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L’importanza di una Buona AM nell’Interazione Madre-Bambino: la Rêverie

Questo articolo parla della prima metà dell’onda di crescita, evidenziata nella figura soprastante, che riguarda il bambino da 0 a 6 mesi.

Come abbiamo visto nel corso di questi articoli, durante la prima fase del ciclo dell’onda di crescita, nella fase AM, ossia nei primi mesi di vita, il bambino deve essere contenuto e protetto, favorendo la cifosi dorsale.

Successivamente, attraverso l’alternanza della catena PL, che permette al bambino l’esplorazione del mondo circostante tramite l’abduzione degli arti, con la catena complementare AL, la quale riporta gli arti verso l’asse centrale e lo sguardo psicologico verso l’introspezione, il bambino passa ad uno stadio successivo e trova la sua verticalità PA.

In questa fase in cui si abbozza il nucleo primitivo dell’”Essere”, è fondamentale il rapporto madre-bambino.

Per una buona salute psico-fisica del futuro essere umano adulto, la madre deve essere Presente e vivere una buona centratura della propria fase AM, in linea con il proprio archetipo di Madre.

Spesso, nei mesi successivi lo svezzamento, accade che le madri siano impegnate con il lavoro o proiettate nel recupero della performance lavorativa persa a causa della pausa gravidica; talvolta, nel tentativo di recuperare la propria carriera, la mamma lavoratrice necessita di un dispendio di energie che vengono sottratte al rapporto con il bambino. Il risultato è che questa centratura AM risulta sfasata o addirittura assente, la madre manifesta un comportamento PM che si marca nel bambino e ne altera il corretto sviluppo neuro-psico-motorio.

Un fattore di predisposizione ad un comportamento deviante del bambino trova spesso fondamento in uno stile educativo freddo, rigido e oppressivo, la cosiddetta genitorialità negativa, che fa nascere nel bambino un senso di solitudine e di isolamento. Margaret Mahler (1963) analizzando il rapporto e l'interazione precoce madre-figlio e gli avvenimenti ritenuti cruciali nel processo di crescita del bambino, fu in grado di individuare i meccanismi adattivi o disadattivi che favorivano la salute mentale del piccolo e una sua eventuale patologia. Studiando l’eziologia della psicosi infantile, ella scoprì che molte turbe autistiche nascevano da una mancata fusione con la madre durante i primi sei mesi di vita.

L’antropologo, sociologo e psicologo Gregory Bateson, spiegò le psicosi infantili prendendo in considerazione i rapporti intrafamiliari. Lo studioso era convinto che i disturbi psichiatrici (come ad esempio la schizofrenia) fossero determinati da dinamiche relazionali e comunicative, disfunzionali all’interno della famiglia.

Questa mancata fusione tra madre e bambino non si attua solo per fenomeni macroscopici, ma anche tramite sottili ed incerte dinamiche comunicative.

Per esempio, una delle cose più sottovalutate nella relazione madre-bambino è rappresentata dalla coerenza tra il linguaggio verbale e non verbale.

Nel 1956 Bateson a tal proposito parlò di “doppio legame” (double bind), spiegando come l’esistenza di questo fenomeno potesse dare una spiegazione a fenomeni (normali e patologici) del futuro adulto. Con questo termine egli indicava una situazione in cui la comunicazione

tra due individui, nel caso specifico tra la madre e il bambino, presentava un'incongruenza tra il livello verbale (quindi esplicito) e quello metacomunicativo che racchiude i gesti, le espressioni e il tono di voce.

Questa incongruenza tende a generare confusione nel bambino e, a causa di un particolare “bug” mentale, il cervello del bambino tende a “dimenticare” e a non riconoscere l’affetto ricevuto. La AM dunque non si installa pienamente nel bambino, venendo a mancare la dovuta concordanza tra linguaggio verbale e linguaggio non verbale.

