SCHIZOFRENIA giulia gasso, alberto montolli, gianluca scano

INTRODUZIONE

La schizofrenia è una malattia riconosciuta a livello internazionale e definita come: psicosi cronica, ovvero come malattia psichiatrica inguaribile. I sintomi più comuni includono allucinazioni uditive, deliri paranoidi e pensieri o discorsi disorganizzati. Perché venga confermata l’effettiva presenza della patologia stessa è necessario un decorso sintomatico di sei mesi, ovvero: una continua presenza di sintomi caratteristici per almeno mezzo anno. Ci occuperemo della schizofrenia osservando principalmente i sintomi neurologi e i deficit sul sistema nervoso che comportano questo tipo di patologia.

Il termine fu inventato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, e deriva dal greco (schizo, diviso) e (phren, cervello), e cioè "scissione della mente". Nonostante l'etimologia del termine, la schizofrenia non implica alcuna "doppia personalità" o "disturbo di personalità multipla", una condizione con la quale viene però spesso erroneamente confusa.

La schizofrenia è limitante nella vita sociale e professionale, e l’insorgere di sintomi si verifica in età adulta, con una percentuale su scala globale molto bassa: 0,3-0,7%, ma di questo tratteremo più avanti nell’epidemiologia. La diagnosi viene solitamente eseguita da uno psichiatra e si basa sulla continua osservazione del paziente e dei suoi comportamenti. La genetica, i fattori ambientali e i processi psicologici e sociali, oltre ai fattori di carattere neurologico, sembrano contribuire in modo determinante al suo sviluppo. La base del trattamento è la somministrazione di un farmaco antipsicotico, che sopprime principalmente l'attività del recettore della dopamina e talvolta della serotonina, ma anche l’attività riabilitativa è altresì importante. Nei casi di schizofrenia elevata, che potrebbe essere lesiva anche per l’incolumità altrui, è previsto anche un trattamento sanitario obbligatorio. La cura può essere integrata anche con antidepressivi, in quanto il tasso di suicidio in elementi che presentano schizofrenia è decisamente elevato. La ricerca per la cura della patologia è affidata in larga parte al campo delle neuroscienze, che in questi ultimi anni sta investendo molte risorse nello sviluppo di nuovi farmaci atti ad agire sul sistema nervoso.

EPIDEMIOLOGIA

La schizofrenia colpisce ad un certo punto della vita dell'uomo, circa lo 0,3-0,7% delle persone, essa si verifica 1,4 volte più frequentemente nei maschi rispetto alle femmine. Il picco di insorgenza è tra i 20 ed i 28 anni per i maschi e tra i 26 e 32 per le femmine, è raro invece, in età pediatrica, come nella mezza età e in quella avanzata. La schizofrenia si verifica diversamente al variare della località, e provoca circa l'1% degli anni di vita persi per disabilità in tutto il mondo.

EZIOLOGIA

1. FATTORI NEUROLOGICI

A legare schizofrenia e alterata funzionalità celebrale sembra essere il ruolo del neurotrasmettitore dopamina. la dopamina funziona da mediatore chimico indispensabile al metabolismo cerebrale, che all'interno del cervello funziona da neurotrasmettitore che rilascia informazioni nei bottoni sinaptici. Il malfunzionamento dei neuroni della dopamina (chiamati anche neuroni dopaminergici) è probabilmente la causa di interpretazioni errate da parte della mente che portano a stimoli psichici e nervosi inusuali. Spesso, un eccesso di recettori dopaminergici sulla membrana postsinaptica, nella via cerebrale mesolimbica, crea sintomi positivi della schizofrenia. Invece, un’elevata attività dopaminergica nella via mesocorticale è rilevante per i sintomi negativi.

2. GENETICA

Il rischio maggiore di sviluppare la schizofrenia si ha in presenza di un parente di primo grado con la malattia, più del 40% dei gemelli omozigoti di pazienti malati sono anch'essi colpiti poichè è molto probabile che molti geni siano coinvolti (variazione dei numero di copie, il gene NOTCH4 e loci delle proteine istoniche). Sembra ci sia una sovrapposizione tra la genetica della schizofrenia e quella del disturbo bipolare. Microdelazioni nella regione 22q11 sono associate a un rischio 30 volte superiore al normale sviluppo della malattia. la presenza nella madre quali infezione, ipossia, stress e malnutrizione durante lo sviluppo fetale possono causare un leggero aumento del rischio di sviluppare la malattia nel nascitura durante la sua vita.

