Van Gogh reportage didattico

Vincent Van Gogh, considerato uno dei più grandi e geniali pittori di tutti i tempi, totalmente incompreso in vita, in un lasso di tempo relativamente breve dipinse una grande quantità di quadri, divenuti famosi solo dopo la sua morte.

La sua vocazione artistica fu tardiva. Impiegato sin dall'età di sedici anni, per raccomandazione di uno zio mercante d'arte, presso A. Goupil, editore e mercante di quadri, prima all'Aia e poi a Londra e a Parigi (1869-76), ebbe una crisi di misticismo che lo spinse a studiare teologia per due anni e a svolgere un periodo di apostolato presso i minatori del Borinage. Nel 1881 decise di dedicarsi alla pittura; e in meno di dieci anni d'intenso lavoro produsse un numero molto rilevante di opere, che operarono una profonda rivoluzione nella cultura artistica europea. Le prime, potenti nel modellato e nell'uniforme tonalità scura, rivelano l'influsso delle aspirazioni umanitarie di J.-F. Millet, che però in lui si fanno ben più profonde e tormentate (I mangiatori di patate, 1885). Nel 1886 si stabilì a Parigi, vide la pittura degli impressionisti e l'arte giapponese e trasformò radicalmente il suo stile. La sua pittura si schiarì, mirò a effetti di luce abbagliante, si servì quasi esclusivamente di colori puri; ma dai temi e dai motivi dell'impressionismo si staccò decisamente, rinunciando a ogni suggestione naturalistica e facendo del colore mezzo dell'espressione immediata, della sua interna passione. Divenuto in seguito amico di P. Gauguin, van G. lavorò con lui ad Arles nel 1888; ma sul finire di quell'anno, colpito da una crisi di agitazione, fu ricoverato nel manicomio di Saint-Rémy. Continuò tuttavia a lavorare, in uno stato di tensione allucinata. Sono di quel periodo oltre ai ritratti dell'Arlésienne, del dott. Gachet, ecc., alcuni tra i suoi più accesi paesaggi e tra le sue più violente pitture di fiori. Dimesso dal manicomio, in una più grave ricaduta del suo male si uccise. Oltre ai molti autoritratti, ritratti, paesaggi, interni e nature morte, in cui all'estrema violenza del colore si associa una tormentosa e quasi allucinata deformazione dell'immagine, van G. lasciò molti disegni e incisioni. Grandissima fu la sua influenza sugli sviluppi dell'arte europea: in Francia sui movimenti post-impressionisti e sui Fauves, in Germania, per l'origine dell'espressionismo. L'arte di van G., come tipica e drammatica espressione del crescente contrasto tra il mondo interno e il mondo esterno, tra spiritualità e realtà oggettiva, è anche da considerarsi come il primo indizio della crisi che portò all'arte di pura espressione, indipendente da ogni funzione rappresentativa. Importantissima, per la comprensione della personalità di van G., la raccolta delle sue lettere al fratello Théo pubblicata nel 1913. In vita van G. vendette un solo quadro; a parte alcuni doni ad amici artisti, tutti gli altri suoi dipinti appartennero al fratello e sono oggi in gran parte conservati ad Amsterdam, nel museo a lui intitolato.

STILE E CARATTERISTICHE

Vincent Van Gogh apre un capitolo nuovo nell’arte europea dopo la crisi dell’impressionismo. Accusato dalle autorità religiose di “follia mistica”abbandona tutto per dedicarsi alla pittura, grazie anche alla spinta del fratello Theo che lavorava in una galleria d’arte di Parigi. Da questo momento (1880) alla sua morte passeranno solo 10 anni, ma in questo tempo Van Gogh dipinge un numero enorme di quadri, oltre 850: questa è una delle sue principali caratteristiche.Ma se per gli impressionisti dipingere velocemente è indispensabile per evitare di perdere i giochi di colore che li avevano colpiti, in Van Gogh questa è l’urgenza interiore di esprimersi, in assoluta libertà, obbedendo più al sentimento che alla ragione.

Van Gogh rispetto agli impressionisti, tende a proiettare nella realtà se stesso, e quindi a trasformarla, trasfigurandola secondo i suoi sentimenti. Usa la linea non come mezzo descrittivo, ma con funzione espressiva, trasformando il colore reale per renderlo suggestivo: il colore non è dunque quello vero ma quello che suggerisce l’emozione, un colore attraverso cui Van Gogh si esprime con più forza.

L’importante quindi non è descrivere in modo oggettivo, ma il significato umano di ciò che si rappresenta, così come lo si sente.

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