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La percezione aptica in Terapia Manuale

La Percezione Aptica in Terapia Manuale

La percezione aptica è il processo di riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto. Essa deriva dalla combinazione tra la percezione tattile data dagli oggetti sulla superficie, come la conformazione o la rugosità degli oggetti, e la propriocezione, che deriva dalla posizione del corpo rispetto all'oggetto.

Le persone possono rapidamente ed in modo accurato identificare un oggetto tramite il tatto.

Per un terapista manuale, il riconoscimento avviene tramite una procedura di esplorazione come ad esempio muovere le dita sulla superficie della parte del corpo che si sta approcciando tramite la palpazione oppure tenendo l'articolazione o la struttura anatomica intera in mano.

Lo psicologo americano J.J. Gibson definisce il sistema aptico come la "sensibilità dell'individuo verso il mondo adiacente al suo corpo". Gibson e altri enfatizzano lo stretto nesso tra la percezione aptica ed i movimenti del corpo.

Questa sensibilità recettiva proviene da uno strato più profondo dell’epidermide, il derma, che contiene moltissimi recettori e terminazioni nervose.

I recettori sono distribuiti in modo uniforme su tutto il corpo, ma sono più numerosi nei polpastrelli della mano, che risultano perciò più sensibili.

inoltre la sensibilità tattile della mano è più sviluppata quando il soggetto muove l'arto attivamente. Questo dimostra che l'esperienza somatica più evoluta consta nell'esplorazione attiva manuale dell'ambiente e che il sistema tattile non ha solo un ruolo passivo (ricevere ed elaborare gli stimoli), ma è parte integrante della catena dei meccanismi nervosi che controllano le contrazioni muscolari, i movimenti e, in generale, l'esplorazione tattile.

La capacità discriminativa invece, ossia la sensibilità che individua la distanza minima alla quale il soggetto è in grado di percepire due stimoli puntiformi differenti, è direttamente proporzionale al numero di recettori presenti per unità di superficie cutanea, e raggiunge il massimo sul palmo della mano.

I recettori periferici specializzati trasformano gli stimoli meccanici applicati alla cute in impulsi nervosi e li trasmettono attraverso le fibre nervose sensitive, Nel midollo spinale le diverse vie della sensibilità entrano attraverso le corna dorsali del midollo, e da qui ai centri nervosi superiori, dove vengono decodificati.

Nel midollo spinale gli impulsi sensitivi tattili decorrono lungo il sistema lemniscale e lungo il sistema dei cordoni anterolaterali. L'intensità della sensazione è tanto maggiore quanto più forte è lo stimolo, ma si discute ancora su come aumenti la sensazione all'aumentare dello stimolo.

I diversi tipi di recettori

I recettori tattili e pressori sono dei meccanocettori, ampiamente distribuiti nella pelle: i principali recettori coinvolti nel tatto e nella pressione sono:

• Corpuscoli di Meissner (RA)

consistono in terminazioni di nervi sensoriali circondate da tessuto connettivo; sono sensibili alle sensazioni tattili localizzate: importanti nella percezione di leggeri stimoli tattili discriminativi.

• Corpuscoli del Pacini (PC)

Corpuscoli lamellari, circondati da diversi strati di tessuto connettivo; comuni nel derma profondo e nel tessuto sottocutaneo, nei tendini e nei legamenti; sono stimolati da forti pressioni.

• Dischi di Merkel ( SAI )

Hanno piccoli campi recettivi e quindi una discriminazione spaziale fine. Si adattano rapidamente a una pressione stabile.

• Corpuscoli del Ruffini ( SAII )

Attivati dallo stiramento della pelle. Sono particolarmente concentrati a livello delle articolazioni Sono usati per segnalare la posizione delle articolazioni delle dita.

• Terminazioni nervose libere

Terminazioni dendritiche di neuroni sensoriali, interposte tra le cellule epiteliali della pelle: importanti per la percezione degli oggetti che sono a contatto con la pelle e per la percezione del dolore.

