tentativo di colpo di stato. In seguito gli avvenimenti vennero attribuiti all'allentamento della pressione sovietica dopo la morte di Stalin.

I contraccolpi più violenti della denuncia dello stalinismo pronunciata da Chruscev nel 1956 si verificarono in Polonia e, soprattutto, in Ungheria.

LE RIVOLTE

Polonia:

Władysław Gomułka

Dopo una requisitoria di Chruscev contro Stalin il vecchio gruppo dirigente della Polonia non aveva comunque alcuna intenzione di lasciare il potere. Poiché non trovarono uno sbocco politico, le tensioni provocarono in Polonia violente manifestazioni che, nell’estate del 1956, culminarono in una rivolta operaia nella città di Poznan. Per evitare che si allargasse all’intero paese, Gomulka, che una volta era alla testa del Partito Comunista polacco, fu nominato segretario generale e abbandonò la coltivazione delle terre, che suscitavano una forte opposizione nelle campagne. Nonostante le persecuzioni, la linea del nuovo governo polacco non conobbe altri cambiamenti.

Ungheria:

Imre Nagy

In Ungheria gli avvenimenti ebbero uno svolgimento molto più drammatico. Subito dopo la morte di Stalin il segretario del Partito Comunista fu sostituito da Imre Nagy, vecchio comunista, che partecipò alla lotta clandestina, combattè nell’Armata rossa ed tornò da Mosca a Budapest nel 1944 con le truppe sovietiche, ma successivamente si oppose a una politica d’industrializzazione che imitava quella attuale dell’URSS e sacrificava gli interessi dei contadini. Perciò era stato imprigionato, condannato alla pena capitale e salvato dall’esecuzione soltanto dalla morte di Stalin e dall’inizio della destalinizzazione. Ràkosi, vecchio segretario, aveva però continuato a godere dell’appoggio di una parte del partito e nel 1955 era ritornato al potere. Il 14 luglio 1956 Mikojan, autorevole membro del Presidium del Comitato centrale, fece rilevare a Ràkosi che la situazione interna del Partito Comunista ungherese appariva molto difficile e che l’unità del suo gruppo dirigente sarebbe stata ricostruita solo in caso in cui lui avesse lasciato il potere. Così Ràkosi venne sostituito da Erno Gerò, ma non fu in grado di portare avanti un sia pur limitato processo di rinnovamento. La rivoluzione del 1956 nacque all’interno dell’Ungheria. Ebbe inizio il 23 ottobre da un’imponente manifestazione di protesta fatta da studenti universitari, sostenitori di Nagy. A Mosca si riunì il Presidium e si decise di guadagnare l’appoggio di Nagy, e finché non fosse ottenuto non si doveva permettergli di rimanere a capo del governo. Il 24 ottobre Nagy ordinò lo stato di emergenza. Il 25 e il 26 la rivolta si estese, allargandosi anche all’esercito, che si schierò accanto ai ribelli scontrandosi con le truppe sovietiche. Questo fece cambiare piano al Presidium e proclamarono il cessate il fuoco e si dichiararono pronti a ritirare le truppe dalla città di Budapest. Il 28 ottobre si tenne la prima riunione del nuovo governo ungherese. Il paese sarebbe stato guidato dal nuovo Partito di lavoratori ungheresi, che prendeva il posto di quello comunista. Il 30 ottobre Nagy proclamò la nascita di un sistema pluripartitico. Dopo questa proclamazione, Mosca cambia idea e decide di ristabilire l’ordine in Ungheria e non ritira le truppe. Il motivo di questa decisione è a causa della previsione di una futura occupazione degli americani, inglesi e francesi come avevano fatto in Egitto. Il 30 ottobre Nagy, con il sostegno di alcuni ministri, proclamò la neutralità e l’uscita dal Patto di Varsavia. Alla riunione parteciò ance Kádár, che però il giorno seguente partecipò a Mosca a un incontro con i dirigenti sovietici, dove manca Chruscev che nel frattempo stava cercando il consenso di altri paesi dell’est a un’invasione dell’Ungheria. Nel corso dell’incontro fece un ampio esame dell’evoluzione della situazione ungherese fin dagli inizi e sostenne che il ritiro delle truppe sovietiche avrebbe aiutato il governo Nagy a combattere i controrivoluzione, assicurando che il popolo ungherese era ancora favorevole alle nazionalizzazioni e non avrebbe accettato i vecchi programmi dei social democratici. Concluse:

