VIAGGIO AD AGARTHI di Marco Scataglini

Entrai ad Agarthi dalla porta di servizio, giacché quella principale era sin troppo ben vigilata e non desideravo apparire come certi presuntuosi viaggiatori che in pompa magna attraversano la porta del Tempo come un imperatore romano vincitore passava sotto l’arco di trionfo. No. Io ho sempre amato le porte secondarie, quelle varcando le quali nessuno ti presta attenzione. Sei solo uno dei tanti.

L’accesso ad Agarthi avviene per stretti e tortuosi sentieri.

Li trovi solo se liberi la tua mente dai preconcetti. Non è affatto facile, sai?

Di preconcetti ne abbiamo tutti. Ce li formiamo nel corso degli anni, crescendo. Da bambini non ne abbiamo, poi ce li caricano sulle spalle gli adulti, come una zavorra che ci impedisca di volar via, liberi; e noi li accumuliamo, ma non in pile ordinate: piuttosto come i fili di seta del bozzolo che il bruco tesse strato su strato, e ce ne stiamo lì dentro, al sicuro, isolati dal mondo.

Ma basterebbe poco sforzo a strappare il bozzolo e volar via come farfalle, verso nuovi orizzonti: solo che non lo sappiamo. E non amiamo correre rischi. In questo modo perdiamo di vista i nostri veri orizzonti, assai più vasti di quanto immaginiamo, e che stanno lì da sempre, ma siccome nessuno li vede, in realtà sono come nuovi.

E’ così anche per Agarthi, terra frantumata, distrutta e dimenticata, volutamente fatta a pezzi. E i pezzi vanno ricomposti, se vuoi vederla, vederla davvero. Perché Agarthi è tutt’intorno a te, è un passo appena oltre l’uscio di casa...

Ad Agarthi non vai a scoprire monumenti o panorami, vai a scoprire te stesso.

E quando ti sarai riconosciuto, ogni cosa ti apparirà sotto una diversa luce. Come se il velo di Maja fosse caduto, come se ogni cosa avesse importanza, per il semplice fatto che esiste, che è lì, davanti a te. Non sarai più in un luogo, sarai il luogo, sarai tu stesso il monumento da ammirare.

Le strade per Agarthi possono essere oscure e misteriose. Meglio che lo siano, perché ognuno deve imparare ad affrontare il proprio lato in ombra per accedervi e in questo modo non hai distrazioni, la tua strada è tracciata, evidente. Devi solo seguirla, e non prestare attenzione a chi vorrebbe farti deviare dal tuo cammino, o addirittura farti tornare indietro.

Il buio è promessa di luce: senza l’uno non ci sarebbe l’altra. La realtà è fatta di contrasti. Perciò avventurati con fiducia sui sentieri per Agarthi, ti porteranno lontano, comunque vada.

Sii pronto ad affrontare le tempeste, le tue paure, le tue debolezze. Sono loro a tenerti lontano dalla meta. Quando sentirai che stai per cedere, che il richiamo delle abitudini e delle strade battute diventa forte, che le sirene della mondanità ti chiamano, tieni fisso lo sguardo davanti a te e concentrati solo sul rumore dei tuoi passi sull’acciottolato del sentiero. E’ il suono del cammino in corso: quando sei in cammino, l’Universo intero cospira affinché tu raggiunga la meta del tuo viaggio, come scriveva Goethe.

Realtà misteriose e magiche ci attendono ad Agarthi. Realtà che pochi conoscono, anche se a volte vi trascorrono la vita. Perché il mistero e la magia non appartengono ai luoghi, ma all’Osservatore.

Il mago o la strega non sono tali per delle loro capacità straordinarie, anzi sono in tutto e per tutto simili agli esseri umani comuni, tranne che per una cosa: essi sanno vedere. Vedere davvero, al di là delle convenzioni.

In fondo la conoscenza è l’unica vera forma di magia: ma questo sapere non lo si può imparare dai libri, come ben sapevano gli alchimisti rinascimentali. L’unico libro che può dare risposte è quello della Natura, e non sono in molti a saperlo leggere.

Per questo le strade di accesso al favoloso mondo di Agarthi sono tutt’intorno a noi, eppure non le vediamo. Solo i saggi e le persone semplici possono vederle. Soltanto coloro i quali non giudicano e nulla si aspettano da Agarthi, possono accedervi davvero.

Dobbiamo imparare, come diceva il grande fotografo Minor White, a vedere le cose non per quello che sono, ma per cos’altro sono.

Se volete saperne di più su di me: Kelidon

Tutte le fotografie presenti in questo racconto sono state realizzate col foro stenopeico (autocostruito) utilizzato su fotocamere digitali mirrorless Olympus

Credits:

Copyright Marco Scataglini / 2017

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