La critica del giudizio Emmanuel Kant

La Critica del Giudizio è uno scritto di Immanuel Kant. In tale opera, pubblicata nel 1790, il filosofo condusse un'analisi critica del Giudizio estetico, che anticipava temi e modi di sentire fatti propri, di lì a poco, dai maggiori esponenti del Romanticismo e dell'Idealismo e che presuppongono la conoscenza di numerose teorie del XVIII secolo, tra cui, ad esempio, quelle di Alexander Gottlieb Baumgarten, Edmund Burke, David Hume, Charles Batteux, citate nella Critica del Giudizio o in altre opere precedenti.

"Il giudizio di gusto determina il suo oggetto, per ciò che riguarda il piacere (in quanto bellezza), pretendendo il consenso d'ognuno, come se il piacere fosse oggettivo. Dire che questo fiore è bello val quanto esprimere la propria pretesa al piacere di ognuno. Il piacevole del suo odore non ha simili pretese. Ad uno piace, ad un altro dà alla testa. E che cosa si potrebbe presumere da ciò se non che la bellezza dovrebbe essere considerata come una proprietà dell'oggetto stesso, non regolata dalla diversità degli individui e dei loro organismi, ma su cui invece questi dovrebbero regolarsi, volendone giudicare? E nondimeno non è così. Perché il giudizio di gusto consiste proprio nel chiamar bella una cosa soltanto per la sua proprietà di accordarsi col nostro modo di percepirla."

Anche Turner affronta il tema del sublime, il naufragio ne è un esempio.

Il sublime, affrontato da quest'artista, indica che l'uomo si sente piccolo difronte alla grandezza e alla potenza della natura dunque l'uomo, difronte a ciò, si sente inerme.

John Constable così come Turner è considerato uno dei principali pittori paesaggisti del primo Ottocento. Constable però è sostanzialmente un empirista, è versatile verso il dato oggettivo che è reso attraverso grandi macchie e rapide pennellate ma dove chiaramente i dati fisici quali alberi, nuvole sono ben delineati, in una pittura composta, atta a rappresentare il visibile e il reale di chiara matrice neoclassica. Lo spettatore, nel contemplare le sue visioni serene ed idilliache, prova un notevole appagamento estetico e un soddisfacimento del gusto, non certo un senso di timore. Constable sembra rispondere così alle tematiche del “Bello “teorizzate da Immanuel Kant nella Critica del giudizio.

"In realtà, ciò che noi, preparati dalla cultura, chiamiamo sublime, ...è per l'uomo rozzo semplicemente terribile. Questi, in quelle manifestazioni dell'impero devastatore della natura e della sua grande potenza, di fronte a cui il suo potere si riduce a niente, non vedrà che il disagio, il pericolo, l'affanno, che colpirebbe l'uomo che vi sarebbe esposto."
"Il bello si accorda col sublime in questo, che entrambi piacciono per se stessi. Inoltre, entrambi non presuppongono un giudizio dei sensi né un giudizio determinante dell'intelletto ma un giudizio di riflessione [...]."
La "Critica del Giudizio" è il tentativo di mediare il mondo fenomenico con il mondo noumenico. Vi è dunque una terza facoltà intermedia fra l’intelletto (facoltà conoscitiva teoretica) e la ragione (facoltà pratica): il giudizio, collegato al "sentimento puro".-Diego Fusaro

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle,e questa siepe, che da tanta parte Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l'eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa Immensità s'annega il pensier mio: É il naufragar m'è dolce in questo mare"-

-Giacomo Leopardi, L'infinito

Leopardi, il più grande poeta –filosofo di tutti i tempi, non può rimanere estraneo alla discussione e vive la categoria estetica del “sublime” non solo poeticamente, ma anche da un punto di vista retorico e filosofico, conoscendo lo stesso trattato di Ignazio Martignoni “Del Bello e del Sublime”verso il 1817 e tutta la trattazione inglese e sensistica sul sublime. In sostanza, Leopardi lega il “sublime” alla poesia parenetica e nazionale, ricollegandosi al critico antico e a tutta la tradizione greca.

Non a caso in Leopardi il desiderio , che poi non è altro che desiderio di infinito, si basa sulla sua esperienza originaria dell’essere, percepito per l’appunto, non come unità, ma come separazione,e, in definitiva, sull’opposizione invalicabile tra l’io e il mondo o, più precisamente, tra il soggetto e l’oggetto del desiderio.

Se c’è separazione tra l’uomo e l’Universo, tra l’uomo e l’oggetto del suo desiderio, vi è però perfetta sintesi tra l’uomo e il desiderio; anzi, l’uomo è di per sé desiderio, ma in questo l’uomo non si realizza : il carattere infinito del desiderio incontra il suo limite nella concreta finitezza di ogni oggetto possibile.

Ad opera di Panariello Gaia, Manto Dora e Ylenia Postiglione

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