L’uso della forza militare sarà distruttivo e porterà a un massacro

Ma i dirigenti sovietici avevano ormai deciso e il 2 novembre ingenti forze armate attraversarono la frontiera. Successivamente Kádár mostrò di aver cambiato atteggiamento dicendo che i comunisti venivano uccisi da Nagy e i suoi sostenitori. Il 4 novembre Nagy prese formalmente potere. Ma non volle o non potè mantenere le sue promesse ed insieme ad altri si rifugiò inJugoslavia. Venne poi deportato in Romania e processato e giustiziato. La rivoluzione ungherese era stata, all’inizio, una rivoluzione socialista, il tentativo di dare un assetto politico democratico a una società egualitaria ispirava dalle concezioni marxiane e fondata su un’economia sostanzialmente collettivistica. In realtà, mancavano le basi per la costruzione di un regime del genere, perché gli obbiettivi politici ed economici non coincidevano ed era oggettivamente difficile una loro possibile conciliazione. Tra le conseguenze della crisi d’Ungheria ci fu la sconfitta dei maggiori oppositori della linea di Chruscev, che fu allontanato dal potere nel giugno del 1957. La resa dei conti di ebbe il 24 giugno durante la riunione del Comitato centrale. L’attacco fu affidato a Mikojan, che parlò della necessità di risolvere la crisi esistente nella direzione del partito e criticò aspramente il comportamento di Molotov, che si era opposto a Kádár e aveva accusato Chruscev e i dirigenti che lo appoggiavano di non avere applicato la << linea politica leninista di sfruttare le contraddizioni tra gli imperialisti >>.

POST RIVOLUZIONE

Ungheria:

Tra il 10 novembre e il 19 dicembre i consigli dei lavoratori negoziarono direttamente con le forze di occupazione sovietiche. Mentre riuscirono ad ottenere alcuni rilasci di prigionieri politici, non ottennero il loro scopo, il ritiro dei sovietici. János Kádár, capo del Partito Socialista Operaio Ungherese formò un nuovo governo, col supporto dell'URSS, che dopo il dicembre 1956 aumentò costantemente il suo controllo sull'Ungheria. Sporadici attacchi della resistenza armata continuarono fino alla metà del 1957. Imre Nagy, venne processato e giustiziato in gran segreto dal governo di Kádár il 16 giugno 1958, dopo un processo a porte chiuse durato cinque giorni. Jozsef Szilagyi, capo della segreteria di Nagy, era già stato giustiziato due mesi prima. Il Primate cattolico d'Ungheria, il cardinale József Mindszenty trovò rifugio nella sede della rappresentanza diplomatica statunitense a Budapest, dove sarebbe rimasto per ben quindici anni. Altre esecuzioni avvennero a più riprese. Le stime della CIA, pubblicate negli anni 1960, parlano approssimativamente di 1.200 esecuzioni. Nel 1963 la gran parte dei prigionieri politici sopravvissuti della rivoluzione ungherese del 1956 erano stati rilasciati dal governo di János Kádár. Pochi mesi dopo la caduta del regime "comunista" nel trentatreesimo anniversario della rivoluzione, il 23 ottobre 1989 venne ufficialmente proclamata la Repubblica d'Ungheria, perdendo così la vecchia denominazione di Repubblica Popolare. Da allora tale giorno è festa nazionale.

Fonti:

Libro “Guerra e pace nel XX secolo” di Aurelio Lepre

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_ungherese_del_1956

https://goo.gl/images/NNRFTd

https://goo.gl/images/wdb7p3

https://goo.gl/images/d1XKFt

https://goo.gl/images/uLebdC

https://goo.gl/images/Yuvbcc

https://goo.gl/images/zMZxtL

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