Bateson volendo spiegare meglio questo concetto di “stallo mentale” che avviene nel double bind, riportò una situazione tipo in cui un bambino cercava il contatto fisico con sua madre. La mamma all’abbraccio si irrigidiva poiché soffriva di difficoltà affettive, ma al tempo stesso esortava suo figlio a non aver paura di esprimere i propri sentimenti.

É qui che avveniva l'ambivalenza tra ciò che la madre esprimeva col corpo e ciò che emergeva dal suo messaggio, vi era quindi un paradosso.

In questa dinamica il bambino si trova immerso in una contraddizione che coinvolge affetto da una parte e rifiuto dall'altra (Crugnola, 2012).

Bateson definiva il “doppio legame” come un fallimento del bambino nella capacità di discriminare tra tipi logici o modalità comunicative. Una conseguenza drastica in cui può imbattersi una persona soggetta al doppio legame è quella di sviluppare gravi problemi psicotici che si manifestano con alterazioni nel pensiero e nel linguaggio (Crugnola, C. R. 2012).

Il versante disadattivo delle cure genitoriali è stato oggetto di studio della psicoanalista Karlen Lyons Ruth (2003), la quale ha analizzato le relazioni diadiche ad alto rischio, contraddistinte da un comportamento genitoriale particolarmente inadeguato caratterizzato da elementi di marcata ostilità, responsività e trascuratezza.

Una madre cosiddetta trascurante è colei che è incapace a percepire i segnali e i bisogni di cura del bambino e di riconoscere le sue emozioni e intenzioni.

Questa noncuranza di affetto se parziale può provocare emozioni e impulsi violenti e incontrollabili nel bambino, il quale essendo fisiologicamente e psicologicamente immaturo può riportare alterazioni della struttura psichica e manifestare reazioni varie.

Questi elementi concorrono nella strutturazione di disturbi nevrotici ed un’instabilità del carattere in modo quasi permanente (Ammaniti, M., Bretherton, I., & Stern, D. N. 1992). Una madre poco centrata nel suo archetipo AM, dunque tende a creare figli con una PA-AP instabile sottesa ad una PM “guerriera” ed iperattiva.

Durante l’infanzia il bambino apprende “informazioni” attraverso le prime relazioni instaurate con le figure di riferimento. Tale apprendimento è per lo più implicito ed è responsabile della salute mentale o dello sviluppo di condizioni psicopatologiche nell’individuo adulto (Bowlby, J. 1996).

Lorna Benjamin (2004) sulla base di questi schemi interpersonali mette in risalto la correlazione tra i modi di fare disfunzionali attuali con cui il soggetto si rapporta, e le interiorizzazioni delle persone per lui significative e delle loro rappresentazioni interne, ossia come l’adulto ricrea nei rapporti interpersonali le esperienze relazionali infantili (Ammaniti, M., Bretherton, I., & Stern, D. N. 1992).

I sintomi che manifesta una personalità disturbata e i collegamenti tra le relazioni con le figure genitoriali, avvengono attraverso quelli che la Benjamin (2004) chiama “processi di copia”. Durante il suo sviluppo il bambino ha bisogno di distinguere il giusto dallo sbagliato, deve sapere di cosa aver paura e di cosa invece si può fidare.

Questo processo avviene attraverso l’osservazione dei comportamenti delle figure di

attaccamento. Il bambino è spinto dalla convinzione che se si comporta in un determinato modo che ritiene che sia quello giusto per i genitori, otterrà l’amore di cui ha bisogno. Questi processi di copia si sviluppano in due direzioni diverse: in un caso il bambino si comporta come le figure di attaccamento, in altri casi ancora vi è un rovesciamento di questa dinamica, ossia il bambino fa l’esatto opposto di quello che avrebbero voluto i genitori (Ammaniti, M., Bretherton, I., & Stern, D. N. 1992).