Ecco i principali recettori cutanei che compartecipano alla sensibilità che guida le nostre mani terapeutiche verso un gesto utile. Tuttavia, durante una seduta di Terapia Manuale , la pura sensazione tattile non è sufficiente a capire esattamente tutti i parametri della struttura che anatomica che si sta approcciando durante il trattamento: esistono altri dati importanti che ci guidano nella nostra valutazione palpatoria e kinesiterapica: il peso, il volume , la temperatura, l’umidità, la densità, la variazione di accelerazione.

Altri sensi somatici sono quelli legati alla temperatura , l’umidità: per questo ci sono i termorecettori:

I termocettori sono localizzati immediatamente al di sotto della pelle e sono ampiamente distribuiti; includono due tipi di terminazioni nervose per la percezione delle variazioni di temperatura:

• Recettori per il caldo (corpuscoli di Ruffini- gli stessi dello scivolamento della cute!)

• Recettori per il freddo (corpuscoli di Krause)

Da notare che Temperature < 10° C e >25° C stimolano recettori dolorifici.

Altri recettori partecipano alla creazione mentale dell’immagine ideosensitiva: i recettori deputati alla Propriocezione, che brevemente si riassumono in:

1 recettori articolari

2 organi muscolo tendinei del Golgi che si trovano a livello delle giunzioni dei tendini con i muscoli.

3 fusi neuromuscolari, localizzati nei muscoli scheletrici, sono importanti meccanocettori propriocettivi.

Tutti questi recettori, insieme ai recettori somato-acustici, ci forniscono il senso della postura; ci permettono di percepire la localizzazione e la velocità del movimento di una parte del corpo rispetto ad un’altra.

In conclusione: Il cervello non può riconoscere lo stimolo solo in base alla risposta. Il cervello deve sapere quale fibra afferente sta producendo quella risposta. Il senso del tatto risolve questo problema: a ciascun tipo di recettore tattile viene data una “linea” di comunicazione separata.

In questo modo non c’è bisogno di codificare e decodificare il pacchetto di informazione.

Per questo però il midollo spinale necessita di tantissime linee. Tali linee sono rappresentate dai fasci di fibre nervose che percorrono in senso ascendente il midollo spinale e ne costituiscono la sostanza bianca.

A livello dei nuclei delle colonne dorsali del bulbo i segnali in arrivo vengono elaborati.

I neuroni formano sinapsi per trasformare un segnale in arrivo

Ci sono tre distinte trasformazioni che hanno luogo nei nuclei delle colonne dorsali (NCD) e che coinvolgono i campi recettivi:

a) Convergenza

La pelle della punta del dito ha un’alta densità di fibre afferenti. Ciascuna fibra afferente ha una bassa convergenza a livello dei NCD. Pertanto molti neuroni sono richiesti per rappresentare una certa area cutanea. La conseguenza è: piccoli campi recettivi e alta discriminazione tattile.

La pelle della schiena ha una bassa densità di fibre afferenti. Diverse afferenze convergono su un singolo neurone dei NCD. Pertanto solo pochi neuroni sono richiesti per rappresentare una certa area della pelle. La conseguenza è: grandi campi recettivi e bassa discriminazione tattile.

b) Inibizione periferica

Uno stimolo al centro di un’area di contatto attiverà un neurone del NCD, mentre uno stimolo nell’area circostante periferica, tramite un feedback inibitorio, inibirà lo stesso neurone del NCD. La funzione è quella di accentuare l’attività associata ai bordi di un oggetto. In questo modo viene anche innalzata la discriminazione tra due punti.

c) Gating corticale

Aiuta ad identificare la struttura di un oggetto che si sta manipolando. In tal modo si possono ad esempio percepire le afferenze attivate dal tatto inibendo le afferenze attivate dallo stiramento della pelle prodotto dai movimenti.

