Arte e letteratura nella Grecia classica Opera Poetica e Figurativa a confronto

Liceo artistico "G. Chierici", Reggio nell'Emilia.

Anno scolastico 2016 - 2017 Storia dell'arte, classi 1 A, B, C prof.ssa S. Moretti

Dopo aver imparato la nomenclatura dell'arte vascolare - architettonica in Storia dell'arte e ripassato la cronologia relativa alla civiltà greca (dall'epoca di formazione - XII secolo a. C. - sino alla crisi propria del periodo ellenistico - sino al 31 a.C.), addentriamoci ora nei contenuti, forti delle competenze acquisite grazie anche alle discipline di Italiano e Geografia storica (lo studio dell'Epica e della civiltà e storia greche).

Mappa della Grecia omerica. Il Catalogo delle navi del secondo libro dell'Iliade di Omero (II, 494-759) elenca i contingenti dell'esercito acheo giunti a Troia in nave.

Omero, nel suo poema, inventa un modello di poesia perfetto: racconta che l'ARAZZO che Elena sta tessendo rappresenta il medesimo soggetto dell'Iliade, l'autore sottintende che esso costituisce l'immagine simbolica della sua stessa opera.

Questa geniale identificazione presuppone la natura artistica dell'uno e dell'altro prodotto (arazzo/poema), ossia di entrambe le operazioni da cui essi traggono origine: l'attività poetica e figurativa.

Nel manufatto arcaico, riprodotto nella copertina di questa lezione, é rappresentato Il duello fra Ettore e Menelao sul cadavere di Euforbo. Si tratta di un piatto rodiese in terracotta della fine del VII secolo a.C. conservato a Londra, presso il British Museum.

Osserviamo i dettagli che ci indicano lo STILE LINGUAGGIO: la simmetrica solidità dei personaggi, descritti chiaramente nelle iscrizioni a fianco ai corpi, riporta alla memoria il racconto epico dell'episodio dell'Iliade a circa un secolo dalla presunta epoca di composizione (VIII secolo a. C.). L'immagine sintetizza il complesso racconto omerico, la memoria degli spettatori integra l'ellissi del progetto figurativo. La parola raccontata dai cantori e impressa nella memoria degli antichi si completa nell'immagine.

Rinfreschiamo la nostra memoria con questo breve riassunto dell'Iliade:

Vediamo ora i corpi dei guerrieri in battaglia: sono Ettore con Menelao sul corpo del troiano Euforbo già cadavere (piatto rodio del 600 a. C. ca.) come dalla sezione del canto 17 (vv. 70-113)

il re Menelao, re di Sparta e marito di Elena

Lo sfondo si arricchisce di elementi decorativi memori delle maniere cretesi e vicino-orientali (si confronti con la decorazione policroma del vassoio a spirali, stringhe e tratteggi di origine cretese del 1.700 a.C. circa, cioè realizzata circa 1.100 anni prima del piatto con scena omerica).

Vassoio in argilla con ricca decorazione policroma a spirali, stringhe e tratteggi, da Festo (Creta). Periodo Protopalaziale (1800-1700 a. C.). Museo archeologico di Herakleion.

Torniamo al 600 a. C. col piatto che presenta Menelao: uno dei protagonisti dell'Iliade

Menelao vede per la prima volta Elena e se ne innamora. Afrodite ed Eros guardano la scena. Cratere attico ritrovato ad Egnazia (odierna Fasano in Puglia), Italia, 450-440 a.C., Parigi, Museo del Louvre.
CRATERE: grande vaso con corpo a bicchiere e bocca larga, dotato di due anse simmetriche orizzontali. Veniva usato per mescolare l'acqua e il vino da bere durante i banchetti. Decorazione a figure rosse, tra la pancia e il piede sono visibili decorazioni a greche.

La pittura a figure rosse si sviluppa a partire dagli ultimi decenni del VI secolo a. C. in poi.

La pittura a figure rosse si ottiene dipingendo di nero l'intero sfondo del vaso e lasciando emergere le figure color rosso-brunastro della terracotta. La figura rossa, poi, sarà dettagliata con tratti lineari dipinti (i tratti del volto, il drappeggio dell'abbigliamento).

Elena di Sparta (meglio conosciuta come Elena di Troia) è una figura della mitologia greca.

Così viene descritta Elena:

La trovò nella grande sala; essa tesseva una grande tela doppia di porpora, e rappresenta le molte contese dei Troiano valenti cavalieri e degli Achei armati di bronzo, che per causa sua pativano sotto i colpi del dio della guerra.

(Canto 3 Iliade, vv. 125-128)

Attraverso questa scena (Troy, 2004) rivediamo lo scontro, per Elena, tra marito tradito Menelao e il giovane Paride:

La storia di Paride:

Riassumiamo i manufatti visti sin ora: vassoio cretese (1.800 -1.700 a.C.) con decorazioni su fondo chiaro, piatto rodio con figure e decorazioni (600 a. C.) e cratere attico a figure rosse (fine VI secolo a. C.) e riflettiamo sulle relazioni che intercorrono di carattere cronologico e stilistico.

Prima della pittura a figure rosse i pittori vascolari dipingevano a figure nere (a partire dal VI secolo a.C.), vediamo l'esempio dell'anfora che rappresenta

Achille e la Guerra di Troia: l'uccisione dell'amazzone Pentesilea (si noti il colore chiaro dell'incarnato che tradizionalmente definisce il genere femminile: elemento distintivo già presente nella rappresentazione pittorica egizia e minoico-micenea).

Achille viene rappresentato sull'ANFORA dal celebre artista attico Exechias.

Exechia (attivo fra il 550 e il 525 a.C. circa ossia seconda metà del VI secolo avanti Cristo) fu il più grande dei pittori vascolari attici a figure nere. Probabilmente a capo di un'officina che dirigeva personalmente. L'artista fu sia ceramista sia pittore e incise profondamente in entrambi i campi, creando nuove forme ceramiche ed elaborando un linguaggio pittorico capace di trattare con originalità i temi tradizionali della mitologia. Pur prediligendo i vasi di grandi dimensioni, Exechias non rappresentò composizioni monumentali, affollate di personaggi, ma amò selezionare singole scene fissate come in un fermo immagine e caratterizzate da un'atmosfera di concentrazione carica di inquietudine: Achille e Aiace che giocano ai dadi in una pausa del combattimento (manuale pag. 102 fig. 4.92 b), Achille che sta per colpire a morte Pentesilea.

L'anfora in tutto il corpo presenta decorazioni a spirali realizzate con tratto calligrafico.

Le figure, composte e ancora inespressive nei volti, secondo i canoni dell'arte arcaica sprigionano tuttavia una grande drammaticità e sono caratterizzate da una dignità statuaria che le avvicina alla scultura e lascia intravedere il grande riflesso della pittura greca perduta.

Scultura attica, esempio del Moscophoros, 570-560 a.C.
Il sacrificio era per i greci il più importante degli atti di culto.

La pittura a figure nere viene realizzata con l'uso di una particolare vernice nera che, una volta cotta, diventa lucida e si staglia sullo sfondo color terracotta lasciando emergere la siluette della forma dipinta.

La morte di Achille:

Bibliografia:

Stefano Ratto, Dizionario delle civiltà. Grecia, Electa, 2006, pp. 16-17.

AA.VV., Lezioni di storia dell'arte, Skira, 2001, pp. 99-117.

Giorgio Cricco, Francesco Paolo Di Teodoro, Itinerario nell'arte, Zanichelli, 2016, vol. 1, pp. 95-103.

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