La Benjamin (2004) riconosce tre principali processi di copia che sono attivati dal cervello primitivo:

a) L’identificazione: è un processo che induce il soggetto ad essere il più possibile uguale alla sua figura di attaccamento e di conseguenza egli tende a comportarsi in modo analogo a lui/lei.

b) La ricapitolazione: l’adulto agisce come se la figura di attaccamento fosse ancora presente e avesse ancora il controllo della situazione, quindi egli in questo processo si relaziona agli altri nello stesso modo in cui si relazionava con le figure di attaccamento. Questo processo rappresenta la continuazione di un modo di fare complementare in una nuova relazione.

c) L’introiezione: l’adulto tratta sé stesso come si è sempre sentito trattato dai genitori.

Lorna Benjamin inoltre afferma che il bambino non copia tutto quello che fanno i genitori. Questo processo si attiva nell’immediato quando il bambino si trova in condizioni di minaccia e ha paura. Se le reazioni che egli ha imparato sono adattive e adeguate alla realtà, significa che le figure di attaccamento sono riuscite a trasmettergli i giusti insegnamenti entrando in sintonia con lui.

Nelle primissime fasi dello sviluppo, il cervello si comporta come fosse una “spugna”: assorbe con estrema facilità tutto quello che vede e sente.

Il bambino quindi in questo processo, copia gli schemi comportamentali dei suoi genitori senza capire le giuste distinzioni. Spetta al genitore insegnargli cosa deve e non deve fare. Per questi motivi l’infanzia rappresenta uno dei periodi più significativi ed efficaci dell'intera vita umana in cui la personalità si struttura e si forma (Ammaniti, M., Bretherton, I., & Stern, D. N. 1992), (Ciappi, S. 2015).

L’ importanza della madre nelle prime fasi dello sviluppo del bambino fu analizzata a fondo dallo psicoanalista Bion (1962, 1967) e a tal proposito egli teorizzò il concetto di “Rêverie”.

Con questo termine indicava lo stato mentale empatico della madre con il suo bambino.

Bion immaginò il bambino come pieno di sensazioni per lui disturbanti che non è in grado di organizzare e controllare. Con la Rêverie la madre è capace, attraverso le sue fantasie, di ricevere le proiezioni negative e disorganizzate del piccolo e restituirle a lui trasformate, permettendogli così di interiorizzare le proprie capacità mentalizzanti.

La Rêverie è dunque l’attitudine amorevole AM + la adattabilità e la fantasia AP, che insieme restituiscono al bambino una emozione ristrutturata e strutturante.

Questo stato mentale costituisce l'espressione dell'amore materno, grazie al quale la madre è in grado di pensare i pensieri del bambino. (empatia e mentalizzazione)

Il bambino dal canto suo si identifica con la madre che percepisce accogliente e comprensiva. La Rêverie si sviluppa simultaneamente a livello emotivo e intellettuale.

Grazie all'empatia, la madre è in grado di identificare le necessità e le emozioni del bambino e di rispondere con prontezza e in modo adeguato ad esse (Crugnola,C,R 2012).

La Rêverie svolge una funzione di regolazione emotiva e qualora non venisse messa in atto dalla madre, il bambino non sarebbe in grado di metabolizzare le emozioni negative. (W.R Bion. (2016). W. R. Bion’s models of mind as the foundation of the concept of mentalization)

Questo fatto può provocare nel piccolo l'identificazione con un “oggetto” repulsivo che sistematicamente fraintende, piuttosto che con un “oggetto” accogliente e comprensivo (Bion 1967).

La madre deve quindi essere in grado di aiutare il bambino a regolare le proprie emozioni negative; questo viene attuato tramite la catena AL che pone dei freni alla dispersione energetica tipica di una PL eccessiva, e permette così di mantenere le emozioni positive come la gioia, che caratterizza la catena AP.

Proprio come il figlio dunque, anche la madre necessita di una buona triade dinamica AL-AP-PL e questo reciproco adattamento nell’alternanza tra interno ed esterno rappresenta l'elemento cruciale per lo sviluppo del bambino.

Autori:

Eleonora Colonnello - Laureata in Psicologia

Fabio Colonnello - Biomeccanicista Comportamentale

Created By
Eleonora e Fabio Colonnello
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