riflessioni ad alta voce L'arte come strumento di crescita

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premessa

introduzione

caos, crisi...

supporto - frustrazione

movimento

conclusioni

premessa

Nel seguente lavoro cercherò di rispondere ai diversi quesiti proposti, argomentando e oltrepassando la barriera che personalmente esperisco tra lo scrivere e il de-scrivere. M’impegno pertanto a stringere il patto di assunzione di responsabilità per quello che sto iniziando. Anche se non è un video.

introduzione

“se avesse avuto il Prozac, probabilmente Colombo non avrebbe mai scoperto l’America”

GOLDBERG

E se qualcuno avesse scritto questo testo per conto mio, sarei stato molto più sereno di ora. É così che va normalmente. Il flusso prosegue e quando si incontra un ostacolo o lo si oltrepassa o lo si definisce, che poi sono la stessa cosa. Lo sviluppo pertanto, pur potendo vantare più di 500 definizioni – leggero ricordo di un corso seguito all’università – si è sempre occupato del tentativo di definire l’incessante flusso di crescita e decadimento di tutte le cose. E proprio mentre scrivo, rifletto su una cosa che mi è capitato di vedere da poco in internet (oh internet): gli OK GO, gruppo conosciuto per la loro abilità di sopperire al talento nel canto con collaborazioni con registi in grado di creare concept video sempre diversi, hanno presentato il loro nuovo singolo “The One Moment”.

Ora, prima di raccontare la mia scelta di parlare di questo, devo fare l’ennesima premessa per far capire al lettore non informato - per scrivere devo necessariamente figurarmi con chi sto parlando - cosa diamine sta leggendo.

Mi chiamo Enrico, ho 27 anni e nella vita faccio 1000 cose diverse; di base quando ho un compito da svolgere la prima cose che faccio sempre è cercare su internet tutto quello che non c’entra con quel che sto facendo. Ho seguito 4 percorsi diversi di psicoterapia, uno ancora in corso, ma non sono ancora riuscito a capire perché io faccia così. Una parte di me è sempre incazzata per questa cosa perché vorrebbe essere il secchione modello 1.0 con i libri davanti e basta, ma purtroppo la mia famiglia mi ha creato curioso nell’era dell’informazione e questo mi rende felice ed indeciso dal dove iniziare allo stesso tempo. Fino ad un paio di anni fa la parte arrabbiata aveva tutto lo spazio possibile e una situazione come questa (lo scrivere la tesina) mi avrebbe pietrificato e mi avrebbe costretto ad una continua procrastinazione e al successivo ed immancabile auto flagellamento; ma ora, che mi sono stancato di starmene fermo a piangermi addosso, non sempre devo ammetterlo, ho deciso di fare le cose a modo mio. Tanto alla fine solo quello so fare, e quindi per introdurre il discorso vi parlo degli OK GO e del loro ultimo video.

In questo si vedono 4 secondi di girato che sembrano un ammasso di caos colorato senza nessi causali. Sorprendentemente gli stessi 4 secondi, osservati in slow motion narrano la storia, rivelano le parole della canzone e fanno soffermare su ogni singolo momento con dettagli e tutto quanto. Sono un hipster, lo so.

Ecco, per me stiamo parlando proprio di questo. Creare una teoria della conoscenza basandosi sul momento presente e approfondirne le caratteristiche fenomenologiche e relazionali equivale a possedere il pitch del proprio tempo (e nel caso restituirlo al paziente) ed essere capaci di stare in contatto con quello che c’è: colori e caos compresi.

caos, crisi...

“Ciò che lo scienziato goethiano osserva è il divenire. Il divenire di ogni pianta, ognuna portatrice di un proprio modello evolutivo.”

