Ragazzi di vita 1955

« [...] i romanzi sono stati un po' un'avventura per me, non mi considero ancora un romanziere. Sono arrivato al romanzo verso i trent'anni, ho fatto due o tre esperimenti, in parte riusciti, in parte no, non lo so. Hanno avuto un certo peso nella cultura degli anni cinquanta, credo, ma io continuo a considerarmi soprattutto uno scrittore di versi. » Pier Paolo Pasolini, Carlo di Carlo, 1967

Per capire la valenza di questo romanzo, è importante tenere a mente il contesto storico nel quale le vicende prendono forma. Pasolini fotografa la Roma decadente dell'immediato dopoguerra, focalizzando la sua (e la nostra) attenzione sulle condizioni misere della fascia meno agevolata della società: il sottoproletariato. Il conflitto ha generato una società brutale, regredita allo stato di natura, nel quale conta unicamente la sopravvivenza individuale, a discapito di valori come la famiglia, il rispetto per la vita, l'istruzione etc. Difatti i suoi ragazzi non agiscono seguendo tali punti di riferimento, ma continuamente ricorrono a espedienti - più o meno legali - per confrontarsi con la quotidianità di quel tempo, fatta di morte, miseria ma soprattutto di noia. Sembra infatti proprio quest'ultima la vera burattinaia della loro vita, portandoli il più delle volte a ricercare un brivido per la loro esistenza anche quando il gioco non vale la candela (Cap. 4 Amerigo e la bisca). L'aspetto grezzo del mondo che Pasolini frequentò e studiò non offusca però l'opinione che l'autore si fece di quel mondo, autentico proprio grazie alla sua primitività. Il legame che lega narratore e narrazione è evidente in questo romanzo, nel quale egli partecipa e sente come suo il dolore dei suoi fanciulli. Il romanzo lascia spazio quindi a una sorta di denuncia contro il tanto acclamato progresso, che inevitabilmente ha generato un ulteriore tipo di sottosviluppo, con condizioni di vita terribili.

Le vicende ruotano principalmente intorno a uno dei ragazzi di Pietralata, il Riccetto, seguendolo per tutta la sua adolescenza fino al compiere dei vent'anni. Egli è dunque il filo conduttore di tutto il romanzo. Nonostante ciò, gli altri personaggi con le loro storie si accavallano e intrecciano alla sua, ritraendo così una perfetta panoramica della vita nelle borgate. Difatti il romanzo inizia e si conclude presentando due situazioni analoghe ma totalmente contrapposte, che racchiudono l'essenza dello spirito dei ragazzi di vita. Da una parte emerge la delicatezza dell'infanzia del "protagonista" mentre salva una rondine che sta affogando, dall'altra si staglia l'apatia accumulata con la crescita e manifestata con l'indifferenza verso l'annegamento di un altro giovinetto delle borgate. Entrambe le situazioni rappresentano perfettamente lo sguardo di Pasolini verso la condizione della società post-bellica, nella quale la sensibilità puerile viene lentamente sostituita dall'integrazione negli ideali austeri del mondo borghese. Nel corso della storia si segue dunque un percorso di crescita spirituale - seppur limitata - del ragazzo, che finisce con l'omologarsi nella società consumistica, corrotta e priva di passioni.

Ancora prima di giungere al loro destino, i bambini di Pietralata si trasformano in ragazzi di vita nella fabbrica di Monteverde Vecchio, nel Ferrobedò. Questo luogo appare subito all'inizio dell'opera, simbolo non solo del mutamento ingenuo - delinquente, ma anche di un'epoca devastata dal fascismo, difatti, nel primo capitolo, per Roma circolano ancora dei militanti tedeschi. Dal Ferrobeton prendono piede le prime scorribande dei giovani, che si espanderanno poi verso Donna Olimpia, Ponte Mammolo o Tiburtino in un frenetico senso di libertà o ricerca di essa, prima di culminare all'interno di una massa che cerca sempre di isolarli.

A rendere particolare quest'opera è anche la scelta linguistica da parte dell'autore. Difatti il miglior modo per rappresentare il mondo delle borgate fu anche attraverso l'uso del dialetto romanesco, gergo proprio della malavita e della plebe, ogni volta che un personaggio interviene in un dialogo. In questo modo egli si avvicina quanto più possibile alla realtà che desidera riproporre, tanto da creare una sorta di documentario della vita nella Roma degli anni Cinquanta. Integra poi la calata laziale con una narrativa nell'italiano standard del tempo, creando un continuo gioco linguistico, supportato da un'abbondante aggettivazione per ritrarre con precisione l'ambiente degradato. Ancora una volta Pasolini si abbassa al livello dei suoi personaggi e si immedesima in loro, imitandone la parlata.

Lo scandalo maggiore si deve comunque all'accusa di pornografia e oscenità a seguito della pubblicazione. Il tema trattato dall'autore, nella sua crudezza, abbraccia inevitabilmente anche la realtà della prostituzione maschile minorile e per questo il romanzo subisce un processo, che tuttavia si risolve con l'assoluzione del creatore - grazie alle testimonianze in suo favore da parte di intellettuali quali Moravia, Ungaretti o Bo -. Il lessico usato e le vicende narrate fecero solo da velo per lo scandalo, difatti la straordinaria importanza di quest'opera sta nel fatto di porre come protagonista, davanti a una letteratura tradizionale, il popolo con le sue imperfezioni e disillusioni

Giuseppe Pellizza da Volpedo: Il quarto stato, 1901

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