Chi vince piglia tutto

Dunque il cervello dispone dei “filtri” per selezionare le sensazioni provenienti dalla mano, con i quali è possibile esaltare volontariamente uno specifico impulso afferente, semplicemente mettendoci attenzione, oppure può “spegnere” le altre sensazioni provenienti dalla mano in modo da isolare l’aspetto esterocettivo sul quale vogliamo concentrarci.

Questi filtri sono rappresentati, procedendo dal centro alla periferia, dall’inibizione distale, ossia dal controllo centrale della trasmissione sensitiva, dal talamo, dagli interneuroni inibitori del tipo a feedback, interneuroni di tipo feed-forward, nuclei di trasmissione e di ritrasmissione, dalle cellule di trasmissione.

Inoltre, dalla psicofisica, sappiamo che l’interpretazione soggettiva dell’intensità dello stimolo, ossia la capacità di discriminare l’intensità diminuisce con l’aumentare dell’intensità di stimolazione stessa. Due stimoli di alta intensità devono differire maggiormente di due stimoli di bassa intensità (legge di Weber).

Esempio: riconosciamo facilmente che un peso di 1kg è diverso da un peso di 2 kg, ma facciamo fatica a riconoscere la differenza tra due pesi, uno di 50 kg e uno di 51 kg, eppure la differenza è sempre di un Kg!

Una stimolazione in arrivo dunque, se più forte degli altri, vince sulle altre. Le altre si zittiscono. Chi vince prende tutto, insomma. E’ per quello che durante il massaggio, la terapia manuale è necessario lasciare le mani più libere e scariche possibile, poiché se impegnate in un’altra situazione, come per esempio sorreggere una parte del corpo del paziente o un’articolazione, risulta impossibile ottenere delle altre sensazioni somestesiche discriminabili. In terapia manuale non puoi sentire e fare. O sei nell’ascolto AM, o sei nel fare PM. Dunque o senti, o fai. O ascolti il tessuto oppure schiacci, agisci. Tutte e due non è possibile.

In terapia manuale non puoi tenere e sentire allo stesso tempo. O senti, o tieni.

La mappa non è il territorio

Il confronto dialettico tra l’idealismo di Kant e il positivismo empirico di Comte continua ancora adesso ad influenzare le ricerche sulla percezione. La concezione Kantiana delle categorie innate ha influenzato lo sviluppo della psicologia della forma o della Gestalt, secondo la quale certe proprietà percettive dipendono dalla capacità innata del cervello di ordinare le sensazioni semplici attraverso modalità particolari.

A sua volta, il positivismo ha influenzato la psicologia comportamentista, che ha focalizzato la propria attenzione sulle componenti obbiettivabili del comportamento, cioè le caratteristiche della risposta motoria del soggetto alle proprietà fisiche dello stimolo.

In sostanza anche in Neuroscienze ci sono opinioni diverse, circa la localizzazione funzionale del tatto, all’ interno del cervello. Quello che sembra certo che, sebbene siamo tutti esseri umani, ognuno di noi ha una propria rappresentazione cerebrale della struttura che sta toccando. Alcuni hanno una tendenza ad esaltare la temperatura, altri la forma, altri ancora la densità.

La cosa sorprendente è che ci sono 4 zone parallele che costituiscono la corteccia somatosensitiva, posta nel lobo parietale, al confine con il lobo frontale, aree 1,2 e 3 di Broadman, dunque l’homunculus sensitivo costruisce la propria morfologia attingendo in modo personale- genetico ed acquisito, come direbbe Godelieve- da queste quattro zone del cervello.

La differenziazione percettiva tra i vari terapisti dunque sembrerebbe riferita, oltre che dall’ esperienza, da una differente composizione del senso del tatto a livello cerebrale.

L’ipotesi da avanzare è quella che se il terapista “sente” in modo differente da un altro, orienti le proprie forze effettrici in modo differente.

Quando un terapista percepisce il corpo del paziente in modo differente da un suo collega, egli sarà portato ad agire in modo differente.

