Caravaggio A Napoli

Michelangelo merisi da Caravaggio , il primo grande autore del barocco, ha lasciato un'importante eredità alla città di Napoli. Sono tre i quadri firmati da Caravaggio a Napoli:

Il martirio di Sant' Orsola, la flagellazione di Cristo e le sette opere di misericordia.Non ha avuto una lunga vita e infatti mori all'età di 39 anni, dopo aver soggiornato a Napoli due volte. La prima volta alloggiò nei quartieri spagnoli. La seconda volta fu nel 1609 per 12 mesi.

Flagellazione di Cristo

Il titolo "Flagellazione di Cristo" è attribuito a due opere sempre di Caravaggio, solo che sono conservate in due luoghi differenti e presentano alcune differenze:

Flagellazione di Cristo a Napoli è conservata al museo nazionale di Capodimonte.

Viene realizzata tra il 1607 ed il 1608.

L'opera fu realizzata durante la sua permanenza a Napoli e non ebbe un committente,infatti essa era destinata al pubblico e proprio per questo Caravaggio cercò di dipingere la scena in modo più realistico possibile ,lasciando in secondo piano la tematica sacra.

L'opera è caratterizzata da un vasto sfondo scuro e al centro vi è collocato Gesù. Cristo è il punto più luminoso della scena che si pone in contrasto con l'oscurità circostante che avvolge la scena e nasconde i corpi dei torturatori. Nell'opera Cristo viene raffigurato con il corpo in leggera torsione dando una sorta di dinamicità,mentre gli aguzzini danno un senso di staticità.

Ai suoi lati possiamo osservare due figure: quello alla sua destra è impegnato a bloccare il prigioniero, mentre quello alla sua sinistra cerca di aiutare l'aguzzino. Caravaggio dipinge sui loro volti una smorfia, che può far pensare che questi soldati stanno eseguendo un ordine contro la loro volontà.

Oltre a queste due figure possiamo notare la presenza di una terza in posizione chinata che dona un senso di profondità alla scena.

Flagellazione di Cristo a Rouen è conservata nel Musée des Beaux-Arts di Rouen, in Francia.

Viene realizzata tra il 1606 ed il 1607.

Questo quadro fu realizzato prima di quello napoletano e ci sono differenze da quest'ultimo, una delle quali, è la tela utilizzata, la quale è orizzontale, mentre quella della versione napoletana è verticale.

Come la controparte napoletana anche in questa, il punto di maggior interesse è Cristo che torce e allunga tutti i suoi muscoli. La luce ha un ruolo fondamentale: grazie a questa si possono notare tutti i dettagli del corpo e anche la presenza dei due aguzzini.

In questo quadro è rappresentato anche lo stesso torturatore presente nella controparte napoletana.

Il martirio di Sant'Orsola

Il quadro è stato dipinto nel 1610: molto probabilmente si tratta dell’ultimo quadro dipinto da Caravaggio, poco tempo prima della sua morte. È conservato nel Palazzo Zevallos a Napoli.

Protagonista del quadro è sant’Orsola, la quale viene rappresentata nell’istante in cui rifiuta di concedersi ad Attila, e l’uomo, per risposta, la uccise con una freccia. La martire, come Caravaggio fa spesso, viene rappresentata in una veste completamente differente rispetto alla tradizione; l’artista, infatti, invece di riempire la scena con aureole ed angeli, propone uno scenario molto più crudo e realistico. La martire, in primo piano sulla destra, a causa della freccia, si sta piegando su se stessa: quest'ultima non ha ancora realizzato di essere stata colpita e sta cercando di capire cos’è appena successo. Guardando l’espressione della protagonista, però, si nota immediatamente che non è molto in linea con i suoi movimenti: sembra non soffrire per la ferita della freccia, ma piuttosto appare quasi del tutto rassegnata al suo destino.

Caravaggio decide di dipingere Sant'Orsola circondandola da altri personaggi, invece di dipingerla sola a compiere il sacrificio per la sua fede.

La scena rappresentata dall'autore è molto buia ed è difficile distinguere qualche dettaglio; probabilmente i protagonisti si trovavano nella tenda di Attila, come si può intuire dai tendaggi presenti in secondo piano. Gli arazzi sul fondo sembrano più una parte di un sipario che una vera e propria tenda.

Gli altri tre personaggi che circondano i protagonisti sono dei barbari al servizio di Attila; proprio come quest’ultimo, anche i tre soldati sono stati “modernizzati” con degli abiti del Seicento." Tutti i barbari si accingono a sorreggere sant’Orsola, che da un momento all’altro stramazzerà al suolo.

Caravaggio dipinge Attila come un uomo estremamente sensibile, incredulo di aver compiuto un’atrocità simile, ed in procinto di far cadere l’arma con cui ha appena colpito la santa. Attila, in primo piano ha un'espressione che testimonia il pentimento per la reazione d’istinto che ha avuto al rifiuto di sant’Orsola, uccidendola con una freccia.

Caravaggio mette in risalto la santa ponendo l’illuminazione direttamente su di lei e dipingendola con la carnagione molto più chiara rispetto agli altri personaggi: il pittore, quindi, vuole alludere la morte imminente della donna.

L’uomo con la bocca aperta, che sta sorreggendo la santa, è un autoritratto di Caravaggio, incredulo per l’azione scellerata compiuta dal suo capo.

Le sette opere di Misericordia

Questo quadro venne realizzato da Caravaggio per l'istituto della Congregazione del Pio Monte, poiché grazie al'intercessione di quest'ultimi Caravaggio riuscì a scappare da Roma. È stato realizzato nel 1606-1607.

Sette sarebbero il numero di richieste fatte da Gesù per ottenere il perdono dei peccati ed accedere al Paradiso

Dare da mangiare agli affamati e visitare i carcerati.

L'uomo che si sta nutrendo dal seno è Cimone, il quale venne condannato a morire di fame all'interno del carcere.

Dar da bere agli assetati.

Sansone riuscì a sopravvivere nel deserto grazie al Signore, il quale fece sgorgare acqua dal nulla. Nel quadro sta bevendo acqua da una mascella d'asino.

Vestire gli ignudi e visitare gli infermi.

In questa scena si può notare un cavaliere che sta donando un mantello ad un povero uomo ritratto di spalle. Un cavaliere che abbia compiuto delle imprese del genere può essere identificato con San Martino di Tours.

Dare rifugio ai pellegrini.

Si scorge un uomo intento a dialogare con un altro mentre indica un punto fuori dalla scena. Accanto all'uomo con il cappello si intravede il profilo di un ulteriore individuo che suggerisce di seguirlo. Sul cappello presenta una conchiglia simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Campostela.

Seppellire i morti.

Poco più a sinistra dei piedi di un cadavere si vede un uomo pronto a sollevarlo per trasportarlo. Inoltre un altro uomo mantiene una fiaccola la quale funge da fonte di illuminazione per tutta la scena.

Report Abuse

If you feel that this video content violates the Adobe Terms of Use, you may report this content by filling out this quick form.

To report a Copyright Violation, please follow Section 17 in the Terms of Use.