3. CAUSE AMBIENTALI

I fattori ambientali agiscono come coadiuvanti e mai come principale causa di insorgenza della schizofrenia. Fattori che possono essere causa della malattia sono: l'isolamento sociale, problematiche familiari, disoccupazione e condizioni abitative precarie. Una ricerca del 2010 ha stabilito che circa due terzi di pazienti con schizofrenia avevano sperimentato eventi di violenza fisica e/o sessuale durante l'infanzia.

4. ABUSO DI STUPEFACENTI

L'assunzione di un certo numero di stupefacenti è stato associato allo sviluppo della schizofrenia, comprese droghe come cocaina e anfetamina. Il ruolo della cannabis non è ancora del tutto chiaro, in quanto utilizzabile anche dai pazienti schizofrenici per affrontare la depressione, l'ansia, la noia e la solitudine, ma al contempo dannosa da un punto di vista cerebrale.

5. FATTORI PSICOLOGICI

Bias cognitivi sono stati identificati nei pazienti con diagnosi di schizofrenia o negli individui a rischio, soprattutto quando sono sotto stress o in situazione di confusione. Alcune funzioni cognitive possono riflettere deficit neurocognitivi globali, come la perdita di memoria, mentre altri possono essere correlati a particolari problemi ed esperienze. Psicologi e psichiatri stanno ancora studiando per riuscire a capire l'esatto procedimento mentale che porta le persone affette da schizofrenia ad assumere comportamenti improbabili e inusuali.

CLINICA

1. SINTOMATOLOGIA

La sintomatologia della schizofrenia è caratterizzata principalmente da: allucinazioni uditive e visive, abbandono della vita sociale, disordine nel pensiero e nel linguaggio, deliri, difficoltà nel lavoro, nell’attenzione e nella memoria a lungo termine. Inoltre, gli schizofrenici possono manifestare anche sciatteria nel vestire e nell’igiene personale, alogia e catatonia (assunzione di posizione atipiche e agitazione senza una causa). Nella fase prodromica (pre-insorgenza) della malattia si manifestano dei sintomi psicotici transitori o auto-limitanti e non specifici, come asocialità, irritabilità, disforia e goffaggine. I sintomi sono generalmente raggruppabili in quattro gruppi: positivi, negativi, disorganizzati e motori I sintomi positivi possono deliri, divisi in deliri di persecuzione, di inserzione del pensiero, di diffusione del pensiero (convinzione i propri pensieri siano diffusi) e di grandezza, oppure allucinazioni visive o uditive. I sintomi negativi sono apatia, asocialità, anedonia (perdita di interesse), appiattimento dell’affettività e alogia (riduzione dei discorsi). I sintomi disorganizzati sono: discorso disorganizzato e comportamento disorganizzato. I due sintomi motori sono: catatonia (gesticolazione forte) e immobilità catatonica

2.CLASSIFICAZIONE

Classificazione di Schneider: Elaborata da Kurt Schneider nel XX secolo, determina i “sintomi di primo rango” che distinguono la schizofrenia da altri disturbi psicotici. Essi comprendono: delirio di essere controllati da una forza esterna, inserzione del pensiero, sentire voci allucinatorie che commentano le proprie azioni e la conversazione con esse. Tuttavia, psichiatrici e psicologi hanno messo in discussione la specificità dei sintomi di primo rango.

Classificazione Standard: La classificazione tradizionale riconosce cinque tipi di schizofrenia: tipo catatonico: dove sono evidenti macroscopici disturbi psicomotori (ad esempio, rigidità o flessibilità anomale del tono muscolare) tipo disorganizzato (o ebefrenico): appiattimento affettivo, disorganizzazione del pensiero, eventuali disordini del comportamento tipo residuo: forma dove i sintomi positivi sono presenti con bassa intensità, mentre i negativi sono significativi tipo paranoide: i sintomi principali sono deliri ed allucinazioni (che possono essere assenti), aggiunti ai sintomi tipici della schizofrenia di tipo ebefrenico tipo indifferenziato: presenza di sintomi positivi, non strutturati secondi i criteri delle precedenti forme,

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

Solitamente, questa patologia è trattata con antipsicotici, farmaci che bloccano i recettori dopaminergici, e ne esistono di due tipi: di prima generazione e seconda generazione. Quelli di prima generazione riducono i sintomi positivi e disorganizzati della schizofrenia, ma non hanno effetti sui sintomi negativi, bloccando il recettore D2 della dopamina. Invece, quelli di seconda generazione, riducono anche i sintomi negativi. Vi sono, però, diversi effetti collaterali come: morbo di Parkinson, disfunzioni sessuali, capogiri e vista sfocata. Quelli di prima generazione sono Aldol e Serenase, di seconda: Zyprex e Risperdal.

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Alberto Montolli
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