Sappiamo che tutti abbiamo 2 homunculus, uno motorio, e uno sensitivo.

L’homunculus motorio, o corteccia motoria primaria, è collocato esattamente nel solco centrale della corteccia frontale; in collaborazione con altre aree, come la corteccia motoria supplementare e le afferenze ricevute dal talamo, elabora e realizza i movimenti motori del corpo.

L’homunculus sensitivo, o corteccia sensitiva primaria, si trova proprio accanto a quello motorio.

In quest’area si trova la rappresentazione del nostro schema corporeo in modo controlaterale, o, per dirlo in altre parole, in modo lateralmente inverso.

Questo significa che la rappresentazione destra del nostro corpo si trova rappresentata nell’area sinistra di questa zona cerebrale e la sinistra nell’area destra. Anche se può sorprenderci, è qualcosa di molto comune e abituale nel funzionamento del nostro cervello.

È opportuno sottolineare che quest’area sensoriale riceve la maggior parte delle proiezioni delle informazioni del nostro corpo attraverso il talamo. Il talamo è l’area di integrazione delle diverse fonti sensoriali del cervello, rende possibile percepire il mondo circostante in modo integrato e non separato, a seconda del senso che lo percepisce.

L’homunculus sensitivo, inoltre, è l’incaricato della nostra propriocezione, in altre parole dello stato del nostro corpo interiore. Ci informa della postura, dello stato dei nostri organi e dei nostri muscoli. E, anche se può risultarci strano, di come stiamo dentro.

Ogni terapista ha la sua personale mappa mentale del territorio che esplora tutti i giorni in studio, sul corpo dei propri pazienti. Ma tutte le mappe sono diverse e, come tutte cartine geografiche, sono incomplete a seconda se sia una cartina politica o fisica, o idrografica: viene posto l’enfasi sulle strade, sulle regioni, sulle città, mentre altri posano l’accento sui laghi, sulle montagne, pianure, fiumi.

Ogni mappa mentale è dunque una rappresentazione parziale del corpo del paziente.

Certo con l’approfondimento tecnico si può sempre arricchire la propria mappa, ma rimane sempre valida la frase del fondatore della semantica, Alfred Korzybski, che affermava “La mappa non è il territorio”, ossia in quanto ne rappresenta il territorio, ma non è il territorio stesso.

Confusione in testa

I problemi vengono quando per fretta, inesperienza, stanchezza, cattiva gestione del corpo o dominio comportamentale della PM sulla AM, non si ha il controllo del gesto e si perde l’equilibrio tra ascolto e azione: da una mano attenta, in pieno ascolto, si passa ad una mano che è costretta a agire, con una presa di forza.

Si passa rapidamente dal sentire al fare.

La mano perde l’ascolto tissutale in quanto diventa utensile di forza, atto a tenere o stringere l’articolazione che si sta trattando o testando, incurante della sensazione che la presa possa avere sulla cute del povero paziente. E’ qui che i pazienti si lamentano, dicendo “Ahi, mi fa male!” ed è in questo momento che può sviluppare un’antipatia per il nostro modo di lavorare, ed è qui che nascono gli insuccessi in terapia e la “cattiva nomea” che tanto velocemente gira parlando male di noi.

Ovviamente possiamo sempre recuperare la fiducia del paziente se il trattamento ha avuto un esito positivo, ma di sicuro è un rischio. Mettere il fare, lo stile yang, la forza effettoria, prima ancora di esserci assicurati se le nostre mani sono davvero libere e rilassate e pronte per l’ascolto centripeto AM, è sicuramente un enorme bias, un grosso impedimento alla nostra sensibilità somestesica.

La cattiva gestione del corpo, delle proprie leve e la perdita della stabilità della posizione del terapista tolgono attenzione alla capacità recettiva delle nostre dita, dei nostri palmi delle mani.

