"Fermate la guerra." Kinan Masalmeh

Dal 2011 la guerra in Siria è causa di centinaia di migliaia di vittime, tra cui bambini e ragazzi. Questi giovani coraggiosi abbandonano tutto ciò che è loro caro per sfuggire alla crudele realtà del loro paese. Alcuni riescono nell'intento, ma molti no. I protagonisti dei seguenti racconti non hanno più di tredici anni. Alcune vicende riguardano la nascita, altre la morte.

Kinan Masalmeh, appena tredici anni, è un profugo siriano arrivato a Budapest, attraverso la rotta balcanica, con la sua famiglia, per arrivare in Germania. Attraverso le telecamere di Al Jazeera, in un'intervista, svela una verità di cui si teme parlare: la guerra in Siria, un paese martoriato degli orrori di un conflitto che pare non avere fine. -Per favore, aiutate i siriani, ne hanno bisogno adesso. Fermate la guerra e noi smetteremo di venire in Europa. Fermate la guerra in Siria, solo questo.- Queste le poche, ma toccanti parole del ragazzo, che si rivolge a tutti, anche a coloro non contenti di accogliere i profughi, assicurando loro che i rifugiati sarebbero felici di poter vivere nella loro terra, se solo fosse stabilita la pace.

L'immagine mostra la situazione sul territorio Siriano, afflitto da ormai sei anni di guerra civile. Quattrocentomila morti, undici milioni di sfollati: questi i numeri causati dal conflitto. Tutto ha inizio nel 2011, dopo mesi di manifestazioni relativamente pacifiche che chiedono le dimissioni del presidente Bashar al-Assad. Nel 2012 l'attrito aumenta e scoppia la guerra tra i militari del regime di Damasco e i dissidenti impegnati nelle manifestazioni. Questi ultimi vogliono la fine del regime, ma la famiglia Assad – al potere da mezzo secolo – no, e il presidente comincia a reagire duramente. I vicini di casa rivali e interessati al conflitto si inseriscono nella guerra. Da una parte si crea l’asse russo-iraniano a sostegno del governo di Damasco, dall’altra un fronte variegato composto da Qatar, Arabia Saudita e Turchia a sostegno di diversi gruppi delle opposizioni armate. Intanto i terroristi dell’Isis entrano nel teatro di guerra dal 2013, modificandone gli assetti. Oggi possiamo dire che si combattono in Siria almeno tre guerre ”differenti”: una tra lo Stato Islamico e i suoi nemici; un’altra tra opposizioni siriane e regime di Damasco; un’altra ancora tra Turchia e forze curde anti-Isis nel nord.

Kinan non è l'unico minore emigrato dalla Siria. Fra le tante tragiche storie c'è anche Aylan Kurdi, di appena tre anni. Il bambino è morto per annegamento durante la traversata per arrivare in Turchia. A trovare la morte al largo Bodrum non è stato solo Aylan, ma anche il fratellino di cinque anni e la madre. Non si dà pace il papà, che racconta: -Mi sono sfuggiti dalle mani.- Ora vuole tornare a seppellire i suoi cari nella città curdo siriana da mesi sotto assedio del' Isis, dalla quale erano partiti. Dalla Turchia Aylan e la sua famiglia avrebbero dovuto raggiungere il Canada, dove la zia aveva presentato domanda per farli entrare nel paese, ma era stata respinta dal servizio immigrazione; ecco perché sono saliti su quella barca.

La foto del piccolo Alan è diventata un simbolo della crisi europea dei migranti. Le reazioni pubbliche alla foto sono state diverse. Brendan O'Neill, sul quotidiano inglese The Spectator, scrisse che la diffusione globale di quella foto si giustifica come un modo per aumentare la consapevolezza sulla crisi migranti, ma che in realtà è ideata "non per non avviare un serio dibattito sulla migrazione nel XXI secolo, ma per suscitare un sentimento di autocommiserazione e tristezza tra gli osservatori occidentali". Contrariamente, Nick Logan di Global News sostiene che "il fotogiornalismo a volte cattura delle immagini così potenti che il pubblico e i decisori politici semplicemente non posso ignorare cosa rappresenta."

Il mondo dell'arte si è mosso per commemorare Aylan. Nel febbraio 2016, Missy Higgins ha scritto una canzone dal titolo Oh Canada, dedicata al bimbo. Mentre, Nel marzo 2016, un gigantesco murale ritraente il corpo senza vita di Alan è apparso sopra un muro di fronte al quartier generale della Banca Centrale Europea a Francoforte. Inoltre, sono state scritte diverse poesie in sua memoria, tra cui quella del filosofo Aldo Masullo, intitolata "Il sonno di Aylan".

Murale a Francoforte
Poesia di Aldo Masullo

Tra i tanti pianti di bambini emigrati dalla Siria, ce n'è uno che fa commuovere: è quello della nascita di una bambina, in un sottopassaggio di Budapest. La piccola si chiama Keleti, che significa rifugio.

A far compagnia a Keleti, il giorno seguente, nelle stesse condizioni, tra migliaia di accampati, ha visto la luce un'altra bambina. Questa volta, l'hanno chiamata Shems. Il suo nome significa luce del sole e speranza.

Kinan, Aylan, Keleti, Shems... Solo quattro dei tanti nomi di bambini dovuti emigrare dalla Siria. Alla guerra non importa se chi gli sta davanti è un bambino o un anziano, un uomo o una donna. La guerra colpisce senza distinzioni di alcun tipo, causando migliaia di morti tra cui civili disarmati e ne costringe altrettanti ad abbandonare la propria casa e la propria terra. Questa è la realtà siriana, che coinvolge anche tanti, troppi bambini innocenti, costretti a subire gli orrori di un conflitto infinito, la cui unica via di salvezza è tentare pericolose traversate in mare, nella speranza di raggiungere la pace. Troppo spesso, però, questi viaggi disperati non hanno conclusione: segnano la fine di tante vite, alcune, paradossalmente, appena all'inizio.

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