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27 gennaio: per non dimenticare proposte di lettura e riflessione della scuola secondaria c.A. dalla chiesa

Il mantenimento della memoria di quanto è accaduto rappresenta una delle sfide più ardue nei confronti della formazione delle giovani generazioni. Per la complessità degli aspetti della Shoah, i nostri docenti sono consapevoli che "educare alla memoria" e al rispetto di quanto accaduto, richieda un confronto aperto e critico. Nel 2000 lo Stato italiano ha stabilito che il 27 gennaio di ogni anno venisse ricordato come "Giorno della Memoria" e, per questo motivo, venissero promossi progetti e percorsi educativi, formativi e didattici finalizzati a decostruire le forme, tristemente ancora radicate nella nostra società, di pregiudizio, antisemitismo, razzismo e xenofobia. Il Giorno della Memoria, però, non deve rappresentare un momento isolato nella formazione dei nostri alunni ma deve essere parte di un progetto educativo più complesso. Ecco perchè i nostri ragazzi durante tutto l'anno, accompagnati e guidati dai loro insegnanti, si avvicinano a numerose tipologie di fonti sulla Shoah: ogni occasione è importante e preziosa per riflettere.

I nostri ragazzi e i loro docenti hanno preparato una selezione di contenuti interessanti, spunti di riflessione e proposte di attività da svolgere in classe per "non dimenticare".

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria. (Primo Levi)

La canzone di Guccini "Auschwitz"

Il bambino con il pigiama a righe

Il bambino con il pigiama a righe, bestseller amato e pluripremiato del giornalista irlandese John Boyne, è una favola ironica e drammatica al tempo stesso (si sorride spesso e il registro narrativo più usato è la satira: del mondo dei grandi con le sue regole incomprensibili, della politica, della vita militare, del razzismo - ma con un finale così è impossibile non piangere, siete avvertiti) che nonostante lo stile narrativo un po’ sciatto e privo di sorprese si rivela uno strumento prezioso per comprendere una delle pagine più dolorose del ’900, la Shoah. Non tanto per la plausibilità della storia - difficile credere che un bambino istruito di 9 anni nato e cresciuto ai tempi del III Reich in una famiglia tra le più in vista sia così ingenuo e fuori dal mondo da non sapere nemmeno chi è Hitler, come pure immaginare che la frequentazione tra Bruno e Shmuel possa andare avanti per mesi nell’indifferenza generale, per non parlare dell’inverosimile irruzione di Bruno nel lager nel drammatico finale - quanto per il suo carattere allegorico e simbolico. Lo sguardo “bambino” privo di sovrastrutture e pregiudizi (nel senso etimologico del termine) dei due piccoli protagonisti non solo è l’antidoto all’orrore e alla follia dell’Olocausto, ma è a ben guardare l’unico modo sano di decodificare il mondo.

Omaggio a Liliana Segre

e questo è un uomo costituisce l’esordio letterario di Primo Levi. Scritto febbrilmente tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947, racconta la prigionia subita dallo scrittore nel campo di Auschwitz nel 1944. La prima edizione del libro venne stampata in 2500 copie nel 1947 dalla piccola casa editrice torinese De Silva, diretta da Franco Antonicelli, dopo che alcuni grandi editori, fra cui Einaudi, avevano rifiutato il manoscritto (fu Cesare Pavese a prendere questa decisione e Natalia Ginzburg a comunicarlo a Levi). Con Ernesto Ferrero ripercorriamo la storia editoriale del testo che finalmente nel 1958 fu pubblicato da Einaudi nella collana Saggi. Primo Levi ne curò anche un’edizione scolastica. Ad Auschwitz e al ritorno da Auschwitz Levi dedicò altri due libri: La tregua (1963) e I sommersi e i salvati (1986). In Se questo è un uomo si parte dal campo di Fossoli, dove Levi viene rinchiuso, per poi descrivere il viaggio in treno, l'arrivo al campo e la scoperta di quella realtà. Uno studio pacato di cos'è l'uomo, oltre che un capolavoro letterario.