Impedendoci di sentire, questi bug sensoriali dirigono le nostre attenzioni su ciò che si deve fare, spingendoci maldestramente a terminare quella data tecnica in modo veloce, ricalcando pedissequamente quello che abbiamo visto fare, scimmiottando forse chi ce l’ha insegnata, ricopiando in modo sterile l’esecuzione di una tecnica manipolativa il cui funzionamento trova spazio solamente nelle credenze del terapista.

La sensazione somestesica non è integrata in modo profondo nel corpo del terapista, poiché non passa per una esperienza tattile, bensì visuale e mnemonica, dunque stimolando altre aree del cervello.

Da una mano AM, con un tocco empatico, induttivo, recettivo, si passa ad una mano PM, che agisce, come direbbe il filologo francese Georges Dumézil, con una funzione guerriera. Cessa lo scambio di informazioni che avviene a livello dell’interfaccia cutanea di contatto, si smette di fornire calore ed energia ai tessuti e si interrompe il flusso afferente di sensazioni somestesiche.

L’atto terapeutico, partorito da una ratio clinica, non trova più continuità in una gestualità terapeutica manuale che tiene conto dell’accettazione della tecnica stessa da parte del paziente.

Vittima del proprio know-how e dei processi di coping venuti da esperienze passate, non necessariamente ancora fatte proprie, il terapeuta eroga un trattamento freddo, protocollato e riprodotto in serie come se fosse una sequenza di gesti meccanici.

Questo come ben si sa, non funziona, nemmeno con le pochissime tecniche selezionate dai test clinici che hanno percentuali vicine al 100% per ciò che concerne sensibilità e specificità.

Come ho detto precedentemente, tutto questo succede quando il terapista è inesperto, o sta apprendendo una nuova tecnica, ed è così concentrato su “cosa deve fare” che perde di vista “come fare”.

I suoi muscoli sono tesi, il suo corpo proteso e curvo verso il paziente, proteso nel tentativo di scimmiottare la sequenza motoria del maestro a cui ha visto fare quella determinata tecnica, piuttosto di rilassarsi e ascoltarsi.

Il corpo del terapista inesperto si riempie di tensioni muscolari parassite, mentre quello del collega esperto si “riposa” utilizzando solo pochi pattern muscolari che, con uno sforzo minimo, riescono a scaricare le mani dalla infruttuosa nozione di forza, e permettono al terapista di concentrarsi efficacemente sulla sensibilità somestesica afferente.

Le mani diventano allora vere e proprie antenne recettive, scevre di ogni contrazione inutile, pronte ad ascoltare ogni minima variazione della densità tissutale.

Come liberarsi velocemente dall’ abito del principiante, qual è la strada da percorrere per divenire esperti?

Soluzioni

In qualsiasi attività professionale dove il savoir faire tecnico-pratico è preponderante, ecco che diventa fondamentale la necessità di affinare la tecnica per risparmiare energie preziose da dedicare al miglioramento della precisione o alla gestione di altri processi.

Nello sport i grandi campioni si riconoscono poiché sono capaci di compiere grandi gesti atletici anche in virtù del fatto che hanno tolto di mezzo ogni tipo di contrazione parassita e hanno pulito il loro movimento da pattern poco utili alla performance. Essi hanno abbassato le loro resistenze, i loro freni a mano, e viaggiano con un filo di gas, in economia, raggiungendo picchi di performance più alti.

Un quattrocentista vincente non è solo più potente, ma è uno che mantiene il più possibile costante il suo assetto, poiché corre sciolto, con tutti i suoi freni a mano abbassati e dunque perde meno durante la gara.

La stessa cosa la troviamo nella musica: un musicista esperto suona pezzi impegnativi dimostrando il benché minimo sforzo. Il suo visus è rilassato, durante la performance. E la sua armonia è totale, il corpo è accordato al suo strumento.

Questa abilità di far lavorare il proprio corpo in economia passa per una buona conoscenza delle proprie caratteristiche fisiche, tecniche e comportamentali.

