2°LETTERA giacomo leopardi scrive al fratello carlo.

CARLINO MIO CARO

Lettera scritta il 6 Dicembre 1822 da Giacomo Leopardi, stanziato a Roma, indirizzata al fratello Carlo.

Tra le lettere scritte da Leopardi, assumono una grande importanza quelle scritte al fratello Carlo che rappresentò spesso la valvola di sfogo di Giacomo, non uso ad avere rapporti profondi con altre persone che non fossero della propria strettissima cerchia familiare.

La prima lettera rivolta al fratello Carlo, fu quella inviata da Roma dove Giacomo si trovava da appena due giorni, dalla lettera emerge tutta la delusione per l'ambiente romano e tutte le difficoltà conseguenti al viaggio dove scrive di avere sofferto tutto il soffribile ma di avere anche goduto del mutare di queste sofferenze.

Queste difficoltà proseguirono una volta giunto a Roma e furono causate dalla mancanza di conoscenza della città e di questo Giacomo si lamentava perchè a causa di ciò era costretto sempre ad uscire accompagnato da un familiare.

Le lettere leopardiane rivolte ai destinatari-familiari oltre a permettere di ricostruire la personalità del poeta, costituiscono un esempio di comunicazione settecentesca dove è prevalente non l'aspetto ideologico volto all'autorappresentazione di se stessi ma quello dialogico, autentico e genuino e in cui non vi è nessuna mediazione.

IL PENSIERO

Giacomo Leopardi è uno dei poeti più significativi del Romanticismo e di quell'età esprime tutte le contraddizioni spirituali. Ciò che caratterizza Leopardi è il suo pessimismo, che può essere compreso solo analizzando l'ambiente familiare nel quale è cresciuto e la società in cui ha vissuto gli anni giovanili. Il poeta si forma nel clima apprensivo e freddo della sua casa, dominata da un padre riservato e contrario ad ogni novità ed una madre severa e piena di pregiudizi. Il paese in cui nasce è Recanati che fa parte dello stato pontificio ed è talmente devoto al papà chiuso ad ogni influenza culturale. In questo ambiente l'intelligenza precoce e la grande sensibilità di Leopardi soffrono moltissimo e danno origine alla crisi spirituale, alla depressione, alla noia all'odio verso il " Borgo natio" a tal punto che fuori da Recanati immagina un mondo pieno di gioia e speranza. Per questo tenta di fuggire trasferendosi a Roma, ma inutilmente e dunque si isola, in cui l'unica consolazione è la poesia in cui manifesta il suo pessimismo.

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