Se questo è un uomo

Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo. (Anna Frank)

La stella di Andra e Tati

La commovente storia vera delle sorelle Bucci, due bambine sopravvissute alla Shoah, è ora un libro. Un messaggio di speranza che vince sull’orrore di Auschwitz. Napoli, primi anni Quaranta, cominciano le deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento. Le sorelle Andra e Tati Bucci finiscono ad Auschwitz, dove sono scambiate per gemelle: merce rara per gli esperimenti dei nazisti. E sarà proprio questo, paradossalmente, a salvare le due bimbe di quattro e sei anni dalla Soluzione Finale. Andra e Tati sono sopravvissute al Dottor Morte e agli orrori dell’Olocausto, e oggi sono qui per raccontarci la loro storia attraverso le immagini di un lungometraggio di animazione in onda su RAI da ottobre 2018 e nelle parole di un libro

Storia di una ladra di libri

l film è ambientato durante la Seconda guerra mondiale. Protagonista della pellicola è la giovane Liesel Meminger, ragazza che viene abbandonata dalla madre e adottata da Hans e Rosa Hubermann. Trasferita in una nuova città, Liesel viene presa in giro perché non sa leggere e l'unico a stargli vicino è il suo unico amico Rudy, che è innamorato di lei. La ragazza, però, anche se non sa leggere, ama follemente i libri e, col tempo, impara a leggere grazie ad Hans. Con lo scoppio della guerra e con la promulgazione delle leggi razziali la quiete della famiglia viene sconvolta. I Nazisti bruciano tutti i libri che hanno a loro dire "inquinato" la Germania. In tale frangente, si scopre anche che la madre di Liesel è una comunista e proprio per questo ha deciso di abbandonare il paese. Ad aggravare ancora di più la situazione, è l'arrivo di un ebreo di nome Max a casa della famiglia adottiva della ragazza. La famiglia lo accoglie in virtù di una promessa fatta da Hans al padre di Max durante la Prima guerra mondiale ma ovviamente è costretta a tenere la sua presenza segreta. Max sarà fondamentale per la crescita di Liesel, stimolando la sua creatività, ad esempio chiedendole di descrivere con parole proprie il tempo meteorologico fuori dalla cantina in cui è nascosto. L'aggravarsi della guerra e l'attacco alla città dove vivono i protagonisti porterà solo altro dolore nel cuore della protagonista.

The last day di Spielberg

Il documentario racconta gli orrori dei campi di concentramento nazisti attraverso l'esperienza di cinque ebrei ungheresi sopravvissuti allo sterminio

La memoria è determinante. È determinante perché io sono ricco di memorie e l’uomo che non ha memoria è un pover’uomo. (Mario Rigoni Stern)

Schindler's List

Cracovia, 1939. L'industriale tedesco Oskar Schindler, bella presenza e temperamento avventuroso, manovrando i vertici nazisti tenta di rilevare un fabbrica per produrre pignatte e marmitte. Già reclusi nel ghetto di Podgorze, ed impossibilitati a commerciare, alcuni ebrei vengono convinti da Schindler a fornire il denaro per rilevare l'edificio: li ripagherà impiegandoli nella fabbrica, pagandoli con utensili da scambiare e sottraendoli al campo di lavoro comandato dal sadico criminale tedesco Amon Goeth. Dopo aver ricevuto la breve visita di Emilie, la moglie che subito torna in Moravia vista la vita di libertino impenitente del marito, Schindler, sempre più nelle grazie dell'alto comando nazista e di Goeth, costruisce un campo per i suoi operai, dove le milizie non possono entrare senza la sua autorizzazione. Infine, scatenatosi lo sterminio, decide di attivare, dando fondo a tutte le sue risorse finanziarie, una fabbrica di granate nella natia Brinnlitz. Con l'aiuto dell'inseparabile Itzhak Stern, il contabile ebreo, compila una lista di 1100 persone ebree perché vengano a lui affidate come operai. Mentre gli uomini arrivano a destinazione, le donne vengono per errore tradotte ad Auschwitz, e solo con grande rischio ed impiegando a fondo risorse e conoscenze, Schindler riesce a strapparle alla morte. Per sette mesi la fabbrica produce appositamente granate difettose, finché l'armistizio non trova l'industriale senza denaro. I suoi operai gli donano un anello d'oro con su incisa una frase del Talmud: "Chiunque salva una vita salva il mondo intero".

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.

Con la speranza di avervi fornito qualche spunto per riflettere, come facciamo noi ragazzi

Created By
Elisa Piana
Appreciate

Credits:

Creato con immagini di barakbro - "fence holocaust barbwire" • FotoRieth - "monument jewish second world war" • carlosftw - "auschwitz war camp ww2" • dimitrisvetsikas1969 - "auschwitz concentration camp buildings" • peter89ba - "auschwitz i auschwitz poland" • Bluesnap - "holocaust victims monument"