Come nello sport, è necessario partire dalle basi, ossia dai fondamentali:

Fondamentali

Per scaricare le nostre “antenne sensibili e recettive” da qualsiasi altro elemento perturbante e parassita, è necessario:

• Un buon posizionamento del paziente (deve stare comodo)

• Un buon posizionamento del terapista (devi stare comodo/a)

• Una buona conoscenza dell’anatomia della struttura che stai approcciando

• Una capacità di visualizzazione tridimensionale

• Una sufficiente conoscenza della tecnica

• Saper attendere: prima di eseguire, dopo aver ridotto lo slack tissutale, aspettare qualche secondo per mettersi in ascolto della struttura, mantenendo la presa con il corpo, ma rilassando le mani.

• Una buona intenzionalità (capacità di proiettarsi all’ interno della struttura stessa, con la volontà “mentale” di agire con un preciso parametro per un determinato obiettivo: spesso fa miracoli!)

Una conoscenza delle tue caratteristiche comportamentali che influenzano la manualità e il risultato della tecnica

• Una verifica esperienziale diretta delle tecniche di massaggio: sperimenta tu stesso/a il massaggio, come paziente: scoprirai delle cose che possono piacerti e altre meno, che non conoscevi prima avendo studiato la tecnica solo sui libri!

Tipo di contatto in Terapia Manuale GDS

Ogni gesto è un’impronta di psichismo, diceva Godelieve Denys Struyf, dunque ogni persona ha un modo differente di usare le mani durante la valutazione palpatoria e il trattamento.

Ciascuno di noi terapeuti si relaziona con il paziente con un comportamento, un temperamento, una personalità che sono frutto del nostro innato, della nostra genetica ereditata dai nostri avi. I nostri modelli genitoriali e mentoriali poi fanno il resto. Siamo quello che abbiamo ereditato dai nostri genitori e quello che siamo diventati durante la vita che ci ha segnato ed insegnato delle cose che ci hanno scolpito.

La strategia dell’Onda di Crescita in GDS spiega bene questo concetto, ma intanto, a proposito di Forma e Funzione, Gestualità e Comportamento, è bene sapere che:

AM

Il terapista AM, che spesso ha una mano larga, morbida e calda, tenderà a massaggiare interfacciandosi con il palmo sella mano, con un’ampia superficie di appoggio.

Per fare un buon massaggio la mano AM forse risulta la migliore, perché è una mano “affettiva” come l’archetipo della AM, Madre, tipologia Yin.

L’ obbiettivo del/la terapista AM che si serve della sua mano per curare le persone, sarà quello di dare calore ed amore ai tessuti, anche se la tecnica può essere semplice;

il suo lavoro manuale sarà fondato più sulla volontà di “far del bene” e di alleviare le sofferenze del paziente, che sulla ratio clinica del PM. Il contatto pieno della mano assicura sicurezza e calore.

E’ la manualità della tradizione del massaggio classico, l’impastamento dei tessuti viene eseguito con la stessa esperienza manuale con cui le donne in passato facevano il pane per tutta la famiglia. La AM riguarda il concetto di Contenente e Contenuto.

Le tecniche utilizzate sono profonde, piacevoli da ricevere. La mano è molto spesso calda.

L’attenzione primaria è sulla struttura da “sciogliere” con il calore, da far rilassare, da placare, rassicurare, l’attenzione secondaria è sulla persona che porta una determinata patologia.

Tutte queste caratteristiche sono perfette per un massaggio, meno buone per tecniche più invasive, fasciali, articolari o neuroconnettivali.

In genere chi massaggia con il palmo della mano si fida delle proprie capacità palpatorie e preferisce la valutazione pratica, ai test e il ragionamento cerebrale.

Se, come diceva Godelieve, “ogni gesto è un’impronta di psichismo”, il rischio è quello di cristallizzarsi su un modo di lavorare standardizzato e poco clinico.

PM

Il terapista PM ha una mano dalle dita corte e tenderà a massaggiare e a fare i test di stiffness muscolare con la punta delle dita.

