Edouard Manet "ho passato tutta la vita a provare"

Il francese Édouard Manet è considerato il precursore della pittura impressionista per aver portato la luce del Sole nei toni scuri dei quadri del suo tempo. Si dimostra tuttavia anche pittore fedele alla tradizione dei grandi maestri del passato, per i quali il colore è il vero protagonista. Innovatore e tradizionalista, Manet ha ritratto la vita parigina con un’audace e originale tecnica, dando vita a una rivoluzione artistica che non fu subito compresa

Édouard Manet nasce a Parigi nel 1832. I primi anni della carriera artistica sono per lui i più difficili. Egli non condivide infatti gli insegnamenti impartiti dall’Accademia di belle arti, la massima autorità in fatto di pittura, poiché producono soggetti antiquati e teatrali. Piuttosto, pensa che sia giunto il momento di rappresentare la realtà circostante, come scelgono di fare da qualche anno gli esponenti del realismo. Molti pittori la pensano come lui e lo scontento cresce fino alla rottura con gli ambienti artistici ufficiali: nel 1863 il Salon, prestigioso appuntamento d’arte parigino, rifiuta di esporre molte opere.

Le proteste degli esclusi, fra cui Manet, portano all’apertura nello stesso 1863 del Salon des refusés («Esposizione dei rifiutati»), un fatto mai avvenuto prima. Manet vi partecipa con una tela dal titolo La colazione sull’erba: una scena all’aperto con due personaggi in abiti borghesi, una figura femminile sullo sfondo e una donna nuda in primo piano. Il pubblico reagisce male: il quadro viene deriso, la gente lo trova volgare e provocatorio. Eppure, il tema della gita all’aperto o del concerto campestre era stato dipinto molte volte in passato da artisti come Giorgione e Tiziano.

Perché dunque il pubblico rifiuta il quadro di Manet? I parigini di metà Ottocento sono abituati a veder rappresentati nudi idealizzati, cioè ripresi in contesti non attuali, antichi, e il loro senso della decenza viene urtato da un nudo inserito in una scena della vita moderna, in cui potrebbero immedesimarsi. Soprattutto, non sono abituati alla pennellata di Manet, che sembra imprecisa, approssimativa.

Da chi ha imparato Manet a dipingere in maniera diversa dai suoi contemporanei? La risposta può stupire: egli ha trovato il modo di rappresentare la vita moderna nei grandi maestri del passato, come Tiziano, Diego Velázquez, Francisco Goya, Frans Hals (olandese vissuto nel Seicento), o il pittore romantico francese della prima metà dell’Ottocento Eugène Delacroix. Tutti artisti che sapevano ‘disegnare’ il soggetto con i pennelli intrisi di colore direttamente sulla tela, senza aver tracciato un disegno preparatorio, con poche pennellate sciolte che danno vitalità al quadro.

Osserviamo per esempio l’Olympia del 1863, opera contestata a causa della posa sfrontata della modella nuda, sebbene ispirata alla celebre Venere di Urbino di Tiziano. La tecnica di Manet rende freschi i colori, le figure ;appaiono luminose perché il pigmento è steso come a macchie. Quadri lucenti, vibranti, moderni, come il suo ultimo dipinto, il Bar delle Folies-Bergères, un caffè-concerto animato da spettacoli musicali di cui Manet nel 1882 ritrae la cameriera dietro il bancone. Riflessa nello specchio alle sue spalle si vede l’animata folla del caffè e, più a destra, la sagoma di un uomo che chiede da bere, in un gioco di riflessi che permette all’artista di farci vedere la scena nell’insieme senza perdere il primo piano malinconico della ragazza.

Gli impressionisti lo consideravano un maestro e avrebbero voluto che Manet facesse parte del loro gruppo. Egli invece rifiutò, volendo più di tutto entrare con un riconoscimento ufficiale tra i grandi della pittura francese. Ci riuscì, ricevendo la Legion d’onore poco prima di morire a Parigi nel 1883.

Dal quadro alla storia

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