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Paolo VI profeta della pace globale

Il 6 agosto 1978 il Beato Papa Paolo VI stava vivendo le sue ultime ore su questa terra. Papa Francesco lo ha ricordato all'Angelus "con tanta venerazione e gratitudine", in attesa della sua canonizzazione, il 14 ottobre 2018. E' stato il pontefice che raccolse l'eredità di Giovanni XXIII, colui che ha guidato la Chiesa universale in momenti storici difficili. Nel corso del suo pontificato, durato 15 anni, aveva portato a conclusione il Concilio Vaticano II e aveva guidato l’applicazione delle novità introdotte dall’assise ecumenica. Fu il primo Papa a viaggiare in aereo e a toccare tutti i continenti. Molti suoi scritti, a partire dalle encicliche e dalle lettere apostoliche, sono anche oggi di straordinaria attualità. È stato beatificato da Papa Francesco il 19 ottobre 2014 e sarà canonizzato il 14 ottobre 2018.

Paolo VI nel cenacolo a Gerusalemme (1964)

Nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo sui Colli Albani Paolo VI era giunto il 1° agosto. Ad accoglierlo c’era anche l’allora vescovo di Albano, Gaetano Bonicelli che ad Avvenire, il quotidiano voluto proprio da Papa Montini, ha rilasciato un intervista a firma di Marco Roncalli ricordando quei giorni

Ha quasi novantaquattro anni, settanta di sacerdozio appena celebrati nella sua terra natale, Vilminore, oltre mille metri di quota al centro della bella Valle di Scalve. Nella sua vita ha conosciuto tre Papi santi («ma non mi è difficile sentirmi legato a tutti i Papi», «tra i pregi che riconosco della mia educazione bergamasca c’è la devozione al Santo Padre»): il conterraneo Giovanni XXIII (da vice assistente delle Acli); Paolo VI (quando dirigeva la pastorale degli italiani all’estero, poi da segretario aggiunto della Cei, quindi come direttore dell’Ufficio delle comunicazioni sociali, infine da ausiliare e poi vescovo di Albano); Giovanni Paolo II (che da Albano lo nominò ordinario militare per l’Italia e poi arcivescovo di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino).

A quarant’anni dalla morte di papa Montini, e alla vigilia della sua canonizzazione, parliamo con un testimone come monsignor Gaetano Bonicelli. I suoi primi contatti con il futuro Paolo VI avvennero proprio a Vilminore (dove villeggiavano carissimi amici bresciani di “don Gibiemme” e poi di “Monsignor Sostituto”); si rafforzarono con Montini arcivescovo di Milano che – attento al mondo del lavoro e delle Acli – lo coinvolse pure nella famosa Missione popolare del 1957 a Milano, e, proprio al Pontefice di Concesio, Bonicelli deve la sua nomina ad Albano.

Paolo VI con don Pasquale Macchi

Giovanni Battista Montini nacque il 26 settembre 1897 a Concesio, in provincia di Brescia. La biografia di Paolo VI è stata pubblicata nel 2014 dall’Istituto Paolo VI. Ne percorre la lunga vita e l’attività complessa, ne illustra il ruolo centrale nella Chiesa e nella società. Nel servizio di Federico Plotti trasmesso dal Tg2000 in occasione del 120° anniversario della nascita del pontefice si ripercorre la vita di Paolo VI

Il giorno della morte di Paolo VI è di grande significato simbolico: quello della Trasfigurazione, festa prediletta da Montini che sotto quella data aveva pubblicato la sua prima enciclica, l’ Ecclesiam Suam. Insomma, quasi un sigillo, come era accaduto a papa Roncalli spentosi il lunedì di Pentecoste, 3 giugno 1963, o a Giovanni Paolo II, morto alla vigilia della festa della Divina Misericordia, il 2 aprile 2005. «Ecco, fratelli e figli, l’intento instancabile, vigile, assillante che ci ha mossi in questi quindici anni di pontificato. 'Fidem servavi'! (Ho conservato la fede) possiamo dire oggi, con la umile e ferma coscienza di non aver mai tradito il 'santo vero'..». Così, nell’ultima omelia in San Pietro, il precedente 29 giugno, nel XV anniversario della sua incoronazione consapevole di una vita «volta al tramonto», aveva lui stesso indicato la cifra del suo servizio sulla cattedra di Pietro, elencando e ribadendo tutti documenti del suo magistero. E il giorno seguente, scrivendo al fratello Lodovico lo ringraziava per le parole augurali «giunte gratissime» con «una consonanza spirituale» – confidò – «che l’ora del vespro, del mio, s’intende, rende più assidua ed interiore». (continua a leggere l'articolo di Marco Roncalli su Avvenire del 6 agosto 2014)

Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede

"Paolo VI e il Vangelo della pace" è il titolo dell'intervento del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, in apertura del convegno "Paolo VI e il Vangelo nel mondo contemporaneo", svoltosi all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano il 9 e il 10 maggio 2018. «Paolo VI è stato il profeta della pace globale» ha detto il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano. Un impegno di Paolo VI per la pace e per una diversa azione diplomatica della Santa Sede si inserì in un più ampio sforzo perché, sulla spinta del Concilio, la Chiesa assumesse una chiara prospettiva umanistica . «Una simpatia immensa [per l’uomo] ha […] pervaso« tutto il Concilio Ecumenico Vaticano II e «la scoperta dei bisogni umani […] ne ha assorbito l’attenzione », disse Paolo VI nell’allocuzione conclusiva dei lavori conciliari, in cui rivendicò il merito di essere «anche noi, noi più di tutti […] i cultori dell’uomo ». Tale approccio umanistico non era, per Paolo VI, accessorio rispetto ai compiti della Chiesa, ma al contrario espressivo della vocazione più autentica di questa. Proprio perché sincera e non strumentale, il Papa sperava che tale sollecitudine venisse riconosciuta anche da chi non faceva parte della Chiesa. «Date […] merito [ad essa] di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo » [...]. (continua a leggere l'articolo di Avvenire)

Tra i tanti incontri che hanno segnato la vita di Martin Luther King, figura anche quello, nel 1964, con l'allora successore di Pietro Papa Paolo VI. Nel video le parole pronunciate proprio da Montini (audio pubblicato da Vatican News), tre giorni dopo il suo assassinio il 7 aprile 1968, durante l’omelia della domenica delle Palme: “Noi abbiamo ricevuto in Udienza, anni fa, questo predicatore cristiano della promozione umana e civile della sua gente negra in terra americana. Sapevamo dell’ardore della sua propaganda; ed anche Noi osammo allora raccomandargli che essa fosse senza violenza ed intesa a stabilire fratellanza e cooperazione fra le due stirpi, la bianca e la negra. Ed egli Ci assicurò che appunto il suo metodo di propaganda non faceva uso di mezzi violenti, e che il suo intento era quello di favorire relazioni pacifiche ed amichevoli tra i figli delle due razze. […] Possa l’esecrando delitto assumere valore di sacrificio; non odio, non vendetta, non nuovo abisso fra cittadini d’una stessa grande e nobile terra si faccia più profondo, ma un nuovo comune proposito di perdono, di pace, di riconciliazione nell’eguaglianza di liberi e giusti diritti s’imponga alle ingiuste discriminazioni e alle lotte presenti […] La Nostra speranza cresce altresì vedendo che da ogni parte responsabile e dal cuore del popolo sano cresce il desiderio e l’impegno di trarre dall’iniqua morte di Martin Luther King un effettivo superamento delle lotte razziali e di stabilire leggi e metodi di convivenza più conformi alla civiltà moderna e alla fratellanza cristiana. Piangendo, sperando, noi pregheremo affinché così sia”.

E' nel quarto anno di pontificato di Paolo VI che il 26 marzo 1967 veniva promulgata la Lettera Enciclica Populorum Progressio. Il mondo è diviso in due blocchi contrapposti per via della “guerra fredda”. Da un lato i Paesi aderenti alla Nato, dall’altro quelli satelliti dell’Urss legati dal Patto di Varsavia. In questo contesto politico, sociale e culturale viene pubblicata l’enciclica sociale di Papa Montini. (leggi il WebDoc di Tv2000 sulla Populorum Progressio)

Un pontefice, Paolo VI, che ha vissuto nei giorni drammatici dell'assassinio di Bob Kennedy all'indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie di California e Dakota del Sud il 6 giugno 1968. Tre giorni dopo l’omicidio, Paolo VI all’Angelus ricordò commosso la figura di Robert Kennedy. Ecco le sue parole tratte dagli archivi della Radio Vaticana. Il servizio curato da Cristiana Caricato

Un'altra tappa fondamentale del pontificato di Paolo VI è la pubblicazione dell’Humanae Vitae l’enciclica Montini, pubblicata il 25 luglio 1968 sulla Dottrina della Chiesa riguardo la trasmissione della vita, l'autenticità e la fecondità dell'amore di coppia. Riscopriamo le parole che Paolo VI dedicò al documento durante l'udienza generale tenuta una settimana dopo la pubblicazione del testo realizzata da Vatican News.

Quando a Roma venne rapito Aldo Moro nell'agguato di Via Fani, organizzato dalle Brigate Rosse, dove morirono i 5 agenti della scorta, Paolo VI lanciò un vibrante appello per il rilascio dello statista democristiano il 19 marzo 1978.

L'intervista di Luigi Ferraiuolo al saggista Riccardo Ferrigato autore del libro "Non doveva morire. Come Paolo VI cercò di salvare Aldo Moro" (Edizioni SanPaolo).

Tra i libri da tenere nello scaffale per ripercorrere alcuni tratti della vita di Giovanni Battista Montini c’è «Ho letto con stupore queste lettere di Paolo VI. È una ulteriore prova della santità di questo grande Papa». Basterebbero queste parole scritte da papa Francesco per consigliare la lettura del nuovo libro di padre Leonardo Sapienza sulla figura e l’opera di papa Montini. Intitolato significativamente La barca di Paolo (edito dalla San Paolo, 240 pagine, 16 euro, in libreria da sabato 19 maggio), raccoglie scritti, spesso inediti, di Montini in particolare nel periodo di ministero sulla cattedra di Sant’Ambrogio a Milano (1955-1963) e successivamente su quella di San Pietro (1963-1978). E al lettore, come da diverse tempo fa nei suoi libri, il reggente della Casa Pontificia vi offre anche il testo autografo delle lettere scritte da Montini-Paolo VI ai suoi interlocutori (leggi l'articolo di Mimmo Muolo su Avvenire)

Paolo VI e Aldo Moro

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