Spesso lo si vede impegnato in tecniche manipolative dove emerge la sua grande competenza ed abilità tecnica, sviluppata con la voglia di studiare, apprendere e il coraggio di esporsi e rischiare per uscire dalla propria bolla di comfort.

Il PM sa e sa fare. Il/la terapista PM, se esperto, sa usare meglio il corpo di un AM, ne utilizza le leve e le dinamiche balistiche con grossa sicurezza.

Spesso la sua grande padronanza tecnica richiede l’uso di ausili e tools che vanno a potenziare l’uso delle tecniche, in genere impositive, come le tecniche manipolative, neuroconnettivali o IASTM.

Il focus, ossia l’attenzione primaria è sulla tecnica. La secondaria è sulla referenzialità che sorregge la tecnica.

A livello psicologico il PM considera la struttura da raggiungere come un elemento "esterno" a se stesso: un qualcosa da impugnare, toccare fisicamente, manipolare. Questo funziona bene in strutture superficiali, ma nelle strutture profonde come per esempio il muscolo psoas questa attitudine comporta un corretto rispetto del timing. Questa precauzione per fortuna viene rispettata dai terapisti PM esperti che osservano i giusti tempi di attesa per la buona riduzione dello slack (tessuti molli)

L’approccio con il paziente è di tipo up/down e il tono di voce, è sicuro, con tono finale discendente, in senso di comando.

Limiti: Non tutti i pazienti possono sentirsi accolti da un terapista che utilizza un tipo di approccio yang PM, di tipo “aggressivo”, probabilmente i pazienti AM che preferiscono un massaggio dolce e i PAAP che amano i trattamenti minimalisti e non dolorosi si allontaneranno, anche se il PM sarà largamente riconosciuto come un professionista stimato da molti.

PAAP

Il/la terapista PAAP ha dita molto lunghe, ma non ama molto usare le mani. Lui/lei non ha bisogno di toccare molto, il suo tocco è usato con parsimonia, come guida, durante i trattamenti o le esplorazioni corporee che fa compiere ai propri utenti.

Al PAAP non interessa molto il massaggio, la terapia manuale, interessa essere “centrato” e tendente verso lo zenith, potente nella percezione vibrazionale ed “energetica”.

Il PAAP è magico, lui non cerca come fa il PM: lui Trova.

A livello antropologico incarna lo spirito del Medicine-man, dello sciamano.

Quando è ben equilibrato e radicato, egli predilige ”educare” il paziente tramite un esercizio attivo.

Meglio usare le mani per fornire al paziente gli strumenti giusti di autogestione, piuttosto che “sbloccare” continuamente un’articolazione, pensa il PAAP.

L’uso sapiente della mano PAAP, che genera stimoli minimalisti che a volte, su certi pazienti, si trasformano in potenti reazioni, denota la tipologia “Fuoco” di questa struttura archetipale che Dumézil definiva a funzione “spirituale”, né femminile né maschile, androgina.

Il suo tocco preciso e potente, è frutto della sua intenzionalità quasi “magica” e della migliore utilizzazione corporea che esista tra le tipologie GDS: il PAAP sa come utilizzare il proprio corpo sfruttando assi, leve ed appoggi, lavorando con il proprio peso perfino anche a terra, senza lettino.

La trappola per questo tipo di personalità è rappresentata dall’ eccessiva fiducia che PAAP ha per le proprie capacità percettive e sensoriali, che lo portano a lavorare con l’intuizione. Il problema dell’intuizione è che è estemporanea ed è difficile mantenere l’illuminazione, la scintilla magica, tutto il giorno, tutti i giorni.

Un PAAP per migliorare sé stesso deve necessariamente fare un passo verso la AM, diventare più “Terreno”, badando più alla relazione umana con il paziente e ad allungando i tempi in terapia, rimettendosi in gioco con il massaggio cercando una manualità più presente (appoggio a pieno palmo, caldo). Naturalmente egli potrà fare un passo anche verso la PM, con lo studio dell’anatomia e della letteratura scientifica, per ancorarsi al razionale.