FRANCESCO VARANINI

La conoscenza potrebbe essere quindi il tentativo di dare forma alle cose e di sopperire alla grande incertezza: il caos. Quando però una conoscenza può essere universale e quando invece è il frutto dì una visione del singolo? A tal proposito Perls nel ‘69 scrive: “Ogni teoria è proiezione”. Per rispondere al quesito proviamo a spostare il punto di vista, pratica assai comoda per evitare di barcamenarsi in dissertazioni filosofiche che non riuscirei a reggere. La natura per esempio, l’unico punto di vista immanentemente in divenire, alla Goethiana maniera, ci offre l’opportunità, attraverso l’osservazione artistica dei fatti non-fatti, di vivere il divenire di ciò che già sta accadendo e attraverso ciò andare oltre il vero.

Lo sviluppo pertanto in natura è perenne immutabile nel perenne mutare. Il bambino dunque non si differenzia dalla pianta in natura perché il bambino vive in quanto essere nella natura e si presenta agli occhi – o meglio allo sguardo – generando esperienza in divenire. Il destino del vivere è la mutazione, la condanna del caos come cambiamento e alternanza tra organismo e dis-organismo.

In altre parole come riportato da Edgar Morin la metamorfosi è: “Il bruco che si imbozzola in una crisalide comincia un processo che è di distruzione ma anche di auto-ricostruzione, secondo un’organizzazione e una forma – la farfalla – che è altro dal bruco, pur restando bruco.”

supporto - frustrazione

La spirale aperta della crescita firma inevitabilmente col sangue il patto dello sperimentare la frustrazione, dall’avverbio latino frustra, “invano”, che indica generalmente quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o endogene così come lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio. Il significato originario rimanda al senso di impotenza e di mancanza che si accompagnano alla impossibilità di raggiunge un obiettivo, di ottenere qualcosa che è sentito come importante o significativo. Il vero punto di svolta, consiste, a mio parere, nell’evitare - ove possibile - la distinzione fenomenica tra processi di supporto e frustrazione oggettualizzanti lo sviluppo del bambino e introdurre il concetto di accompagnamento stimolante alla crescita, già espresso ampiamente da Koffka prima e da Rogers in un secondo momento. Questo potrebbe permettere di percepire attraverso l’esperienza del reale nel contatto quella zona di sviluppo prossimo di Vygotskijana memoria.

movimento

Creatività, adattamento, arte e movimento creano un continuo monodirezionale in costante ascesa all’interno della suddetta spirale. Il processo di adattamento in gestalt potrebbe pertanto essere rappresentato proprio da questa metafora che trova in sé la convivenza tra resa e vittoria. Un’integrazione che vede nel percorso psicoterapeutico l’opportunità di ridefinire il carattere e quindi la possibilità di assumersi responsabilità rispetto alla coerenza con il proprio essere nel momento attuale. Far giocare il bambino - o l’adulto – con il proprio potenziale creativo significa pertanto restituire presenza nell’ambiente, non oggettivamente offerto ma soggettivamente esperito e vissuto. Recuperare il coraggio di essere. In questo senso il movimento è rappresentato dal contatto che l’essere creativo che si svolge nell’ ambiente, impetuoso e primordiale, cosciente, fortunatamente frustrante. La danza tra organismo e ambiente diventa arte, potenza; prende la forma di quell’apollineo che ha fatto di tutto per separarsi dal suo dionisiaco e che in vecchiaia si concede di andarci a vivere insieme in una casa in riva al mare, dopo una delusione d’amore, di vita. É proprio quello scontro che determina il movimento, lo scontro tra i massi che genera la scintilla, il sorriso d’imbarazzo che scoraggia la pudicizia.

conclusioni

"On ne voit bien qu'avec le coeur. L'essentiel est invisible pour les yeux."

ANTOINE de SAINT-EXUPÉRY

Con questo breve elaborato ho cercato, come espresso anche in premessa, di sistematizzare alcune delle mie conoscenze in tema di psicoterapia della gestalt che potessero soddisfare i diversi quesiti proposti; partendo da un' introduzione tutt'altro che teorica ed arrivando in un luogo non ben definito che racconta una storia di trasformazione, la mia.

Ho deciso pertanto di chiudere con una frase tratta dal Piccolo Principe inflazionata e largamente abusata ma che, per quanto mi riguarda, ho avuto modo di conoscere solo nel corso dell'ultimo anno e che pertanto mi risulta ancora nuova ed entusiasmante.

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