Nota Bene

Dunque una volta preso contatto con le nostre caratteristiche comportamentali possiamo capire quali sono le qualità e i lati da migliorare per divenire esperti e efficaci su tutti , poiché è da principianti essere efficaci solo su un tipologia di persone: i veri campioni della Terapia Manuale sanno trattare con successo più tipologia di pazienti e, anche tramite il tocco, sanno parlare a tutte le tipologie di pazienti ed istaurare la Compliance e Fiducia, veri elementi vincenti in terapia, capaci di creare Benessere per i nostri pazienti e per noi stessi.

Da notare che si definisce bolla prossemica lo spazio entro il quale tu puoi entrare solo con il mio permesso.

E’ la distanza di sicurezza che tiene il paziente. Noi come terapisti manuali siamo tra i pochi in campo sanitario ad avere un approccio che sistematicamente rompe questa bolla prossemica e invade lo spazio intimo del paziente, mediante il tocco.

Il contatto manuale è importantissimo poiché rappresenta l’effetto Priming della parte fisica della relazione terapeutica: se il nostro modo di toccare non è educato, il risultato del trattamento può essere disastroso, anche e soprattutto se ci riteniamo i più esperti terapisti al mondo.

Quando tocchiamo le persone, evitiamo di dare per scontato tutto questo, pensiamoci.

Conclusioni

Se vuoi migliorarti come terapeuta devi prendere una direzione.

Per prendere una direzione, come fa il tuo navigatore, è importante sapere dove ti trovi, da dove parti.

Sapere che tipo di terapista sei, facendoti aiutare dalle tipologie GDS, anche grazie a come tocchi i pazienti, ti fa capire dove sei, qual è il tuo punto di partenza.

Godelieve Denys Struyf ci ha lasciato una vera e propria metodica di comprensione della nostra struttura miofasciale, articolare e psico-comportamentale, al fine di riconoscere e utilizzare i vari personaggi interni che ci abitano e, a seconda del contesto, comprendere il funzionamento del paziente che porta una determinata patologia.

Essere capaci di fare uno shift comportamentale, riuscire a giocare con i vari nostri archetipi, i nostri personaggi interni GDS, modulando l’approccio terapeutico finanche a modulare il tipo di tocco in terapia manuale, ci consentirebbe, secondo le Neuroscienze, di allenare le zone della scissura di Rolando e della Corteccia parietale posteriore, ottenendo quello che si può chiamare “Multidisciplinarità Aptica”.

Una condizione adattativa somato-sensoriale-effettoria che facilita l’effetto Priming della parte aptica dei nostri trattamenti, favorendo, insieme ad altri fattori, il successo delle nostre terapie.

In parole povere, lavorando su te stesso/a, puoi davvero cambiare le sorti della tua professione.

Avere più pazienti soddisfatti dei tuoi trattamenti, insomma.

Fare del bene, rendere un buon servizio alla comunità del tuo territorio.

Elevarti ad un livello più alto.

Tutto questo grazie alla Maestosità del Corpo fisico, e a Godelieve Denys Struyf che ci ha lasciato in eredità questa meravigliosa griglia di comprensione dell’Essere Umano.

“Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve” (Matteo 2,8)

Fabio Colonnello

Dottore in Fisioterapia

Osteopata D.O.

Coach PNL

Biomeccanico Comportamentale GDS

Mentore per le Professioni Sanitarie, Università di Siena

Referente Italiano Catene Muscolari GDS

Bibliografia:

Fabrizio Benedetti - Il Cervello del Paziente 2016

Eric Kandel - Principi di Neuroscienze, Terza edizione 2014

Immagini da Fisiologia on Line UniPG – Pettorossi- Sensibilità tattile e dolorifica

Immagine di Copertina dell'Articolo : Unknown pleasures -Joy Division

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Fabio Colonnello
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